mercoledì 25 novembre 2009

Le donne del Giallo salentino a Novoli il 4 dicembre per la Notte nera

Il Salento. Terra di transito, di attraversamenti, di ragni tarantolati, di ulivi secolari. Salento, terra di meraviglie barocche, di cultura, non solo terra dove impera lu sule, lu mare, lu ientu! Già perché c’è un aspetto della storia della letteratura di questo territorio ancora tutta da scoprire, tutta ancora da valorizzare e da apprezzare, e per certi versi forse poco rassicurante. Obiettivamente la produzione letteraria di queste lande, da Salvatore Toma a Antonio Leonardo Verri sino a Claudia Ruggeri, ha raccontato sia in prosa che versi, una geografia della scrittura che parlava di queste latitudini in maniera non certo entusiastica, dove il lirismo mitologico di un luogo quasi utopico e incontaminato sotto qualsiasi punto di vista, veniva sostituito dalla narrazione di un luogo, il nostro, tutt’altro che idilliaco,anzi … un inferno “minore”, citando l’opera della Ruggeri, dove il barocchismo delle identità diveniva sublimazione dell’ipocrisia, della volgarità, del pressapochismo, di una claustrofobia esistenziale che lacerava ogni slancio. A cavallo poi tra gli anni ’80 e ’90 il Salento ha visto nascere il pulp, la beat generation. il noir, e ora a partire dal nuovo millennio il Giallo. Il Giallo Mondadori, ideata da Lorenzo Montano e pubblicata da Arnoldo Mondadori a partire dal 1929) a tutt’oggi ha i suoi appassionati seguaci, e le sorprese, anche in questo territorio giallo come il sole e rosso come il sangue sono ancora moltissime. Naturalmente l’assassino non è sempre il maggiordomo … E dunque l’intento di questo progetto è quello di dare un primo spaccato che negli anni verrà sempre più ampliato e arricchito, su questa nuova porzione della letteratura salentina che sta vedendo la luce da qualche anno e che si sta pian piano consolidando. Una serie di narratori, giornalisti della carta stampata e televisivi che si sono cimentati con una scrittura stilisticamente vicina al romanzo per descrivere di omicidi efferati o clamorosi fatti di nera, o esordienti che hanno visto nel Salento un paesaggio ideale per ambientazioni noir, vicine al giallo, a volte gotiche. Naturalmente l’assassino non è sempre il maggiordomo …

Sospettati: Raffaele Polo, Gianni Capodicasa, Lucia Accoto, Piero Grima, Graziano Tramacere, Angela Leucci, Armando Tango, Lino De Matteis, Elisabetta Liguori, Marcello Costantini
Complici: Luisa Ruggio, Sandrina Schito, Alessandra Bianco, Mauro Marino, Vito Antonio Conte, Ilaria Ferramosca
Gli autori coinvolti hanno pubblicato con le seguenti case editrici: Luca Pensa editore, Akkuaria editrice, Besa editrice, Lupo editore, Glocal editrice, Argo editrice

domenica 22 novembre 2009

La strada dell'odio di Grazia Casavecchia (Lupo editore). Recensione di Raffaele Polo

Di solito le ‘opere prime’ non colpiscono particolarmente e, anzi, vengono esplicitate in tal modo proprio per richiedere una sorta di compiacente assoluzione. Non è questo il caso de ‘La strada dell’odio’ di Grazia Casavecchia, un romanzo ricco di interessanti spunti e di piacevolissima lettura. Bisogna, peraltro, inserirsi in quel filone di romanzi d’amore, o romanzi rosa, che tanto gradevolmente vengono accettati dai cultori del genere. Così come, del resto, sono vilipesi e messi da parte da chi li escluderebbe volentieri dalla storia della letteratura. Non a cassa, tempo addietro, nacque la definizione di ‘letteratura d’appendice’, quasi un voler evidenziare una diversa, inferiore considerazione per chi struttura storie connotate facilmente con l’amore e le vicissitudini di chi si ama e vuole coronare il proprio sogno…
Ora, la brava Casavecchia, scrittrice salentina di Veglie, non ci pare voglia adombrare il ricordo di Liala o, addirittura di Bianca De Maj o Luciana Peverelli. E’, piuttosto, il suo un incedere nelle vicende più vicino agli scritti dei maestri del secolo scorso, a partire da Saponaro ma giungendo fino a Scerbanenco, privilegiando una ambientazione tutta locale e legata alla tradizione della nostra terra. Ci sono, in questo agile romanzo, tutti i topoi più gradevoli che caratterizzano le narrazioni del genere e giungono gradite a rinverdire le obsolete strutture delle creazioni letterarie che i giovani contemporanei dimostrano di gradire, purchè esibiscano il marchio di Federico Moccia…
C’è, allora, la storia di un amore impossibile che finisce per realizzarsi nonostante mille impedimenti; ci sono i personaggi buoni e corretti che sono rappresentati con caratteristiche gradevoli ed esteticamente positive, mentre i cattivi sono sempre facilmente identificabili per il cipiglio e la rozzezza del comportamento; c’è la violenza gratuita e la rassegnazione; c’è il modo di essere donne e madri in antitesi al mondo insensibile e brutale dei maschi ignoranti; c’è l’amore per una Natura che è quella, squisitamente salentina, delle campagne e delle masserie dove si lavora e dove nascono amori e tragedie.
Nell’edizione di Lupo, con bella foto di copertina di Emanuela Bartolotti, c’è un profumo particolare: quello del fresco, coinvolgente fascino della ‘Letteratura d’Appendice’, senza età, senza confini….

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martedì 17 novembre 2009

Anticipazione: "Separé" di Annalisa Bari (Giuseppe Laterza)

Annalisa Bari, salentina, ha insegnato italiano e storia negli istituti superiori. Da tempo pubblicista di saggi letterari e storici su periodici locali, è sempre stata impegnata in recensioni, presentazioni di libri e interventi in conferenze e dibattiti di carattere culturale e sociale. Ha pubblicato Non c'erano le mimose (Edizioni del Grifo, Lecce, 2001), Diamanti e ciliegie (Edizioni del Grifo, Lecce, 2003), Il quarto sacramento (Edizioni del Grifo, Lecce, 2005).
Ora sta uscendo con un suo nuovo lavoro per i tipi di Giuseppe Laterza dal titolo "Separé". Stefano Donno mi ha fatto partecipe di questo intervento e lo pubblico anche se apparso già. Ringrazio anch'io Annalisa Bari:"Gentilissimo Stefano, sono contenta di entrare nel tuo blog con un'anticipazione sul mio ultimo libro. Dopo le fatiche de "I Mercanti dell'anima" (Giulio Perrone editore) che mi è costato mesi di studio e di ricerche, ho voluto dedicarmi a qualcosa di più leggero: un romanzo ambientato nel mondo dell'avanspettacolo degli anni cinquanta, quando questo genere andava già declinando, sopraffatto dalla televisione e dalle grandi commedie musicali. Ogni capitolo di "Séparé" ha per titolo un profumo perchè tali erano le compagnie di varietà: un bouquet di profumi inebrianti che mandavano in visibilio e facevano sognare i giovani del dopoguerra, ancora carichi di disagi economici, di ricordi da cancellare, ma già tesi a conquistarsi il loro spazio di benessere, la loro porzione di felicità. Ma dietro i profumi, i lustrini, le piume, le luci, tanta miseria, vergogna, emarginazione, solitudine. Un romanzo dolce-amaro in cui sono protagoniste le donne: ballerine senza troppo talento, illuse da sogni di gloria, ma anche desiderose d'amore e di famiglia. E un prezzo alto da pagare nell'Italia bigotta degli anni cinquanta: la dignità. Il romanzo, edito da Giuseppe Laterza, sarà presentato in anteprima nazione alla "Città del libro 2009" a Campi Salentina, sabato 28 novembre, alle ore 16,00. Ti aspetto e ti ringrazio."

Annalisa Bari

fonte iconografica: http://ireneleo.wordpress.com/2009/09/14/vibrisse-cartoline/
foto di Irene Ester Leo

giovedì 5 novembre 2009

Anteprima: Dermica per versi di Stefano Donno (LietoColle) visto da Alessandra Bianco

Una dimensione lirica dove stabili sono solo i punti di partenza, i nervi sono tesi e i sensi all'erta. Il poeta è un io narrante senza talenti che si muove vacuo in una superficie barocca, vuota. È qui che eremita, l'autore disintegra qualsiasi tipo di rapporto e di relazione intima. Persa la dimensione di lotta sociale e di attacco globale, che ha caratterizzato la produzione precedente del poeta, "Dermica per versi" salta l'ostacolo del mondo reale e dei suoi contatti fallaci. Entra in una dimensione asettica, in cui sopravvivono solo, come punti cardinali, pochi oggetti quotidiani. Sono quelli di un alter ego femminile cercato e voluto a deposito di rassegnazione e sconfitta. La catarsi è verbo di solitudine e desolazione stremata. Lo sguardo asettico racconta la realtà di una condizione umana blindata per una scrittura amara, lacerante, lacerata.







Non toccare nulla ti prego
non sfiorarmi nemmeno ti supplico
quel che è rimasto di noi
è un disordinato museo dei tempi andati
dove ho imparato ad attendere
in religioso silenzio ogni tuo cenno
riordinando per ore le spazzole per capelli
i cosmetici, gli orsacchiotti di peluche, la tua biancheria.

Non toccare nulla ti prego
non costringermi a soffocare il mio cuore
a dimenticare quelle grida
cresciute come gonfiori in petto
mentre persino la primavera
ingorda del nostro sangue
divora financo le ombre più nere
e altro non mi resta che toccare
con la punta delle dita una quiete ottusa
all'albeggiare del tuo sorriso.

martedì 3 novembre 2009

Un mio ricordo di Alda Merini

In quella calda serata di agosto l’andai a trovare nella sua casa di Milano. Mi colpirono subito i suoi occhi di una dolcezza e profondità disarmanti. Parlava sempre come un soffio come se le parole dette ad una più alta voce fossero per tutti .Invece dovevano coglierle solo chi sapeva volare come lei e come lei sapeva guardare oltre. Mi aprì il suo medico mentre lei mi attendeva in una stanza fatta di tutto, di tanto caldo e di tanta vita .Sfogliò il catalogo della mia mostra e parlando dei miei rossi li definì pieni di forza .L’ incontro era stato preceduto da alcune telefonate e come sempre ogni giorno erano diverse .Un giorno era come se parlasse ad una amica un altro giorno si scusava perché era stanca. Scambiammo poche parole perché non stava bene ma furono attimi molto intensi e non ebbi l’ impressione di trovarmi dinanzi ad una donna fragile ma dinanzi ad una donna che aveva fatto dell’amore , forse più spesso dato che ricevuto la sua ragione di vita. Conserverò per sempre il ricordo di quell’incontro e quando sfoglierò le pagine di qualche suo libro mi sembrerà di sentirla canticchiare anche questo come un soffio per le orecchie di pochi.

Paola Scialpi

giovedì 15 ottobre 2009

Nigredo

Il progetto Nigredo nato da un’idea di Barbara Collevecchio a cura di Lori Adragna, Barbara Collevecchio e Micol Di Veroli, prevede l'intervento di 30 esponenti della scena italiana ed internazionale che tramite le loro variegate esperienze artistiche mostrano al pubblico la straordinaria nascita del processo creativo, un momento mistico e purificatore dove sofferenza e determinazione si mescolano insieme come formule esoteriche per dar vita a nuove fantasie visive.

biglietti: free admittance
vernissage: 15 ottobre 2009. ore 19
catalogo: Pietro Negri Editore, Vicenza.
Curatori: Lori Adragna, Barbara Collevecchio, Micòl Di Veroli
Allestimenti: Gabriele Pellegrini


Adalberto Abbate, Barbara Agreste, Andreco, Matteo Basilè, Angelo Bellobono, Zaelia Bishop, Umberto Chiodi, Laura Cionci, Pierluigi Febbraio, Massimo Festi, Octavio Floreal, Tommaso Garavini, Tiziano Lucci, Federico Lupo, Jara Marzulli, Masbedo, Elena Monzo, Serena Nono, Davide Orlandi Dormino, Max Papeschi, Paola Parlato, Guido Pecci, Gabriele Pellegrini, Francesca Pennini, Cristiano Pintaldi, Marco Rea, Francesco Sambo, Silvia Serenari, Fernanda Veron, Fiorenzo Zaffina

L'alchimia è un ponte sospeso tra esoterismo e filosofia, tra fisica e religione. Una struttura instabile fondata sui suoi stessi simboli intrecciati in mutue relazioni che si rincorrono all'infinito alla ricerca della speranza di una vita eterna, di una salvifica pietra filosofale. Il cardine su cui ruota il processo alchemico è la trasformazione, la volontà di cangiare forme e materiali attraverso tre stadi fondamentali. Il primo stadio di questa trasformazione è la Nigredo, momento cruciale in cui la materia si dissolve e si apre al cambiamento, attimo oscuro e purificatore che Carl Gustav Jung paragonava all’incontro della coscienza con l’inconscio ed al confronto con la propria ombra. L'arte è per sua natura un'alchimia creativa, un processo di trasformazione della materia e dell'immagine mediante una struttura di simboli poiché l'essere umano è un animale simbolico. La Nigredo dell'arte è il punto d'inizio di una nuova materia immaginifica, di una nuova forma che si apre alla ricerca dell'opera perfetta, vera pietra filosofale di ogni istinto creativo. Le opere appositamente realizzate per l'evento o selezionate tra quelle più significative nella produzione degli artisti, spazieranno dalla pittura, alla scultura, alle installazioni, alla fotografia, alla video arte, in un perfetto equilibrio tra intelletto, creatività ed emozione. La mostra si avvale di una serie di eventi collaterali che prevedono una fusione tra diverse discipline artistiche che vanno dal teatro sperimentale alla poesia e dalla musica elettronica alla moda.

Immagine: MASBEDO, Una costante perdita di magia, 2007, stampa lambda, 187 x 126 cm - courtesy Galleria Pack, Milano. Il catalogo Nigredo è pubblicato da Pietro Negri Editore, Vicenza. Il Progetto ha il Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura - Regione Lazio. MEDIA PARTNER Drome Magazine Si ringraziano le Gallerie: ATELIER 777, Pescara; ARTEMBASSY, Berlino; CANNAVIELLO, Milano; CHANGING ROLE, Napoli - Roma; CO2, Roma; BONELLI, Mantova; DORA DIAMANTI, Roma; FAMIGLIA MARGINI, Milano; IAB, Londra; MONDOBIZZARRO, Roma; PANTALEONE, Palermo; FRANCO RICCARDO, Napoli; ROMBERG, Roma; TRAGHETTO, Venezia - Roma; ZELLE, Palermo. Uno speciale ringraziamento alla Galleria PACK di Milano


CALENDARIO MOSTRA/EVENTO NIGREDO


Giovedì 15 ottobre 2009

19.00 - Vernissage della mostra “Nigredo” - Incontro con gli artisti - Cocktail

Sabato 17 ottobre 2009

21.00 “Per Nigredo” la ballerina Ghislaine Avan e il compositore e ricercatore IRCAM Lorenzo Pagliei presentano un’integrazione fra danza e musica. Sul flusso scenico-musicale, verranno sovrapposte le immagini e le luci del video-artista Massimiliano Siccardi.

Domenica 18 ottobre 2009

18.30 Incontro con la Scuola Aion di psicologia analitica junghiana. Promossa dall’Associazione ALBA, la Scuola Aion di Bologna insegna le più evolute tecniche di psicoterapia e presenta didattiche fondate su prospettive interdisciplinari, attualizzate ai rapporti tra arte, cinema, religione, e psicologia. Saranno presenti tra gli altri: il dott. Angelo Gabriele Aiello, direttore della Scuola, il dott. Alessadro Raggi e il dott. Piero Meo Grossi.

Venerdì 23 ottobre 2009

20.00 “Nigredo poesia”, incontro, happening, teatro gnomico e pantomima contemporanea. A cura di Nina Maroccolo, con la partecipazione di: Maria Grazia Calandrone, Luigi Romolo Carrino, Gianluca Chierici, Claudio Comandini, Irene Ester Leo, Andrea Lucheroni (Jmarx Poetry), Bianca Madeccia, Nina Maroccolo, Faraòn Meteosès, Jacopo Ninni, Vinicio Pasquali, Tiziana Cera Rosco.

Sabato 24 ottobre 2009

21.00 “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, tributo musicale a Fabrizio De André (gruppi musicali ed attori reinterpretano le opere del cantautore a 10 anni dalla sua morte).

Domenica 25 ottobre 2009

Ore 19.00 “Nigredo”, video-installazione supportata da teatro d'ombra e teatro d'oggetti. Ideazione: Francesca Casolani, Celeste Taliani. Ombre: Camilla Gulini, Francesca Casolani; video: Celeste Taliani; musiche: Massimo Valentini.
Aperitivo

Mercoledì 28 ottobre 2009

20.00 “Dove inciampa la vita ho visto fiori nascere”, incontro in una parentesi con Beatrice Niccolai (sottovoce fra musica e parole).

Giovedì 29 ottobre 2009

20.30 “XYZ… perdendo la primavera” performance di danza a cura di Bricolage Dance Movement. Regia e coregrafia: Michela Mucci; ass. coregrafa: Anna Buonuomo; interpreti: Santina Bitetto, Anna Buonomo, Giuditta Celesti, Eleonora Restelli.

Venerdì 30 ottobre 2009

21.00 “Aspettando Nil”, drammaturgia scenica di Elisa Bongiovanni, Marco Canuto, Fabiana Iacozzilli, Giada Parlanti, Irene Veri. Con Elisa Dongiovanni e Giada Parlanti. Regia di Fabiana Iacozzilli.

Sabato 31 ottobre 2009
19.00 Finissage della mostra Nigredo.
20.30 “Boudoir Circus!”, sfilata-performance e musica, creata da Rich & Swyng in collaborazione con Alessio Monacò. Dj set: Radiosonar e Alessio Monacò. Performance: Murga porteña, Los Adoquines de Spartaco.

Inizio: giovedì 15 ottobre 2009 alle ore 19.00
Fine: domenica 1 novembre 2009 alle ore 22.00
Luogo:EX LAVANDERIA, Piazza Santa Maria Della Pietà ,5
Città: Rome, Italy

martedì 13 ottobre 2009

Laura Iuorio con la sua Trilogia (Fanucci editore) alla Libreria Fanucci di Roma

Mercoledì 21 ottobre alle ore 18.30, presso la Libreria Fanucci, Piazza Madama 8 a Roma, Laura Iuorio presenterà il suo nuovo romanzo Trilogia del sicario. Dialoga con l’autrice Errico Passaro, scrittore e giornalista. Torna in libreria l’ironico e malinconico Sicario, riproposto in questa eccezionale trilogia in una versione riveduta e corretta dall’autrice. C’è una ragazza, giovane e bella. Ed è morta, perché è stata massacrata nel suo appartamento di Nuova Roma. Lavorava per Imanuel Olmo, titolare di una rinomata agenzia d’appuntamenti. Olmo si rivolge all’unica persona che ritiene in grado di aiutarlo, Sol Maio, assassino di professione e detective per caso. Allo stesso tempo, l’agente del DSG Lenora Kelley viene incaricata di indagare sull’omicidio di un alto grado dell’esercito, un apparente avvertimento terroristico in vista dell’imminente Conferenza Strategica delle Potenze Spaziali. Ma la pista che inizia a seguire si fa via via più intricata, fino a farle incrociare ancora una volta la strada di Sol Maio, l’uomo a cui è legata da un oscuro segreto... E molti nodi verranno al pettine quando Sol Maio, l’innocente reso assassino dal sistema, si troverà ancora a immergersi nel mondo della malavita organizzata in cui ha mosso i primi passi della sua carriera, un’esperienza che lo porterà a venire a patti con sé stesso e le conseguenze delle proprie scelte.

Laura Iuorio è nata a Cuneo, ma vive a Milano. Laureata in Lingue e letterature straniere moderne, ha scritto numerosi racconti che hanno ottenuto diversi riconoscimenti in concorsi di letteratura fantastica. Ha pubblicato per Fanucci Editore il romanzo Il sicario, vincitore del premio Solaria nel 2000, e ha inaugurato una nuova saga fantasy con Il destino degli Eldowin nel 2007.

sabato 10 ottobre 2009

SUDAPEST di Irene Leo poet/bar 14.10- magazzino di poesia a cura di Mauro Marino (Besa editrice)

La scrittura ha un immenso potere che fa viaggiare nel tempo e nello spazio, ha la facoltà di rievocare mondi e infinti universi paralleli dove le storie si intrecciano, colmano vuoti, si ricostruiscono senza posa sino a creare quella che è una possibile versione dei fatti. Raccontare il Sud dopo Salvatore Toma, Claudia Ruggeri, Vittorio Bodini e Antonio Leonardo Verri, risulta impresa ardua dal momento che la riscrittura dei luoghi, di questi luoghi, di un Salento ormai mitico e spesso inutilmente mitizzato all’ombra di ulivi, del morso del ragno che estasi e ritmo produce più del volo di S. Giuseppe da Copertino, e del morboso barocco, terribile e obliquo, è affare che rientra nella possibilità. E una tra le tante chiavi di lettura più psichica che cosmica di questo “Sud del Sud del mondo”, risulta essere quella di Irene Leo, poetessa dal grande respiro e dall’immensa generosità nel ritmo e nella resa immaginifica della scrittura e del suo performare semantico. Conosco da tempo Irene Leo e ho sempre associato il suo incedere nel mondo dei versi come una speranza, che ha fame di vita, inappagabile, inavvertita nel trascorrere del Tempo che ormai di divora se stesso nello slegarsi dei fatti, delle cose, delle storie che narrano di amori, solitudini, e occasioni mancate. Un tempo che fa i conti con il precariato esistenziale, che è liquido e vischioso, immateriale abisso dell’incertezza senza alcun argine e margine, mappa di un mondo che nella deriva degli sradicamenti affettivi crede di essere nel giusto. Questo è Sudapest di Irene Leo edito dalla Besa editrice, e che poi parli di una storia d’amore o più nuances dell’Amore si capisce che è un pre/testo, l’anticamera di una pesante melanconia che accarezza il cuore e di lui si beffa, che fa sorridere in maniera amara e crea solo disillusione. “I giorni qui portano sulle nocche i calli e le ferite di civiltà deserte, cugine di un’era grande che rivedi negli occhi e nelle curve generose, vere opere d’arte oltre le architetture d’azzardo mesciate a terra e sudore. Sono ricco. Ho qui con me sacchi interi di dignità in foglie ed olive e mani consunte che urlano e gemono nelle ore del giorno. Le osservo, me le guardo, le nascondo” questo dice Rodolfo - maschera principe su un palco dove la vita viene recitata con amarezza e un senso di deriva fortissimo in questo Sudapest -presentandosi. Non è un poemetto, il ritmo è quello della prosa poetica non tanto selvaggia, ma costruita oltre l’essere un mestierante della parola. Chi si avvicina a questo lavoro deve essere avvertito: potremmo dire “hic locus terribilis est” proprio come all’ingresso della piccola chiesa di Rennes les Chateaux. Già perché il lavoro di Irene Leo ci fa capire come sacro e profano sono ancora in lotta nelle nostre vite e spesso la scelta non può chiudersi su un oggetto ben definito … perché perennemente in bilico (S.D.)

Irene Leo, classe 1980, ha “esordito” ufficialmente nel 2006 con “Canto Blues alla Deriva” (Besa editrice). E’ presente su “Tabula Rasa 05″, rivista di letteratura invisibile, nella sezione Poesia e su alcune antologie, tra cui “Verba Agrestia ” 2008, e “Il Segreto delle fragole” 2009, entrambe Lietocolle edizioni. Nel 2007 ha ricevuto dal teatro di musica e poesia “L’Arciliuto di Roma, il riconoscimento in “Kagolokatia”. Collabora con “Il Paese nuovo ” e cura un suo blog letterario: www.ireneleo.wordpress.com. Ha sempre preferito all’apparenza la sostanza della parola, e del dettaglio. Su tutto la Poesia, la scrittura, emblema di quel niente “Ca te inchie lu core”…

SUDAPEST di Irene Leo poet/bar 14.10- magazzino di poesia a cura di Mauro Marino
ISBN 978-88-497-0630-7, www.besaeditrice.it, 09 – 2009, Euro 5.00

lunedì 5 ottobre 2009

Dal 10 ottobre, con i libri e per i libri, apre in via Cavallotti la Gutenberg a Lecce.

Dal 10 ottobre, con i libri e per i libri, apre la Gutenberg a Lecce. La nostra libreria ha un sogno. Vivere della stessa vita dei libri che accoglie, divenendo parte di un processo di mediazione di parole e idee. Nella convinzione che nulla più di un libro ci rende consapevoli di appartenere ad una comune umanità, illuminata e tormentata dalle medesime speranze e angosce, abbiamo voluto dare inizio a questa nuova avventura, che è commerciale ed esistenziale allo stesso tempo. Da sempre avvicinarsi ad un buon libro significa avvicinarsi a noi stessi, alle differenze di cui siamo fatti, alle nostre zone più oscure, come a quelle più luminose; a quella parte di noi ancora capace di sognare, amare, temere, credere, disperarsi e reagire. Un buon libro, infatti, non si legge: vi si precipita. E’ potenzialmente contagioso e infinito e può generare infiniti altri libri. E’ carne, ossa, sangue e spirito, così come chi lo legge, per questo la scelta che presuppone, sia nel momento della scrittura che in quello della lettura, è sempre una necessità. Un buon libro genera uomini nuovi. Provoca reazioni. Costruisce legami prima inimmaginabili. Ecco, questo è per noi il libro. Con il libro e per il libro, noi oggi scegliamo di diventare parte attiva del meccanismo creativo e consapevole che la lettura consente. Scegliamo di partecipare alla creazione di nuovi e necessari legami tra gli uomini ed al loro possibile cambiamento. Scegliamo con forza e con tutti i mezzi a nostra disposizione. Su circa 100 metri quadrati di superficie complessiva, una particolare attenzione sarà dedicata al settore dei giovani lettori, alla stampa illustrata, all’arte ed alla piccola editoria, con l’intenzione caparbia di occuparsi contestualmente del territorio, dando voce allo stesso – alla sua luce come alle ombre, alla marginalità quanto all’orgoglio, ai confini da superare non meno che alle relazioni più ampie ancora da costruire - attraverso la parola scritta. Pensiamo a laboratori, percorsi creativi guidati ed altre forme di sostegno a progetti diversificati di crescita intellettuale, nell’idea di una cammino ambizioso, ma possibile perché condiviso. In altre parole, con passione e leggerezza vorremmo fare la nostra piccola parte: contribuire a diffondere, agevolare e stimolare, la scelta dei libri adatti a ciascuno di noi, perché l’intreccio tra la curiosità dei sogni e i diversi contatti umani, ci pare oggi il gioco più necessario all’umanità tutta.

Teresa, Caterina ed Elisabetta

domenica 4 ottobre 2009

Net-Poetry Reading in Web Cam, a cura di Caterina Davinio

53. Biennale di Venezia – Eventi Collaterali 2009
Fondazione Mare Nostrum / MHO_Save the Poetry / A cura di Marco Nereo Rotelli

Presentano

Evento: Network Poetico / Net-Poetry Reading in Web Cam, a cura di Caterina Davinio
Dove: San Servolo (VE), Piazza Baden Powell
Quando: 9 Ottobre 2009
Orari: dalle 15:00 alle 15:30 (chiedere in loco, possono variare) e proiezione delle registrazioni nel pomeriggio.
Info: e-mail: davinio.art.electronics@gmail.com

Eventi audio/video di poesia e in connessione live

SINTESI:. L’artista e poeta digitale italiana Caterina Davinio il 9 ottobre realizzerà a San Servolo (VE) un video-reading poetico in web cam, con poeti e artisti dal mondo, i quali porteranno la propria testimonianza poetica in un evento partecipativo di comunicazione globale.

NOTE: La performance collettiva fa parte della 53ma Esposizione Internazionale d’Arte La Biennale di Venezia – Eventi Collaterali 2009 / Evento: MHO_Save The Poetry/NOTTE DI LUCE, promosso dalla Fondazione Mare Nostrum, a cura di Marco Nereo Rotelli.

Evento: 9 Ottobre 2009
Pubblicazione delle registrazioni on line: 9 ottobre – 22 Novembre

Artisti/Poeti coinvolti nel “Poetry reading in web cam”:
Caterina Davinio, in connessione con i poeti e gli artisti: Stefano Donno (Lecce, Italia), Vincenzo Bagnoli (Bologna, Italia), Ruth Lepson (USA), Phoebe Giannisi (Grecia), Obododimma Oha (Nigeria), Nicole Mauro (USA), Mirona Magearu (USA), Matteo Fantuzzi (Bologna, Italia), Massimo Mori (Firenze, Italia), Lamberto Pignotti (Roma, Italia), Italo Testa (Parigi, Francia), Gabriele Montagano (Napoli, Italia), Francesco Muzzioli (Roma,Italia), David Seaman (USA), Craig Saper (USA), Avi Rosen (Israel), Annamaria Ferramosca (Roma,Italia), Alfonso Siracusa (Siracusa, Italia), Cristina Vignocchi (Sant'Andrea Pelago / Modena, Italia), Joseph Young (UK), Liliana Ugolini (Firenze, Italia), Denis Belley (Canada), Philip Meersman (Olanda), Mariapia Quintavalla (Milano), Elif Sezen (Australia), Mario Lunetta (Roma, Italia).

Genere: arte/poesia contemporanea, net-art, digital art, poesia, avanguardia
Ingresso: libero

L’artista digitale italiana Caterina Davinio, pioniera dell’arte/poesia digitale italiana dal 1990, resa popolare nella comunità artistica internazionale da una serie di happening virtuali legati alla poesia, il 9 ottobre 2009 realizzerà a San Servolo un video-reading poetico in web cam con poeti e artisti dal mondo, nell’ambito del progetto di Marco Nereo Rotelli MHO_Save the Poetry/Notte di Luce. I poeti, tramite Skype e web Cam porteranno la propria testimonianza poetica in un evento di comunicazione: la parola poetica come momento individuale, ma anche identità dei popoli e respiro globale, grazie ai nuovi media e tecnologie della comunicazione.
Il progetto Network Poetico/Poetry Reading in Web cam si è protratto anche on line durante il mese di settembre 2009. Sono intervenuti (e interverranno nuovamente il 9 ottobre a San Servolo:
Stefano Donno (Lecce, Italia), Vincenzo Bagnoli (Bologna, Italia), Ruth Lepson (USA), Phoebe Giannisi (Grecia), Obododimma Oha (Nigeria), Nicole Mauro (USA), Mirona Magearu (USA), Matteo Fantuzzi (Bologna, Italia), Massimo Mori (Firenze, Italia), Lamberto Pignotti (Roma, Italia), Italo Testa (Parigi, Francia), Gabriele Montagano (Napoli, Italia), Francesco Muzzioli (Roma,Italia), David Seaman (USA), Craig Saper (USA), Avi Rosen (Israel), Annamaria Ferramosca (Roma,Italia), Alfonso Siracusa (Siracusa, Italia), Cristina Vignocchi (Sant'Andrea Pelago / Modena, Italia), Joseph Young (UK), Liliana Ugolini (Firenze, Italia), Denis Belley (Canada), Philip Meersman (Olanda), Mariapia Quintavalla (Milano), Elif Sezen (Australia), Mario Lunetta (Roma, Italia).

Dopo la navetta spaziale di poesia su Second Life, per celebrare il Centenario del Futurismo (5 giugno – 22 novembre 2009) , con “atterraggio” su SL delle poesie nel quarantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna, “Net-Poetry Reading in Web Cam” si propone come luogo di aggregazione e di scambio, opportunità di confronto e di presenza per i poeti.
Nella “call for entries”, rivolta al network poetico internazionale, Caterina Davinio scrive che i poeti sono un po’ come alieni in terra e che la poesia è guardare da un punto di vista estremo, qualcosa da difendere in un mondo omologato, divenuto forse un pianeta da cui fuggire. Ma i poeti, benvenuti a bordo dell’astronave di poesia, ritornano per affermare il loro punto di vista contro l’annullamento di identità e differenze.

Sul tema delle identità culturali minacciate la Fondazione Mare Nostrum ha sviluppato negli anni altri progetti, tra cui Isola della Poesia, evento collaterale della Biennale di Venezia del 2005, a cura di Marco Nereo Rotelli, con un grande happening on line a cura della stessa Caterina Davinio (Isola Virtuale), che ha coinvolto 500 poeti da molti paesi. La collaborazione tra Rotelli e la Davinio risale, però, al 2001, anno in cui fu realizzato lo storico evento di poesia della 49ma Biennale di Venezia: Bunker Poetico, progetto speciale voluto da Harald Szeemann, cui parteciparono oltre mille poeti e artisti dal mondo.

Ecco tutti i link del Network Poetico (VIRTUAL Mercury House) a cura di Caterina Davinio, nell’ambito della 53.ma Biennale di Venezia – Eventi Collaterali MHO_Save the Poetry:

The First Poetry Shuttle Landing on Second Life
http://slurl.com/secondlife/Face%20North/163/50/22


Network Poetico –“Net-Poetry readings in Webcam” (line/off line, live) 9 ottobre 2009. Successivamente sarà possibile vedere alcune registrazioni sul canale YouTube: http://www.youtube.com/VirtualMercuryHouse

Virtual Mercury House / Welcome on Board. Happening virtuale nei giorni dell’inaugurazione della Biennale e raccolta di testi nel Libro degli ospiti della Poetry Space Shuttle, aperto alle adesioni on line fino al 22 novembre 2009. Il guest book è accessibile da Internet e da Second Life e contiene oltre 250 interventi poetici.
Proponi un tuo testo poetico
http://htmlgear.tripod.com/guest/control.guest?u=virtualmercuryhouse&i=1&a=view

Tra i poeti e gli artisti presenti sul sito con le loro poesie:
Francesco Dalessandro Italia
Luigi Di Ruscio Norvegia
Chiarlone Bruno Italia
Antonio Spagnuolo Italia
Chiara De Luca Italia
Fortuna Della Porta Italia
@Netwurker Australia
John Gian Italia
Pietro Barbera Italia
Faraòn Meteosès Italia
Marco Palladini Italia
Antonia Colasante Italia
Rod Summers/Vec Maastricht, The Netherlands
Ida Campagnola Italia
Doron Furman Tel Aviv, Israel
Wilton Azevedo Sao Paulo Brazil
Ted Warnell Medicine Hat Canada
Eugenio Lucrezi Italia
Enrico Tavernini Italia
Ilaria Drago Italia
Franco Piri Focardi Italia
Anat Elberg New York, Ny
Mario Vassalle New York ,Usa
G.H. Hovagimyan New York, Usa
Geraldo De Joachima Neuva York, Etats Unidas
Irving Weiss Dix Hills, Ny Eua
Gabriella Di Trani Italia
Ben Brack Maastricht, Holland
Matteo Fantuzzi Italia
Alckmar Santos Silveiras - Sp/Brasil
Sitalo Nove Italia
Luisella Carretta Italia
Laura Mautone Italia
Sergio Sarritzu Italia
Stefano Donno Italia
Miekal And Dreamtime Village, Usa
Rosetta Berardi Italia
Linda Mavian Italia
Paolo Arceri Italia
Luc Fierens Belgium
Massimo Mori Italia
Alfonso Lentini Italia
Elda Torres Italia
Holly Crawford Nyc/Usa
Gustavo Sànchez-Velandia Paris/France
John M. Bennett Columbus, Ohio, Usa
Massimo Zanasi - Arka (H.C.E.) Italia
Eric Dubois Joinville Le Pont/France
Reid Wood Oberlin, Ohio, Usa
Javier Robledo Argentina
Pete Spence Australia
Karissa Lang Chicago/Usa
Randy Adams Nanaimo, Canada
Lucas Farrell Middlebury, Vermont, Usa
Adrian Arias (Peru) San Francisco Us
Gigi Zoppello Italia
Caterina Davinio Italia
Italo Testa Italia
Giovanni Fontana Italia
Lorenzo Mazza Italia
Tomaso Binga Italia
Keith A. Buchholz St. Louis, Missouri, U.S.A.
Sara Maino Italia
Mud Scab Usa
Vermeulen Guido Belgium
Radoslav B. Chugaly Odzaci / Serbia
Djazairia Lamia Rue Emir Khaled Ain-Defa 44000 Algérie
María Jimena Pintos Montevideo/Uruguay
Klaus Peter Dencker Germany
Pedro Juan Lopez Caracas, Venezuela
Maria Grazia Calandrone Italia
Lamberto Caravita Italia
Reynolds Brooklyn, Ny Usa
Paul Murphy Ireland
Piotr Osuszkiewicz Brussels/Belgium
Juan Jose Díaz Infante Mexico
Margherita Levo Rosenberg Italia
Anna Boschi Italia
Giovanni And Renata Strada Da Italia
Robitah Nawawi Malaysia
Richard Piegza Paris France
Vincent Gregory Switzerland
Carmela Corsitto Italia
Maria Grazia Galatà Italia
Robert Van Saane Netherlands
Alberto Mori Italia
Armando Tinnirello Italia
Pascale Gustin Paris, France
Ricci Rossella Italia
Ignacio Pérez Pérez Venezuela
Alessio Liberati Italia
Aidana Rico Caracas
Allan Revich Toronto, Canada
Angela Ibañez Zaragoza/España
Mario Lunetta Italia
Vincenzo Bagnoli Italia
Lamberto Pignotti Italia
Lello Masucci Italia
Francesco Muzzioli Italia
Cecil Touchon Fort Worth, Texas Usa
Bruno Santos Coimbra // Portugal
Emanuela Santoro Italia
Daniel Daligand Levallois – France
Aristotelis Triantis Karditsa Greece
Joe Murray Kansas/Usa
Gilbertto Prado São Paulo – Brazil
Tony Green North Shore City, New Zealand
Nathalie Ranc France
Flavia Fernandes Florianopolis,Brasil
Thomas Nicolai Germany
Claudio Grandinetti Italia
Carla Della Beffa Milano/Italia
Maria Grazia Martina Italia
Don Boyd Mt. Vernon/Ohio/Usa
Mariapia Quintavalla Italia
Sanda Nedic Italia
Marija Nikola Vauda Pilipovic Manik Serbia
Jean-Pierre Balpe Paris France
Demosthenes Agrafiotis Greece
Eugenia Serafini Italia
Sérgio Monteiro De Almeida Curitiba/Brazil

E altri, di cui potrete leggere le poesie/text art partendo da questo link: Leggi le poesie
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giovedì 1 ottobre 2009

Anteprima: "Non dire madre" di Dora Albanese (Hacca edizioni) l'8 ottobre in libreria. Presentazione di Andrea Di Consoli

L'8 ottobre uscirà in libreria Non dire madre (Hacca edizioni), il libro di racconti di Dora Albanese, giovane scrittrice del Sud, al suo esordio narrativo. Attraverso il topos della maternità, Dora Albanese racconta tre metamorfosi sociali e culturali del Sud postbellico: la dura maternità della Lucania “interna”, ancora legata a feroci e dolcissimi stili contadini; la frustrata maternità piccoloborghese di una Matera “piana”, dimentica della superba e misera civiltà dei Sassi; e, infine, la maternità delle nuove generazioni, sospese tra “ritorni al passato”, fastidi per un benessere di facciata, e goffi e ostinati tentativi di abbracciare il mondo, magari attraverso un altro topos di questo libro, quello dell’emigrazione. In Non dire madre il tema della maternità e della femminilità è ossessivamente indagato e sviscerato con franchezza, senza abbellimenti estetici e senza indulgenze; anzi, le donne di questo libro sono sempre colte in un estremo momento di quotidianità scoperta, finanche di buffa sciatteria. A Dora Albanese interessa il trucco che si scioglie sul viso, l’odore immediato della carne e della placenta, la calata delle maschere, l’emergere impietoso delle paure, delle viltà, dei sentimenti più immediati, senza temere né la crudeltà né il sentimentalismo – dilagante attitudine, quest’ultima, di un Sud che, a furia di recitare, ha pure imparato a recitare i sentimenti. Matera non è una città di scrittori, perché il dolore – tutto il dolore che si prova – è già lì, nei Sassi. Solo una giovane scrittrice nata nel 1985 nella periferia di Matera, “sospesa” tra vecchie suggestioni, oblii riusciti e ambizioni nuove, poteva provare a raccontare Matera proprio da punti di vista marginali e privi di saturazione narrativa: Stigliano, il paese di origine della nonna, la desertica periferia di Matera Nord, il piccolo esilio romano. Ecco cos’è il mondo, il Sud, la Matera di Dora Albanese: ragazze che imparano a diventare madri, ragazzi che provano a diventare donne, donne adulte che cadono sugli avanzi della propria pelle stanca, nonne che ricordano antichi aborti, donne che spiano uomini sui balconi; insomma, un mondo di persone semplici, combattute tra prove difficili e fallimenti, tra tentativi di emergere e crolli nervosi e nostalgici. Con una lingua sospesa tra oralità e letterarietà, continuamente scossa da innalzamenti lirici e da velocizzazioni quasi automatiche, Non dire madre è un libro sul diventare grandi in assenza di grandezza; è un libro, cioè, sulla condanna e, al contempo, sull’impossibilità di essere “normali”; un libro, infine, sulla grigia miseria umana, ma anche sul dovere di rifondare la vita, di rinominarla, rimescolarla, riacciuffarla, magari sul binario morto dei nonni.

Dora Albanese è nata a Matera nel 1985. Ha pubblicato racconti e articoli su riviste e quotidiani. Dal 2004 vive a Roma, dove studia antropologia. Questo è il suo primo libro.

Il libro sarà presentato in anteprima a Roma presso la "Libreria Rinascita" il giorno 20 ottobre 2009 (martedì) alle ore 18.30. Presenteranno il libro gli scrittori Errico Buonanno, Gianfranco Franchi e Renzo Paris. Sarà presente l'autrice.
La libreria Rinascita si tova in via Prospero Alpino, 48 (Garbatella).

lunedì 7 settembre 2009

Nani, Ballerine e altre Suggestioni di Angela Leucci (Edizioni Akkuaria

Il Salento. Terra di transito, di attraversamenti, di ragni tarantolati, di ulivi secolari. Salento, terra di meraviglie barocche, di cultura, non solo terra dove impera lu sule, lu mare, lu ientu! Già perché c’è un aspetto della storia della letteratura di questo territorio ancora tutta da scoprire, tutta ancora da valorizzare e da apprezzare, e per certi versi forse poco rassicurante. Obiettivamente la produzione letteraria di queste lande, da Salvatore Toma a Antonio Leonardo Verri sino a Claudia Ruggeri, ha raccontato sia in prosa che versi, una geografia della scrittura che parlava di queste latitudini in maniera non certo entusiastica, dove il lirismo mitologico di un luogo quasi utopico e incontaminato sotto qualsiasi punto di vista, veniva sostituito dalla narrazione di un luogo, il nostro, tutt’altro che idilliaco,anzi … un inferno “minore”, citando l’opera della Ruggeri, dove il barocchismo delle identità diveniva sublimazione dell’ipocrisia, della volgarità, del pressapochismo, di una claustrofobia esistenziale che lacerava ogni slancio. A cavallo poi tra gli anni ’80 e ’90 il Salento ha visto nascere il pulp, la beat generation con Maurizio Leo di Copertino, Giovanni Santese di Sternatia (ricordo per Luca Pensa editore il suo “Amore lavati, che ti porto a ballare), il leccese Vito Antonio Conte, il noir con Luciano Pagano, sino al Giallo di Raffaele Polo, Graziano Tramacere, Gianni Capodicasa, Piero Grima, Lino De Matteis, Lucia Accoto e altri che hanno pubblicato i loro gialli ambientati nel Salento con altre case editrice tra cui Manni. Devo dire che le sorprese non sono ancora finite, sintomo che la possibilità di trasformare una terra del “rimorso” in una gigantesca fonte d’ispirazione per quel genere letterario come il “Giallo” (Il termine "giallo" si deve al colore della collana Il Giallo Mondadori, ideata da Lorenzo Montano e pubblicata da Arnoldo Mondadori a partire dal 1929) che a tutt’oggi ha i suoi appassionati seguaci, sono ancora moltissime. Con meraviglia poi leggo il lavoro di Angela Leucci per i tipi di Edizioni Akkuaria, dal titolo “Nani, ballerine e altre suggestioni” e dal titolo mi aspetto una prosa immaginifica, tra il grottesco e l’onirico o metafisico se si preferisce, sulla scia della migliore visione di un Federico Fellini. Ma pagina dopo pagina mi accorgo che Leucci mi ha coinvolto nella sua ragnatela di storie, personaggi, contingenze davvero inquietanti. Ora che l’autrice sappia come condire di brividi i suoi racconti, è fuori discussione, vi è il crimine, il mistero, le relative indagini per scoprire il colpevole di turno, che vi assicuro in questo caso non è il maggiordomo. Le vicende prendono corpo a Lecce, Maglie, nel Salento tutto insomma, (l’ambientazione è facilmente individuabile) e ci si può immedesimare da subito perché parlano di fatti che sono alla portata della nostra quotidianità, ma che di usuale hanno veramente ben poco in quanto ci fanno capire come le persone che ci circondano, quelle che possiamo incontrare lungo le scale del nostro condominio, mentre facciamo la fila alle poste, o che siedono al tavolo accanto mentre prendiamo un aperitivo con degli amici al bar, rappresentano l’altro come atroce (con un gioco semplice di elisione possiamo trasformare il latino “alter” , altro per l’appunto, in “ater” atroce) ovvero come entità mostruosa che può tutto. D’altra parte i killer seriali ce lo insegnano da Rostov ( nella realtà Andrej Romanovič Čikatilo) in poi! E dunque chiunque potrebbe essere un cannibale, un omicida efferato, un necrofilo e chi più ne ha più ne metta. L’abilità di Angela Leucci sta poi nell’aver voluto trasformare questi incubi in scene descritte con estrema velocità, e sintesi, da 8 mm direi, proprio come l’assurdo e la morte si manifestano in tutta la loro forza e assurdità, senza darti nemmeno il tempo di riflettere. In questo libro si parla di amore, di amicizia, di sesso, di morte con un unico filo conduttore: una lunga scia di sangue. Da leggere magari con sottofondo Nick Cave, Bob Dylan, Tom Waits. Scrive Antonio Errico nella prefazione al libro: “Angela Leucci racconta. Con precisione, esattezza, rapidità. Con ironia, icasticità, a volte con sarcasmo. Interpreta situazioni e condizioni del vivere. Prende parte. Racconta. Dei suoi personaggi conosce ogni storia, condivide tutte le passioni, è compagna di strada discreta, premurosa. Racconta facendosi personaggio tra i personaggi, senza nascondere mai sentimenti ed emozioni, senza pretendere di governare le storie, ma lasciandosi portare dal loro corso, affidandosi, se occorre, all’imprevedibilità della sorte. La sua narrazione prevede – strutturalmente – il soggetto che narra. Le vicende che si dispiegano non sanno farne a meno, lo pretendono, lo richiamano.” Certo, ha ragione Antonio Errico, ma alla fine quello che quest’autrice ci dimostra, è che la sorte alla fine è solo una delle tante storie che esistono simultaneamente in questo mondo, che è il peggiore dei mondi possibili

s.d.

mercoledì 2 settembre 2009

Nadan di Dario Congedo












Si chiama “Nadan” il progetto firmato dal musicista salentino Dario Congedo, vincitore del PercFest Memorial Naco come solista, alla ricerca di un suono sfuggito all’impostazione jazz per approdare ad atmosfere più oniriche che rivelano una straordinaria scelta di campo, una presa di posizione tutta musicale.

Lo stile di Congedo, che seppur giovanissimo vanta collaborazioni coi grandi nomi del panorama musicale contemporaneo nonché una formazione che l’ha visto confrontarsi coi maestri statunitensi, sorprende per il precipitato di immagini e luoghi suggeriti dal suo sound che si impone all’attenzione rompendo i canoni concettuali del ruolo standard della batteria e delle percussioni. Un processo di rivelazione che porta lo strumento a un livello più ampio, liberandolo dell’armatura. E’ questo lo spirito che anima i brani inediti eseguiti da “Nadan”:
Giorgio Distante (trumpet, electronics
Raffaele Casarano (alto & soprano sax, electronics)
Marco Bardoscia (double-bass, electronics)
Dario Congedo (drums, electronics)


Il 6 settembre a Lecce, nell’Anfiteatro Romano alle ore 21.00, il quartetto diretto da Congedo, costituirà l’evento speciale nell’ambito dell’edizione 2009 di “Mediterranea”, per l’occasione la formazione ospiterà i musicisti William Greco (pianoforte) e Carla Casarano (voce). Un evento imperdibile, la fusione tra il suono degli strumenti tipici del jazz con l’elettronica live intesa come mood nato dalla sinergia del gruppo.

lunedì 31 agosto 2009

53ma Biennale di Venezia: Virtual Mercury House da un progetto e idea di Caterina Davinio


Nel Centenario del Futurismo, nel quarantennale dello sbarco sulla luna, Caterina Davinio ha realizzato la prima installazione italiana di poesia su Second Life, mondo virtuale in 3D dove si può incontrare, costruire, abitare, vivere una seconda vita e, perché no, anche leggere, installare, “performare” poesie con un avatar 3D. La prima installazione italiana di poesia su SL ha la forma di un'astronave sospesa a pochi metri dal suolo su una spiaggia, dove i poeti assumono l'aspetto di prismi colorati: cliccando su ognuno di essi si riceve in dono una poesia. E' inoltre possibile farsi teleportare - tra effetti speciali - all'interno dell'astronave, dove altri poeti hanno forma di sfere che, a contatto del mouse, rilasciano un testo. Sono presenti link alla costellazione di siti del progetto, che nel libro degli ospiti ha raccolto oltre duecento poesie da tutto il mondo in numerose lingue diverse, lingue “aliene” incluse… Hanno aderito all’evento, dedicato a Eugenio Miccini, esponente storico della poesia visiva italiana, scomparso nel 2007, molti protagonisti dell’avanguardia poetica internazionale e artisti di varie generazioni che operano con il linguaggio. Il progetto, ideato e realizzato da Caterina Davinio, pioniera della computer poetry italiana dal 1990, è parte di MHO_Save the Poetry, evento collaterale della 53ma Biennale di Venezia promosso dalla Fondazione Mare Nostrum, curato da Marco Nereo Rotelli e coordinato dall'Arch. Elena Lombardi. Collaboratore tecnico SL: Riccardo Preziosi. Il progetto on line è aperto alle adesioni, infatti gli utenti possono proporre loro testi creativi e poesie in questo link:

http://htmlgear.tripod.com/guest/control.guest?u=virtualmercuryhouse&i=1&a=sign
o inviarli per e-mail all’indirizzo: davinio.art.electronics@gmail.com


Nella “call for entries” scrive Caterina che i poeti sono un po’ come alieni in terra, e forse la poesia è guardare da un punto di vista estremo, da una prospettiva altra, qualcosa da difendere in un mondo globalizzato e omologato, divenuto forse un pianeta da cui fuggire. Ma i poeti, benvenuti a bordo dell’astronave di poesia, ritorneranno per affermare il loro punto di vista contro la violenza e l’annullamento di identità e differenze. Sul tema delle identità culturali minacciate la Fondazione Mare Nostrum, presieduta da Orlando Pandolfi, ha sviluppato negli anni altri progetti, tra cui Isola della Poesia, evento collaterale della Biennale di Venezia del 2005, a cura di Marco Nereo Rotelli, con un grande evento on line a cura della stessa Caterina Davinio, che ha coinvolto 500 poeti da tutto il mondo. La collaborazione tra Rotelli e la Davinio risale, però, al 2001, anno in cui collaborarono allo storico evento di poesia della 49ma Biennale di Venezia: Bunker Poetico, progetto speciale voluto da Harald Szeemann, cui parteciparono oltre mille poeti e artisti da tutto il mondo. Nell'ambito della Biennale di Venezia del 2009 in corso, tra gli Eventi collaterali, è possibile vedere sull'Isola di San Servolo l’installazione “Save the Poetry” di Marco Nereo Rotelli, ispirata alla ricerca dell’artista sulla scrittura rongo-rongo dell’Isola di Pasqua. E' inoltre previsto un evento speciale il 9 ottobre 2009, a Venezia (Isola di San Servolo, Piazza Baden Powell), cui sono invitate personalità della cultura internazionale e della poesia, tra cui: Adonis, Yang Lian, Massimo Donà, Giulio Giorello, Claudio Angelini, Loretto Rafanelli, Edgar Hereveri, Annette Zamora Rapu, Matteo Ferretti, Marco Nereo Rotelli, Orlando Pandolfi, Mattia Listowsky, Edoardo Sanguineti, Cinzia Fratucello e altri. Parte on line: Caterina Davinio, con eventi live in contemporanea su SL e sugli altri siti del progetto, che coinvolge Facebook, YouTube e altre community. Coordina Elena Lombardi. Assistenza tecnica SL: Riccardo Preziosi.

Tra i poeti e artisti invitati all’evento on line:

Francesco Dalessandro (Italia), Luigi Di Ruscio (Norvegia), Chiarlone Bruno (Italia), Antonio Spagnuolo (Italia), Chiara De Luca (Italia), Fortuna Della Porta (Italia), @Netwurker (Australia), John Gian (Italia), Pietro Barbera (Italia), Faraòn Meteosès (Italia), Marco Palladini (Italia), Antonia Colasante (Italia), Rod Summers/Vec Maastricht, (The Netherlands), Ida Campagnola (Italia), Doron Furman Tel Aviv, (Israel), Wilton Azevedo Sao Paulo (Brazil), Ted Warnell (Medicine Hat,Canada), Eugenio Lucrezi (Italia), Enrico Tavernini (Italia), Ilaria Drago (Italia), Franco Piri Focardi (Italia), Anat Elberg (New York, Ny), Mario Vassalle (New York ,Usa), G.H. Hovagimyan (New York, Usa), Geraldo De Joachima (Neuva York, Etats Unidas), Irving Weiss Dix Hills, (Ny Eua), Gabriella Di Trani (Italia), Ben Brack Maastricht, (Holland), Matteo Fantuzzi (Italia), Alckmar Santos Silveiras – (Sp/Brasil), Sitalo Nove (Italia), Luisella Carretta (Italia), Laura Mautone (Italia), Sergio Sarritzu (Italia), Stefano Donno (Italia), Miekal And Dreamtime Village, (Usa), Rosetta Berardi (Italia), Linda Mavian (Italia), Paolo Arceri (Italia), Luc Fierens (Belgium), Massimo Mori (Italia), Alfonso Lentini (Italia), Elda Torres (Italia), Holly Crawford (Nyc/Usa), Gustavo Sànchez-Velandia (Paris/France), John M. Bennett Columbus, (Ohio, Usa), Massimo Zanasi - Arka (H.C.E.) (Italia), Eric Dubois (Joinville Le Pont/France), Reid Wood Oberlin, (Ohio, Usa), Javier Robledo (Argentina), Pete Spence (Australia), Karissa Lang (Chicago/Usa), Randy Adams Nanaimo, (Canada), Lucas Farrell Middlebury, (Vermont, Usa), Adrian Arias (Peru) (San Francisco Us), Gigi Zoppello (Italia), Caterina Davinio (Italia), Italo Testa (Italia), Giovanni Fontana (Italia), Lorenzo Mazza (Italia), Tomaso Binga (Italia), Keith A. Buchholz (St. Louis, Missouri, U.S.A.), Sara Maino (Italia), Mud Scab (Usa), Vermeulen Guido (Belgium), Radoslav B. Chugaly (Odzaci / Serbia), Djazairia Lamia (Rue Emir Khaled Ain-Defa 44000 Algérie), María Jimena Pintos (Montevideo/Uruguay), Klaus Peter Dencker (Germany), Pedro Juan Lopez (Caracas, Venezuela), Maria Grazia Calandrone (Italia), Lamberto Caravita (Italia), Reynolds (Brooklyn, Ny Usa), Paul Murphy (Ireland), Piotr Osuszkiewicz (Brussels/Belgium), Juan Jose Díaz (Infante Mexico), Margherita Levo Rosenberg (Italia), Anna Boschi (Italia), Giovanni And Renata Strada (Da Italia), Robitah Nawawi (Malaysia), Richard Piegza Paris (France), Vincent Gregory (Switzerland), Carmela Corsitto (Italia), Maria Grazia Galatà (Italia), Robert Van Saane (Netherlands), Alberto Mori (Italia), Armando Tinnirello (Italia), Pascale Gustin Paris, (France), Ricci Rossella (Italia), Ignacio Pérez Pérez (Venezuela), Alessio Liberati (Italia), Aidana Rico (Caracas), Allan Revich Toronto, (Canada), Angela Ibañez Zaragoza (España), Mario Lunetta (Italia), Vincenzo Bagnoli (Italia), Lamberto Pignotti (Italia), Lello Masucci (Italia), Francesco Muzzioli (Italia), Cecil Touchon (Fort Worth, Texas Usa), Bruno Santos Coimbra (Portugal), Emanuela Santoro (Italia), Daniel Daligand Levallois (France), Aristotelis Triantis Karditsa (Greece), Joe Murray Kansas (Usa), Gilberto Prado (São Paulo Brazil), Tony Green (North Shore City, New Zeland), Nathalie Ranc (France), Flavia Fernandes (Florianopolis,Brasil), Thomas Nicolai (Germany), Claudio Grandinetti (Italia), Carla Della Beffa (Milano/Italia), Maria Grazia Martina (Italia), Don Boyd Mt. (Vernon/Ohio/Usa), Mariapia Quintavalla (Italia), Sanda Nedic (Italia), Marija Nikola Vauda Pilipovic Manik (Serbia), Jean-Pierre Balpe Paris (France), Demosthenes Agrafiotis (Greece), Eugenia Serafini (Italia), Sérgio Monteiro De Almeida (Curitiba/Brazil)

venerdì 28 agosto 2009

Keep YourSelf Alive di Massimiliano Città (Lupo editore) domani ai Sotterranei Arci

È il racconto della ‘strada’ di Enzo, figlio di tranquilla famiglia siciliana tradizionale, che tronca la sua giovinezza e taglia i ponti con il paesino d’origine per inseguire un sogno di trasgressione. Infatuato di Daniela, conosciuta durante l’estate dei suoi diciannove anni, che lo ha iniziato alla cocaina, il protagonista sale sul primo treno per Milano per raggiungerla. Privo di punti di riferimento, nonostante l’incontro con un prete che lo riconosce subito come sbandato, e nonostante il generoso slancio del napoletano Damiano, non sa cogliere le opportunità che gli vengono offerte e prosegue il suo percorso verso un degrado senza ritorno. Conosce la miseria dei marciapiedi, le perversioni di un universo di tossici a cui si lega in modo indissolubile, l’illusorietà di un facile successo da Dj che lo immerge per un certo periodo in un delirio di onnipotenza, schiavo della droga e disperatamente perduto alla società “normale”. A sei anni di distanza dal primo incontro ritrova Daniela, per assistere alla sua tragica fine; e dalla totale solitudine lo salva solo l’affettuosa presenza di una volontaria che lo assiste quando il suo fisico, debilitato dalla tossicodipendenza e aggredito dalla malattia, lo porta ad attendere la fine in un letto d’ospedale. Qui cerca faticosamente di scrivere di sé al fratello minore, per ricongiungersi in extremis, almeno idealmente, ad una famiglia la cui ‘voce’ significativa resta per lui quella del vecchio Gino, figura chiave del suo ricordo e dei suoi affetti, dopo la cui morte è stato solo il silenzio. È una storia “forte”, provocatoria, scritta in una prosa densa e coinvolgente che si destreggia tra memoria vicina e lontana, tra ambienti, personaggi e situazioni diversi che si richiamano l’un l’altro per associazione di pensiero o per analogie. La tecnica di scrittura è priva di sbavature ed ottiene un effetto-verità; i personaggi sono tratteggiati efficacemente anche con poche battute e/o gesti.

Keep YourSelf Alive di Massimiliano Città (Lupo editore), verrà presentato a I SOTTERRANEI , Centro Storico, via delle Grazie a Copertino, domani 29 AGOSTO 2009 ORE 21,00. Presenta ANNA CORDELLA, dialoga con l’autore RAFFAELLA DE DONATO. Reading a cura di VIVIANA INGROSSO, soundtrack live MASSIMILIANO CITTA’. Aperitivo e degustazione vino offerto dalla casa editrice a cura di FABRIZIO CHETRI e CHIARA CORDELLA( associazione GUSTAPULIA)

lunedì 24 agosto 2009

Come fanno le serpi a primavera di Patrizia Ricciardi (Lupo editore)

Noi camminiamo al vento, gli occhi storti, soli di fatto e aspri nel respiro.
Nell’essenzialità espressiva di questa raccolta, la poesia appare come suprema dignità del dolore e della solitudine, come cifra di verità difficili e trasfigurazione del quotidiano.
C’è qualcosa di eversivo nelle poesie di Patrizia Ricciardi, un fermento sotterraneo che percorre il linguaggio di ogni giorno che si fa allegoria e percorso.


Cosa ci legherà di più di un mezzo
amore?
Un mezzo amore basta
per viversi oltre
per guardare il nulla
per trovarsi nel diniego
per lasciarsi,
questo è il meno

sabato 15 agosto 2009

Tutta un'altra vita di Lucia Giovannini (Sperling e Kupfer)

Viviamo in un’epoca in cui non solo le nostre certezze sono minate alla radice, pensare a un posto fisso vuol dire ragionare in termini di pura e semplice utopia, dove la precarietà lavorativa diventa una categoria onto-fenomenologica dell’essere per il dis-equilibrio in ambito famigliare e nel campo degli affetti, un’epoca insomma in cui cercare di farsi una tranquillità economica risparmiando “qualcosetta” al mese diventa impossibile, causando per di più un assottigliamento pauroso dei nostri orizzonti di vita che, nella migliore delle ipotesi, scivolano nella patologia del “carpe diem”, (tutt’altro che l’oraziano stimolo a quell’energia che permette di cogliere le occasioni che fanno la differenza nelle nostre vite), ovvero un passivo lasciarsi sedurre dall’essere “canne al vento”, proprio come il celebre filosofo francese Blaise Pascal definiva la condizione dell’uomo. Tanto si vive una volta sola! Una scusa bella e buona per rendere ogni cosa degna di essere consumata nel più breve tempo possibile, dall’amore, alle parole, sino a tutto ciò che contiene veramente senso e riempie valorialmente i nostri giorni. Se non avessimo consapevolezza del significato della parola crisi, sicuramente descriveremmo la nostra condizione attuale come apocalittica. Il grande cantautore italiano Franco Battiato, nel suo brano dal titolo “Un’altra vita”, scritto più di un decennio fa, profeticamente e lucidamente descriveva quello che accade oggi: “Certe notti per dormire mi metto a leggere, e invece avrei bisogno di attimi di silenzio. Certe volte anche con te, e sai che ti voglio bene, mi arrabbio inutilmente senza una vera ragione. Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca; mi innervosiscono i semafori e gli stop, e la sera ritorno con malesseri speciali. Non servono tranquillanti o terapie ci vuole un'altra vita. (…) Sulle strade la terza linea del metrò che avanza, e macchine parcheggiate in tripla fila, e la sera ritorno con la noia e la stanchezza. Non servono più eccitanti o ideologie ci vuole un'altra vita.” Il problema fondamentale in tutta questa gigantesca Torre di Babele che condiziona la nostra quotidianità, è che disperdiamo un’enorme quantità di energie, non riuscendo più a recuperare le nostre risorse interiori, dal momento che incrinandosi tutte le sicurezze al di fuori di noi, si incrinano le fondamenta di quello che abbiamo costruito nella nostra interiorità. Cosa fare? In aiuto ci viene Lucia Giovannini che per Sperling & Kupfer ha pubblicato il volume “Tutta un’altra vita”. L’autrice nel 1999 ha fondato l’associazione BlessYou! ed è cofondatrice e codirettrice della Libera Università di Crescita Evolutiva insieme al marito Nicola Riva. Ha un Doctorate in Psychology e Counselling, un Bachelor in Psycho-Anthropology ed è membro dell’American Psychological Association. È Master Trainer di Firewalking, Trainer di Programmazione Neuro-Linguistica e Neuro-Semantica (ISNS Usa), Spiritual, Transformational ed Executive Coach (ACMC Usa), Master Trainer di Breathwork, insegnante certificata del metodo Louise Hay ed esperta di tecniche di meditazione. Non che le credenziali nell’ambito editoriale servano a qualcosa, se il libro non funziona, NON FUNZIONA e basta! Ho giusto cercato di presentarla ai miei lettori al meglio, perché se lo merita. “Tutta un’altra vita”, ha già venduto 7500 copie nei primi otto mesi del 2008. Lucia Giovannini pagina dopo pagina aiuta il lettore a trovare la propria progettualità esistenziale, espone con grandissima chiarezza come realizzare i propri sogni superando tutte quelle paure inconsce che bloccano il cambiamento e che non ci permettono di assaporare ciò che può veramente renderci felici. Se lo si può definire un libro utile? Assolutamente sì, e aggiungo che forse, lo si dovrebbe portare con sé mentre sbrighiamo qualche faccenda che richiede parecchi minuti di attesa. Se la si può definire un’opera illuminante? Di certo farà prendere coscienza degli errori più grossolani e auto-sabotanti in cui incorriamo, con ausili teorici e pratici che vengono dalla PNL (Programmazione Neuro-Linguistica), della PNS (Programmazione Neuro Semantica), e dalle diverse tradizioni orientali, da quelle proprie di specifiche pratiche meditativo-trascendentali di chiara ispirazione induista, che da esperienze che l’autrice ha vissuto in prima persona in Cambogia e in altri luoghi del mondo, e che poi sono confluite nella fondazione, insieme al marito, di BlessYou! Un libro chiaro, rivolto a tutti coloro che desiderano migliorare la qualità della vita. Si parla di cambiamento, di tutti quegli atti a cui diamo vita e che ci chiudono nelle nostre zone di comfort, si parla di zone di potere, di come uscire da Matrix (come sostiene Michael Hall il modello olografico della vita che agiamo, puntellato dai nostri centri ermeneutici “pre-costituiti” utili per orientarci al suo interno), di come risvegliare il n/um, la nostra energia vitale in grado di farci realizzare cose che ad altri apparirebbero impossibili, come camminare sul fuoco su carboni ardenti alla temperatura di 400° gradi senza riportare ustioni di alcun tipo. Una scrittura, quella di Lucia Giovannini, che ci aiuta a recuperare l’importanza del Silenzio, e soprattutto che ci pone dinanzi ad un fatto incontrovertibile: il cambiamento non viene da nessun tipo di filosofia o guru … il cambiamento comincia da noi, con una presa di coscienza di piena responsabilità verso noi stessi e gli altri. Un libro non come gli altri, che deve essere letto, riletto, assimilato, annotato, approfondito, introiettato. Inoltre l’autrice, oltre a saper scrivere (non intendo solo come padronanza degli argomenti che tratta) e dunque detentrice di una dote oggi sempre più rara nel mondo delle lettere e della saggistica, pur non rinunciando alla semplicità espositiva, mantiene un rigore scientifico (basti guardare la ricca bibliografia a fine volume) che non fa altro che impreziosire e rendere esclusivo l’intero suo lavoro. Insomma questo libro è una nuova, immensa scoperta che farà sicuramente una grande differenza nella vostra vita!

S.D.

venerdì 14 agosto 2009

Sindromi e altri fatti d'inchiostro di Ilaria Ferramosca (Akkuaria)

Non ci credevo. Sino all’ultima pagina, avevo deciso di non lasciarmi prendere dall’entusiasmo, visto che spesso i bluff editoriali sono dietro l’angolo. Né il timbro “doc” al volume, impresso a indicarne la qualità, dell’intervento prefattivo di Andrea G. Pinketts mi ha influenzato più di tanto, che spesso si sa (e non si dice) le conoscenze dei salotti servono più di ogni altra cosa. Ma non è questo il caso, non appartiene a Ilaria Ferramosca l’essere oggetto di lusinghe o compiacenze, perché sarebbe indegno della sua abilità di scrittrice, e per di più di ottima qualità. Cosa poi assai singolare della poiesi narrativa di quest’autrice, è la capacità di tenere desta l’attenzione per ogni racconto, e soprattutto non avere mai cadute di tono e di stile, talvolta giungendo ad un autocompiacimento nell’utilizzo della bella parola, o della simmetria del periodo, a far vedere che il pop non è un sub-universo culturale, tutt’altro. Anche perchè l’operazione dello scrivere racconti è pericolosa e si muove sempre sul filo del rasoio: o si è un Giorgio Faletti nella peggiore delle ipotesi o andando al secolo scorso un Howard P. Lovecraft, oppure è meglio lasciar stare. Ilaria per i tipi della siciliana Akkuaria, consegna al pubblico un piccolo gioellino, di non più di cento venti pagine, che si lascia leggere piacevolmente e apprezzare da subito. Le vicende che danno corpo ai racconti si nutrono di paradossi, da intendersi non come strumenti che l’autrice utilizza come escamotage letterario dell’eccedenza, ma come gioco che costruisce due o più mondi paralleli, li struttura sin nei minimi particolari, e ne interseca i piani creando un forte spaesamento nel lettore, che non sa dove finisce la finzione e comincia la realtà. Penso alla sindrome da Woody Allen, al secolo Allan Stewart Königsberg, (ben nota ai giocatori di ruolo), del protagonista dell’episodio dal titolo “La Sindrome dello scrittore”, che personaggio principale di spy-stories raccontate da un celebre scrittore del genere, prende vita e va da una psicanalista perché interceda presso il suo creatore, per regalargli finalmente una vita tranquilla e ordinaria, e non fatta di inseguimenti, passioni brucianti al limite dell’attacco cardiaco, o di amori occasionali sfiancanti e vuoti. E ancora magistrale è la “neo-nikita” di “Una donna pulita” killer di professione assoldata da donne sposate e tradite dai mariti. Solo per citare due esempi scritturali presenti nel volume. Ilaria Ferramosca, inoltre ha una capacità di sedurre con la parola, una forza erotica semantizzante, che ha dell’incredibile, in grado di solleticare i sensi e amplificare le sensazioni in maniera esponenziale, e soprattutto sa di cosa parla, perché conosce testi e contesti che la circondano, e ne conosce per filo e per segno i recessi più oscuri. Scrive nella prefazione al volume Andrea G. Pinketts : “Quando leggerete i terribili, intriganti, coraggiosi racconti di Ilaria preparatevi al peggio che è quello che uno scrittore onesto vi può dare”. Sono d’accordo con lui, e … anch’io ci tengo molto!

di Stefano Donno

martedì 14 luglio 2009

Pierluigi Mele, Da qui tutto è lontano (Lupo Editore 2009, pp. 224, con audio-libro cd). Dal 20 luglio in libreria

C’è voluto del tempo. Quindici anni a mettere il punto alla fine. C’è voluto del gioco. Quel gioco che spinge a stupirsi e dannarsi per ciò che verrà oppure no. Il gioco libero. I personaggi si sono perduti e così ritrovati lungo il cammino. Loro a dettare il passo. Loro ad osare. Perché quei personaggi sono forme di una sola figura. Loro a scoprire cose che credevo dimenticate. C’è voluta paura dei propri fantasmi, sino a guardarli con occhi sereni. C’è voluto tutto l’amore per la musica, i colori, l’infanzia, il sorriso. C’è voluto qualcuno accanto che ci credesse davvero. C’è voluto il tempo che occorre. Anche quello per accettare i rifiuti, tanti. Anche questi sono serviti. Il libro non sviluppa un’unica trama, ne miscela diverse, di storie. Fa la spola fra terra e visione, desiderio e reale, amore e memoria, sarcasmo e dolcezza. Si serve di solitarie, estreme figure per dire del tempo, di questo nostro tempo. Questo, orfano di rivolta, dissenso, utopia. Questo, dove i simboli sono bagattelle di sagra. Si serve del sud come perdita, sogno, chimera. Solo il luogo ha un nome concreto, Torre S. Emiliano. Ma è un luogo di fabula. Un luogo di dentro. Si serve di odori perché le parole da sole non sanno né possono dire. Si serve del potere, innanzitutto, ma come metafora di un certo destino. Come filo rosso che stringe il racconto. Non è in poesia, il libro, ma se ne serve lisca per lisca. Non è propriamente romanzo, ma si nutre di letteratura che è vita. Neppure teatro, ma ne segue il fraseggio. Per annodare man mano ogni filo, e alla fine tutto torna dov’era.
Mi avevano chiesto un intervento e non so come stilarlo altrimenti. Mi avevano detto “sei libero, scrivi ciò che ti pare”. Posso dire che parlo di un sogno, nel libro, e che ne aspetto il distacco per saperne di più. Aspetto che si perda lontano come un aquilone sfuggito di mano. Aspetto che qualcuno, più in là, lo raccolga. E allora estraggo un passo dal libro che offre il senso di tutto. Quello che ora dedico a voi. «Credo nel sole, le nuvole, il vento, la neve, la stagione improvvisa che torna, la luna nel pozzo e nei conti che tornano. Credo nei colori, e con questo mio nero li stringo tutti. Credo nell’illusione delle parole, ma credo che un canto valga più di tutti i libri che leggeremo. Credo che la poesia viva dovunque, che sia lei a cercarci, che si tuffi nei versi come ultima spiaggia. Credo in chi si commuove per le sciocchezze e ride senza motivo come un idiota nei campi. Credo nella semplicità e la invidio. Credo in chi non ho mai veduto eppure conosco da sempre, in chi alla fatica sfiorisce ma intanto cammina. Credo in chi ascolta, nei vecchi che svelano siccità e abbondanza con il fiuto dei cani. E soprattutto, credo nel giorno in cui nelle prime file delle autorità siederanno i bambini».

DAL 20 LUGLIO IN LIBRERIA

giovedì 9 luglio 2009

Poesie in transito n.1/6 (dalla terra al mare e dal mare alla terra) di Maria G. Palazzo


1. Destini

Ho bisogno di destini segnati
per rimescolare carte stropicciate
agli angoli di strade di calce di tufi
piante grasse con spine m'insegnano
altre vite, spalle, mani, voci sublimi
mareggiate violente riecheggiano in fondo
mostruosi armonici affini
cantilene dolcissime
infinite dentro

2. Bambina

Sono nata bambina,
cresciuta prima,
vissuta in attesa…
C’era una volta e c’è ancora
una donna che scherza, ride, fugge
lacrima, si fa rincorrere, gioca, si nasconde,
ritorna placata onda, bonaccia…

3. Percorsi (ovvero su due ruote)

Ho imparato a camminare
dall’albero di carrubo fino in fondo alla scogliera
con le mani aperte, con i piedi bagnati,
a ginocchia sbucciate per stare in equilibrio
su due ruote veloci, colorate…

4. Dal mare alla terra

Dalla collina al mare,
dal mare alla terra pietrosa, ulivi sprigionanti energia muta
attratti da una scogliera, in pieno flusso creativo, energia
lungo perimetri di mura ossute, antiche
tra reti spettinate di pescatori,
da finestre ipnotiche di donne
di età maliarde semi dischiuse …

5. Una campana

Una campana,
l’ora che segna ragioni emotive, un tocco
che dice sì, un respiro tramortito in un bacio
invisibile, ennesimo impatto tra infinito e già vissuto.

6. Trascendentale

Come un suono
di una musica che non sento
mi martella dentro, frenetico
abisso in cui cado e m’involo,
alba o tramonto di un sogno,
eclissi, ronzio, abbandono…

lunedì 29 giugno 2009

Gianni Ottaviani presenta ARCHEOPATIE II

La mostra coincide con il 50° anno di attività dell'artista Gianni Ottaviani , Milanese di adozione ma di origine Picena. In tale periodo Ottaviani ha operato sia come pittore-scultore sia come curatore ed organizzatore di eventi artistici nazionali ed internazionali, come tra l'altro:
Dal 5 ottobre 1995 al 2 ottobre 1996 mostra personale " Archeopatie " a cura del Comune di Milano-Settore Culura e Spettacolo e Civiche Raccolte Archeologiche nella sede del Museo Archeologico. Nel 2005 su incarico della Direzione del Ministero della Cultura della Turchia ha sovrinteso all'organizzazione della " Ia Biennale Internazionale d'Arte " di Ankara della quale è stato anche Presidente della Giuria.

Questa esposizione al Vittoriano con 66 opere tra singole e polittici corona la seconda fase della sua ricerca iniziata negli anni '80 che consiste, come dichiarato nella prefazione al catalogo edito dalla Editoriale Giorgio Mondadori, nello "…scavare nella memoria,documentare,ricostruire e riappropriarsi ". La sua è un'operazione quindi sulla memoria, sui frammenti, sui reperti del vissuto che ognuno di noi si porta dietro, spesso nell'inconscio.
" Archeologia dell' Io" forse l'avrebbe chiamata Freud. In quest' occasone l'artista esporrà anche una grande opera di mt.7x1,50 eseguita negli anni 2005-2006 formata da 17 pannelli ,dedicata al Cavallo suo soggetto preferito in precedenti periodi creativi, che gli è stata ispirata dal detto Islandese " Un uomo da solo è un mezzo uomo, un uomo con un cavallo è un uomo e mezzo".
Per realizzare l'opera Ottaviani ha effettuato una ricerca,quasi archeologica, su come è stato rappresentato nei pù disparati campi dalla preistoria ad oggi (arte,artigianato,pubblicità,giocattoli ecc.) quello che è stato un indispensabile mezzo per lo sviluppo dell'umanità. Il Circolo Ippico " Il 13 Rosso " di Rignano Flaminio in simbiosi con l'opera dell'artista proporrà il giorno dell'inaugurazione un suo particolare omaggio al Cavallo con una manifestazione ippica e in costume all'esterno del Vittoriano.

GIANNI OTTAVIANI _ ARCHEOPATIE II
Mostra personale, Complesso del Vittoriano - Roma
10 - 23 settembre 2009
inaugurazione 10 settembre ore 18

venerdì 19 giugno 2009

Talkink: uno speciale da paura di Angela Leucci ( redazione Talkink)

Alla boa del primo anno di lavoro, il periodico monotemaico di letteratura e fumetti Talkink edita il primo speciale. Tema: la paura.

È stato un anno da paura, un anno di notti insonni, di copertine in forse fino all'ultimo momento, di bozze da correggere e di esordienti che ci hanno inondato di materiale. Il primo anno di Talkink, periodico monotematico di narrativa, poesia e fumetti si chiude e un altro se ne apre, con questo speciale sulla paura. Con una splendida copertina, realizzata dal maestro Lele Vianello, autore di mille e mille avventure, come la misteriosa “Calle de la paura”, contenuta in questo numero. “Calle de la paura” racconta una suggestiva storia ambientata a Venezia, in cui un uomo, per sfuggire agli orrori del manicomio, finisce in un incubo di esperimenti umani e gendarmi conniventi e forse segreti massonici. Un fumetto di tensione con una struttura narrativa molto “francese”, che non esula da colpi di scena e ironia di fondo e di sfondo. Tra gli esordienti di questo numero, molto interessanti sono le storie a fumetti di Francesco Murrone e Mauro Gulma. La prima narra la vicenda di Virginia Cacioppo, l'ultima vittima della saponificatrice di Correggio, Leonarda Cianciulli: un pasticcino parlante avvisa la futura vittima del suo destino, ma ormai è troppo tardi e Virginia verrà sacrificata per scongiurare la paura atavica della morte. La seconda storia tratta invece il più celebre mostro informe della nostra infanzia di occidentali, il Baubau: una paura che prende le forme che l'immaginazione le da, un po' nonna defunta, Babbo Natale, capitan Coraggio e infine coniglio di pezza, a metà tra quello di Donnie Darko e il Genio delle Pippe. Infine, nell'albo troverete la terza puntata del detective Wild, l'investigatore somigliante a Gene Hackman nato dalla penna di Ilaria Ferramosca. Molto altro ancora lo scoprirete solo vivendo (e leggendo). Per ordinarci, ci trovate nelle fumetterie e librerie di tutta Italia sui cataloghi Mega e Anteprima.

lunedì 8 giugno 2009

Esbat di Lara Manni (Feltrinelli)

Ha cinquant'anni, disegna manga, è conosciuta con il nome di Sensei - maestra - e ha fan sparsi ovunque nel mondo. Inventa storie piene di buoni sentimenti ambientate in mondi fantastici, e da anni disegna La leggenda di Moeru, un manga di successo planetario di cui ora si sta accingendo a finire le ultime tavole. La Sensei è una donna superba che gestisce il proprio successo con orgoglio e sapienza: poche apparizioni pubbliche la avvolgono in un'aura di mistero e le permettono di non entrare in contatto coi propri lettori che disprezza profondamente. Una notte di luna piena, proprio mentre sta per mettere la parola fine al suo manga più celebre, riceve la visita di un ospite inatteso: è Hyoutsuki-sama, principe demoniaco antagonista di Moeru. La Sensei crede di essere impazzita, ma ben presto si convince che Hyoutsuki-sama è un'entità reale, che ha abitato per anni il mondo che ha creato e che ora ha attraversato per reclamare un finale diverso. La Sensei se ne innamorala l'amore con lui e gli propone un patto: un finale diverso in cambio di altri sei mesi in cui il demone verrà richiamato e sarà a sua disposizione per una notte al mese. Per far ciò è necessario eseguire un rito - Esbat - che richiede alla Sensei di sacrificare parti del proprio corpo. Dopo essersi tranciata alcune dita di una mano e di un piede, la Sensei decide di "sacrificare" i propri fan, che attira a casa con la promessa di un disegno autografo.

"Non è il primo ( e non sarà l'ultimo) romanzo nato in rete che arriva in libreria. Esbat è una fan fiction, cioè una storia liberamente ispirata a un manga. E' uscito a puntate su internet nel 2007 e per un anno è stato discusso con entusiasmo sul web"

di Brunella Schisa tratta da Il Venerdì di Repubblica n. 1107 p.102

casa editrice Feltrinelli: http://www.feltrinellieditore.it/

Esbat di Lara Manni, 2009, 276 p., brossura
Editore Feltrinelli (collana I canguri)

lunedì 1 giugno 2009

Maria Beatrice Protino su Michelangelo e la sua opera

È di Stefano Calamandrei, specialista in Psichiatria, l’articolo dedicato all’opera di Michelangelo e pubblicato su Florilegio 2003, ed. Nicomp L.E., a seguito degli incontri di Arte e Psicologia che da qualche anno la Biblioteca degli Uffizi ospita. L’associazione, creata ad uopo, di storici d’arte, psichiatri e psicologi conduce delle «incursioni borderline in ambienti scientifici autonomi e diversi» per favorire quella interdisciplinarietà culturale atta ad interpretare forse o a scoprire addirittura i percorsi psicologici dei singoli artisti, per svelarne le interne contraddizioni o i lampi di quella genialità che li ha condotti alla soglia dell’immortalità. Michelangelo ha affrontato un tema molto moderno, percepito oggi in tutta la sua drammaticità e divenuto senz’altro il contenuto centrale dell’arte contemporanea: la rappresentazione del bambino insufficientemente stimolato, con un Sé indebolito, vulnerabile. «La creatività artistica ha un carattere spesso coatto e involontario – scrive C. – tanto che in molti artisti la sua assenza produce una depressione che affonda negli strati più profondi della loro personalità. Frammenti infantili, lasciati indietro durante una crescita non ottimale, possono rimanere esclusi dalla struttura attiva e produttiva della mente, più superficiale e cosciente, e legati a qualcosa di più profondo e non integrato».
M. ha elaborato il tema dominante della maternità e della morte per tutta la sua vita artistica. Ma la sua creatività ha avuto una nota di ripetitività, anche se sofisticata ed elaborata, data dall’abbraccio tra madre e figlio raffigurandolo come una holding insoddisfacente: questo è accaduto sia che eseguisse una maternità – si veda ad esempio la Madonna della Scala, la Madonna di Bruges - sia che scolpisse la Pietà, cioè una madre che culla il figlio morto.
Come spiega C., ognuno di noi, per tutta la vita, cerca di integrare la propria personalità di ciò che possono essere considerate le mancanze interiori… Nel farlo ha anche bisogno degli altri esseri umani; ha bisogno di provare emozioni; ha necessità di scambi affettivi. Eppure è vero che si impara a stare con gli altri solo dopo aver imparato a stare con se stessi. Quest’ultima è un’acquisizione complessa - che si compie nel periodo dai sei mesi ai due anni - che la nostra mente deve apprendere attraverso un contatto stretto e la presenza di un’altra persona, una persona che svolga il compito di una sorta di mediatore di fronte alla disperazione che arriverebbe inevitabile dalla solitudine e dal nulla. L’altra persona è appunto la madre, per cui l’immaturità dell’Io del bambino viene equilibrata dall’Io della madre, proprio perché lo stare soli ma con un’alta persona permette al bambino di introiettare – dice C. - quella capacità di sostegno, come se il bambino si creasse una madre interiore, una funzione interna. Per tutto il resto della vita non faremmo altro che continuare ad addomesticare quel senso di solitudine grazie a quella capacità di auto-sostegno ormai strutturata interiormente.
Naturalmente, se questo passaggio non avviene, non si riesce ad entrare in relazione con gli altri in maniera soddisfacente e nemmeno a stare bene da soli, ma nasce un senso di risentimento e dipendenza comunque mai soddisfacente, per cui le angosce di separazione non elaborate diventano una ricerca estenuante della soddisfazione mancata dell’infanzia. Il sostenere della madre, cd. Maternage, si orientano essenzialmente a creare un ambiente adatto a venire incontro alle esigenze del bambino, che si raffigura soprattutto col tenere in braccio. Ed è appunto l’essere tenuti in braccio, o meglio, il non esserlo, il tema caro a M. La raffigurazione del rapporto madre-neonato vede spesso il bambino sofferente tenuto in braccio da una donna distratta ed assente. Certo, questo distacco può essere interpretato in maniera diverse. Se analizziamo l’opera in chiave religiosa, potremmo ritenere che la Madonna è pensierosa perché consapevole del destino del figlio. Ma se facciamo riferimento a tutta la produzione di M. e, soprattutto, se guardiamo alla sua infanzia, trascorsa presso una famiglia di scalpellini dove fu messo a balia, per tornare poi nel nucleo familiare originale solo verso i due anni, probabilmente riusciremo a trovare anche altre motivazioni, magari più complesse. Nella Madonna della Scala, eseguita probabilmente dall’artista all’età di quindici-diciassette anni, Michelangelo raffigura una donna con un bambino in braccio: lei appare molto distaccata, sembra pensare a qualcos’altro mentre il bimbo si volta verso di lei ed esprime fatica ad autosostenersi e angoscia a cercarla. La madre scopre un po’ il seno per allattare il figlioletto e sembra accudirlo con gesti istintivi ma forzati e con un dito gioca con la veste, dando l’impressione di essere assorbita in una fantasticheria che la conduce altrove. Queste caratteristiche torneranno sempre in tutte le Madonne che l’artista rappresenterà. Nella Pietà, scolpita nello stesso periodo della Madonna di Bruges, ha un’iconografia nordica e aveva preso ispirazione da un testo di Simeone Metafraste del X sec. che narrava di come la Vergine avesse tenuto il figlio morto sulle sue ginocchia ricordandosi di come lo aveva cullato da piccolo. La Madonna è una donna giovanissima, tanto da apparire quasi coetanea al Cristo morto, critica alla quale M. rispondeva considerando che le donne caste mantengono sempre un aspetto giovanile. Michelangelo, inizialmente, scolpì la Pietà per adornare la sua tomba e pose dietro la coppia madre-figlio - le cui teste si fondevano là dove si toccavano - un San Nicodemo, una figura paterna che sostiene le altre due, figura probabilmente da interpretarsi come una raffigurazione di se stesso che sostiene la coppia. Un’altra considerazione di C. è condotta sul lavoro non-finito che M. ha lasciato fin dalle sue prime opere: «Il non finito esprime quell’abbraccio, quell’integrazione cercata, il dualismo madre-figlio, anche se viene messo in evidenza soprattutto il rapporto con qualcosa che spaventa, con la tentazione». Se si pensa alla Tauromachia, può riscontrarsi quasi un Io che si emancipa, emerge dal caos e si volge alla strutturazione. Ma è un divenire che parte dal non-finito, appunto, costituito da un insieme di frammenti confusi, in lotta tra loro, con centauri uomini e centauri donne e figure non distinguibili, opera sulla quale Michelangelo ritornò spesso come a parafrasare la sua crescita personale, l’ affinarsi della sua personalità.
Michelangelo continuerà a raffigurare o a scolpire la difficoltà dell’Io ad emergere, senza una madre davvero presente, attanagliato da un senso di abbandono e solitudine sofferente, che forse, come già aveva evidenziato Freud, sarebbe stato poi il vero tema caro a M., cioè la rappresentazione del controllo dell’ira e della frustrazione provati nel sentirsi rifiutato dalla madre.