martedì 24 febbraio 2015

Per una teoria della campionatura in prosa e poesia. Considerazioni sovversive per un multiverso possibile della letteratura e della produzione letteraria - 3 –



















Questa Super Coscienza regola il Tutto essendo il Tutto, e parla, comunica simultaneamente con se stessa, riuscendo a rivoluzionare costantemente e continuamente qualsiasi distinzione tra “dire” e “mostrare”, tra ciò che può essere detto e ciò che si può mostrare. Il risultato è la realizzazione di condizioni meta/linguistiche di verità sempre vere, non tautologie, perché valide per N dimensioni, e che non possono essere confermate dall’esperienza, perché non esiste un’esperienza fenomenicamente, ontologicamente, linguisticamente localizzabile in una sola dimensione. Spostando di pochi millimetri mentali le nostre considerazioni, potremmo dire che tali condizioni meta/linguistiche di verità sempre vere, vengono ad essere ulteriormente confermate dal Dire, dal Manifestare, dall’Esserci (in omaggio all’immenso Martin Heidegger) e dal Dimostrare della Super Coscienza nella sua stessa Super Realtà, composta da tutte quelle realtà possibili che plausibilmente possiamo pensare che esistano. Si tratta di una Meta/Logica prodotta dalla Super Coscienza, che rappresenta la struttura di un meta/linguaggio che descrive N realtà. E dunque un tale linguaggio non solo plurisemico, ma fantasmaticamente liquido e multidimensionale, realizza Proposizioni che descrivono stati ALTRI di cose, e rappresentano N realtà, tutte pertanto assolutamente vere e plausibili, tutte pertanto assolutamente autentiche. E se è vero che sia possibile conoscere il significato delle parole secondo punti di vista non locali ma meta/locali, allora sarà vero comprendere N proposizioni che spiegheranno non una sola realtà ma più realtà che costituiscono questo Tutto. La tipologia di regole linguistiche messe pertanto in campo non ha più una sola possibilità di espressione e manifestazione, perché la relazione standardizzata tra linguaggio e il mondo che deve essere espresso (in ogni modo e con ogni mezzo e strumento) viene a essere sostituita da N possibilità modali di esprimere N mondi paralleli, tutti esistenti simultaneamente qui e ora, o altrove. Il linguaggio sussiste così autonomamente rispetto al mondo, a questo mondo o ad altri possibili mondi, e rispetto a tutte le N dimensioni …  e un po’ forse vengono a perdere di “colorito” alcune istanze proposte ad esempio nel corso della storia del pensiero di questa umanità. In primis, a mio avviso, l’ipotesi di Ludwig Wittgenstein che ritiene che “Ciò che può essere mostrato non può essere detto”. Inoltre viene a risolversi la dicotomia tra le teorie di Jean Piaget e Noam Chomsky su linguaggio e apprendimento. Da un lato Chomsky aveva sostenuto che la produzione e la comprensione delle parole erano determinate da regole grammaticali generative, che consistono in proprietà innate della mente umana e che condividono una serie di tratti strutturanti generali, i parametri, il cui insieme formerebbe la cosiddetta Grammatica Universale.  Piaget, invece, sosteneva che la facoltà del linguaggio sarebbe legata a diverse strutture cognitive e pertanto dipendente da esse. Dunque le regole sintattiche che passo dopo passo si vanno formando durante l’assunzione del linguaggio dipenderebbero dagli oggetti e dagli stimoli che l’essere umano riceve dall’ambiente nella prima fase di sviluppo. Il progredire linguistico avrebbe quindi un’origine individuale, e fattori esterni come l’ambiente e le interazioni sociali lo arricchirebbero. Ciò sarebbe vero se si ritiene di vivere e agire e comunicare solo in questo mondo, ovvero quello descritto dal linguaggio che al momento usiamo. Un  mondo legato alle scienze naturali, dove le cose sono come sono, e all’interno del quale è persino difficile definire le cose come si presentano, se esse siano Bene o Male. Ma in realtà la questione non sarebbe da proporsi in questi termini. Se si fa riferimento a quanto detto sino adesso le modalità di espressione e di esistenza di cui abbiamo più o meno sonnambulescamente e parzialmente coscienza non ci appartengono. Perché non siamo noi quel mondo che vediamo, non siamo noi quel mondo che esprimiamo, non siamo noi quel mondo che interpretiamo, non siamo noi quel mondo che agiamo. Azione e Intellezione non sono soggettivi, non riguardano né la nostra essenza né la nostra esistenza. Noi siamo emanazione e manifestazione possibile della Super Coscienza che esiste qui e ora, ma anche altrove, e come manifestazione possibile della Super Coscienza siamo punti senzienti di divulgazione che riceviamo passivamente ma consapevolmente un quantitativo N di informazioni che attivamente poi trasmettiamo e realizziamo qui e altrove in N modalità.  Siamo meta/sostanza capace di azione, non possiamo essere formate né disfatte, in quanto duriamo quanto durano N dimensioni, non siamo distinguibili, siamo in grado di appetire tutti i possibili principi di N cambiamenti, siamo in grado di gestire N modificazioni in attualità e potenzialità, siamo simultaneamente non localmente cause efficienti e finali. La corruzione, la consunzione, sono solo salti quantici in N stati, realizzati dalla Super Coscienza che li ha pensati per l’appunto come tali. Con questo non intendo dire che siamo in uno stato di dormiveglia perenne manovrati come burattini da questa Super Coscienza. E soprattutto le mie argomentazioni non vogliono rappresentare un percorso teorico per Svegliarsi o Ri/svegliarsi. Obiettivi di questo tipo li ripongo nelle mani di guru, santoni e pseudo fisici quantistici. Possiamo invece concentrarci sul fatto che il nostro pensare, il nostro agire, il nostro informare siano intanto liberi da due elementi che in un modo o nell’altro appesantiscono il nostro essere (qualunque esso sia e dovunque esso sia): l’Io e l’Ego. Si tratta delle due cause più nefaste universalmente e multidimensionalmente riconosciute. Essi esistono a livello psichico, energetico, eterico, agglutinano energie, manipolano, occupano abusivamente Spazi e Tempi, offuscano capacità di connessione, confondono, sono prolissi. Persino la Super Coscienza non contempla un Io e un Ego, per legittimarsi auto/fenomenicamente qui e ovunque. Ma non sono solo le questioni dell’Io e dell’Ego che si sciolgono sotto i nostri occhi come neve al sole. Vengono a essere risolte con la teoria della Super Coscienza, anche a mio avviso una serie di problemi minori, come il funzionamento del cervello relativamente a percezione, sensazione, visione, sentimento, tatto, odorato, memoria, e riguardo la produzione, manifestazione e comprensione del linguaggio stesso. Tutti questi aspetti, tendono pertanto a essere connessi l'uno all'altro, non più distinti e separati, perché è come se parlassimo di un super sistema nervoso non locale, ma unìcrono e multidimensionale. La Super Coscienza infatti è in continuo e costante processo di sviluppo, e realizza costantemente e continuamente geometrie di informazioni che producono N fenomeni  in questa come in altre dimensioni.  Di certo ad oggi non si dispone di metodi efficaci per indagare e individuare la struttura ultima di questa Super Coscienza, ma credo che tutto ciò sia uno degli obiettivi che nel prossimo futuro bisognerà raggiungere. Questa Super Coscienza dunque, dotata anche di un super sistema nervoso, non è statica ma sempre in movimento, e attraversata da un flusso di energia pulsante, appetitivo e senziente che è in grado di controllare N reazioni chimiche, di accedere a N quantità di cellule particolari e osservarle, e di collegare N movimenti come quelli che vanno dalla mia mano sino alla funzionalità ed esistenza di tutti gli universi e multiversi possibili, riuscendo a prendere nota di tutti i diversi, plausibili e possibili livelli di manifestazioni. Immaginando allora questa Super Coscienza come un Super Rete Neurale Interconnessa, che è qui e ora, ma che è anche simultaneamente altrove e manifestamente essente in N modalità, possiamo avanzare l’ipotesi che abbia generato anche N possibilità di conoscenze (N possibilità di Algebra, N possibilità di Trigonometria, N possibilità di Letteratura, N possibilità di Poesia, N Possibilità di Architettura, N possibilità di Fisica etc) e che le abbia precisamente affidate a N punti senzienti di divulgazione che convenzionalmente e in base a contesti locali qui ma anche in N dimensioni, hanno una nominalità (Albert Einstein, Giordano Bruno, Dante Alighieri, Don De Lillo, Salvador Dalì, Frank Stella, Jennifer Lopez, Nicola Lagioia, Ashtar, Gabriele D’Annunzio, Galadriel, Umberto Eco, Frank Lloyd Wright, Carlo Rubbia, Cthulhu, etc) e sono pertanto nominalmente e convenzionalmente titolari delle loro opere. Naturalmente loro come tutti gli altri punti senzienti di divulgazione esistenti in altri tempi e in altre dimensioni. Ma non ne sono però i legittimi proprietari. Da quanto sinora asserito si potrebbe dunque perfino arrivare a ipotizzare, che il loro contributo sia solo ad uno stadio di scintilla intuitiva a cui è stata data da loro una forma ed una serie di proprietà convenzionali, possibili, comprensibili, plausibili. Mentre invece il copyright sia in realtà un Super Copyright che appartiene alla Super Coscienza.(intervento di Stefano Donno)

Portami a casa di Elena Leoni (Lupo Editore) alla libreria Bookish di Lecce



Fucine Letterarie, in collaborazione con Lupo Editore e con la Libreria Bookish, presenta “Portami a Casa” (Lupo Editore, 2014) di Elena Leoni, Venerdì 27 Febbraio 2015 alle ore 18.00 presso la Libreria Bookish, in via Cesare Battisti n.22 a Lecce. L’azione letteraria sarà curata da Stefano Donno.
Portami a casa è romanzo mozzafiato, perché unisce, senza nulla snaturare, un’anima da libro sentimentale ad un andamento da ‘giallo’. Sullo sfondo della campagna barese, tra masserie con frantoi ipogei, costruzioni a pignon, grandi ulivi, contrade e paesini, un omicidio efferato scuote il normale andamento delle cose, coinvolgendo forze dell’ordine e sospettati, in indagini crescenti e tentativi, a volte involontari, di depistaggio. Tutto ciò in un’atmosfera crescente di tensione e perenne mutazione di ipotesi e di tracce, dove un’umanità piccola e provinciale vivrà per alcuni mesi l’incubo di un arresto, ma anche il desiderio di conoscere la verità. Nello stesso scenario una donna e suo figlio cercano le parole che non hanno mai trovato per dirsi “ti amo”. La donna è Annalaura, psichiatra afflitta da sensi di colpa e stati di panico, perché è anche la sorella della vittima, Claudia, donna in carriera e senza scrupoli, assessore ai Lavori Pubblici di Casalana, del cui destino si è sempre sentita responsabile. Ma anche perché è desiderosa di confessare al figlio Riccardo un’insospettabile verità che insiste sulla loro famiglia. Riccardo, studente di Farmacia, svogliato e perso tra spinelli e donne, cerca solo di recuperare l’amore per l’unica donna che davvero ama, la madre. Dopo una breve esperienza in carcere, per detenzione di ingenti dosi di droga, il ragazzo subisce una sorta di iniziazione alla vita reale, da parte di un mentore improbabile, un boss della malavita, che lo porterà a trovare se stesso e anche a chiarire il rapporto di amore con sua madre. L’amore ritrovato, la confessione della verità inaccettabile e la soluzione del delitto avvengono simultaneamente, in un finale culminante, come in una tragedia greca.
Elena Leoni, castellanese da parte di madre, è un avvocato e vive a Monopoli con i suoi figli, Giorgio ed Edoardo. È cresciuta tra la Puglia, Ancona e Roma, dove si è laureata in Legge e ha lavorato come redattrice del telegiornale presso l’emittente televisiva GBR del circuito Cinquestelle. Da sempre appassionata di letteratura, soprattutto russa, femminile d’introspezione e poliziesca, ama indagare l’animo umano e le connessioni tra psiche ed emozioni. “Portami a casa” è il suo romanzo d’esordio.
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lunedì 23 febbraio 2015

Per una teoria della campionatura in prosa e poesia. Considerazioni sovversive per un multiverso possibile della letteratura e della produzione letteraria - 2 -



Il nostro agire è sempre un agire e un esserci in un mondo, questo mondo, tangibile, incoerente, meraviglioso. Questo mondo dinanzi ai nostri occhi, o meglio la versione dei fatti che si presenta al nostro sguardo, è una delle possibili manifestazioni tra infinite possibilità esistenti anche su diversi piani di esistenza. Almeno secondo diverse e autorevoli opzioni teoriche presentate da illustri fisici quantistici come Fred Alan Wolf o astrofisici come Stephen William Hawking. E se dunque il nostro mondo non è leibnizianamente il migliore tra i mondi possibili, e se forse si trattasse di uno dei migliori mondi tra tutte le plausibili e diverse esistenze parallele, allora potremmo asserire che i linguaggi e le grammatiche che permettono a tutti noi di comunicare nel qui e ora non sono standardizzabili o definitivamente ascrivibili a regole che potremmo definire convenzionalmente e universalmente valide, e che dunque ci appartengono come attori pensanti e scriventi, in un modo o nell’altro. Anzi saremmo (sempre per ipotesi ovviamente) dinanzi a processi linguistici che si auto/strutturano consapevolmente e coscientemente rinnovandosi non più localmente ma parallelamente e meta/dimensionalmente, partendo da dati conosciuti e condivisi anche su un piano prettamente ideale e fantasmatico, e arrivando successivamente a generarne di diversi, altri, magari completamente nuovi, continuamente in potenza continuamente in atto. Pertanto il primo ostacolo che già si presenta ai nostri occhi risulta essere piuttosto ingombrante e minaccioso, perché attiene ad un problema assai complesso ovvero quello di stabilire la natura della Realtà o delle Realtà e a questo punto dei processi formativi e informativi che la o le governano. La Realtà o le Realtà con i loro codici, le loro sintassi e le loro grammatiche sono simultaneamente presenti in tanti universi paralleli o multiversi che sono strutturalmente identici, che possono esistere in stati diversi, che possono avere le stesse leggi fisiche, ma soprattutto che possono scambiarsi informazioni reciproche tra di essi. Lo scambio di processi informativi potrebbe avvenire attraverso una specie di Coscienza o Super/Coscienza che realizza dei veri e propri ponti comunicanti tra N dimensioni tutte aventi propri significanti e significati, regole, strutture, meccanismi, funzionalità, espressività.  E tutto al di là del Tempo e dello Spazio, o per essere più puntuali, ben al di là del Tempo e dello Spazio. Ma allora questa “Super Coscienza” potrebbe essere davvero quel Tutto che rende pieno l’universo, che lo rende senziente, operante, che è in grado di influenzare e cambiare, auto/osservandosi, questa realtà come tutte quelle realtà possibili e pensabili. Sono consapevole che affermazioni di questo tipo potrebbero avere la stessa portata di una scoperta incredibile come la natura di Dio o la natura dello spirito umano, perché si sta andando oltre quelle nozioni di causalità direzionali che danno un senso alla scienza, alla nostra stessa esistenza e che sono le categorie di Spazio, Tempo e Materia. Ma si tratta di limiti interpretativi che occorre superare con un vero e proprio salto di paradigma. Ad ogni modo quello che mi interessa in questa sede prendere in considerazione, è il fatto che la Coscienza ( o meglio la Super Coscienza) come contenitore e contenuto del Tutto, trasforma Tutto, e modifica universi e multiversi come una gigantesca rete neurale universale interconnessa, che non separa, ma unisce ogni cosa, fornendo informazioni dotate di senso che regolano e ordinano quello stesso Tutto, e che creano, generano realtà all’interno di quello stesso Tutto. Qualcuno (e forse non a torto) potrebbe asserire che si tratti di un tipo di affermazioni più inerenti all’intuizione mistica, alla visualizzazione magico/iniziatica o meglio ancora alla parapsicologia, e dunque nulla di scientifico e dimostrabile. Per ora sia sufficiente rimboccarsi le maniche e continuare a indagare con forza e determinazione. Pertanto continuando il filo logico del discorso posso dire secondo il mio punto di vista che la REALTA’ ULTIMA DELLE COSE non appartiene al Niente, al Nulla, al Vuoto. Questo è verosimilmente certo. La Sua Cosalità Reale e Potenziale fa parte del Suo essere geneticamente parte di meta/essenze proprie di N dimensioni, intelligenti e comunicanti tra di loro. Dimensioni che sono simultaneamente nel qui e ora, ma anche in altri tempi e modi. Cosalità dunque oltrematerica, pluridimensionale, meta/temporale, Energia Informante e Intelligente, auto/emanata ed emanante che come precedentemente asserito altro non è che Coscienza, o ancora una volta la Super Coscienza.(Intervento di Stefano Donno)

domenica 22 febbraio 2015

Per una teoria della campionatura in prosa e poesia. Considerazioni sovversive per un multiverso possibile della letteratura e della produzione letteraria- 1 –



Queste riflessioni nascono dall’esigenza di condividere alcune mie personali ipotesi di lavoro sulla Realtà (discutibili o meno, accettabili, criticabili, minimamente condivisibili), con tutti coloro i quali desiderino tentare di intraprendere un nuovo cammino senza nessuna rassicurazione o consolazione … grazie per la pazienza, e buon viaggio!  (Stefano Donno) 

Siamo in un momento di crisi verticale, in cui l'intero edificio della cultura,  barcolla, aprendo faglie nel relativo modello di scambio sociale delle idee e delle proposte, delle istanze di creazione, della produzione letteraria e poetica, imponendo con una certa urgenza e non senza un forte senso d’angoscia,  la questione di modulare e praticare un'etica e una prassi diversa della produzione letteraria. Un dono, che ciascuno scrittore o operatore editoriale, culturale dovrebbe farsi e fare escludendo per un attimo dai suoi ragionamenti le seducenti nuances e i delicati “afrori” che provengono, come un persistente rumore bianco di sottofondo, dal mondo dell’utile e del profitto. E dunque come si potrebbe configurare nel qui e ora, un “agire” della scrittura che si inscriva nelle categorie non solo del libero, del gratuito, del disinteressato ma che scelga anzi tragicamente il peso di una strada poietica e della poiesi fenomenologica che si nutra del rischio, dello scandalo e della sovversione in una totale ed integerrima radicalità? A mio avviso e così su due piedi (e forse anche con una buona e voluta dose di leggerezza e superficialità) si potrebbe partire dal saltare a piè pari, l’idea che comunque la scrittura, la produzione editoriale debba in un modo o nell’altro fare i conti con il mercato. La libertà di ideazione e creazione è comunque un atto di libertà che è pre/personale rispetto al mercato e post/personale rispetto a qualsivoglia indice di gradimento, indagine di mercato, packaging, merchandising, o bilanci di previsione di vendita di un prodotto editoriale.  Ma si tratta di considerazioni comunque marginali, che non si avvicinano minimamente al senso di ciò che ho in animo di sviluppare, e che pertanto cercherò di ri/pensarle magari fra qualche tempo in altri contesti e perché no seguendo ulteriori e forse più profondi e approfonditi punti di vista. Intanto ripuliamo il campo di indagine da ambivalenze e malversazioni ermeneutiche o categorie in “odore di muffa” che calzerebbero a pennello più a filosofi morali, teoretici e sociali, economisti, teologi, biologi, perché ciò di cui mi devo occupare riguarda il tentativo di proporre una grammatica dell’ideazione e della creazione letteraria che sia un modello di rimando costante a pluriversi e multiversi linguistici e stilistici della e nella scrittura, ma soprattutto per la scrittura. Senza ombra di dubbio sono dinanzi ad un compito arduo e irto di ostacoli che mi condurrà ben oltre le profondità oscure degli abissi “ontici” di morfemi e lessemi, di metriche, e generi. E dunque è veramente possibile che il processo di autodistruzione della nostra civiltà letteraria sia veramente irreversibile, e non ci sia più nulla da fare? Ci saranno per l’amor del cielo dei responsabili a cui chiedere ragione per tutta questa deriva? Nella nostra modernità o forse post/modernità (chissà se non sguazziamo invece nell’acquitrino del pre/moderno!!!) la teoria della letteratura si astiene dal proporre modelli e regole vincolanti di “eugenetica” letteraria. Senonché l'impossibilità di comporre la disputa sullo statuto della produzione e della scrittura poetica e narrativa impone di proporre e riversare questo mio indagare sul piano dell'universalità antropologica e della plausibilità di alcune discipline scientifiche. E allora  che significato si vuole dare dunque oggi alla vita della “nostra” letteratura, della “nostra” cultura? Si può mantenere ancora in piedi il valore tradizionale della responsabilità morale del soggetto poetante o scrivente  verso se stesso e i suoi simili? Forse è necessario che non sia più un solo Io Poetante o Scrivente il detentore di una centralità originale e originaria della produzione editoriale, scritturale, o informativa, ma un collettivo plurisoggettivo post/egoico di riferimenti e scambi ipertestuali e con/testuali che si nutre di confronti e suggestioni già esistenti, in grado di dare origine poi successivamente ad una creatura nuova, diversa, altra, alternativa, possibile, e plausibile. Dunque è auspicabile superare i limiti stessi dei modi in cui si è stati educati a concepire un’editorialità poetica, informativa o narrativa, per giungere ad una visione e ad un rispetto della dimensione complessiva di una nuova e plurima soggettività scrivente senza riduzionismi metafisici e/o razionalistici. L’obiettivo di queste considerazioni è quello di favorire attraverso la presentazione di coerenti spunti di riflessione, una proposta di rinnovamento complessivo dell’uomo letterario e della comunità letteraria globale (qualunque e dovunque essa sia). Ma allora sembrerebbe quasi naturale chiedersi ad esempio che cosa ad oggi la teoria della letteratura abbia fatto per il narratore e il poeta.  Possibile che essa si sia preoccupata di problemi così alti da dimenticare la brutalità, la caoticità, la cosalità dell’esistere per le umane lettere? Possibile che essa continui colpevolmente e consapevolmente a vivere in uno stato di beatitudine iperuranica, dimenticandosi dell’esistenza di un mondo inferico e magmatico pulsante di incontenibile energia?  Non tutto sembra perduto, e forse siamo ancora in tempo per evitare la catastrofe.