Quando l'arte diventa un mezzo per raccontarsi e per mostrarsi autentici, anche nel farsi cogliere da un lieve rossore, dato da un piccolo moto dell'animo o dal palpitare del cuore per un amore ricambiato. Quando con l'arte si cerca di attirare l'attenzione verso tutto ciò che sembra anonimo e che ci sfugge. Quando l'arte è denuncia delle condizioni della donna, e non solo. Quando l'arte è poesia e colore.
mercoledì 14 luglio 2010
Favoleggiando di Tiziana Blanco da Cibus Mazzini di Lecce
mercoledì 9 giugno 2010
Cibus – Rassegna “Il gusto per la cultura è…mondiale!” Via Lamarmora 4 (angolo P.zza Mazzini) – Lecce
Dal 12 giugno 2010 all’11 luglio 2010
Non ci sono se o ma: il calcio in Italia non è altro che la storia del nostro popolo di santi, navigatori e poeti, forse un gigantesco romanzo popolare, che anche gli scrittori di oggi da Gianrico Carofiglio, a Gian Paolo Serino, sino a Dario Voltolini e Cosimo Argentina solo per citarne alcuni, hanno cominciato a nutrire della propria scrittura e delle proprie emozioni. Ultima pubblicazione ad esempio nel variegato mondo della letteratura, è l’atteso “Ho parato un rigore a Pelè” edito da Giulio Perrone editore, un’antologia di tredici racconti di diverse generazioni di uomini di lettere che parlano da tifosi, da giornalisti del mondo mondiale del pallone. Ed ecco che alla vigilia dei mondiali in Sud Africa, a Lecce, gli amanti del calcio e della letteratura, dell’arte e della poesia, si incontreranno per tifare calcio e cultura, in diversi appuntamenti ispirati a specifiche sfide calcistiche e aree geografico-culturali diverse. Il programma è ricco di sapori, colori, riflessi che vengono da diverse parti del mondo. Non resta un’ultima cosa da aggiungere: il gusto per la cultura è … mondiale!
Il programma della rassegna.
12 Giugno, Sabato, Ore 19.30
Massimiliano Manieri, presenta “IL PROFETA ED IL SUPEREROE” (LENNON vs ELVIS)
“Se trovassi un bianco che canta con l’anima di un nero diventerei miliardario”
(Sam Phillips, parlando di Elvis)
“Immagina che non esistano le nazioni non è difficile, niente per cui uccidere
o morire ..e nessuna religione”
(Imagine – Lennon)
“Due stili, due icone incrociate incarnano la sintesi e l’antitesi del rock”
Ore 20.30 – Rustenburg, Inghilterra – Usa
14 Giugno, Lunedì
Ore 19.30, IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE: dall’America Latina e oltre
Incontro con Carlo Mileti
Ore 20.30 – Capetown, Italia – Paraguay
20 Giugno, Domenica
Giornata Italo-Brasiliana
Ore 16.00 – Nelspruit, Italia – Nuova Zelanda
Ore 18.30 – Adriana Maria Leaci, “Buone da sposare” (Il Filo Editore)
Ore 20.30 – Johannesburg JSC, Brasile – Costa d’Avorio
23 Giugno Mercoledì, BIERFEST, ore 19.30
festa/presentazione dei volumi
“Senza storie”, “Corpo Mistico”, “È tutto normale” (Besa Editrice); (LAB Giulio Perrone); (Lupo Editore) con Luisa Ruggio, Stefano Donno, Luciano Pagano, Dario Congedo
Ore 20.30, Johannesburg JSC, Ghana – Germania
30 Giugno Mer / 11 Luglio Domenica
Paola Scialpi presenta Antologica: opere 1970/2010
Inaugurazione – Mercoledì 30 Giugno – Ore 20.00
Schede
Massimiliano Manieri presenta
“IL PROFETA ED IL SUPEREROE”
(LENNON vs ELVIS)
Due stili, due icone incrociate e terribilmente differenti, incarnano ancora oggi la sintesi e l’antitesi del rock. Due modi di vivere opposti, due corazze costruite in officine ben distanti, due lingue agli antipodi. Eppure…. Lennon adorava Elvis, Elvis digrignava i denti sentendo nominare Lennon. Un gioco ad incastro potrebbe riunirli, se solo cominciassimo ad osservarli, sotto una luce più obliqua
Non li metteremo uno nell’ombra dell’altro, li faremo scontrare…metallurgicamente. Ma occorrerà spalancare liberamente le orecchie, richiesta inusuale, di questi tempi…
IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE: dall’America Latina e oltre
Carlo Mileti, è Presidente della Coop. Soc. Commercio Equo e solidale Sud Sud Lecce, ed inoltre si occupa dell’area istituzionale e sociale dell’Associazione Nazionale delle Botteghe del mondo. Carlo Mileti è un esperto del folklore, della cultura e delle problematiche socio-economiche di tutti quei paesi dell’america Latina in via di sviluppo, e per l’occasione ci illustrerà quello che oggi sono quelle aree del mondo di cui si occupa sotto più punti di vista. Inoltre egli è esperto di Commercio equo e solidale (un approccio alternativo al commercio convenzionale il cui scopo è promuovere giustizia sociale ed economica e sviluppo sostenibile attraverso il commercio, la formazione, la cultura, l’azione politica) e darà l’opportunità a quanti presenzieranno all’appuntamento di degustare un prodotto tipico dell’America Latina
Adriana Maria Leaci – Buone da sposare (Il Filo Edizioni)
Giovanna, Haidé, Gloria, Marina, Vita, Luisetta, Mariolina, Margherita: otto donne e otto storie di vite vissute pienamente al femminile. Otto caratteri forti nelle difficoltà, otto modi diversi di affrontare la vita, anche quando non va tutto per il verso giusto. Questo libro è il sentito omaggio al genere femminile di Adriana Maria Leaci, lontana dal femminismo radicale e teorico, ma profondamente convinta della centralità della donna nella nostra società. Eppure descrive protagoniste di altri tempi, tutte educate a vivere all’ombra del capofamiglia, a servirlo, a volte a idolatrarlo, altre volte a covare un desiderio di ribellione nei suoi confronti. Sono donne Buone da sposare, pensate come testimonianza forte, che, anche da sole, hanno spalle larghe per portare il peso dei problemi quotidiani e braccia calde per consolare nelle sofferenze. E sullo sfondo un Brasile, terra natale dell’autrice, di cui non si possono non sentire gli odori e ammirare i colori che escono prepotentemente da queste pagine.
Adriana Maria Leaci è nata il 29 agosto del 1959 in Brasile, da genitori italiani. A venticinque anni ha lasciato il Paese ed è venuta a vivere in Italia, dove si è sposata e vive tuttora. Lavora come impiegata nella Pubblica Amministrazione. Nel 2006 ha pubblicato Con gli occhi di mio padre, Luca Pensa Editore.
Luisa Ruggio – Senza storie (Besa Editrice)
La vanità senile di un’attrice mancata, il dialogo di un bambino col suo amico immaginario, una viaggiatrice che ha perso la memoria, un bar che ogni notte si materializza come una nave che attracca in un porto per accogliere gli inconsolabili degli appuntamenti mancati, l’amore fatale di una maestrina di scuola e l’educazione sentimentale degli allievi di prima elementare. Sono solo alcuni dei personaggi che fanno capolino in Senza storie.
La parodia del ricordo, il prisma della narrazione. Una raccolta di racconti brevi sul tema del contrasto tra mondo immaginario e mondo reale, gli slittamenti della memoria e i ritratti rapidi di personaggi che hanno troppa vita da confessare e tornano sulla pagina scritta sotto forma di apparizioni.
Dopo il passo intenso dei romanzi (Afra, La nuca) che hanno marcato il carattere di una scrittura illuminata, Luisa Ruggio apre al lettore un corridoio di storie che confluiscono nella fatale sintonia tra il reale e il narrato.
L’algebra emotiva, ironica e disperata, di pagine in cui si intravede l’occulta armonia delle vite sbagliate.
Luisa Ruggio, giornalista e scrittrice, vive e lavora a Lecce. Ha scritto saggi sul cinema e la psicanalisi. Il suo romanzo d’esordio, Afra (Besa, 2006), ha vinto tre premi letterari. È autrice del blog dedicato alla scrittura “Dentro Luisa” (www.luisaruggio.blogs.it). Nel 2008 ha pubblicato il secondo romanzo, La nuca (Edizioni Controluce).
Stefano Donno – Corpo mistico (LAB Perrone)
“Corpo mistico. Un epistolario esoterico” racconta la storia sconvolgente di Padre Karl Von Liebenfels e di suo fratello Jorg, entrambi vissuti nella Germania di Hitler durante la seconda guerra mondiale. Il primo sacerdote in preda a dubbi circa la sua vocazione e il suo ruolo nel mondo, il secondo un membro delle SS. La vicenda si intreccia ai terribili retroscena del nazismo magico, grazie al quale la componente esoterica, inaspettata, entra rapidamente nella vita dei due fratelli, aprendo possibilità di sviluppo inaudito per tutto il genere umano. Le rivelazioni si susseguiranno una dopo l’altra nella lettura di questo romanzo che intreccia la realtà e la fiction storica, basandosi su documenti realmente esistenti e riportando fedelmente passi tratti dall’epistolario dell’uno e dal diario dell’altro fratello.
Stefano Donno, critico letterario e scrittore, classe 1975, lavora a Lecce. Ha pubblicato diversi titoli di poesia e narrativa. Gli ultimi in ordine di tempo, “L’altro Novecento – giovane letteratura salentina dal 1992 al 2004”, ricognizione sulla recente produzione letteraria in Salento; Ieratico Poietico (Nardò, 2008), Dermica per versi (Lietocolle, 2009) e Mendica Historia, tre raccolte di poesia. “Corpo Mistico” sancisce il suo ritorno, dopo diversi anni, alla narrativa.
Luciano Pagano – È tutto normale (Lupo editore)
“È tutto normale”, affronta il tema dell’omogenitorialità, i protagonisti Carlo e Ludovico, sono i padri che hanno cresciuto insieme il loro figlio Marco e che in una giornata molto importante, attendono il suo ritorno a casa da Roman. La vicenda si svolge in poche ore, la storia raccontata abbraccia un arco temporale che va dai primi anni ottanta a oggi, ripercorrendo quindi la nascita, la crescita e l’educazione del figlio da parte dei due padri in diverse fasi, fino alla maturità. È come se l’intero bagaglio di una vita si condensasse, rovesciandosi nell’interiorità dei personaggi e presentando loro il conto in un momento di bilancio. Si tratta infatti di realizzare l’avvenuto ingresso di Marco nell’età adulta, di verificare (da parte dei suoi padri) il “come” e il “chi” egli sia; da parte del giovane, si tratta di “manifestarsi”, ossia di uscire dall’atteggiamento mimetico in cui è vissuto troppo a lungo – proteggendosi dietro una fantasia da un lato (favorito dalla distanza) e dall’altro continuando ad attingere ad una dimensione familiare cui è profondamente legato – col rischio di dover pagare un prezzo troppo alto.
Luciano Pagano nato a Novara nel 1975, vive e lavora a Lecce. Scrittore e critico letterario ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, intitolato “Re Kappa” (Besa) nel 2007. Nel 2008 è stato uno dei vincitori del premio Subway Letteratura, nello stesso tempo è arrivato terzo, sempre con un racconto, al premio Creative Commons in Noir, indetto da Stampa Alternativa. Collabora con il quotidiano “il Paese Nuovo”.
Paola Scialpi, Antologica 1970/2010
Pittrice, artista, attiva dagli inizi degli anni ’70 ha collezionato più di cinquanta tra mostre e eventi unici. CIBUS Mazzini ha l’onore di ospitare la prima ‘antologica’ della sua carriera. Paola Scialpi ha esposto le sue tele in tutta Italia e nel Mondo, di recente inaugurando una produzione di borse d’autrice e altri capi e accessori firmati a tiratura limitata. Hanno scritto di lei “Per chi conosce l’artista non sfugge all’occhio osservatore che Paola Scialpi osa rinnovarsi, volta per volta, sorprendendo e avanzando verso un pubblico che rimane spesso senza parole, sbalordito. Detto dalla pittrice, l’arte è la sua vita, per cui ogni aspetto che la colpisca, sia nel quotidiano semplice, nel vissuto odierno, sia tra gli eventi che coinvolgono le coscienze umane, nei telegiornali o nel racconto di una persona conosciuta, lì nel profondo delle sue emozioni, dove lei basa la propria vita, è proprio in quell’angolo del suo intimo che nasce l’espressione massima della sua pittura. Come un vulcano che non può trattenere tutto il calore contenuto nel cuore della terra, è così che in Paola Scialpi esplode il potere di esprimersi attraverso i pennelli. E lo fa con la stessa naturalezza con cui beve un bicchiere d’acqua o calca i passi sulla strada. Dopo un periodo di ricerca e di evoluzione, dove ha scovato in fondo a se stessa l’ennesima strada artistica (percorso), ricominciando dal colore (il rosso) e dal non colore (il nero) con le loro varie tonalità, aggiungendo a poco a poco anche il colore della pelle” (A.M.Leaci)
martedì 1 giugno 2010
A Lecce Francesca Leone ci parla del Cibus

Quando è che nasce il suo amore per la cucina e quando si trasforma in una vera e propria passione?
Cibus Mazzini, che dirige e cura con suo marito, è un 'avventura che ha una sua storia. Ce la vuole raccontare un po'?
Tutta? Lunga e tediosa..... forse! Nasce come sempre tutto da mia madre. Nel 1998 mio padre, imprenditore nella Gdo, ha avuto l'occasione di rilevare una piccola salumeria in piazza Mazzini a Lecce (Marazia) con l'obiettivo di regalare al capoluogo salentino un locale di degustazione e non solo d'acquisto per prodotti scelti e selezionati, oltre alla gastronomia d'asporto, punto di forza ormai da decenni della realtà che oggi è curata dalle mie sorelle in Piazzetta Partigiani. Allestito cun cura nei più piccoli dettagli grazie al girovagare per botteghe artigiane in cerca di complementi d'arredo e specifici "strumenti del mestiere", questo negozio si è trasformato più e più volte per rispondere ad esigenze commerciali pìù concrete, perdendo forse un pò quello spirito che lo ha visto nascere. L'ho sempre considerato l'eredità di mia madre e condividendo con lei quelle passioni e la voglia di lavorare con piacere ed in armonia, ho riportato la salumeria di quartiere prima ad un piccolo angolo di degustazione "mordi e fuggi", ora ad un accogliente e più eclettico luogo dove la convivialità si sposa con la cultura del mangiare bene del nutrirsi con gusto.
Quali sono i suoi piatti forti?
Paradossalmente quello che apprezzano di più i miei ospiti sono ortaggi e verdure di stagione, ma oggi elaboro dei primi piatti senza nome, con degli ingredienti che aggiungo in base alla mia creatività al momento di condire ed ultimare un sugo ed una pasta che solo in quel momento vedo farmi l'occhiolino dalla dispensa.
È vero che utilizza ingredienti che vanno bene anche per i celiaci? Come mai una scelta di questo tipo?
Ho un'amica celiaca, e da buona padrona di casa tutti devono gustare ed apprezzare un mio invito. Ha seguito il corso promosso dall'AIC e con l'aiuto del mio tutor ho notato come sia semplice realizzare menù per celiaci. Ho eliminato i problemi all'origine usando solo farine e pane grattato senza glutine, certo la mia pizza non è per celiaci, ma un buon sugo può condire tutti i tipi di pasta!
Unirete alla filosofia della cultura per il gusto anche quella per il gusto della cultura?
La mia bimba ha 4 anni e quest'impegno non ci permette di passare molto tempo insieme. Ad esempio un laboratorio per ragazzi, che sia artistico, musicale o semplicemente educativo mi dà la possibilità di insegnarle molto ed al contempo di stare insieme a lei. La lettura di un libro, l'ascolto di un brano musicale, la convivialità e lo scambio di opinioni ci aiutano a crescere nel confronto tra menti, idee e culture diverse. A tavola si parla, ci si incontra, ci si innamora....il cibo non è solo sostentamento, è passione, incontro, cultura ed i figli si formano soprattutto in questo. È una scuola semplice, informale e divertente ed io e mio marito abbiamo una figlia da crescere nel corpo e nello spirito, così è più semplice.
Intervista a Francesca Leone di "CIBUS Mazzini"
(Via Lamarmora 4, angolo P.zza Mazzini, Lecce, 0832-289501).
lunedì 24 maggio 2010
Io innalzo fiammiferi di Irene Ester Leo (LietoColle). Intervento di Nunzio Festa

mercoledì 19 maggio 2010
Alessandra Pizzi organizza "L'appetito vien leggendo"
PROGRAMMA DELLE SERATE:
20 maggio ore 19.30: verrà presentata la casa editrice PENSA MULTIMEDIA con l’intervento del prof. Vito D’Armento e dell’autrice Katia DE ABREU CHULATA autrice del volume “Palavras”. Introduce Stefano Donno;
21 maggio ore 19.30: KURUMUNY con il libro di ANTONIO ERRICO dal titolo “Le ragioni della passione”. Presenterà l’autore Vito Antonio Conte.
22 maggio ore 19.30: presentazione del libro di Anna Maria DE LUCA dal titolo “Di Vento” (LUPO editore) e Compagnia intercomunale del Nord Salento.
23 maggio ore 19.00 :Il bar degli appuntamenti mancati” Reading musicale in duo tratto dalla raccolta di racconti brevi “Senza Storie”di Luisa RUGGIO (BESA Editrice)
Ore 20.00 BHOOMANS con il libro di poesie “Più luce” di LARA CARROZZO. L’autrice sarà presentata da Rossella Bufano della rivista culturale Ripensandoci.
Titania – Brand Consulting
di Pizzi Alessandra
Via Pasquale Cecere, n. 1
73100 Lecce
tel/fax +39 0832393212
lunedì 17 maggio 2010
Mi piacerebbe adesso di Valentina Terlato (Robin edizioni)

La grande produzione (o meglio sovraproduzione) editoriale italiana, sovente non permette di prendere in considerazione una serie di lavori nell’ambito della narrativa, della poesia, e della saggistica, che meritebbero maggiore attenzione. A volte la cortocircuitazione avviene vuoi per carente distribuzione del prodotto editoriale, o per miopia della stessa casa editrice che non si cimenta nemmeno nella promozione. Soprattutto se si pensa alle nefaste tariffe editoriali di spedizione di un libro, che il nostro governo ha fortemente voluto, forse per “favorire” la piccola e media editoria italiana. Valentina Terlato (torinese per una metà, siciliana per l’altra), vive facendo la psicologa a Roma e ha scelto la scrittura, la letteratura, come sua inseparabile compagna di viaggio. “Mi piacerebbe adesso” è la sua seconda opera letteraria che arriva dopo“Viaggi”, un titolo pre-dittivo dei contenuti di questa sua ultima fatica. “Mi piacerebbe adesso” (Robin edizioni) è un libro mobile nello spaziare da tracciati biografici in transito a storie che abbracciano luoghi, visi, emozioni. L’unica cosa certa è che il libro custodisce il segreto meraviglioso (perché pieno di vita come tutte le pagine di questo libro) di un viaggio da Roma a Vittoria (città del padre di Valentina). “Giri l'angolo e fai un incontro che può cambiare la vita. Può essere un amore, oppure qualcuno che ti taglia la gola. Certe altre volte è un paesaggio. Questo libro è una storia di incontri. Quasi tutti in movimento”. Un libro assolutamente dedicato alla donna, dove tra le righe si muovono tante storie femminili appartenenti a un “campionario” del “gentil sesso” che si svela al lettore senza censura, senza la paura di confessare il proprio inconfessabile. Valentina Terlato racconta di donne che soffrono, ridono, piangono, sognano, amano, fanno l'amore, e ti fanno pure “fuori”. L’autrice non si limita soltanto alle descrizioni di “costume” ma scandaglia l’animo delle protagoniste e dei loro contesti, con rara finezza ed eleganza scritturale. Spirito fondante quest’opera è l’idea che la nostra vita non sia altro che un’avventura, dove talvolta scegliamo consapevolmente di non voler conoscere la destinazione del nostro vagare, in poche battute un’eterna transizione oscillante tra scoperte e fughe, a volte anche da se stessi. Pagine fitte di incontri reali, fantastici, umani o bestiali. Incontri fatti di profonde estasi e segreti pesantissimi che sarebbe meglio tacere. Storie di amore senza sesso e di sesso senza amore. Storie di premesse che non si realizzano perché, quando meno te l’aspetti, ritorni indietro e ricominci tutto di nuovo.
giovedì 13 maggio 2010
"Hanna e Violka" (dvd, Kurummuny edizioni)

Hanna Korszla è una delle 1.700.000 badanti presenti in Italia, vive in Salento da tre anni insieme a Gina e Antonio, un anziano ultraottantenne malato di Alzheimer, di cui si occupa costantemente. Violka è sua figlia, diciannovenne polacca senza lavoro. Le vite di Hanna e Violka si incontrano come in uno specchio scambiando i propri ruoli nella cura di ‘Ntoni. E’ così che Hanna può finalmente ritornare in Polonia a riabbracciare il resto della sua famiglia confrontandosi con un presente e con un passato difficile, mentre Violka, badante-bambina, fa i conti con un soggiorno che non si rivela essere proprio “una vacanza”. “Hanna e Violka” è un film sulla trasformazione, quella privata delle protagoniste a confronto con differenti ruoli, e quella sociale dell’Italia che invecchia, della famiglia che cambia, delle straniere venute dall’Est per diventare quasi “di famiglia” . E’ un film sulla migrazione di oggi e sulla straordinaria capacità delle donne di affrontare con forza e ironia le dure sfide del quotidiano. Dice Rossella Piccinno: “Avvicinandomi a questo tema con il mio precedente lavoro “Voci di donne native e migranti” ho sentito l’esigenza di fare un ulteriore passo in questa direzione spostando la mia ricerca dal documentario corale al film privato, dalla realtà detta alla realtà mostrata. Per questo motivo ho scelto di raccontare la vita di Gina e ‘Ntoni, miei nonni materni, e di Hanna, la loro badante polacca, avventurandomi personalmente in una riflessione che non è solo antropologica e sociale ma prima di tutto intima e personale.”
Credits
Rossella Piccinno, si laurea in Cinematografia Documentaria e Sperimentale al DAMS di Bologna, per diplomarsi successivamente come Tecnico di produzione video. Debutta alla regia con il corto Intenso sei nel
info@kurumuny.it
domenica 9 maggio 2010
Eliana Forcignanò parla di Corpo Mistico di Stefano Donno (Lab - Giulio Perrone editore)
Dopo la Machtergreifung di Hitler avvenuta nel 1933, fra le numerose, efferate, decisioni che furono immediatamente adottate – chiamarle «follie» significherebbe, infatti, postulare una debolezza umana inesistente all’interno del Terzo Reich – non mancarono quelle esoteriche e misticheggianti di alcuni esponenti del movimento nazionalsocialista. Si trattava di ricerche oscure finalizzate a selezionare, non solo attraverso gli esperimenti degli «angeli della morte» – i medici presenti nei campi di sterminio – la «purezza della razza ariana». Comincia così l’opera di Stefano Donno intitolata Corpo mistico. Un epistolario esoterico (Lab di Giulio Perrone, Roma).
L’Epistolario è un’autentica pugnalata al cuore dell’umana indifferenza. Una vicenda in bilico fra tensione narrativa e accurata volontà di descrizione che, talvolta, induce chi scrive a rivelare la sua profonda inquietudine, i dubbi e le paure di una religione vissuta nell’angoscia. «Mio Signore, mi rendo conto ora di essere il più grande peccatore che sia mai esistito», ammette il protagonista, scrivendo ancor prima che Hilter compisse la sua ascesa al potere. Lo stile cui Donno aderisce e scabro, forse anche violento, perché, se è vero che gli estremi si toccano, chi non assurge alla santità, si rifugia nelle spire del male. Arricchiscono il libro le continue richieste di intercessione a Maria, Madre celeste che richiama un femminile arcaico e accogliente. La copertina è di Paola Scialpi.
fonte La Gazzetta del Mezzogiorno
sabato 8 maggio 2010
Le donne di Tunisi di Alessandra Bianco e Stefano Donno
Coltivano il sogno di diventare un esempio per tutto il mondo arabo e per questo sono attivissime nella vita politica del loro paese. “Essere deputato significa essere tunisina” ci ha detto Ben Hassine Zeineb deputato alla camera per il partito costituzionale democratico al lavoro insieme a tutto il governo per ottenere quelle numerose, piccole e grandi conquiste in ambito educativo, sanitario, sociale, economico, culturale e sportivo che hanno già reso il paese del Nord Africa tra i più occidentalizzati, ma che auspicano a diventare sempre di più. Moderazione, tolleranza, uguaglianza sono le carte vincenti di una nazione in cui le donne costituiscono un terzo dei docenti universitari, più del 50% degli studenti, più di un quarto dei giudici e una forte presenza in Parlamento. Abir Moussy, sottosegretario del partito costituzionale democratico si occupa di donne da sempre, nonostante non abbia nemmeno 40 anni. Spiega che “dal 1956, da quando venne abolita e punita la poligamia, ai mariti fu impedito il divorzio unilaterale ed attribuite alle donne più diritti di custodia dei figli, tutto è cambiato e sono venute meno quelle forti discrepanze tra uomo e donna”. Il resto lo ha fatto il presidente Zin el Abidin Ben Ali. E’ sua la volontà politica di creare prestigio intorno alla figura della donna tunisina. Un approccio modernista ed una visione riformatrice globale e profonda, hanno permesso di perfezionare l’uguaglianza nei diritti tra i due sessi e confermato per la donna la posizione di partner che agisce indistintamente in tutti i campi della vita. Le norme giuridiche realizzate in favore delle donne si sviluppano così, attorno ad un sistema legislativo avanguardista che si basa su dei principi immutabili. Tra questi, il riconoscimento delle donne in quanto parte integrante del sistema dei diritti dell’uomo, la soppressione del diritto di obbedienza della sposa al proprio marito e la sostituzione ad esso del principio di uguaglianza nell’educazione dei figli e nella gestione degli affari familiari. Un cambiamento in qualità, insomma, che si basa su una convinzione radicale del Presidente tunisino non potrà mai esserci alcun progresso né modernizzazione senza la partecipazione attiva della donna, simbolo di sapere, creatività, competenza e maturità, motivo di fierezza per la società e un faro luminoso per le generazioni future.
in foto Abir Moussy
powered by Paese Nuovo
lunedì 3 maggio 2010
"Draghi, Principi e Cavalieri" di Daniela Cecere alla Galleria "Il Circolo del Collezionista" a Galatina

Fortuna somma degli artisti, capacità somma degli artisti, è quella di riuscire a rimanere bambini, di non dimenticare mai e di non rinnegare mai il fanciullino che si è stati e che ancora si è, di farlo ridere e giocare come allora. Vi è così uno sguardo sempre vergine e nuovo sulle cose, purezza e candore che permettono di cogliere nessi laddove gli altri non colgono neppure le cose.
"Draghi, Principi e Cavalieri" è la bambina che gioca nel suo cortile ed affabula, e rinovella, e scopre la realtà della natura innervandola e rinvigorendola di fantasia. Le lucertole diventano principesse, principi i ramarri, cavalieri erranti i serpenti, profondissime gole e strapiombi le fessure e le crepe nei muri scrostati dal caldo sole estivo. Non siamo qui, però, di fronte solo al gioco di una bambina: Daniela Cecere è infatti un´artista dall´ispirazione sicura e dalla tecnica sopraffina, in grado di piegare alle sue esigenze creative i materiali ed i supporti i più diversi, cosicché la tela e la carta ed i colori rifioriscono a nuovo soffio ed a nuovo calore.
Ma principalmente i lavori di Daniela Cecere risultano un saggio dei suoi molteplici interessi e passioni, e riflettono in pieno la sua ricca e sfaccettata personalità artistica ed umana. Il segno grafico e la poesia e la scrittura intersecano le suggestioni ed i rimandi ed i riferimenti, innervando di sé le opere e reinventando la vita alle multiformi creature ingegnate dalla Cecere. La freschezza del colore, la complessa essenzialità del segno, l´eco dei racconti appena evocati e della rievocatrice poesia, tutto contribuisce a restituire la fanciullezza nascosta ma mai perduta da nessuno di noi, e l´invito di Daniela Cecere a tornare a giocare trova accenti di commossa ed ispirata trepidazione.
Ivan Serra
giovedì 22 aprile 2010
Il mio Tango
Comunicazione a cura di Overeco
Dal 24 al 30 aprile 2010 presso l’Ex Conservatorio S. Anna, via Libertini - Lecce
con la performance di Tango Argentino del maestro Pino Belgioioso
mercoledì 14 aprile 2010
Cambio di luci di Maria Lenti (Canalini e Santoni)

... chiari e chi e dove e come
nella cronaca della storia.
Spinge il perché
la chiocciola del mondo nell'inizio
puntolino d'inizio di un miliare.
domenica 4 aprile 2010
Lulù Delacroix di Isabella Santacroce (Rizzoli, 24/7)
Ho lasciato Isabella Santacroce, a “V.M. intervento di Stefano Donno
martedì 30 marzo 2010
Più Luce di Lara Carrozzo (Bhoomans editore) - La bambola
analfabeta del mondo…
inciampa di continuo
tra le avvisaglie del desiderio
non lunare.
Un esercito schierato
ad ammirare le noie del tempo
vede. E..lei..a..contemplare
i giorni e le notti delle bellezze
senza fine..
Senza fine la pelle
Senza fine il ventre
Senza fine la gioia ritrovata.
Pare che la bambola sia
astemia e disincantata…
No…sta fingendo,
si nasconde dietro gli alberi..
una schiera indefinita di alberi
che sussurrano che il cielo
sta cambiando colore:
plumbeo germe della grazia
si espande riflesso negli occhi
cerulei…lontani.
Sempre sguardo da lontano
che non afferra,
ha la bambola.
Mastica i nembi
tra nervi tesi come corde
rannicchiate
in un angolo ad attendere
una forma ancora non definita.
Grovigli di pensieri
tra gli accenti di una lingua
nuova, da ritrovare,
mentre imbalsamate
le labbra cercano la linfa
di un nuovo podere per vivere.
Uomo senza accento sfiora
il deserto del desiderio
e inciampa come la bambola
tra le avvisaglie del tuo io
ignavo e deriso dal tempo
perché gli accenni della carne
sono i movimenti che conosci,
mentre la bambola osserva,
manichino del mondo,
l’essere, che tenta le fughe,
Lara Carrozzo, è nata a Melendugno nel 1979. E' laureata in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Salento. Svolge un'intensa attività culturale che spazia dall'ambito letterario a quello civile e collabora nei diversi settori del sociale nei quali organizza e coordina eventi e convegni, Artista a tutto campo, interprete fine, coniuga musica poesia e letteratura.
venerdì 26 marzo 2010
Loredana Mazzarella e Giovanni Maria Pala pubblicano in U.S.A “LEONARDO DA VINCI’S MUSICAL GIFTS AND JEWISH CONNECTIONS“ (The Americas Group)
L’autore di questo libro, Giovanni Pala, (la co-autrice è la salentina Loredana Mazzarella)è un musicista che suona ogni tipo di strumento e insegna, in particolare, percussioni. Nel 1999 è stato insignito del Golden Lion Prize al Festival di Venezia. Vive tra gli Stati Uniti e l’Italia. Il titolo originale di quest’opera a dir poco sconvolgente è “LEONARDO DA VINCI’S MUSICAL GIFTS AND JEWISH CONNECTIONS“ (The Americas Group). Perché sconvolgente? Semplice, da una lettura del famoso Cenacolo di Leonardo, visto con gli occhi e le conoscenze del musicista/musicologo, Giovanni Pala ha letteralmente decriptato un filone interpretativo che ci consente di ‘leggere’ un particolare del tutto inedito e che fino a questo momento non era mai stato preso in considerazione dagli studiosi dell’Artista. L’autore rivela così al lettore l’esistenza di uno spartito musicale celato tra le mani, i pani e i frutti raffigurati nell’Ultima Cena, nonché di una preghiera in ebraico nascosta negli spazi e fra le note nel celebre affresco. Come e perché Leonardo ha occultato le note sotto gli occhi di tutti, in un’icona universale come l’Ultima Cena? Questo è forse uno dei quesiti più interessanti mai sorti attorno a questo affresco. Il libro contiene inoltre approfondimenti su dettagli poco conosciuti della vita di Leonardo. L’aspetto più interessante è certamente costituito dal fatto che un’opera per noi così riconoscibile e consueta venga sottoposta a un vaglio critico totalmente inedito, che farà impallidire per protervia critica Dan Brown e affini, dato che la lettura oltre che plausibile è condotta con metodo scientifico e resa in modo divulgativo, quindi accessibile a un vasto pubblico di non specialisti. “Leonardo’s Da Vinci musical gifts and jewish connections“, scritto da un autore italiano e pubblicato per la prima volta negli Usa, è un esempio di divulgazione scientifica di altissimo livello che fa chiarezza su un tema, solo in apparenza, oscuro. (Luciano Pagano)il Cenacolo di Leonardo sul sito di Haltadefinizione
informazioni ulteriori qui: www.davinciexperience.info
Per acquistare il libro su Amazon http://www.amazon.com/Leonardo-Vincis-Musical-Jewish-Connections/dp/0935047719/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=books&qid=1264480993&sr=8-1
giovedì 25 marzo 2010
Il mistero della bara di Lorenzo Bosi segnalato da Artemary (Freaks edizioni)
Il risultato è un libro di 150 pagine, edito dalla neonata casa editrice faentina Freaks Edizioni, che si può ordinare sul sito www.freaksedizioni.it o trovare in vari punti vendita del faentino. Ecco la trama: è il periodo di Natale e a causa di un'eccezionale ondata di maltempo, Tredozio, un piccolo paese sull'Appennino Tosco-Romagnolo, rimane isolato dal resto del mondo. Come non bastasse, la tranquillità che regna sovrana viene spezzata da un duplice omicidio.
Quale collegamento potrebbe esserci tra il delitto e la misteriosa bara proveniente dalla Russia? L'orchestra russa, ospite a Tredozio proprio in quei giorni, avrà qualcosa da nascondere? Oppure sono i tre strani imprenditori a celare qualche scomodo segreto? Assolutamente impreparate, le esigue forze dell'ordine di stanza al paesello brancolano nel buio. Tra sospetti, bambole appese alle porte e informazioni più o meno fondate, Michele, Valentina e la stramba Mara de Santi cercheranno di venire a capo all'intricata vicenda.
martedì 23 marzo 2010
Maria Beatrice Protino parla di Roy Fox Lichtenstein: «È lui il peggiore pittore del mondo?»

La rivista statunitense “Life”, nel 1964, aprì con un ampio servizio su Roy Lichtenstein intitolato: «È lui il peggiore pittore del mondo?». Oggi i suoi pezzi sono nei più grandi musei del mondo e il valore del suo lavoro non è più controverso, anzi lo hanno reso uno dei maggiori esponenti della pop art americana.
La Triennale di Milano dedica una mostra antologica con dipinti, disegni, collages e sculture- curata da Gianni Mercurio che nel mese di luglio sarà trasferita al Ludwig Museum di Colonia, dove rimarrà aperta al pubblico fino al 3 ottobre 2010.
Il suo trucco consisteva nel rendere attuale il realismo copiando non le cose, ma le copie che ne offre la stampa.
Amante della pittura di Picasso e della pittura di storia e d’impegno come quella di Daumier, ha poi scelto il cartoon. Come raccontano le sue biografie, sulla sua attività influirono alcune attività che lo misero in contatto con le immagini del consumismo: lavorava come vetrinista, disegnatore di loghi e di design. Amico di pittori elitari come Pollock e De Kooning, rimaneva fortemente legato alle immagini del suo quotidiano sino a sublimarle. Al contrario di Warhol, L. rappresenta quel filone della Pop Art che non mirava a puntare il dito sull'universo dei consumi come un mondo dominato dall’alienazione dei soggetti.
Fu nel 1961 che si presentò al gallerista Leo Castelli, il più grande della recente storia americana, con un quadro che richiamava un fumetto. Da quel momento nacque il pittore delle immagini gigantesche tratte dai fumetti e da lui reinventate: L. isolava e ingigantiva fumetti celebri oppure riproduceva capolavori dell’arte antica e moderna –spesso dissacrandoli- attraverso una semplificazione formale propria della grafica pubblicitaria.
Il suo racconto snocciola miti lontani usando il linguaggio dei media, senza mai prendere posizione, senza mai sognare uno stravolgimento dei valori correnti.
La sineddoche visiva fu il tratto più costante della sua produzione: la capacità di trasformare una parte per il tutto e viceversa, si pensi al dipinto intitolato “Frolic”, del
domenica 21 marzo 2010
La sposa gentile di Lia Levi (edizioni E/O)
Chissà per quale strana ragione del Destino, con Lia Levi ho avuto sempre a che farci, vuoi perché qualcuno mi consigliava un suo libro, vuoi perché mi sia trovato da spettatore (nelle rare occasioni in cui mi sono spostato da Lecce) ad assistere alla presentazione di un suo libro. Mi ha sempre sbalordito la dolcezza del suo sguardo, il suo sorriso accogliente, e i suoi modi gentili da donna di altri tempi. Mi piacciono i suoi racconti densi nel respiro di una scrittura che sa alternare leggerezza, piacevolezza e gusto sopraffino con grande maestria, in grado di eseguire ritratti dell’anima degni del più grande pittore contemporaneo. Insomma Lia Levi è una delle nostre scrittrici più interessanti.Di origini piemontesi, Lia Levi vive a Roma dove per ben trent'anni è stata a capo del mensile ebraico “Shalom”. A Roma dalla prima infanzia, la signora Levi ha vissuto in questa città la maggior parte degli accadimenti più nefasti della storia del nostro paese: quelli segnati dalle “leggi razziali” del 1938. Ho seguito le sue vicende editoriali per la casa editrice E/O da “Il mondo è cominciato da un pezzo” sino a quest’ultimo lavoro e devo dire che non ha mai tradito le mie aspettative. “La Sposa Gentile”, fondamentalmente prende spunto da un intreccio familiare ambientato nel secolo scorso che ha come sottofondo una vicenda vera: l’avversato matrimonio di un giovane banchiere, figlio della borghesia ebraica piemontese, con una contadina cattolica. E’ la storia di Amos, giovane banchiere ebreo di una cittadina piemontese, che vuole diventare qualcuno e vuole mettere su famiglia. Una famiglia però di solido stampo patriarcale.
Si innamora fortemente di Teresa, una contadina cristiana del luogo, che diverrà il motivo principale per cui il loro matrimonio sarà caldamente osteggiato dalla comunità ebraica. Ma la forza dell’amore di Teresa per il suo uomo, porterà la giovane donna ad una scelta difficile ma ineludibile: quella di voler diventare anche lei ebrea. L’intera vicenda narrata nelle pagine di questo deliziosissimo lavoro, va dai primi del novecento sino alle leggi razziali del 1938, con un sottofondo di vicende politiche e di costume includenti l’età giolittiana, le prime agitazioni femministe per il diritto di voto alle donne, l’avvento del fascismo. Romanzo dunque storico e sentimentale, con protagonista un bellissimo modello di donna, Teresa, originale e in grado di accettare ciò che non conosce e di aprirsi senza pregiudizi e remore al nuovo che la vita le offre. Imperdibile!
intervento di stefano donno