mercoledì 14 marzo 2012

Daniela Pispico consiglia “Thomas Jay, il genio dimenticato”






Firma la Petizione Online: http://bit.ly/zMqfR0
Thomas Jay, pseudonimo di Stefano Lorenzini, è uno scrittore italoamericano che marcisce in carcere dall'età di 21 anni, quando venne condannato all'ergastolo senza aver mai commesso il minimo reato contro la persona, ma in virtù di una legge assurda e ingiusta nota come Three Strikes Law. La sua unica colpa è aver tentato l'evasione più volte, prima dai riformatori e poi dal carcere. Il sistema giudiziario americano, infatti, punisce la reiterazione dello stesso crimine (anche un crimine minore) addirittura con il carcere a vita, andando a colpire le fasce sociali più deboli. Autore di culto per più di una generazione, i suoi libri sono stati pubblicati in tutto il mondo. La sua reale identità è rimasta celata fino al 1997. E' ora al centro di un vasto movimento di opinione che si adopera per ottenerne la liberazione. Thomas Jay ci ha fatto sognare con i suoi romanzi, eppure ha trascorso metà della sua vita rinchiuso in una cella. Il tuo sostegno rappresenta un contributo importante per impedire che trascorra in carcere anche l'altra metà.
Aiutaci a portare avanti la campagna per Thomas Jay Libero!


Il presidente del comitato italiano "Free Thomas Jay",
Giovanna Galeassi
Contatti: info@freethomasjay.com

lunedì 12 marzo 2012

Alessandra Peluso ci parla di Anatomia della fame di Stefano Pini (La Vita Felice)


Se Aristotele ha ragione, la poesia, non la storia, si avvicina alla filosofia, perchè la poesia tende a rappresentare l’universale, la vita, la storia il particolare: «La vera differenza è questa, che lo storico descrive fatti realmente accaduti, il poeta fatti che possono accadere. Perciò la poesia è qualche cosa di più filosofico e di più elevato della storia; la poesia tende piuttosto a rappresentare l’universale, la storia il particolare. Dell’universo possiamo dare l’idea in questo modo: a un individuo di tale o tale natura accade di dire o fare cose di tale o tale natura in corrispondenza alle leggi della verosimiglianza o della necessità; e a ciò appunto mira la poesia, sebbene ai suoi personaggi dia nomi propri». (Aristotele, Poetica). Ecco che le poesie di Stefano Pini raccolte nel libro Anatomia della fame vertono sull’universale, inneggiano alla vita che coincide con una possibile filosofia di vita.  È questa la poesia in cui Pini descrive la vita vivisenzionandola, dal greco “ανά τέμνω” che significa appunto tagliare, vivisezionare, congiunta con la metafora della fame come esperienza vissuta nel tempo, come metafora dell’esistenza di ognuno di noi che deve avere fame di amicizia, devozione, amore nei riguardi dell’esistenza di una donna, di un amico o di un fratello. Compare un immediato contrasto tra bene e male, sentimento e  paura, vita e morte che si intersecano magistralmente nell’intera raccolta. Pertanto, ritengo innanzitutto opportuno suddividere, “vivisezionare” l’opera in quattro parti: la prima ha inizio con una brevissima disquisizione sul termine “dispersione” e con un’aforisma di F.S. Fitzgerald: «Tese le braccia al cielo cristallino, splendente. Conosco me stesso - esclamò - ma nient’altro»; questa espressione del celebre scrittore introduce i versi  sull’esistenza individuale, su se stesso “nosce te ipso”: l’insegnamento socratico che esorta a trovare la verità dentro se stessi anzichè nel mondo delle apparenze. È evidente inoltre, una stridente condizione del poeta calata nella realtà, la solitudine che si legge nei versi: «Il giallo delle pareti / è la cifra di nervi scoperti: / al vento d’ottobre s’affilano preghiere incomprese / polveri nascoste con troppa cura. / Dentro i rumori del cemento l’equiibrio / si costruisce di crepe. / Io non ho sostanza ma fiato secco e sudore / come in bocca appena sveglio». (p. 17). E la solitudine che si confronta con il tutto rappresentato dalla notte che richiama la morte. La notte che simboleggia il senso materno, la protezione, qui invece assume il significato della morte, della non vita. La metafora della morte, per dirla con Heidegger, è vista come ultima possibilità dell’esserci. Il poeta sembra qui concretizzare l’esistenza autentica, ossia l’accettazione della propria finitezza.  Egli infatti non ha paura della morte, richiamo a tal proposito la definizione heidgeriana “la morte come pura e sempliice impossibilità dell’Esserci”. Così la morte si rivela come la possibilità più propria, incondizionata e insuperabile e infatti si legge: «La nebbia scivola a terra invisibile / sporca la campagna in opera / le nostre storie vietate, fermo immagine / interrotti alla finestra, il tendaggio obliquo / incapace di polpastrelli / sulla verità». (p. 20). Ed ancora nei versi : «Svilito / il tempo dei notturni rapaci / il desiderio del naufragio / ... », (p. 21) riecheggia inoltre la metafora del naufragio tipica di esistenzialisti come Jasper, Heidegger, Sartre, Kafka, Leopardi.  Mentre la morte esplode nella poesia: «I monologhi provati allo specchio / maschere sempre diverse, stremate/ solitudini a divagare / di una dialettica rimossa. L’assenza è la qualità prima della morte, ripeto: voi, e non io». (p. 22). Irrompe la morte come un velo sottile adagiato dolcemente su di un corpo. A tal proposito, può balzare alla mente il ricordo del pensiero di Leopardi: «Terribile e awful è la potenza del riso: chi ha il coraggio di ridere è padrone degli altri come chi ha il coraggio di morire». (G. Leopardi, Zibaldone, 4391, 23 settembre 1828); così come la metafora scotellariana “Penna e rasoio” in cui incidono i versi del poeta e recidono, con occhio fenomenologico, l’esistenza individuale e collettiva nella problematicità della vita. Tuttavia riprendendo la suddivisione delle parti, enucleo la seconda parte il cui incipit è dedicato ad una grande poetessa contemporanea Alda Merini: «Non sono e non sarò mai una donna addomesticabile». E qui dall’esistenza individuale si sposta l’attenzione sulla donna e si leggono i sublimi versi: «Ridi» / «L’ordine dato alla terra per la carne colma le distanze / le tue labbra chiamano il sipario. / Serrande alzate, la materia scossa» (p. 34) e persiste la magnificenza della donna nei versi: « ... / Il destino danza lungo una ferita verticale. / Ogni tuo passo è predizione, scrive regole il mio germe / ti ascolta la pelle a occhi serrati». (p. 35). Pertanto, nel particolare emerge l’inquietudine, non a caso il poeta adotta l’espressione di Albert Camus: «L’irrequietudine nasce nel cuore dei vivi». Così si apre la terza parte con un poeta inquieto nel descrivere la fame, l’epidemia della peste, la distruzione all’orizzonte che sembra evocare la magia descritta nell’Infinito del Leopardi, sino alla finitezza del ricordo di un amore: « ... / Allungo le mani sulla pelle, / la carne cede ogni punto in cui manchi». (vv. 6-7, p. 53). Infine, Stefano Pini conclude con ovvia provvisorietà, riportando la mente ad un celebre passo di Friedrich Nietzsche: «Così parlò Zarathustra e abbandonò la sua spelonca, ardente e forte come un sole mattutino che esce da scure montagne». In tal modo fiorisce la speranza di salvezza dalla peste cercando la luce, la verità: «Vorrei essere grande» / «Il treno raccoglie giochi di luce / una voce che dev’essere stata mia. / Nel letto della pianura il caldo / filtra dai finestrini, la sera / sembra non arrivare mai». (p. 73). Ed inoltre si legge ancora nei versi: « ... / Sappiamo delle peregrinazioni sole / nell’aria lattiginosa del mattino: / per questo possiamo danzare, non credere / fermi nell’ultima fila di un teatro / la scena da inventare». (p. 75). È ricercato l’attributo “lattiginoso” dato all’aria, bianca e densa come il latte. Appare come un bellissimo dipinto reale e surreale nello stesso tempo. Le poesie di Pini sembrano incredibilmente metafisiche, una non realtà che permane sull’esistenza degli esseri umani, versi in cui traboccano metafore, contraddizioni, conflitti che si descrivono e si accettano nell’intera raccolta Anatomia della fame.


domenica 11 marzo 2012

CLARA GHELLI


“Dipinge sin da bambina. L'impegno lavorativo come dirigente presso l'ASCOM di Bologna e gli impegni famigliari rallentano per un certo periodo la sua produzione artistica. Trovato un equilibrio tra impegni famigliari e vita lavorativa, a metà degli anni '80 l'incontro col maestro Mario Nanni determina una svolta nella sua attività artistica. Il suo insegnamento, alcuni anni di studio e riflessione affinano la sua capacità artistica che porta all'inizio degli anni '90 alle prime mostre di rilievo. Si rileva che la fase iniziale del suo lavoro è caratterizzata da una meditazione sul tema degli alberi tradotti in linee verticali e masse geometriche, segnate da un intenso cromatismo, che costituiscono il tramite verso la successiva esperienza informale. A metà degli anni 90 la figura riappare in opere caratterizzate dalla mescolanza di formale ed informale. La componente spaziale, già presente nelle precedenti composizioni, si sviluppa ulteriormente arricchita dall'apporto della scomposizione cubista e delle dinamiche futuriste. Nel 2000 espone il ciclo di Biancaneve dove frammenti di cartoon disneyiani si sviluppano entro uno sfondo di matrice futurista: è in questa serie che assume evidenza il tema del doppio. Nel 2002 volge l'attenzione al tema del volto sempre ripreso dai fumetti. Le sue opere mettono a fuoco le zone più espressive del volto umano, come occhi e labbra, di solito illuminati da una luce spot entro una "cornice" creata dall'artista, una sorta di bordo chiaro, quasi un passepartout, che isola l'immagine. In quest'ultimo ciclo parlare di figura non è esatto, si tratta per lo più di testi sincretici che mescolano formale ed informale, linguaggi diversi presi in prestito dalla tradizione e dal suo superamento. Da un lato il disegno e la pittura, antiche forme di espressione, dall'altro la dimensione moderna dei personaggi dei fumetti. Un mondo già noto, ma con nuove implicazioni tutte da svelare. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia ed all'estero. Sue opere figurano nel Museo d'Arte delle Generazioni Italiane del '900 - G. Bargellini, Pieve di Cento (Bo).”  (l’opera riprodotta è di Clara Ghelli)



sabato 10 marzo 2012

ADA CULAZZO CON IL SUO DONNE E AMANTI (LUPO EDITORE) ALLA CORDA DI LANA RESORT


Domenica 11 marzo 2012 alle ore 18,00 presso Corda di Lana Resort (strada provinciale Lecce- Torre Lapillo) sarà presentanto il libro di Ada Culazzo dal titolo Donne e amanti edito da Lupo editore. Introduce Dario Cillo

Una donna sola in compagnia del suo cane. Un'assolata spiaggia salentina affollata di bagnanti.
Nel pacato andare delle ore, i suoni esterni si affievoliscono per lasciare spazio alla voce interiore, mentre gli occhi attenti osservano la varia umanità che brulica intorno e il ricordo dell'ultima serata trascorsa a Villa Maria fa affiorare figure che si muovono al ritmo della musica. E i profili dei danzatori si mettono a fuoco, assumono il volto di Viola, di Tina, di Florence e dei loro partner, andando a costruire storie e a suscitare riflessioni, mentre il fedele compagno a quattro zampe ascolta. È un intero universo femminile che si traduce in racconto, con le sue gioie e con le sue sofferenze, con le sue fragilità e la sua forza, con le ferite e le conquiste che segnano le esistenze nell'alterno evolversi dei sentimenti e negli incontri che diventano svolte più o meno felici. Sovrano, su tutte le passioni, l'istinto materno – a volte sofferto, a volte fonte di energia invincibile – sintesi dell'essenza della Donna.

ADA CULAZZO - Di origine salentina, Ada Culazzo (1949) ha dedicato gran parte della sua vita all'insegnamento delle lingue straniere negli Istituti di Scuola Media Superiore. Rimasta vedova nel 1997, ha sentito il bisogno di dare sfogo alla voce del cuore iniziando a scrivere. Ha esordito nel 2005, con una raccolta di poesie dal titolo Parlo col cuore (Publigrafic) a cui ha fatto seguito, nel 2006, il romanzo autobiografico dal titolo Una donna sotto il segno del Cancro (Del Grifo), che ha ottenuto notevoli consensi. Nel 2007, con Libera di pensare (Besa), ha affrontato il romanzo psicologico, innovativo dal punto di vista dell'impostazione. Da una spiccata sensibilità verso le tematiche della vita e le bellezze naturali della sua terra, sono nati i versi dell'ultima raccolta dal titolo Pensieri sotto il cielo del Sud (Publigrafic 2009). Nel romanzo dal titolo Donne e Amanti (Lupo Editore 2011) racconta, attraverso varie storie, situazioni che la donna affronta con grande forza d'animo, spinta dall'amore o dal rancore. E lo fa ancora una volta, in un incontro tra presente e passato, accendendo le luci sullo scenario della stupenda costa salentina. ada.culazzo@libero.it

giovedì 8 marzo 2012

Sono una piccola ape furibonda


Per l’8 marzo 2012, festa della donna,  alle ore 19,00  presso Overeco Academy e Workshop in via Casetti 2 a Lecce, l’artista Paola Scialpi organizza un incontro di letture dedicate ad Alda Merini e alla sua figura di donna e poetessa, dal titolo emblematico “Sono una piccola ape furibonda”. Due autrici Marta Toraldo e Anastasia Leo, realizzeranno una performance poetica dedicata alla grande poetessa e leggeranno come omaggio alcuni versi tratti dai loro ultimi lavori rispettivamente “Vie Fuggitive” edito da I Libri di Icaro e “Il Suono dell’Orologio” (Luca Pensa editore). Introduce Gianluca Pasca (fondatore della Conferenza Permanente sul Salento)

Alda Merini è stata la protagonista della scena culturale e poetica  italiana, diventando poi sempre più nota al grande pubblico con le sue frequenti apparizioni sui più importanti media televisivi del nostro paese. Nata in una famiglia poco abbiente la Merini esordì a quindici anni con la raccolta “La presenza di Orfeo” curata dall'editore Schwarz.  Fin dai primi anni della sua attività poetica conobbe e frequentò personaggi del calibro di Quasimodo, Montale e Manganelli che la sostennero costantemente facendole pubblicare diverse opere.  Rimasta vedova nel 1981, si risposerà con il poeta Michele Pierri (1983) e con lui andrà a vivere a Taranto dove sperimenterà ancora con dolore i fantasmi della sua mente, tra follia e depressione, nemici inseparabili che forse non l’hanno lasciata mai sola un momento. Sul suo sito internet, una foto con i capelli scarmigliati, lo sguardo profondo e la sigaretta in mano, e tre versi: "(Sono una piccola ape furibonda.) Mi piace cambiare colore. Mi piace cambiare di misura". Tre versi che forse sono il suo manifesto!

mercoledì 7 marzo 2012

GRAZIELLA GARDINI (DIREZIONE SEA MARCONI ENVIROTECH ITALIA) CONSIGLIA: PRESENTAZIONE DEL LIBRO 'CUCINA INTERIORE' DI MINO PICA IL 9 MARZO A TORRE SANTA SUSANNA (BR)


Venerdi' 9 marzo, con inizio alle ore 20, Mino Pica presenterà il suo secondo libro,'Cucina Interiore', a Torre Santa Susanna (Br), nell’ambito della programmazione di eventi 'Primizie Primaverili'.

L’iniziativa è organizzata, e sarà ospitata, da 'Barcollo Caffetteria' e l'appuntamento con Mino Pica sarà il secondo di questa particolare rassegna che sino al prossimo 8 aprile ospiterà anche diversi live musicali. A condire la presentazione del libro pubblicato da Lupo Editore, Mino Pica dialogherà con Elvira Palma e Luca Voglino, componenti dei Seahouse, band pugliese che con le sue originali atmosfere, e attenzione nella sperimentazione, ha ispirato tra l’altro anche uno dei brani del libro. Il batterista dei Seahouse vestirà inoltre anche i panni del 'Dj Interiore', curando le musiche che accompagneranno le letture invece affidate a Daniela Errico.
'Cucina Interiore' è un libro dalla struttura originale e particolare che desta curiosità ponendosi a mezza strada tra indicazione terapeutica e ricettario. Fra i commenti dei lettori di 'Cucina Interiore' che lo raccontano, viene definito da molti come 'un libro che fa riflettere ed i cui significati sono sicuramente da condividere'. Fra le note che fotografano sensazioni e commenti, dopo la lettura, da segnalare chi lo definisce 'Un breviario originale, scritto da un Pantagruel dell'animo, ironico e molto rock' ed ancora 'Un profondo senso critico, capace introspezione, animo Blues, venature Rock ed un maturo spirito inquieto. 'Un menù multiculturale innaffiato da ottima musica, un poetico e lucido ritratto dell'ubriaca società moderna e di chi la costituisce' o ad esempio, infine, 'L'equivalente di un presidio medico di primo soccorso.'
Per conoscere meglio i tratti del libro è possibile visitare inoltre il sito www.minopica.it che contiene le tappe di questa particolare pubblicazione, oltre al booktrailer, foto ed i racconti delle precedenti presentazioni.

Il Barcollo caffetteria è in via Galaso, 64, Torre Santa Susanna (Brindisi).

Per ulteriori informazioni:

Pagina Facebook:
Mino Pica - Cucina Interiore (Lupo Editore, 2011)
Mail: info@minopica.it - redazione@lupoeditore.it
Canale Youtube: cucinainteriore

www.lupoeditore.it
www.seahouseband.com

Irene non lo sa di Paola Basile (Produzioni Dal Basso). Il libro sarà pubblicato da SPAZIO CREATIVO EDIZIONI in numero pari a 1000 copie.


Questo libro nasce dalla “condivisione”. E basterebbe dire questo per caratterizzarlo. Una condivisione di esperienze, di dolori, di gioie, di follie, ironie, modi di vedere la vita, di amori, di viaggi in giro per il mondo alla ricerca degli ultimi e di se, che hanno regalato a chi le ha vissute, una visione splendida della propria esistenza e di coloro che li circondano. Nella storia di Irene, Federico, Stefano, Isabel ci sono le storie di amici raccontate davanti ad un aperitivo in un bar di un piccolo paese di mare. Storie vere, divertenti, assurde, coraggiose, a volte dolorose ma sempre reali, che fanno parte della vita. Storie d’amore spesso finite per l’incapacità di guardare l’altro come una persona da rendere felice e non come qualcuno da cui aspettarsi la felicità a tutti i costi. Storie di amici che hanno saputo essere risorsa l’uno per l’altro, sostenendosi, sentendosi parte della stessa favola, di quella che alla fine gli eroi si salvano sempre tutti, trovando ognuno la propria felicità. C’è un viaggio in Africa ispirato da una grande voglia di conoscenza e condivisione di una miseria a noi sconosciuta. L’esperienza di Federico, un ingegnere che sceglie di rinunciare alle vacanze al mare per andare in un villaggio del Togo ad aiutare la popolazione a costruire una scuola. Si misura con la difficoltà della vita della jungla e gli stenti di un’alimentazione spartana ma anche con un popolo che lo segna profondamente mostrandogli un modo autentico di sostenersi l’un l’altro. Il suo maestro in quei giorni si chiama Fafali, ha dodici anni e vive in una capanna accanto alla sua, tra loro nasce un rapporto di amicizia fatto di aiuto reciproco al lavoro, corse nella foresta, arrampicate sugli alberi e partite di calcio interminabili. Salutarlo sarà la cosa più difficile del suo viaggio in Africa. Ma dentro c’è anche la capacità di attraversare la vita, con il sorriso nell’animo, di quei sorrisi che quando li incroci tutto diventa più vero. Questo libro non è autobiografico ma l’autrice racconta la vita e nella vita si sa ci identifichiamo tutti e magari anche lei è un po’ come Irene, chissà.

Paola Basile, 38 anni, è nata e cresciuta a Bagnoli, un quartiere di Napoli a metà tra l’industriale e il balneare in cui si è formata tra il mare e l’amianto, ha un figlio di 16 anni, già autrice per Albatros nel 2011 di C’è un tesoro in ogni dove.

Daniela Pispico consiglia: Donne viaggio in sette film di Rita Picchi. Con una prefazione di Emma Bonino (Kurumuny). Domani 8 marzo 2012 a Calimera


Donne che cambiano il mondo - L’8 marzo si celebra la giornata internazionale della donna, e a noi piace poter condividere con voi qualche dato per una riflessione su quella che è ancora la questione femminile, ma che ci auguriamo diventi anche una questione maschile. Nel 2011 il Premio Nobel per la pace è stato assegnato a tre donne con questa motivazione: “Per la loro lotta non violenta in favore della sicurezza delle donne e del loro diritto alla piena partecipazione nell’opera di costruzione della pace”: Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia. Nel 2005 fu la prima donna a essere democraticamente eletta come presidente di uno stato africano. Tawakkul Karman, giornalista e attivista per i diritti civili (la più giovane Premio Nobel della storia), è la madre della rivoluzione yemenita contro il regime del presidente Saleh. Leymah Gbowee, liberiana, avvocatessa e attivist a pacifista, ha mobilitato e organizzato le donne superando steccati etnici e religiosi per mettere fine alla guerra in Liberia e assicurare loro la partecipazione alle elezioni. Nell’industria cinematografica e nell’editoria americana, capaci di condizionare gli umori e i gusti di gran parte del pianeta, solo il 3% delle decisioni è preso dalle donne (risultati della ricerca sul sito di Forbes), il che significa che l’immagine, l’informazione, la ‘traduzione’ dello stato della donna, nel 97% dei casi sono affidate a uomini. Secondo un analogo rapporto di McKinsey (diramato il 16 febbraio scorso), sulle posizioni di top-management nell’Europa continentale, la presenza femminile non si discosterebbe molto da un 10%; eppure il titolo superiore è posseduto per il 56% da donne.
Per parlarne con voi, vi invitiamo all’incontro che si terrà giovedì 8 marzo, alle ore 19.00 presso il Nuovo Cinema Elio a Calmiera in via Montanari 30, per presentare, in anteprima nazionale, il volume “Donne viaggio in sette film di Rita Picchi” e con una prefazione di Emma Bonino.

Interverranno Mauro Marino (direttore Il Paese Nuovo), Serenella Pascali (giornalista esperta di politiche sociali), Gabriella Russo (Coop. Kama), Anna Chiriatti (Kurumuny).
L’evento è organizzato da Kurumuny, Coop. Kama, Volta la carta, Regione Puglia, D'AUTORE - circuito regione sale cinematografiche di qualità.

A seguire per il circuito CINEMAINSIEME proiezione del film di Nadine Labari "E ORA DOVE ANDIAMO?". In un isolato villaggio libanese dove cristiani e musulmani convivono pacificamente, un gruppo di persone è determinato a proteggere la comunità disinnescando le improvvise tensioni interreligiose portate religiose da forze esterne al villaggio.

INGRESSO LIBERO

Scheda del volume - Un libro che ha il pregio di affrontare, attraverso la chiave innovativa della narrazione cinematografica, questioni estremamente dolorose che toccano da vicino la vita di molte donne e che, normalmente, apprendiamo solo dalle pagine della cronaca nera.
Sette film, sette personaggi femminili con una caratteristica comune: queste donne sono delle guerriere. Sette creature così forti da acquistare vita propria uscendo dai confini della pellicola per entrare nel nostro immaginario: una suggestione che ci invade, una specie di totale immersione in volti, colori, paesaggi. Un lavoro intenso e raffinato che apre una finestra sull’universo femminile, racconta le donne, le loro difficoltà, ma anche il loro coraggio e la loro forza d’animo.
L’autrice infatti affronta temi come le mutilazioni genitali (Moolaadé di Sembène Ousmane), lo stupro (Le chaos di Youssef Chahine), l’integrazione e le unioni interculturali (La sposa turca di Fatih Akin), le adozioni e la maternità (Segreti e bugie di Mike Leigh), la moda e la società (Il diavolo veste Prada di David Frankel), il disagio mentale (Respiro di Emanuele Crialese) e infine mette due donne e due generazioni a confronto: la regina Elisabetta e Diana Spencer (The Quen di Stephen Frears). In questo libro si parla di passione, di amore per la vita e amore per l’amore stesso, attraverso i film presi in esame l’autrice sviscera l’animo femminile: al centro dell'attenzione della macchina da presa la realtà di donne diverse, ma tutte accomunate da forza, sensibilità e laboriosità.
L’analisi parte da pellicole provenienti da tutto il mondo, che raccontano storie di donne forti e coraggiose, che si trovano ad affrontare difficoltà quotidiane più o meno vicine alle nostre, poi il campo d’indagine è steso all’attualità, con dati e informazioni precise: Rita Picchi ci porta per mano in un viaggio nel reale attraverso le suggestioni del cinema, il segno del libro infatti è la capacità di stabilire una illuminante continuità tra cinema e realtà, muovendo l’analisi con grazia e precisione tra queste due dimensioni, mescolando emozioni legate alle protagoniste che attraversano anche la nostra anima.

Rita Picchi si occupa di teatro dal 1973, quando con Dacia Maraini, Laura Betti e altre, fonda a Roma il Teatro della Maddalena. Ha collaborato con diverse riviste,, tra cui «Sipario», «Scena» e «L&r squo;Espresso». Ha pubblicato per Gremese un libro su Annibale Ruccello e per le nostre edizioni Il cinema salvato dal Sud.

Info:
Kurumuny.it

Consiglio: Massimiliano Panarari e il “caso” Vittoria Coppola


Secondo la redazione della rubrica, o per meglio dire, “officina letteraria del TG1: Billy, il vizio di leggere”, il libro dell’anno è “Gli occhi di mia figlia” di Vittoria Coppola. Rivaleggiando con altri undici titoli usciti nel 2011, scritti da autori del calibro di Dacia Maraini, Giampaolo Pansa, Pietrangelo Buttafuoco, Federica Manzon, Mariapia Veladiano ed altri ancora, il volume, pubblicato dal piccolo editore salentino Lupo, è rapidamente diventato un piccolo caso editoriale nazionale.Totalizzando 160 mila voti on-line, su un totale di 581 mila, oggi il libro è una bellissima realtà che, con ogni probabilità, senza la forza del web, non sarebbe stata possibile. Sulla scorta della positiva esperienza che lo scorso anno, ha visto come protagonista, un’altra giovane autrice, Sivia Avallone con il romanzo “Acciaio”, Coopsette, in occasione dell’ormai prossimo 8 marzo, si appresta ad ospitare l’autrice Vittoria Coppola. Come ha commentato il suo editore, Cosimo Lupo su Facebook: “… non siamo noi a vincere ma è la lettura, la scrittura e quell’odore che solo i libri hanno…”.
In occasione dell’incontro pubblico, appositamente organizzato da Coopsette, l’autrice sarà intervistata da Massimiliano Panarari. All’autorevole giornalista, nonché politologo e saggista, è stato affidato il compito di analizzare la fenomenologia del “caso” generato dal romanzo e dalla sua giovane autrice. L’appuntamento è quindi fissato per giovedì 8 marzo 2012 alle ore 16:30 presso la Sala Conferenze Coopsette in via S.Biagio 75 a Castelnovo Sotto (RE).

Il romanzo: quale ruolo gioca il destino nello svolgersi della nostra esistenza? E quanto di “nostro” c’è invece nell’imboccare strade sbagliate che porteranno inevitabilmente all’infelicità? In questa storia di “non detti”, in cui egoismi e fragilità vanno a comporre un perfetto, perverso incastro, è rappresentato il misterioso e contraddittorio universo dei sentimenti umani: non basta essere genitori per saper comprendere i propri figli ed amarli come meritano; non basta essere giovani e di cuore aperto per essere pronti ad affrontare la vita, né essere innamorati per non farsi complici della propria ed altrui sofferenza. Dana, pur nei privilegi di ragazza circondata da benessere e raffinatezza, è soffocata dalla coltre iperprotettiva di una madre che ha deciso il suo futuro, ma la sua passione per André, fascinoso pittore di donne senza sguardo, si rivela una fuga più grande della sua acerba giovinezza, incapace di reggere all’infrangersi di un sogno. Armando, l’uomo che le offre un amore devoto e remissivo, nasconde un segreto destinato ad esplodere in modo bruciante. Eppure esistono legami che sopravvivono al tempo e sono pronti a riservare luminose sorprese, nei giochi del caso e nel risveglio di coscienze troppo a lungo sopite. Una storia di solitudini e di scelte, nella quale regge sovrana la solidità dell’amicizia, l’unica che non tradisce.

Massimiliano Panarari  è nato a Reggio Emilia il 14/12/1971. Collaboratore del Gruppo L’Espresso, svolge attività libero-professionale di consulente di comunicazione pubblica e politica. Collaboratore presso la cattedra di Teorie e tecnica della comunicazione pubblica dell’università Iulm di Milano e docente Maspi. Consulente per la saggistica di Fazi editore; è stato responsabile della comunicazione e delle relazioni esterne di Ervet – Emilia-Romagna Valorizzazione Economica Territorio SpA (l’Agenzia di sviluppo territoriale emiliano-romagnola).

Massimiliano Panarari ha pubblicato, nel 2010, "L’egemonia sottoculturale. L’Italia da Gramsci al gossip" (Einaudi): "Perché oggi, finita e strafinita l’egemonia culturale della sinistra, trionfa un’egemonia sottoculturale prodotta dall’adattamento ai gusti nostrani del pensiero unico neoliberale, in quel frullato di cronaca nera e cronaca rosa, condito da vip assortiti, che sono diventati i nostri mezzi di comunicazione, ormai definitivamente dei «mezzi di distrazione di massa».

E il paradosso è che molte delle tecniche di comunicazione che oggi innervano la società dello spettacolo sono nate dalla contestazione del Sessantotto, dai movimenti degli anni Settanta e dalle riflessioni sul post-moderno degli anni Ottanta. E così, in un cortocircuito di tremenda forza mediatica, il situazionista Antonio Ricci produce televisione commerciale di enorme popolarità, Signorini dirige con mano sicura il suo postmodernissimo impero «nazionalgossiparo», i reality più vari sdoganano il Panopticon di Bentham e Foucault per le masse. Una riflessione originale sulla costruzione del nostro immaginario contemporaneo, che getta luce sul lato nascosto (e serissimo) della frivola cultura pop in cui siamo tutti immersi."

martedì 6 marzo 2012

Karin Andersen

 “Karin Andersen è nata in settembre 1966 a Burghausen, Germania. Ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Bologna, diplomandosi nel 1990 con una tesi sulle relazioni fra arte ed ecologia. Ha inoltre conseguito il diploma della scuola bolognese del fumetto "La nuova Eloisa" nel 1991. Sviluppato tramite varie tecniche (disegno, pittura, fotografia, elaborazione digitale, video e installazioni) il suo lavoro intende indagare il rapporto degli umani con l'idea del diverso e dell'alieno, sfumare i confini fra concetti come natura e cultura, ipotizzare interazioni creative e sorprendenti fra diverse forme di vita e diversi contesti naturali o artificiali. Le sue opere sono state esposte in Italia e all'estero in spazi pubblici e privati. Nel 2005 ha vinto il premio Maretti Valerio Riva Memorial. Dal 2006 fa parte del collettivo artistico internazionale Kuten con sede a Helsinki, con cui ha realizzato progetti di arte pubblica in varie città d'Europa. Ha collaborato alla realizzazione di video musicali e spettacoli teatrali. I suoi studi sui significati dello zoomorfismo nella storia dell'arte e nell'arte contemporanea sono stati presentati in pubblicazioni, seminari e conferenze. E' autrice, con Roberto Marchesini, del libro Animal Appeal, uno studio sul teriomorfismo, 2003, Hybris/Alberto Perdisa editore.
Principiali mostre personali: Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea della Repubblica di San Marino; Bürgerzentrum, Burgkirchen (D), Studio d'Arte Cannaviello, Milano; Guidi & Schoen Arte Contemporanea, Genova; Studio Cavalieri, Bologna; Galleria Betta Frigieri, Sassuolo/Modena; Traffic Gallery, Bergamo; Galleria Franco Marconi, Cupramarittima; Il Campo delle Fragole, Bologna; Galleria Maniero, Roma.
Principali mostre collettive: Ca' D'Oro, Venezia; MUU Gallery, Helsinki; ID:I galleri, Stockholm; Artists Space, New York; Galleria d'Arte Moderna, Bologna; PAC, Milano; Flash Art Museum, Trevi; Kultfabrik, München; Haus der Kunst, München; Liebenweinturm, Burghausen (D); Strychnin Gallery, Berlin; Galeria de Arte Contemporanea Università de Talca, Cile; Art Production Center Kadırga, Istanbul; Centro Arte Contemporanea, Cavalese; Museo Laboratorio dell'Università La Sapienza, Roma; De Faveri Arte Contemporanea, Feltre; Mondo Bizzarro Gallery, Roma; Neon, Bologna.
Principali pubblicazoni: Andersen Karin, Sul brutto, in Francesca Iannelli, "Dissonanze Contemporanee, arte e vita in un tempo inconciliato", Ed. Quodlibet Studio, 2010
Andersen Karin, A Walk on the Wild Side, in "Degli Uomini Selvaggi e d'altre forasticherie" (cat.), Vanilla edizioni, luglio 2009
Andersen Karin, La nostra vocazione animale, in "D La Repubblica delle Donne" n°566, 22 settembre 2007
Andersen Karin, Monstrorum Historia, biotech e teriomorfismo, in "Cluster" #04, 2004
Marchesini Roberto & Andersen Karin, Animal Appeal, uno studio sul teriomorfismo, Hybris edizioni, 2003” (l’opera riprodotta è di Karin Andersen)

domenica 4 marzo 2012

Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Envirotech) consiglia: Portrait di Joyce Lussu (L'asino d'oro Edizioni)


L’ironica e spregiudicata autobiografia di una donna irriducibile. Dalla Firenze degli anni Venti alla Heidelberg di Jaspers, dalla clandestinità alla guerra antifascista, dall’incontro con il grande patriota Emilio Lussu ai viaggi alla ricerca di poeti da tradurre, da Giustizia e Libertà al ’68, dalle lotte femministe a quelle del popolo curdo e infine a quelle ambientaliste. La storia di una donna che non voleva essere considerata speciale, ma ha anticipato ogni tempo. La storia di una donna che con parole semplici, sincere, spesso forti e disarmanti, fa riflettere su questioni pubbliche e private, sulla guerra, la politica, la religione, su realtà importanti e profonde come il rapporto uomo-donna e il rapporto genitori-figli. La storia di «una donna per» ovvero «costruttiva, generosa, capace di vedere il lato positivo e le possibilità della vita», come scrive Giulia Ingrao nella sua Prefazione.

Gioconda Salvadori Lussu, nota come Joyce, nasce a Firenze da genitori marchigiani, entrambi con ascendenze inglesi. Joyce vivrà all’estero gli anni dell’adolescenza, in collegi e ambienti cosmopoliti, maturando un’educazione non formale, ispirata agli interessi della famiglia per la cultura, l’impegno politico e la propensione al dialogo e ai rapporti sociali, che in seguito confermerà con il suo lavoro di traduttrice di poeti rivoluzionari del Terzo mondo, testimoni della cultura orale di diversi popoli. Tra questi in particolare Nazim Hikmet, ma anche Agostinho Neto e Jalal Talabani.

"(Sono un cantastorie di strada. Nazim Hikmet) Tra pochi anni arriverà il 2000. Non so perché, questa data m’appare speciale, importante, addirittura elettrizzante. Quando poi, in realtà è futile e arbitraria, tanto che basta farsi qualche chilometro più in là, su questo pianeta, tra gente che conta in un altro modo, per vederla sparire, ingoiata da cifre diverse, che non cominciano la conta da un fatto certamente mai avvenuto come la nascita di un messia. E se gli astronomi avessero sbagliato i loro calcoli? Se invece del 1° gennaio 2000 fosse il 25 marzo del 1998 o il 3 novembre del 2003? Ma non importa, dato che ci siamo messi d’accordo in parecchi che il 2000 è il 2000; e quando una finzione è comune diventa palpabile, si tocca con le mani. Voglio mettere il dito sul calendario, il 1° gennaio 2000, vedere per le strade grandi striscioni a lettere cubitali con su scritto Viva! Viva!, festeggiare il nuovo millennio come se dovesse essere un gran bel millennio. Ragazzi, se per caso entro il 31 dicembre 1999 la mia entropia personale fosse stata definitiva, cosa che non prevedo assolutamente, prendete un pennarello e un gran calendario pubblicitario e scrivete il mio nome ben chiaro sul 1° gennaio, come se fosse il mio compleanno. E cantate la canzone che quell’anno sarà di moda.”


sabato 3 marzo 2012

Gli occhi di mia figlia" (Lupo Editore/edizioni a nordest) di Vittoria Coppola “Un’autrice salentina entra nella classifica dei libri più venduti d’Italia”


"Gli occhi di mia figlia" (Lupo Editore/edizioni a nordest) di Vittoria Coppola, entra nella classifica dei libri più venduti in Italia (Servizio Classifiche di Arianna), tra il 20 e il 26 febbraio 2012. "Gli occhi di mia figlia", il romanzo di Vittoria Coppola, eletto libro dell'anno dal sondaggio del TG1/Billy il vizio di leggere, continua a riscuotere il successo dei lettori e si piazza al ventesimo posto nella classifica dei libri più venduti in Italia. Un risultato che premia la giovane autrice, Vittoria Coppola, dando un'idea dell'affetto e dell'interesse che il suo romanzo ha suscitato nel cuore dei lettori. Una bella sorpresa che arriva proprio dopo la sua partecipazione come ospite d’onore nel salotto di Sottovoce, storico programma condotto da Gigi Marzullo su Rai1. “Gli occhi di mia figlia”, dopo avere rapidamente esaurito la prima tiratura pubblicata da Lupo Editore, ha anche esaurito la prima ristampa, distribuita in tutta Italia, della coedizione con “Edizioni a Nordest”. Un risultato che premia la media e piccola editoria salentina che da diversi anni ‘intercetta’ diverse autori e realtà che non hanno nulla da invidiare a quanto troviamo negli scaffali delle librerie nel nostro paese.
Domenica 4 Marzo alle ore 20.30 Vittoria Coppola sarà ospite del programma “Senti chi parla”, condotto da Paola Moscardino su Tg Norba 24, la puntata andrà in onda integralmente e in contemporanea anche sul canale 510 della piattaforma Sky e in streaming, raggiungibile a questo indiizzo (http://www.xdevel.com/tv/tgnorba24/).

    
Info:
www.edizionianordest.com/


La classifica nazionale delle vendite stilata da Arianna (dal 20 al 26 febbraio 2012):

Trasmissione SOTTOVOCE con Gigi Marzullo, ospite Vittoria Coppola


Link della diretta di Domenica 4 Marzo alle ore 20.30 di “Senti chi parla”, programma a cura di Paola Moscardino, ospite Vittoria Coppola

venerdì 2 marzo 2012

Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Envirotech Italia) consiglia: Gli occhi di mia figlia di Vittoria Coppola (Lupo/edizioniAnordest) alla Secopstore di Corato


Presso la Libreria SECOPSTORE in via Monte Vodice, 6 a CORATO sabato 3 Marzo alle ore 19:30 ci sarà la presentazione del romanzo GLI OCCHI DI MIA FIGLIA  di Vittoria COPPOLA (Lupo Editore – Edizioni Anordest). L’opera è stata considerata come il caso letterario del 2012 appena proclamato Libro dell'Anno nel sondaggio della Rubrica Billy del TG1.

Quale ruolo gioca il destino nello svolgersi della nostra esistenza? E quanto di "nostro" c'è invece nell'imboccare strade sbagliate che porteranno inevitabilmente all'infelicità? In questa storia di "non detti", in cui egoismi e fragilità vanno a comporre un perfetto, perverso incastro, è rappresentato il misterioso e contraddittorio universo dei sentimenti umani: non basta essere genitori per saper comprendere i propri figli ed amarli come meritano; non
basta essere giovani e di cuore aperto per essere pronti ad affrontare la vita, né essere innamorati per non farsi complici della propria ed altrui sofferenza.
Dana, pur nei privilegi di ragazza circondata da benessere e raffinatezza, è soffocata dalla coltre iperprotettiva di una madre che ha deciso il suo futuro, ma la sua passione per André, fascinoso pittore di donne senza sguardo, si rivela una fuga più grande della sua acerba giovinezza, incapace di reggere all'infrangersi di un sogno. Armando, l'uomo che le offre un amore devoto e remissivo, nasconde un segreto destinato ad esplodere in modo bruciante.
Eppure esistono legami che sopravvivono al tempo e sono pronti a riservare luminose sorprese, nei giochi del caso e nel risveglio di coscienze troppo a lungo sopite.
Una storia di solitudini e di scelte, nella quale regge sovrana la solidità dell'amicizia, l'unica che non tradisce.

giovedì 1 marzo 2012

Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Envirotech Italia) consiglia: PICCOLA PREISTORIA - Poesie di Leopoldo Attolico (LaRecherche.it)


“accade così di visitarsi / per tutta la vita / come si fa con un luogo caro, / innamorati di un segno o di una luce; / di ritrovarvi il silenzio delle parole / luminoso / una corazza a ricoprire il sangue nelle vene; / e di nutrirlo / accontentandosi / grati a un preludio che ci si porta via…”

Leopoldo Attolico vive ed opera a Roma, ove è nato il 5 Marzo 1946. Dalla seconda metà degli anni ‘80 si occupa principalmente di poesia performativa e delle sue modalità espressive foniche, ironiche / autoironiche e antistress. I suoi titoli di poesia:
Piccolo spacciatore, Il Ventaglio 1987, raccolta antologica di versi giovanili premiata l’anno successivo con il Mecenate da una giuria presieduta da Giorgio Bassani. Il parolaio, Campanotto 1994, con prefazione di Luigi Fontanella e una gouache di Ernesto Treccani. Scapricciatielle, El Bagatt 1995, compendio di poesia performativa, con una nota di Vito Riviello e due chine di Giacomo Porzano. Premio Franco Matacotta. Calli amari, Edizioni di Negativo, Bologna / Roma 2000. Mix, Signum Edizioni d’Arte 2001, con sette disegni di Ermes Meloni. Siamo alle solite, Fermenti 2001, con prefazione di Giorgio Patrizi e due chine di Giuseppe Pedota. I colori dell’oro, Caramanica 2004, con una nota di Giuliano Manacorda. La cicoria, Ogopogo Edizioni d’Arte 2004, con due chine di Cosimo Budetta. Mi (s)consenta, Signum Edizioni d’Arte 2009, con sette opere di Ester Ciammetti. La realtà sofferta del comico, Aìsara 2009, con prefazione di Giorgio Patrizi e postfazione di Gio Ferri. Suoi testi ed interventi critico / teorici sono apparsi in antologie, repertori, quotidiani e nelle principali riviste letterarie italiane. Numerose le letture nei licei e nelle università italiane e le presenze in readings e festival nazionali ed internazionali. Una scelta dai suoi testi è stata pubblicata negli USA, presso Chelsea, New York, nel 2004, nella traduzione di Emanuel di Pasquale. È stato tra i redattori di Poiesis e lo è attualmente di Capoverso.

Hanno scritto sul suo lavoro: Giancarlo Sammito, Elio Andriuoli, Fabio Simonelli, Nicola Vacca, Roberto Carifi, Rino Cerminara, Mario Bernardi, Daniele Giancane, Ester Margara, Davide Rondoni, Giuliano Manacorda, Marcello Verdenelli, Angelo Mancini, Marina Palmieri, Angelo Gaccione, Antonio Spagnuolo, Antonio Piromalli, Miro Renzaglia, Valentina Galdi Romanini, Luigi Fontanella, Alberto Cappi, Giorgio Linguaglossa, Gerardo Pedicini, Paolo Carlucci, Daniele Santoro, Roberto Corsi, Domenico Alvino, Sandro Montalto, Achille Serrao, Roberto Pagan, Mariella De Santis, Sebastiano Aglieco, Dante Maffia, Marco Giovenale, Giuseppe Tedeschi, Gianfranco Lauretano, Cristina Annino, Domenico Cara, Anna Grazia D’Oria, Luciano Nanni.


martedì 28 febbraio 2012

Esce per Kurumuny Edizioni Raccontiamo di Rosaria De Pascali


 Alla fine si scrive sempre una fiaba. Non si può scrivere nient’altro che una fiaba. Perché tutta la vita è come una fiaba: si incontrano creature che sono buone o cattive, si attraversano mari e montagne e boschi scuri, si vivono giorni belli e giorni brutti. Allora si scrive una fiaba per capire la vita, per rintracciarne il senso più profondo, per delineare la fisionomia delle esistenze che abbiamo dentro, che ci sono intorno. Antonio Errico

Rosaria De Pascalis (Nicosia, 1964), vive da otto anni nel Salento e qui svolge la professione di docente della scuola secondaria di secondo grado e si dedica con passione a scrivere raccolte di fiabe e favole. Ha già pubblicato “Una settimana di racconti” (Ed. Salentina, 2009), e un articolo, “Identità nazionale e valori della Costituzione”, sulla rivista “Nuova Rassegna” (Noccioli Ed. Firenze).

domenica 26 febbraio 2012

In Our Prime: The Invention of Middle Age by Patricia Cohen (Scribner). Intervento di Mariangela Notaro


La Signora Cohen, giornalista per il New York Times, ha scritto un libro affascinante sull’idea della mezza età, ovvero “ una storia che ci raccontiamo su noi stessi, un orizzonte a cui miriamo con l’intento di strappar via la sua linea…”. Oggi, più che mai, quella storia vuole agghindare di poesia l’idea che la mezza età racchiuda in sé un enorme potere,  mentre nello stesso tempo mira a  rivestire la giovinezza con l’abito dell’ idolatria. Ella ritiene che quest’età sia una “finzione culturale”, un concetto elastico ricreato da ogni generazione. Gli accademici stanno ancora definendo l’età che va dai 55 ai 75 come una categoria a sé stante, abbellendola con etichette come “ generazione del bis”, “ terza età”, o “passaggio medio”. Considerato il modo consistente in cui la vita dei salutisti americani si sia prolungata e la rivoluzione indotta dalla procreazione, la gente oggi, può permettersi di avere più tempo per crescere e ancora di più per morire, come se la morte fosse manipolabile. Superba ed irrefrenabile presunzione umana! La signora Cohen ci rende noto che lei potrebbe ritardare il matrimonio fino ai 39 anni, scegliere di farsi madre sui 40 e pensare ancora a cosa voler fare una volta divenuta adulta, quasi in un fantastico gareggiar col tempo. Magari accettassimo che il tempo, questo grande coordinatore delle nostre esistenze, invece crea e disfa realtà in un baleno a suo unico piacimento! Ciò si presenta come un richiamo personale raro all’interno di un’opera che poggia su solide e diverse ricerche e che trova i suoi esempi universalmente riconosciuti nelle opere dei poeti romantici, Trollope e Arthur Miller, così come anche Bernice Neugarten, un pionere nello studio dello sviluppo adulto.  Prima della metà del ‘900, la Cohen proferisce “ l’età non fu un ingrediente essenziale della dignità di un individuo”. Fu l’influenza di “elementi condizionanti”- matrimonio, parentele, malattie- a plasmare la narrativa adulta. Nel 1800 le donne furono praticamente spinte a trasformarsi in madri e quindi ad accudire prole per 17 anni, mettendo al mondo una media di sette figli. Più tardi fu la volta delle suffragette, la cui vocazione per i diritti delle donne sul voto contribuì anche ad espandere le opportunità di carriera per le donne di mezza età. La Cohen descrive anche la sbalorditiva liberazione sessuale da parte di Edith Wharton. Dopo aver vissuto un matrimonio disgiunto dal sesso per più di due decenni, la Wharton riscoprì le gioie di questo piacere a 45 anni, con un “ baffuto mascalzone”. E con le suffragette, forse, l’anima ha iniziato ad avverare il suo potenziale, le sue incommensurabili, sorprendenti conquiste di infinito…
All’alba del 1900, gli americani iniziarono a prender coscienza dell’umana, lecita possibilità di “abbracciare” i 50 anni. I resoconti del censimento rivelano che puntualmente strappavano via, come foglie marce da una pianta nel suo abituale fiorire, un decennio quando venivano intervistati.  L’età media scivolò nell’essere un gioco crudele. Ci fu bisogno di una sommossa del pensiero da parte di Erik Erikson, un rifugiato tedesco, per vestire di dignità ed importanza la mezza età. Negli anni 50 Erikson  ribaltò la dottrina freudiana- la corazzata teoria secondo cui la nostra personalità si delinea all’età di 5 anni- descrivendo la vita come un ciclo di otto fasi. Egli parlò di “ stadio adulto medio” dai 45 ai 55 anni, quando la forza ci viene elargita attraverso la cura degli altri e contribuendo al miglioramento della società, che egli denominò “ generatività”. L’età meramente cronologica è chiaramente riconosciuta oggigiorno come un rivelatore menzognero della crescita adulta o dell’autenticità dell’identità per tutti coloro che hanno toccato i 50. Prendiamo in esame il comportamento di due o della maggior parte delle nostre figure culturali più prominenti. Donald Trump a 65 anni si mostra e agisce come se si adagiasse ancora sui suoi turbolenti nove anni. Bill Clinton, alla stessa età, è gioca a voler retrocedere all’adolescenza . Ma allora per quale motivo le nostre mani si ostinano ad innalzare il muro dell’ansia della mezza età? I primi incriminati, afferma la Cohen, sono i venditori di bellezza. In quanto imprenditori di cosmetici, pubblicità ed industrie di intrattenimento, hanno vestito i panni di avidi collaboratori nell’impresa lucrativa di restituire all’immagine della mezza età la sua cornice più bella, perfetta, ma non perfettibile. Ma sul finir del giorno, quando ci si rende conto di non essersi alzati in tempo per la lezione di fitness ed esser così mancati a quel “noi” di noi stessi che crediamo di generare, proprio come l’alter ego in grado di starsene sicuro al mondo, s’ode per caso una voce molesta che facendo capolino negli antri più reconditi di noi ci sussurra, “non sarai mai così magro come Jane Fonda?” La signora Cohen, utilizza Oprah Winfrey come un primo esempio di questa contraddizione dell’Io. In una forte nota editoriale in O, il Giornale di Oprah, la 57enne Signora Winfrey, con tono provocatorio annunciò che lei non avrebbe permesso alla “ cultura dell’ossessione per la giovinezza” di dirle di non preoccuparsi. Ella ammonì coloro che mentono sulla loro età per “la malattia di voler essere ciò che non si è”.Perché, in effetti, come possiamo cambiar di rotta nel navigar della vita come fossimo vascelli senza comando al timone? Quale disumana presunzione è mai questa? Dobbiamo far nostra l’idea che Oprah si stia ora confortevolmente sdraiando sulle sue notevoli risorse finanziarie e fisiche?


sabato 25 febbraio 2012

Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Envirotech Italia) consiglia: Le Confessioni di un Illuminato di Leo Lyon Zagami (Uno editori)


Con questo libro, il primo di una trilogia dedicata alle sue Confessioni, Leo Lyon Zagami ci introduce con dovizia di particolari nella complessa gerarchia delle Società Segrete che fanno capo al segretissimo mondo degli illuminati. Le varie scuole, la storia segreta, le pratiche e le tradizioni che si nascondono in questo mondo misterioso e sconosciuto, legato alla creazione di un Nuovo Ordine Mondiale e a un’elite che da sempre governa, dietro le quinte della storia, i destini dell’umanità. Ma Zagami non è solo un giornalista investigativo o il classico teorico della cospirazione, egli ha vissuto questa esperienza in prima persona, rimanendo coinvolto in spiacevoli esperienze quali le numerose minacce di morte, l’internamento in istituti mentali, la tortura, il successivo arresto per spionaggio, l’allontanamento dal figlio e la continua persecuzione da parte degli ex soci della famigerata Loggia Monte Carlo, iniziata dopo aver deciso di uscire da ambienti legati a pratiche di magia nera e satanismo come l’Ordo Templi Orientis. Zagami in questo saggio ci mostra per la prima volta, documenti e immagini che provano senza ombra di dubbio non solo l’esistenza del network dei cosiddetti illuminati, ma anche i legami dell’elite con entità extradimensionali, e il loro modus operandi nel settore dell’intelligence.

"In questo testo, ricchissimo di testimonianze e di nomi insospettabili, Leo Zagami produce un autentico fuoco pirotecnico di informazioni e di dati generalmente riser­vati a una ristretta élite e qui presentati al grande pubblico per la prima volta. Si tratta di eventi storici e percorsi iniziatici sconosciuti ai più ma ben noti dalla masso­neria internazionale, la quale, sotto un velo di appaiente ufficialità, conosce, traman­da ed usa tuttora pratiche magiche di vario tipo, per conservare vecchi privilegi, ac­quisirne di nuovi o in casi più rari per seguire un puro cammino di conoscenza."
(Pablo Ayo, Giornalista, scrittore, ricercatore, docente di informatica, noto per la sua rubrica sul programma televisivo Mistero)

"Un saggio straordinario che vi terrà inchiodati nella lettura dall'inizio alla fine. Una delle opere più dettagliate e documentate sulla Massoneria, Illuminati, NWO, ritua­li occulti e realtà UFO. Nulla a che fare con il complottismo senza prove e senza metodo degli ultimi ventanni. Zagami apre a un nuovo approccio scientifico e at­tendibile per lo studio dei movimenti occulti, del satanismo e del fenomeno UFO interpretato in chiave parafisica. Finalmente un autore esperto di esoterismo, occul­tismo, magia e simbolismo che ha vissuto sulla propria pelle le vicende che narra. Una lettura che potrebbe cambiarvi la vita..."
(Enrica Perucchietti, giornalista e scrittrice)

"Le verità sono spesso molteplici e l'unico modo per provare a districarcisi è praticare la via delle fonti e di chi vi ha avuto accesso. Nella ricostruzione ricca e documentata offertaci dall'autore la voglia di sapere e il desiderio di capire possono farsi strada e trovare i modi per discernere, come sempre è bene e necessario fare nelle situazioni complesse." (Mauro Biglino, autore e traduttore di testi antichi)

"Leo Zagami affronta con coraggio e determinazione il diffìcile tema delle società se­grete e in particolare del sistema iniziatico occidentale, offrendo una valanga di det­tagli storici e preziose informazioni. Un'opera titanica, densa di chiarezza e realismo, indispensabile per chi vuole comprendere a fondo uno scenario da sempre occulto ai più, ma anche una guida "illuminata' per meglio affrontare un mondo che si sta ac­cingendo a radicali mutazioni nel delicato imperscrutabile rapporto tra potere terre­no e potere ultraterreno." (Varo Venturi regista del film 6 giorni sulla terra, 2011)

venerdì 24 febbraio 2012

Graziella Gardini (Direzione Sea Marconi Envirotech Italia) consiglia: Vittoria Coppola con il suo “Gli occhi di mia figlia” (edizioniAnordest/Lupo) al Liceo Statale Don Tonino Bello di Copertino


Doppio appuntamento per la scrittrice salentina Vittoria Coppola e il suo ultimo successo di rilievo nazionale “Gli Occhi di mia figlia” (edizioniAnordest/ Lupo editore),  lunedì 27 febbraio 2012 al Liceo Statale “Don Tonino Bello” di Copertino. L’autrice sarà alle ore 9,30 presso la succursale di via Pirandello, alle ore 11,00 presso la sede centrale di via E. De Nicola.   L'incontro con Vittoria Coppola sarà diretto dal Prof. Cesare Augusti (dirigente scolastico), che introdurrà i contenuti del libro e presenterà l’ospite alle classi del Liceo.  E’ previsto l’intervento  dell'editore Cosimo Lupo.  Coordina i lavori la prof.ssa Sandrina Schito.  Il liceo continuando nella ricerca di un confronto con il mondo giovanile e con gli autori che ad esso fanno riferimento, ospita dunque l'autrice Vittoria Coppola.


Quale ruolo gioca il destino nello svolgersi della nostra esistenza? E quanto di "nostro" c'è invece nell'imboccare strade sbagliate che porteranno inevitabilmente all'infelicità? In questa storia di "non detti", in cui egoismi e fragilità vanno a comporre un perfetto, perverso incastro, è rappresentato il misterioso e contraddittorio universo dei sentimenti umani: non basta essere genitori per saper comprendere i propri figli ed amarli come meritano; non
basta essere giovani e di cuore aperto per essere pronti ad affrontare la vita, né essere innamorati per non farsi complici della propria ed altrui sofferenza.
Dana, pur nei privilegi di ragazza circondata da benessere e raffinatezza, è soffocata dalla coltre iperprotettiva di una madre che ha deciso il suo futuro, ma la sua passione per André, fascinoso pittore di donne senza sguardo, si rivela una fuga più grande della sua acerba giovinezza, incapace di reggere all'infrangersi di un sogno. Armando, l'uomo che le offre un amore devoto e remissivo, nasconde un segreto destinato ad esplodere in modo bruciante.
Eppure esistono legami che sopravvivono al tempo e sono pronti a riservare luminose sorprese, nei giochi del caso e nel risveglio di coscienze troppo a lungo sopite.
Una storia di solitudini e di scelte, nella quale regge sovrana la solidità dell'amicizia, l'unica che non tradisce.

Ha 26 anni, vive a Taviano (Le). Laureata in Lingue e Letterature Straniere, Comunicazione Linguistica Interculturale  (Università del Salento, luglio 2010). Attualmente lavora come receptionist presso un albergo di Gallipoli (Le). La passione assoluta che muove le sue giornate è la scrittura. Di questo dice: “Lo scopo che mi prefiggo nel momento in cui inizio a riempire pagine di parole e sentimenti, è quello di emozionare, regalando a chi mi privilegia “leggendomi,” attimi personalissimi di evasione dalla realtà, ma anche, perché no, arricchimento della stessa. Confido sempre nella bellezza dei sentimenti e perciò, quando qualcuno reputa banale il parlare d’amore, io sorrido, e vado avanti per la mia strada”.