Quando l'arte diventa un mezzo per raccontarsi e per mostrarsi autentici, anche nel farsi cogliere da un lieve rossore, dato da un piccolo moto dell'animo o dal palpitare del cuore per un amore ricambiato. Quando con l'arte si cerca di attirare l'attenzione verso tutto ciò che sembra anonimo e che ci sfugge. Quando l'arte è denuncia delle condizioni della donna, e non solo. Quando l'arte è poesia e colore.
martedì 24 luglio 2018
mercoledì 18 luglio 2018
Sideralgia di Marta Vigneri premiata come raccolta poetica al Premio Memorial Salvatore Bonatesta
Sideralgia
(edito da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno) di Marta Vigneri
premiata come raccolta poetica al Premio Memorial Salvatore Bonatesta Sideralgia
(edito da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno) di Marta Vigneri
premiata come raccolta poetica al Premio Memorial Salvatore Bonatesta di
Vernole che si terrà il 19 luglio 2018 presso il Parco della Legalità alle ore
20,30. Al ritiro del premio ci saranno l’autrice Marta Vigneri e l’editore
Stefano Donno.
DALLA
PREFAZIONE di FRANCESCA TUSCANO - “Che poesia è dunque LA poesia di Sideralgìa?
Ma sarebbe meglio dire cosa non è: non è poesia del sentimento, inteso come
necessità espressiva di un’intimità non mediata, ingenua (…) La poesia di
questa raccolta è invece densa di sottotesto, mediata, e se di sentimento parla
lo fa con evidente consapevolezza formale, oltre che tematica. Non è poesia per
signore con cagnolino da grembo (come avrebbe detto Majakovskij). La poesia di
Marta (qui il nome non è dell’autrice, ma della voce che agisce, nella
raccolta) è poesia dell’urlo (comunicativo), che nasce dal suo opposto,
l’afasia che ha conosciuto, carnalmente, l’Ospite, e la sua distruzione. E perciò
la scelta linguistica diventa discrimine (come sempre è nella poesia, peraltro,
quando è poesia). La scelta (ideologica) di Marta è quella di chi avverte il
dovere, oltre che la necessità, di definire il reale attraverso un sistema di
indagine non semplicemente percettivo. Esistono molte lenti per mezzo delle
quali si assume il reale (…). Marta usa lenti che non riproducono in nettezza,
ma in profondità.”
DALLA
POSTFAZIONE di MARCELLO BUTTAZZO – “La sua è poesia filosofica, d’un
progressivo incedere, d’un elegante procedere. Filosofica perché va a fondo
dell’essere, scava intimamente nelle scaturigini dell’esistente, rivelando e
mostrando sempre tracce consistenti di vita vissuta. Quella di Marta Vigneri è
poesia di fisica ponderatezza. Il corpo balena, respira, parla, declama, evoca,
echeggia. “Il corpo violato è padrone miserabile del tempo fortuito, trafitto
dal ferro azzurro e affilato”. . Versi dell’alterità quelli di Marta, perché
l’Autrice non si rinchiude mai in uno sterile fortino di egocentrismo:
tutt’altro. Con le sue parole d’amore, di gioia e di dolore, getta un ponte
conoscitivo e prolifico con l’altro da sé. I suoi versi non sono uno specchio
di vacuo egotismo, ma un veemente e intenso treno in corsa, con cui la poetessa
ci invita al viaggio.”
iQdB
edizioni di Stefano Donno (i Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)
Sede
Legale e Redazione: Via S. Simone 74 - 73107 Sannicola (LE)
Redazione
- Mauro Marino
Segreteria
Organizzativa – Dott.ssa Emanuela Boccassini (ema.boccassini@gmail.com)
‘Edoardo e l’ultimo sogno’ di Raffaele Polo domani al Blu Festival di San Foca
Il Comune di Melendugno, il Comune di San Foca
presentano nell’ambito del Blu Festival Edoardo e l’ultimo sogno di
Raffaele Polo (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno). Il 19 luglio 2018 San Foca presso
piazzetta dei Pescatori, ore 21 interverranno dialogando con l’autore la giornalista
Emanuela Boccassini e il Presidente del Consiglio Comunale di Melendugno
Dott. Piero Marra
Con ‘Edoardo e l’ultimo sogno’ si compie una piacevole operazione attorno ad alcune figure di personaggi noti nell’hinterland leccese: come in una ‘macchina del tempo’, si torna indietro nella realtà degli anni Settanta e si incontrano il famoso pittore Edoardo De Candia, lo speaker Fulvio Monaco, il cantante Adriano Moschettini e l’Antonello, leggendaria figura entrata nella tradizione orale delle citazioni ‘rusciare’… Raffaele Polo compie ancora la magia della rievocazione di atmosfere, luoghi e personaggi di cui si è persa la memoria ma che fanno parte di quella ‘leccesità’ tanto cara all’autore che, da circa mezzo secolo, dedica la sua attenzione allo scenario salentino, ambientando fantasie e ricordi nella penisola tra Adriatico e Ionio… Sospesa tra dubbi e certezze, visioni e manifeste realtà, la storia ci accompagna attraverso percorsi senza tragitti predefiniti, con l’impalpabile sensazione di essere proprio in un sogno, magari nell’ultimo sogno di Edoardo….
Raffaele
Polo è nato per caso a Piacenza nel 1952. Autore di innumerevoli storie, tutte
ambientate nel Salento, continua a pubblicare testi, novelle, racconti,
pensieri, impressioni sulla carta stampata e nelle pagine virtuali di Internet.
Il suo unico cruccio è quello di essere stato escluso da Wikipedia… Ma gli
hanno assicurato che, dopo la sua dipartita, forse….
Info
link - http://www.iquadernidelbardoedizioni.it/
iQdB edizioni di Stefano Donno (i Quaderni del
Bardo Edizioni di Stefano Donno)
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Sannicola (LE)
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martedì 10 luglio 2018
Poesismi Cosmoteandrici di Donato Di Poce, (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, Lecce, 2018) di Nadeia De Gasperis
Ancora
una volta il poeta, l’artista, il mecenate, l’uomo, in un’unica intenzione, in
un’unica intuizione, ci restituiscono una realtà senza giunture, totalizzante,
una danza armoniosa di parole, pensieri, versi, ora indulgenti ora crudi. Senza
la pretesa di insegnare perché solo i poeti conoscono il nulla e vivono con parole fatte di nulla, il
poeta travasa la sua esperienza in getti di inchiostro, che si ricompongono
nella conoscenza indivisa della realtà.
Per
un uomo che soffre, che sia un poeta che tenta di r_esistere come ultimo atto di
follia o un povero cristo della diaspora dello “squallore del nostro presente”, le parole si fanno anemocore, si
aggrappano al vello dei poeti per essere disseminate, e solo quando “sposano il
vento” al poeta non resta che ricamare con punti e virgole e cucire in
versi a filo unico, per tramare la
speranza per il futuro, imparando dalle movenze antiche delle donne, che sole,
sanno ricucire le ferite del mondo.
Ci
racconta, Di Poce, di vedere il futuro con il realismo che solo un poeta
distingue, perchè in grado di trasformare la realtà moltiplicando gli
orizzonti.
Il
silenzio è una parole che ricorre e rincorre il vento, nei versi di Donato di
Poce, ci invita al viaggio, ricordandoci
che i veri “falliti, sono coloro che credono di essere arrivati”. Perché
viaggiare è un modo per ritrovarsi, anche se al nostro ritorno ci sembra tutto
cambiato l’importante non è quello che
mettiamo in valigia quando partiamo, ma quello che troviamo quando torniamo.
Il
silenzio, come la solitudine, sono sentimenti da coltivare, e mettono radici
nell’immateriale. Ed è il valore dell’immateriale che salverà il mondo
superando quei paradossi che sono la vita stessa e la scrittura.
Sembra
abbia rintracciato la via da uno dei suoi labirinti , in un lampo di luce, in
un lampo di verità giocando a nascondino ora con gli dei, ora con i bambini,
“tra pieno e vuoto, assenza e presenza” al m’ama o non m’ama con un girasole
che si lascia spogliare ma sa sempre dove è la luce, tra zolle di nulla e
parole pesanti che chiudono in bozzi di solitudine, Icaro spicca il volo da un
nido di leggerezza sprizzando creattività,
in quel dedalo che per l’artista era una prigione in cui “si entra con mille perché e si esce con una sola domanda. Perché?”
e scoprire di essere altro da sé, rileggere se stessi e riconoscersi, scoprendo
quello che non sapevamo di essere . ogni vagheggiamento si fa concretezza se
riesci a vedere la follia delle parole e
la loro sostanza, se riesci a pensare con lucida follia, le parole così, in
sbuffi di silenzio montano come nuvole e liberano solitudini e dolori e cambiano la forma e la sostanza delle cose
e poi svaniscono lasciandoci il senso più profondo delle cose, non siamo altro
da noi e per continuare la storia, per
continuare la creazione, non siamo
niente se non in relazione con gli altri, saremmo altrimenti ghiaccio e gas,
comete impazzite. per aspirare
all’armonia dobbiamo essere in consonanza,. Su questa verità cala il silenzio, Il velo della separazione è stato
strappato e l’integrazione della realtà comincia con la redenzione dell’uomo”. Le macchie di silenzio che soffocavano impronte di
respiro, si nascondevano tra i i solchi
della creazione ora si dissolvono in rivoli di inchiostro, che
attraversando boschi e foreste, buchi neri ai confini dell’anima, trovano spazi
bianchi in cui deflagrare in lampi di verità…
non c’è lana di catrame nero che resiste
Alla purezza del bianco respiro di un sogno. Non resta che
scrivere postille di silenzio, in
calce a pensieri Si dice che ogni persona è un'isola, e non è vero,
ogni persona è un silenzio, questo sì, un silenzio, ciascuna con il proprio
silenzio, ciascuna con il silenzio che è. (José Saramago) - Sora, Giugno, 2018.
venerdì 6 luglio 2018
Euforia ed Estasi del Guerriero . le opere d’arte di Paride Pino alla Fondazione Palmieri di Lecce
L’urlo di euforia, per
me questo rappresenta l’unica cosa vera in grado di ridonare unità al corpo e
all’anima di un guerriero e non solo; con il suo “Serie 1- Euforia ed Estasi del
Guerriero”, l’artista Paride Pino inaugura la sua prima esposizione personale
dall’8 al 15 luglio presso la Fondazione Palmieri di Lecce. L’urlo primordiale
delle opere a carboncino su carta sembra sostare poco nella definizione di
un’espressività conclusa, quasi a voler cercare -subitaneamente e altrove- un
senso abbandonato a terra da un dio sconosciuto e silenzioso, interpretato
nella pura metamorfosi di un’anima che si fa carne, e mai viceversa. Il gesto è
istintivo ed elimina l’equivoco di rievocare ogni formalismo: il neonato scopre
la luce, urla e continuerà a farlo ogni qualvolta sentirà l’esigenza di
comunicare un bisogno, un’emozione, un puro atto del suo esistere al mondo.
Paride Pino afferma: cosa urliamo? Credo, la nostra volontà di lottare per
vivere. L’urlo è di colui che non ha ancora paura di nulla.
“Quando
il bambino viene alla vita, la prima azione che compie è urlare. Certo un urlo indotto da uno
schiaffetto sul sederino, per liberare i polmoni, ma dopo quando urla lo fa per
motivi precisi, il primo, essere nutrito, allattato. Questo urlo è il primo
atto di volontà dell’uomo, il bambino con quel gesto mostra e dimostra la sua
volontà di vivere, di esserci. Quello stesso urlo appartiene al guerriero;
questo non è rivolto contro i suoi avversari, siano essi rappresentati da un
uomo, un animale o una cosa, ma contro un dio, l’unico dio a cui il guerriero
crede. Mi spiego. Il pantheon nordico, come molti altri, è variegato, ovvero diviso
in Asi e Vani. Ora, come nasce la figura del dio? L’ uomo osserva, come ha
sempre fatto, il mondo intorno a sé. Faccio
un esempio: Thor, il primitivo fissa e sente
il fulmine, il rumore del tuono, a cui in seguito attribuisce una
potenza, a questa potenza da un nome, Thor, in questo modo umanizza e dona una
personalità alla potenza, creando la figura del mito. Ecco come Thor con il suo
martello riesce a scagliare il tuono, per puro atto di volontà e di
rappresentazione del mondo fenomenico. Il mitema genera in tal modo la lettura
della mitologia propriamente detta, dunque, ecco ancora una volta come nel
racconto Thor, figlio di Odino, con il suo martello scaglia i tuoni contro i
suoi avversari, i giganti, e abita ad
Asgardh.” (Testo critico di Eliana Masulli). Il vernissage è previsto l’8
luglio (start h 21,00) alla Fondazione
Palmieri, Lecce. Presentano: Stefano Donno, scrittore ed editore Ed. IQdB;
Carlo Alberto Augieri, docente Unisalento; Marco Giannotta, Consigliere
comunale
Contatti Artista Paride
Pino - paridep.pino@gmail.com
Info link - http://www.fondazionepalmieri.it/
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