venerdì 14 agosto 2009

Sindromi e altri fatti d'inchiostro di Ilaria Ferramosca (Akkuaria)

Non ci credevo. Sino all’ultima pagina, avevo deciso di non lasciarmi prendere dall’entusiasmo, visto che spesso i bluff editoriali sono dietro l’angolo. Né il timbro “doc” al volume, impresso a indicarne la qualità, dell’intervento prefattivo di Andrea G. Pinketts mi ha influenzato più di tanto, che spesso si sa (e non si dice) le conoscenze dei salotti servono più di ogni altra cosa. Ma non è questo il caso, non appartiene a Ilaria Ferramosca l’essere oggetto di lusinghe o compiacenze, perché sarebbe indegno della sua abilità di scrittrice, e per di più di ottima qualità. Cosa poi assai singolare della poiesi narrativa di quest’autrice, è la capacità di tenere desta l’attenzione per ogni racconto, e soprattutto non avere mai cadute di tono e di stile, talvolta giungendo ad un autocompiacimento nell’utilizzo della bella parola, o della simmetria del periodo, a far vedere che il pop non è un sub-universo culturale, tutt’altro. Anche perchè l’operazione dello scrivere racconti è pericolosa e si muove sempre sul filo del rasoio: o si è un Giorgio Faletti nella peggiore delle ipotesi o andando al secolo scorso un Howard P. Lovecraft, oppure è meglio lasciar stare. Ilaria per i tipi della siciliana Akkuaria, consegna al pubblico un piccolo gioellino, di non più di cento venti pagine, che si lascia leggere piacevolmente e apprezzare da subito. Le vicende che danno corpo ai racconti si nutrono di paradossi, da intendersi non come strumenti che l’autrice utilizza come escamotage letterario dell’eccedenza, ma come gioco che costruisce due o più mondi paralleli, li struttura sin nei minimi particolari, e ne interseca i piani creando un forte spaesamento nel lettore, che non sa dove finisce la finzione e comincia la realtà. Penso alla sindrome da Woody Allen, al secolo Allan Stewart Königsberg, (ben nota ai giocatori di ruolo), del protagonista dell’episodio dal titolo “La Sindrome dello scrittore”, che personaggio principale di spy-stories raccontate da un celebre scrittore del genere, prende vita e va da una psicanalista perché interceda presso il suo creatore, per regalargli finalmente una vita tranquilla e ordinaria, e non fatta di inseguimenti, passioni brucianti al limite dell’attacco cardiaco, o di amori occasionali sfiancanti e vuoti. E ancora magistrale è la “neo-nikita” di “Una donna pulita” killer di professione assoldata da donne sposate e tradite dai mariti. Solo per citare due esempi scritturali presenti nel volume. Ilaria Ferramosca, inoltre ha una capacità di sedurre con la parola, una forza erotica semantizzante, che ha dell’incredibile, in grado di solleticare i sensi e amplificare le sensazioni in maniera esponenziale, e soprattutto sa di cosa parla, perché conosce testi e contesti che la circondano, e ne conosce per filo e per segno i recessi più oscuri. Scrive nella prefazione al volume Andrea G. Pinketts : “Quando leggerete i terribili, intriganti, coraggiosi racconti di Ilaria preparatevi al peggio che è quello che uno scrittore onesto vi può dare”. Sono d’accordo con lui, e … anch’io ci tengo molto!

di Stefano Donno

martedì 14 luglio 2009

Pierluigi Mele, Da qui tutto è lontano (Lupo Editore 2009, pp. 224, con audio-libro cd). Dal 20 luglio in libreria

C’è voluto del tempo. Quindici anni a mettere il punto alla fine. C’è voluto del gioco. Quel gioco che spinge a stupirsi e dannarsi per ciò che verrà oppure no. Il gioco libero. I personaggi si sono perduti e così ritrovati lungo il cammino. Loro a dettare il passo. Loro ad osare. Perché quei personaggi sono forme di una sola figura. Loro a scoprire cose che credevo dimenticate. C’è voluta paura dei propri fantasmi, sino a guardarli con occhi sereni. C’è voluto tutto l’amore per la musica, i colori, l’infanzia, il sorriso. C’è voluto qualcuno accanto che ci credesse davvero. C’è voluto il tempo che occorre. Anche quello per accettare i rifiuti, tanti. Anche questi sono serviti. Il libro non sviluppa un’unica trama, ne miscela diverse, di storie. Fa la spola fra terra e visione, desiderio e reale, amore e memoria, sarcasmo e dolcezza. Si serve di solitarie, estreme figure per dire del tempo, di questo nostro tempo. Questo, orfano di rivolta, dissenso, utopia. Questo, dove i simboli sono bagattelle di sagra. Si serve del sud come perdita, sogno, chimera. Solo il luogo ha un nome concreto, Torre S. Emiliano. Ma è un luogo di fabula. Un luogo di dentro. Si serve di odori perché le parole da sole non sanno né possono dire. Si serve del potere, innanzitutto, ma come metafora di un certo destino. Come filo rosso che stringe il racconto. Non è in poesia, il libro, ma se ne serve lisca per lisca. Non è propriamente romanzo, ma si nutre di letteratura che è vita. Neppure teatro, ma ne segue il fraseggio. Per annodare man mano ogni filo, e alla fine tutto torna dov’era.
Mi avevano chiesto un intervento e non so come stilarlo altrimenti. Mi avevano detto “sei libero, scrivi ciò che ti pare”. Posso dire che parlo di un sogno, nel libro, e che ne aspetto il distacco per saperne di più. Aspetto che si perda lontano come un aquilone sfuggito di mano. Aspetto che qualcuno, più in là, lo raccolga. E allora estraggo un passo dal libro che offre il senso di tutto. Quello che ora dedico a voi. «Credo nel sole, le nuvole, il vento, la neve, la stagione improvvisa che torna, la luna nel pozzo e nei conti che tornano. Credo nei colori, e con questo mio nero li stringo tutti. Credo nell’illusione delle parole, ma credo che un canto valga più di tutti i libri che leggeremo. Credo che la poesia viva dovunque, che sia lei a cercarci, che si tuffi nei versi come ultima spiaggia. Credo in chi si commuove per le sciocchezze e ride senza motivo come un idiota nei campi. Credo nella semplicità e la invidio. Credo in chi non ho mai veduto eppure conosco da sempre, in chi alla fatica sfiorisce ma intanto cammina. Credo in chi ascolta, nei vecchi che svelano siccità e abbondanza con il fiuto dei cani. E soprattutto, credo nel giorno in cui nelle prime file delle autorità siederanno i bambini».

DAL 20 LUGLIO IN LIBRERIA

giovedì 9 luglio 2009

Poesie in transito n.1/6 (dalla terra al mare e dal mare alla terra) di Maria G. Palazzo


1. Destini

Ho bisogno di destini segnati
per rimescolare carte stropicciate
agli angoli di strade di calce di tufi
piante grasse con spine m'insegnano
altre vite, spalle, mani, voci sublimi
mareggiate violente riecheggiano in fondo
mostruosi armonici affini
cantilene dolcissime
infinite dentro

2. Bambina

Sono nata bambina,
cresciuta prima,
vissuta in attesa…
C’era una volta e c’è ancora
una donna che scherza, ride, fugge
lacrima, si fa rincorrere, gioca, si nasconde,
ritorna placata onda, bonaccia…

3. Percorsi (ovvero su due ruote)

Ho imparato a camminare
dall’albero di carrubo fino in fondo alla scogliera
con le mani aperte, con i piedi bagnati,
a ginocchia sbucciate per stare in equilibrio
su due ruote veloci, colorate…

4. Dal mare alla terra

Dalla collina al mare,
dal mare alla terra pietrosa, ulivi sprigionanti energia muta
attratti da una scogliera, in pieno flusso creativo, energia
lungo perimetri di mura ossute, antiche
tra reti spettinate di pescatori,
da finestre ipnotiche di donne
di età maliarde semi dischiuse …

5. Una campana

Una campana,
l’ora che segna ragioni emotive, un tocco
che dice sì, un respiro tramortito in un bacio
invisibile, ennesimo impatto tra infinito e già vissuto.

6. Trascendentale

Come un suono
di una musica che non sento
mi martella dentro, frenetico
abisso in cui cado e m’involo,
alba o tramonto di un sogno,
eclissi, ronzio, abbandono…

lunedì 29 giugno 2009

Gianni Ottaviani presenta ARCHEOPATIE II

La mostra coincide con il 50° anno di attività dell'artista Gianni Ottaviani , Milanese di adozione ma di origine Picena. In tale periodo Ottaviani ha operato sia come pittore-scultore sia come curatore ed organizzatore di eventi artistici nazionali ed internazionali, come tra l'altro:
Dal 5 ottobre 1995 al 2 ottobre 1996 mostra personale " Archeopatie " a cura del Comune di Milano-Settore Culura e Spettacolo e Civiche Raccolte Archeologiche nella sede del Museo Archeologico. Nel 2005 su incarico della Direzione del Ministero della Cultura della Turchia ha sovrinteso all'organizzazione della " Ia Biennale Internazionale d'Arte " di Ankara della quale è stato anche Presidente della Giuria.

Questa esposizione al Vittoriano con 66 opere tra singole e polittici corona la seconda fase della sua ricerca iniziata negli anni '80 che consiste, come dichiarato nella prefazione al catalogo edito dalla Editoriale Giorgio Mondadori, nello "…scavare nella memoria,documentare,ricostruire e riappropriarsi ". La sua è un'operazione quindi sulla memoria, sui frammenti, sui reperti del vissuto che ognuno di noi si porta dietro, spesso nell'inconscio.
" Archeologia dell' Io" forse l'avrebbe chiamata Freud. In quest' occasone l'artista esporrà anche una grande opera di mt.7x1,50 eseguita negli anni 2005-2006 formata da 17 pannelli ,dedicata al Cavallo suo soggetto preferito in precedenti periodi creativi, che gli è stata ispirata dal detto Islandese " Un uomo da solo è un mezzo uomo, un uomo con un cavallo è un uomo e mezzo".
Per realizzare l'opera Ottaviani ha effettuato una ricerca,quasi archeologica, su come è stato rappresentato nei pù disparati campi dalla preistoria ad oggi (arte,artigianato,pubblicità,giocattoli ecc.) quello che è stato un indispensabile mezzo per lo sviluppo dell'umanità. Il Circolo Ippico " Il 13 Rosso " di Rignano Flaminio in simbiosi con l'opera dell'artista proporrà il giorno dell'inaugurazione un suo particolare omaggio al Cavallo con una manifestazione ippica e in costume all'esterno del Vittoriano.

GIANNI OTTAVIANI _ ARCHEOPATIE II
Mostra personale, Complesso del Vittoriano - Roma
10 - 23 settembre 2009
inaugurazione 10 settembre ore 18

venerdì 19 giugno 2009

Talkink: uno speciale da paura di Angela Leucci ( redazione Talkink)

Alla boa del primo anno di lavoro, il periodico monotemaico di letteratura e fumetti Talkink edita il primo speciale. Tema: la paura.

È stato un anno da paura, un anno di notti insonni, di copertine in forse fino all'ultimo momento, di bozze da correggere e di esordienti che ci hanno inondato di materiale. Il primo anno di Talkink, periodico monotematico di narrativa, poesia e fumetti si chiude e un altro se ne apre, con questo speciale sulla paura. Con una splendida copertina, realizzata dal maestro Lele Vianello, autore di mille e mille avventure, come la misteriosa “Calle de la paura”, contenuta in questo numero. “Calle de la paura” racconta una suggestiva storia ambientata a Venezia, in cui un uomo, per sfuggire agli orrori del manicomio, finisce in un incubo di esperimenti umani e gendarmi conniventi e forse segreti massonici. Un fumetto di tensione con una struttura narrativa molto “francese”, che non esula da colpi di scena e ironia di fondo e di sfondo. Tra gli esordienti di questo numero, molto interessanti sono le storie a fumetti di Francesco Murrone e Mauro Gulma. La prima narra la vicenda di Virginia Cacioppo, l'ultima vittima della saponificatrice di Correggio, Leonarda Cianciulli: un pasticcino parlante avvisa la futura vittima del suo destino, ma ormai è troppo tardi e Virginia verrà sacrificata per scongiurare la paura atavica della morte. La seconda storia tratta invece il più celebre mostro informe della nostra infanzia di occidentali, il Baubau: una paura che prende le forme che l'immaginazione le da, un po' nonna defunta, Babbo Natale, capitan Coraggio e infine coniglio di pezza, a metà tra quello di Donnie Darko e il Genio delle Pippe. Infine, nell'albo troverete la terza puntata del detective Wild, l'investigatore somigliante a Gene Hackman nato dalla penna di Ilaria Ferramosca. Molto altro ancora lo scoprirete solo vivendo (e leggendo). Per ordinarci, ci trovate nelle fumetterie e librerie di tutta Italia sui cataloghi Mega e Anteprima.

lunedì 8 giugno 2009

Esbat di Lara Manni (Feltrinelli)

Ha cinquant'anni, disegna manga, è conosciuta con il nome di Sensei - maestra - e ha fan sparsi ovunque nel mondo. Inventa storie piene di buoni sentimenti ambientate in mondi fantastici, e da anni disegna La leggenda di Moeru, un manga di successo planetario di cui ora si sta accingendo a finire le ultime tavole. La Sensei è una donna superba che gestisce il proprio successo con orgoglio e sapienza: poche apparizioni pubbliche la avvolgono in un'aura di mistero e le permettono di non entrare in contatto coi propri lettori che disprezza profondamente. Una notte di luna piena, proprio mentre sta per mettere la parola fine al suo manga più celebre, riceve la visita di un ospite inatteso: è Hyoutsuki-sama, principe demoniaco antagonista di Moeru. La Sensei crede di essere impazzita, ma ben presto si convince che Hyoutsuki-sama è un'entità reale, che ha abitato per anni il mondo che ha creato e che ora ha attraversato per reclamare un finale diverso. La Sensei se ne innamorala l'amore con lui e gli propone un patto: un finale diverso in cambio di altri sei mesi in cui il demone verrà richiamato e sarà a sua disposizione per una notte al mese. Per far ciò è necessario eseguire un rito - Esbat - che richiede alla Sensei di sacrificare parti del proprio corpo. Dopo essersi tranciata alcune dita di una mano e di un piede, la Sensei decide di "sacrificare" i propri fan, che attira a casa con la promessa di un disegno autografo.

"Non è il primo ( e non sarà l'ultimo) romanzo nato in rete che arriva in libreria. Esbat è una fan fiction, cioè una storia liberamente ispirata a un manga. E' uscito a puntate su internet nel 2007 e per un anno è stato discusso con entusiasmo sul web"

di Brunella Schisa tratta da Il Venerdì di Repubblica n. 1107 p.102

casa editrice Feltrinelli: http://www.feltrinellieditore.it/

Esbat di Lara Manni, 2009, 276 p., brossura
Editore Feltrinelli (collana I canguri)

lunedì 1 giugno 2009

Maria Beatrice Protino su Michelangelo e la sua opera

È di Stefano Calamandrei, specialista in Psichiatria, l’articolo dedicato all’opera di Michelangelo e pubblicato su Florilegio 2003, ed. Nicomp L.E., a seguito degli incontri di Arte e Psicologia che da qualche anno la Biblioteca degli Uffizi ospita. L’associazione, creata ad uopo, di storici d’arte, psichiatri e psicologi conduce delle «incursioni borderline in ambienti scientifici autonomi e diversi» per favorire quella interdisciplinarietà culturale atta ad interpretare forse o a scoprire addirittura i percorsi psicologici dei singoli artisti, per svelarne le interne contraddizioni o i lampi di quella genialità che li ha condotti alla soglia dell’immortalità. Michelangelo ha affrontato un tema molto moderno, percepito oggi in tutta la sua drammaticità e divenuto senz’altro il contenuto centrale dell’arte contemporanea: la rappresentazione del bambino insufficientemente stimolato, con un Sé indebolito, vulnerabile. «La creatività artistica ha un carattere spesso coatto e involontario – scrive C. – tanto che in molti artisti la sua assenza produce una depressione che affonda negli strati più profondi della loro personalità. Frammenti infantili, lasciati indietro durante una crescita non ottimale, possono rimanere esclusi dalla struttura attiva e produttiva della mente, più superficiale e cosciente, e legati a qualcosa di più profondo e non integrato».
M. ha elaborato il tema dominante della maternità e della morte per tutta la sua vita artistica. Ma la sua creatività ha avuto una nota di ripetitività, anche se sofisticata ed elaborata, data dall’abbraccio tra madre e figlio raffigurandolo come una holding insoddisfacente: questo è accaduto sia che eseguisse una maternità – si veda ad esempio la Madonna della Scala, la Madonna di Bruges - sia che scolpisse la Pietà, cioè una madre che culla il figlio morto.
Come spiega C., ognuno di noi, per tutta la vita, cerca di integrare la propria personalità di ciò che possono essere considerate le mancanze interiori… Nel farlo ha anche bisogno degli altri esseri umani; ha bisogno di provare emozioni; ha necessità di scambi affettivi. Eppure è vero che si impara a stare con gli altri solo dopo aver imparato a stare con se stessi. Quest’ultima è un’acquisizione complessa - che si compie nel periodo dai sei mesi ai due anni - che la nostra mente deve apprendere attraverso un contatto stretto e la presenza di un’altra persona, una persona che svolga il compito di una sorta di mediatore di fronte alla disperazione che arriverebbe inevitabile dalla solitudine e dal nulla. L’altra persona è appunto la madre, per cui l’immaturità dell’Io del bambino viene equilibrata dall’Io della madre, proprio perché lo stare soli ma con un’alta persona permette al bambino di introiettare – dice C. - quella capacità di sostegno, come se il bambino si creasse una madre interiore, una funzione interna. Per tutto il resto della vita non faremmo altro che continuare ad addomesticare quel senso di solitudine grazie a quella capacità di auto-sostegno ormai strutturata interiormente.
Naturalmente, se questo passaggio non avviene, non si riesce ad entrare in relazione con gli altri in maniera soddisfacente e nemmeno a stare bene da soli, ma nasce un senso di risentimento e dipendenza comunque mai soddisfacente, per cui le angosce di separazione non elaborate diventano una ricerca estenuante della soddisfazione mancata dell’infanzia. Il sostenere della madre, cd. Maternage, si orientano essenzialmente a creare un ambiente adatto a venire incontro alle esigenze del bambino, che si raffigura soprattutto col tenere in braccio. Ed è appunto l’essere tenuti in braccio, o meglio, il non esserlo, il tema caro a M. La raffigurazione del rapporto madre-neonato vede spesso il bambino sofferente tenuto in braccio da una donna distratta ed assente. Certo, questo distacco può essere interpretato in maniera diverse. Se analizziamo l’opera in chiave religiosa, potremmo ritenere che la Madonna è pensierosa perché consapevole del destino del figlio. Ma se facciamo riferimento a tutta la produzione di M. e, soprattutto, se guardiamo alla sua infanzia, trascorsa presso una famiglia di scalpellini dove fu messo a balia, per tornare poi nel nucleo familiare originale solo verso i due anni, probabilmente riusciremo a trovare anche altre motivazioni, magari più complesse. Nella Madonna della Scala, eseguita probabilmente dall’artista all’età di quindici-diciassette anni, Michelangelo raffigura una donna con un bambino in braccio: lei appare molto distaccata, sembra pensare a qualcos’altro mentre il bimbo si volta verso di lei ed esprime fatica ad autosostenersi e angoscia a cercarla. La madre scopre un po’ il seno per allattare il figlioletto e sembra accudirlo con gesti istintivi ma forzati e con un dito gioca con la veste, dando l’impressione di essere assorbita in una fantasticheria che la conduce altrove. Queste caratteristiche torneranno sempre in tutte le Madonne che l’artista rappresenterà. Nella Pietà, scolpita nello stesso periodo della Madonna di Bruges, ha un’iconografia nordica e aveva preso ispirazione da un testo di Simeone Metafraste del X sec. che narrava di come la Vergine avesse tenuto il figlio morto sulle sue ginocchia ricordandosi di come lo aveva cullato da piccolo. La Madonna è una donna giovanissima, tanto da apparire quasi coetanea al Cristo morto, critica alla quale M. rispondeva considerando che le donne caste mantengono sempre un aspetto giovanile. Michelangelo, inizialmente, scolpì la Pietà per adornare la sua tomba e pose dietro la coppia madre-figlio - le cui teste si fondevano là dove si toccavano - un San Nicodemo, una figura paterna che sostiene le altre due, figura probabilmente da interpretarsi come una raffigurazione di se stesso che sostiene la coppia. Un’altra considerazione di C. è condotta sul lavoro non-finito che M. ha lasciato fin dalle sue prime opere: «Il non finito esprime quell’abbraccio, quell’integrazione cercata, il dualismo madre-figlio, anche se viene messo in evidenza soprattutto il rapporto con qualcosa che spaventa, con la tentazione». Se si pensa alla Tauromachia, può riscontrarsi quasi un Io che si emancipa, emerge dal caos e si volge alla strutturazione. Ma è un divenire che parte dal non-finito, appunto, costituito da un insieme di frammenti confusi, in lotta tra loro, con centauri uomini e centauri donne e figure non distinguibili, opera sulla quale Michelangelo ritornò spesso come a parafrasare la sua crescita personale, l’ affinarsi della sua personalità.
Michelangelo continuerà a raffigurare o a scolpire la difficoltà dell’Io ad emergere, senza una madre davvero presente, attanagliato da un senso di abbandono e solitudine sofferente, che forse, come già aveva evidenziato Freud, sarebbe stato poi il vero tema caro a M., cioè la rappresentazione del controllo dell’ira e della frustrazione provati nel sentirsi rifiutato dalla madre.

mercoledì 27 maggio 2009

Barbara Bonanni

Barbara Bonanni,nasce a Roma in un Gennaio freddo e pallido,sotto il segno dell'acquario.Creatura sensibile estroversa ed estrosa,amante della creatività, a 15 anni abbraccia subito il mondo dell'arte ,iscrivendosi al IV liceo artistico di Roma.Amante del canto e della musica studia pianoforte con il mezzosoprano Mascia Foschi.
Subito dopo gli studi,decide di seguire un corso di teatro,nonostante il suo amore per il disign e per la pittura; con stupore ed ottimi risultati,viene scelta per una commedia teatrale ed è lì che capisce che quel che era il suo mestiere,era diventato vizio,e quel che era il vizio era diventato il suo mestiere, l'attrice!
Così nel 1999 viene scelta dalla compagnia Attori e Tecnici di Attilio Corsini per debuttare sul palcoscenico del Teatro Vittoria con " I NewYorkesi ",testo tratto dal film di Woody Allen "Manhattan", sempre per la regia di Attilio Corsini.
Con la compagnia Attori e Tecnici interpreta altri tre personaggi per altre tre commedie. Decide,dopo due anni di "tournèe"di proseguire gli studi per il Design,specializzandosi. Nel 2001 viene scelta per la serie tv "Un posto al sole"
Intanto frequenta la scuola di teatro "training studio"di L.Curreli,con metodo adottato da Lee Strasberg ,il sistema Stanislavkji. Nel 2001 si sposa con il suo primo amore - il cinema - interpretando il ruolo di Anna nel film "PAZ! il film!" ( regia di Renato De Maria) ,ruolo a lei caro ( il mio primo ciak,il mio primo film ;è un pò come il primo amore :-Non si scorda mai!- (Il Tempo).
Nel 2002 nel suo secondo film per il cinema lavora con veri disabili come attori "PiovonoMucche" ,lei interpreta Beatrice ,una seduttrice in carrozzina,(regia Luca Vendruscolo):-Un ruolo difficile,dove però ho imparato molto dagli attori non attori,soprattutto che la vera disabilità è di testa,i veri disabili a volte siamo noi.( Conferenza stampa Torino Film Festival)
Interpreta vari video clip per musicisti come BluVertigo(regia Asia Argento)- o come Tiromancino (regia Cosimo Alemà).Nel 2003 gira un video per un 'artista americana (regia Abel Ferrara) e ritorna al teatro con una commedia di Angelo Orlando -Barbara- una specie di aspettando Godot con Valerio Mastandrea e Rolando Ravello.(regia A.Orlando).Subito dopo la vediamo nel film "Il siero della vanità" (regia di Alex Infascelli). La vediamo protagonista nel 2004 del "Cuore non duole" regia di Maria Sole Tognazzi,dove parteciperà alla sezione Giovani Talenti Italiani alla 61° Mostra Internazionale del Cinema Italiano. Ritorna alla tv interpretando "Doppio agguato" regia Renato De Maria con Isabella Ferrari e Luca Zingaretti. Subito dopo "Distretto di polizia" regia di Lucio Gaudino.
Ritorna al teatro con "Bersaglio Mobile" rassegna di corti teatrali al Teatro Colosseo. Nel 2003 ritorna alla pittura partecipando con tre opere pittoriche al" Riparte" ,nel 2005 espone la sua opera, composta da nove tele, (parte del ricavato in beneficenza ai bambini dello Tsunami )accanto al giovane artista romano Mauro Pallotta. Decide poi di dedicarsi al canto,registrando due cover,una in particolare " Come toogheter "(www.myspace.com/labibidellemoscherosa). La vediamo poi con il pancione nel video clip di Max Pezzali. Infatti Barbara nel 2008 si prende un anno sabatico, interpretando il ruolo più importante della sua vita-quello di madre.

martedì 26 maggio 2009

Carlo Infante su Tonino Caputo

Pubblico volentieri un estratto dell'articolo di Carlo Infante su Tonino Caputo òa cui arte amo tantissimo. In più vi segnalo il link dove poterlo leggere per intero

Paola Scialpi


Con notevole successo di pubblico, si è inaugurata la sera del 9 maggio, presso il Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano” di Lecce, la mostra antologica di uno fra i principali pittori meridionali contemporanei, Tonino Caputo. Chi scrive, in un articolo dell’agosto scorso, auspicò che Lecce tributasse, finalmente, i dovuti onori ad uno dei suoi figli più illustri. Nato nel ’33, figlio di un geniale fotografo, iniziò a dipingere a quindici anni. Nel ’52 intraprese il suo lungo viaggio intorno al globo: Roma (dove frequentò la Facoltà di Architettura), Parigi, l’Europa orientale, Barcellona, l’Austalia, la Svezia, New York e via discorrendo.
Collaborò con la Treccani (come coordinatore dell’immagine del vocabolario) e, mediante scritti d’arte e disegni, con numerose testate nazionali, fra cui “Il Pensiero Nazionale”, diretto da Stanis Ruinas, ed “il Mondo” (raccogliendo l’eredità di Mino Maccari).

continua : http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=14612

giovedì 21 maggio 2009

LA PENA DI MORTE: UN ERRORE CAPITALE. Collettiva d’arti figurative degli allievi del liceo artistico V. Ciardo di Lecce

In anteprima il comunicato sulla collettiva organizzata dal Liceo Artistico V. Ciardo di Lecce in collaborazione con Amnesty International e la Provincia di Lecce

P.S.

LICEO ARTISTICO V. CIARDO – LECCE
AMNESTY INTERNATIONAL

Presentano

LA PENA DI MORTE: UN ERRORE CAPITALE

Collettiva d’arti figurative degli allievi del liceo artistico V. Ciardo di Lecce


Palazzo dei Celestini – Lecce
Dal 23 al 31 maggio 2009

LA PENA DI MORTE: UN ERRORE CAPITALE, questo il titolo della mostra realizzata dagli allievi del Liceo Artistico V. Ciardo di Lecce. Torna prorompente la creatività degli allievi del Liceo leccese per denunciare un’altra tremenda piaga dell’umanità: la pena di morte! Già da qualche anno il liceo artistico di Lecce ha attivato un percorso insieme ad Amnesty International affrontando serie e importanti tematiche. Nel maggio 2008 il liceo artistico del capoluogo salentino si è presentato alla cittadinanza con una grande mostra contro la violenza sulle donne che ha riscosso molto successo di pubblico e di critica. Anche quest’anno ha dato il suo forte contributo all’iniziativa Amnesty International che con incontri e dibattiti ha coinvolto i ragazzi su questo grande tema. La mostra che comprende una cinquantina di opere grafico-pittoriche, sarà esposta nell’atrio del palazzo dei Celestini dal 23 al 31 maggio 2009, e si avvale del Patrocinio della provincia di Lecce sempre molto sensibile alle tematiche sociali. L’iniziativa ha avuto il supporto efficace, come sempre in qualsiasi occasione, del Dirigente scolastico prof.ssa Giovanna Caretto e la costante collaborazione dei docenti Teresa Buizza, Gabriella Capone, Rosalba Ingrosso, Eupremio Petrelli, Paola Scialpi. Referenti del progetto le prof.sse Laura Marra e Paola Scialpi. Ancora una volta gli allievi del Liceo Artistico leccese dimostrano come l’arte può diventare un efficace veicolo d’informazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle grandi tematiche dell’umanità.

martedì 12 maggio 2009

Susan Pinker, Il paradosso dei sessi (Einaudi)

Se il successo nel lavoro rispecchiasse quello scolastico, le donne oggi governerebbero il mondo. Perché spesso avviene il contrario? In questo volume Susan Pinker risponde ribaltando alcune delle nostre più ferme convinzioni, in particolare che donne e uomini siano equivalenti dal punto di vista biologico e che abbiano gli stessi obiettivi di vita. Che cosa vogliono le donne e perché lo vogliono? Che senso ha imporre alle donne un modello lavorativo maschile? Perché la parità non c'è ancora? Per Susan Pinker all'origine della differenza c'è uno scarto biologico che favorisce inclinazioni e atteggiamenti distinti. Soltanto accettando questa divergenza fondamentale si potrà realizzare un'organizzazione del lavoro in cui le diverse attitudini siano rispettate e valorizzate. Un saggio controverso che mira a gettare nuova luce sulle differenze tra uomo e donna, e offre spunti inediti per riaprire il dibattito.

casa editrice Einaudi: http://www.einaudi.it/einaudi/ita/default.jsp

"(...) conoscere e riconoscere le differenze tra i sessi non è un passo indietro, ma due in avanti"

Massimo Barberi

da Mente e Cervello n.53, p. 105

Il paradosso dei sessi. Uomini, donne e il vero scarto fra i generi di Pinker Susan
2009, 398 p., brossura Editore Einaudi (collana Einaudi. Stile libero extra)

martedì 5 maggio 2009

Teodolinda Il senso della meraviglia” di Ketty Magni (edizioni Bellavite)

CITTA’ DI CESANO MADERNO
Biblioteca Civica “V.Pappalettera”


“Teodolinda Il senso della meraviglia” edizioni Bellavite

di Ketty Magni

con Pierfranco Bertazzini, Vania Crippa

sabato 16 maggio 2009 ore 17,00

Sala Aurora - Palazzo Arese Borromeo

lunedì 4 maggio 2009

Considerazione psicoanalitiche sull’opera di Michelangelo. Rec di Maria Beatrice Protino

È del dott. Stefano Calamandrei, specialista in Psichiatria, l’articolo dedicato all’opera di Michelangelo e pubblicato su Florilegio 2003, ed. Nicomp L.E., a seguito degli incontri di Arte e Psicologia che da qualche anno la Biblioteca degli Uffizi ospita. L’associazione, creata ad uopo, di storici d’arte, psichiatri e psicologi conduce delle «incursioni borderline in ambienti scientifici autonomi e diversi» per favorire quella interdisciplinarietà culturale atta ad interpretare forse o a scoprire addirittura i percorsi psicologici dei singoli artisti, per svelarne le interne contraddizioni o i lampi di quella genialità che li ha condotti alla soglia dell’immortalità.
Michelangelo ha affrontato un tema molto moderno, percepito oggi in tutta la sua drammaticità e divenuto senz’altro il contenuto centrale dell’arte contemporanea: la rappresentazione del bambino insufficientemente stimolato, con un Sé indebolito, vulnerabile. «La creatività artistica ha un carattere spesso coatto e involontario – scrive C. – tanto che in molti artisti la sua assenza produce una depressione che affonda negli strati più profondi della loro personalità. Frammenti infantili, lasciati indietro durante una crescita non ottimale, possono rimanere esclusi dalla struttura attiva e produttiva della mente, più superficiale e cosciente, e legati a qualcosa di più profondo e non integrato».
M. ha elaborato il tema dominante della maternità e della morte per tutta la sua vita artistica. Ma la sua creatività ha avuto una nota di ripetitività, anche se sofisticata ed elaborata, data dall’abbraccio tra madre e figlio raffigurandolo come una holding insoddisfacente: questo è accaduto sia che eseguisse una maternità – si veda ad esempio la Madonna della Scala, la Madonna di Bruges - sia che scolpisse la Pietà, cioè una madre che culla il figlio morto.
Come spiega C., ognuno di noi, per tutta la vita, cerca di integrare la propria personalità di ciò che possono essere considerate le mancanze interiori… Nel farlo ha anche bisogno degli altri esseri umani; ha bisogno di provare emozioni; ha necessità di scambi affettivi. Eppure è vero che si impara a stare con gli altri solo dopo aver imparato a stare con se stessi. Quest’ultima è un’acquisizione complessa - che si compie nel periodo dai sei mesi ai due anni - che la nostra mente deve apprendere attraverso un contatto stretto e la presenza di un’altra persona, una persona che svolga il compito di una sorta di mediatore di fronte alla disperazione che arriverebbe inevitabile dalla solitudine e dal nulla. L’altra persona è appunto la madre, per cui l’immaturità dell’Io del bambino viene equilibrata dall’Io della madre, proprio perché lo stare soli ma con un’alta persona permette al bambino di introiettare – dice C. - quella capacità di sostegno, come se il bambino si creasse una madre interiore, una funzione interna. Per tutto il resto della vita non faremmo altro che continuare ad addomesticare quel senso di solitudine grazie a quella capacità di auto-sostegno ormai strutturata interiormente.
Naturalmente, se questo passaggio non avviene, non si riesce ad entrare in relazione con gli altri in maniera soddisfacente e nemmeno a stare bene da soli, ma nasce un senso di risentimento e dipendenza comunque mai soddisfacente, per cui le angosce di separazione non elaborate diventano una ricerca estenuante della soddisfazione mancata dell’infanzia.
Il sostenere della madre, cd. Maternage, si orientano essenzialmente a creare un ambiente adatto a venire incontro alle esigenze del bambino, che si raffigura soprattutto col tenere in braccio.
Ed è appunto l’essere tenuti in braccio, o meglio, il non esserlo, il tema caro a M. La raffigurazione del rapporto madre-neonato vede spesso il bambino sofferente tenuto in braccio da una donna distratta ed assente. Certo, questo distacco può essere interpretato in maniera diverse. Se analizziamo l’opera in chiave religiosa, potremmo ritenere che la Madonna è pensierosa perché consapevole del destino del figlio. Ma se facciamo riferimento a tutta la produzione di M. e, soprattutto, se guardiamo alla sua infanzia, trascorsa presso una famiglia di scalpellini dove fu messo a balia, per tornare poi nel nucleo familiare originale solo verso i due anni, probabilmente riusciremo a trovare anche altre motivazioni, magari più complesse.
Nella Madonna della Scala, eseguita probabilmente dall’artista all’età di quindici-diciassette anni, M. raffigura una donna con un bambino in braccio: lei appare molto distaccata, sembra pensare a qualcos’altro mentre il bimbo si volta verso di lei ed esprime fatica ad autosostenersi e angoscia a cercarla. La madre scopre un po’ il seno per allattare il figlioletto e sembra accudirlo con gesti istintivi ma forzati e con un dito gioca con la veste, dando l’impressione di essere assorbita in una fantasticheria che la conduce altrove. Queste caratteristiche torneranno sempre in tutte le Madonne che l’artista rappresenterà.
Nella Pietà, scolpita nello stesso periodo della Madonna di Bruges, ha un’iconografia nordica e aveva preso ispirazione da un testo di Simeone Metafraste del X sec. che narrava di come la Vergine avesse tenuto il figlio morto sulle sue ginocchia ricordandosi di come lo aveva cullato da piccolo.
La Madonna è una donna giovanissima, tanto da apparire quasi coetanea al Cristo morto, critica alla quale M. rispondeva considerando che le donne caste mantengono sempre un aspetto giovanile.
M., inizialmente, scolpì la Pietà per adornare la sua tomba e pose dietro la coppia madre-figlio - le cui teste si fondevano là dove si toccavano - un San Nicodemo, una figura paterna che sostiene le altre due, figura probabilmente da interpretarsi come una raffigurazione di se stesso che sostiene la coppia.
Un’altra considerazione di C. è condotta sul lavoro non-finito che M. ha lasciato fin dalle sue prime opere: «Il non finito esprime quell’abbraccio, quell’integrazione cercata, il dualismo madre-figlio, anche se viene messo in evidenza soprattutto il rapporto con qualcosa che spaventa, con la tentazione». Se si pensa alla Tauromachia, può riscontrarsi quasi un Io che si emancipa, emerge dal caos e si volge alla strutturazione. Ma è un divenire che parte dal non-finito, appunto, costituito da un insieme di frammenti confusi, in lotta tra loro, con centauri uomini e centauri donne e figure non distinguibili, opera sulla quale M. ritornò spesso come a parafrasare la sua crescita personale, l’ affinarsi della sua personalità.
M. continuerà a raffigurare o a scolpire la difficoltà dell’Io ad emergere, senza una madre davvero presente, attanagliato da un senso di abbandono e solitudine sofferente, che forse, come già aveva evidenziato Freud, sarebbe stato poi il vero tema caro a M., cioè la rappresentazione del controllo dell’ira e della frustrazione provati nel sentirsi rifiutato dalla madre.

mercoledì 29 aprile 2009

lunedì 27 aprile 2009

Maddalena Castagnaro e Ambra Biscuso organizzano la rassegna Idromele

INIZIATIVA PROMOSSA DALLA REGIONE PUGLIA-ASSESSORATO AL MEDITERRANEO-IN COLLABORAZIONE CON L'ASSOCIAZIONE PRESìDI DEL LIBRO

Patrocinio del Comune di Aradeo

Patrocinio del Comune di Sannicola

Collaborazione Biblioteca Comunale di Aradeo, LiberaCompagniaTeatrale-Aradeo, Villa Excelsa- Sannicola


VerbaManent- Presìdio del Libro di Sannicola - Aradeo

presenta

Idromele



dal 30 aprile al 31 maggio 2009

IDROMELE, laddove chi beve poesia si fa poeta, è il titolo della Rassegna pensata e organizzata da VerbaManent-Presìdio del Libro con il patrocinio della Regione Puglia, dei Comuni di Aradeo e Sannicola, in collaborazione con la Biblioteca comunale di Aradeo, l’Associazione Libera Compagnia Teatrale e Villa Excelsa di Sannicola.

Cinque incontri, nelle raffinate stanze del Fondo Archivio del libro d’artista DROSOS-Palazzo Grassi di Aradeo e di Villa Excelsa a Sannicola, abitati da libri, letture, poesia, arte e musica dedicati ai liberi naviganti della vita che cercano scambi di intese e complicità di sensazioni nel dono di un verso, nella visione di pensieri danzanti, nell’eco di un racconto di una notte stralunata, nella nostalgia di chi è lontano ma non esiliato dai nostri affetti.

Momenti da vivere come esperienze di bellezza e presagi di imprevedibilità. Come bere idromele, la bevanda, chiara, pura, luminosa che dà saggezza e immortalità e rende poeta felice chi la beve.

Programma:

Fondo Archivio del libro d’Artista DROSOS, Palazzo Grassi, ARADEO

Giovedì 30 aprile - ore 20

Stralune di Antonio Errico, ed Manni

Introduce Maddalena Castegnaro

AmbientiVisualiSensibili – Notturno n. 9 di Mirko Gabellone

Voci: Michele Bovino, Giuliana Paciolla, Sabrina Terragno


Fondo Archivio del libro d’Artista DROSOS, Palazzo Grassi, ARADEO

Giovedì 14 maggio - ore 20

La settima stella (miscuglio di seme di sesamo e riso) di Maria Pia Romano, ed Besa

Introduce Maddalena Castegnaro

Voce: Maria Pia Romano

Musica: “Corpi d’Arco” di Francesco Del Prete


Villa Excelsa, SANNICOLA

Venerdì 15 maggio - ore 20

Amorosi Sensi di Rina Durante, ed Manni


Conversari con Rina Durante: Ambra Biscuso e Maddalena Castegnaro

Come farò a diventare un mito. Omaggio a Rina Durante. Un corto di Caterina Gerardi. Sarà presente la Regista


Villa Excelsa, SANNICOLA

Venerdì 22 maggio ore 20

“Per tanta vita che ho nel sangue”


La poesia di Antonia Pozzi e le Carte inquiete di Luigi Scorrano.

Introduce Maddalena Castegnaro

La lettera immaginaria di Ambra Biscuso

AmbientiVisualiSensibili-Delle parole suicide di Mirko Gabellone


Fondo Archivio del Libro d’Artista DROSOS, Palazzo Grassi, Aradeo

Domenica 31 maggio - dalle ore 20

Ispir’AZIONinedite ovvero laddove chi beve poesia si fa poeta

Passaggi tra poesia musica performances

Domenica 31 maggio, ARADEO

La serata si propone come un raduno di poeti e poete che offriranno liberamente all’ascolto del pubblico il dono delle loro poesie inedite e manoscritte , poi raccolte in un grande libro fabbricato dall’Associazione VerbaManent e conservate nel Fondo Archivio del Libro d’Artista Drosos (Aradeo). Il testo manoscritto e autografato non dovrà superare le dimensioni di un foglio, formato A4.

Chi vuole partecipare al poetico incontro, dovrà dare la sua adesione telefonica o via mail entro giovedì 21 maggio 2009.

Contatti: Maddalena Castegnaro : 08332 232261 – aneliramc@yahoo.it

martedì 21 aprile 2009

In libreria per Sellerio Il Silenzio dei Chiostri di Alicia Giménez-Bartlett

“Il giallo è capace di raccontare la realtà e la società come una volta facevano i romanzi epici”.

Alicia Giménez-Bartlett

È Marina, la figlia di otto anni del suo nuovo marito, a lanciare Petra sulle tracce di un assassino.
Al convento del Cuore Immacolato, dove la piccola va a catechismo, è stato ucciso frate Cristóbal, monaco cistercense dedito a ricerche di storia sacra. Dalla cappella è scomparso il corpo incorrotto del beato Asercio, meta di pellegrinaggi e visite turistiche. Petra e Garzón si ritrovano ben lontani dai soliti bassifondi. Madre Guillermina, suora basca tutta d’un pezzo, fumatrice incallita, è ben decisa a dirigere le indagini dal suo ufficio surriscaldato al centro di un labirinto di silenziosi corridoi per preservare la pace delle consorelle. Suore e monaci si danno a formulare ipotesi. Un testimone viene trovato morto in un’officina abbandonata. Il commissario Coronas richiede la consulenza di uno psichiatra famoso. Il mondo mediatico ha gli occhi incollati su una vicenda che si fa sempre più morbosa via via che pezzi della salma del beato cominciano a comparire in giro per la città.
Come sempre ribelle, Petra non vuole saperne di identikit psicologici o di vecchie storie legate al culto delle reliquie o alla Settimana Tragica di Barcellona, ma questa volta il filo da seguire è veramente troppo sottile e lo stress rischia di far fallire anche il suo terzo matrimonio.
In quello che forse è il romanzo più ambizioso della serie, Alicia Giménez-Bartlett salta con disinvoltura fra il divertente ritratto delle nuove famiglie allargate e un acido compendio degli aspetti più oscuri della Spagna profonda.

“Giménez-Bartlett ha un’antenna pazzesca, racconta sempre le cose peggiori che abbiamo intorno”.

Daria Bignardi


“I gialli di Alicia Giménez-Bartlett raccontano la Spagna di oggi meglio di un’inchiesta sociologica”.

Concita De Gregorio


Alicia Giménez-Bartlett, nota al grande pubblico grazie al personaggio della investigatrice Petra Delicado, protagonista dei romanzi Giorno da cani, Messaggeri dell’oscurità, Morti di carta, Riti di morte, Serpenti nel Paradiso, Un bastimento carico di riso, Il caso del lituano, Nido vuoto (tutti pubblicati nella collana La memoria). Con questa casa editrice ha inoltre pubblicato, nella collana Il contesto i romanzi: Una stanza tutta per gli altri (Premio Ostia Mare 2004), Vita sentimentale di un camionista, Segreta Penelope e Giorni d’amore e inganno.
Nel 2006 ha vinto il Premio Piemonte Grinzane Noir e il Premio La Baccante nato nell’ambito del Women’s Fiction Festival di Matera. Nel 2008 ha vinto il Premio Raymond Chandler organizzato dal “Courmayeur Noir in Festival”.

lunedì 20 aprile 2009

Progetto per una poesia in anonimo, finalmente. Utopia? Un'idea di Annamaria Ferramosca

L’idea della necessità di una poesia anonima mi è venuta leggendo un’intervista al poeta sardo Alberto Masala. Raccontava di certa poesia popolare sarda legata ad antichissime usanze, dove l’oralità e la memorizzazione dei testi ascoltati ne permettevano la trasmissione lungo generazioni. Rimanevano i testi migliori, imparati a memoria, magari anche trasformati di bocca in bocca, e nessuno ricordava più il nome degli autori. Si creavano così “poemi” anonimi, su temi ovviamente popolari e sentiti, un po’ come è successo al pluritesto omerico, frutto di molti cantori-aedi succedutisi nel tempo.

Da qui il mio convincimento che noi poeti siamo solo trasportatori di parole-senso e se qualche senso rimarrà degno d’essere trasmesso, di sicuro nel tempo non importerà tanto l’autore, quanto solo lo spessore e la bellezza condivisa della parola. Da qui la grande lezione di umiltà e di superamento dell’ego che scrive, che deriverebbe dall’anonimato in poesia, perchè un canto condiviso si fa naturalmente universale, non ha bisogno di autoreferenzialità. La parola poetica infatti, quella capace di resistere al tempo, si distacca dall’autore come entità autonoma, diviene logos-luogo profondamente umano cui non serve alcun supporto di correlazione biografica, sebbene possa esserci curiosità da parte del lettore.

Con una poesia in anonimo cadrebbero tutte le velleità autoreferenziali, le pubblicazioni di favore e a pagamento, si ridimensionerebbe il potere editoriale che in poesia ormai pubblica a ruota libera rinunciando alla qualità o nel migliore dei casi pubblica poco e quasi sempre coprendo le spese con il contributo dell’autore. Situazione, questa, ormai abbastanza nota anche al lettore sprovveduto, che resta disorientato di fronte alla mole di poesia pubblicata senza alcuna garanzia di qualità e spesso rinunzia all’acquisto di libri di poesia o si rivolge ai soliti classici. Ma oggi con le possibilità enormi di comunicazione e di coinvolgimento in rete, potrebbe essere possibile almeno tentare una soluzione diversa.

E se chi scrive poesia, noto o anche esordiente, è sicuro della propria scrittura, dovrebbe sentire la necessità di misurarsi con gli altri scriventi e confrontarsi con un largo pubblico, costituito in gran parte proprio da coloro cui la poesia vorrebbe essere rivolta.

Il progetto di massima, ma modificabile ulteriormente nei dettagli da chiunque, sito letterario o casa editrice o critico o semplicemente lettore appassionato, purchè onestamente interessato, procederebbe in tre fasi:

1^fase Concorso

concorso rivolto a tutti gli autori di poesia interessati, da pubblicizzare(a costo zero) in rete, nelle università, biblioteche, scuole, librerie, associazioni culturali, etc.

L’organizzazione del concorso è assunta da una consociazione di siti letterari di poesia e case editrici interessate a pubblicare poi su carta gli autori selezionati.

2^fase Selezione

la selezione dovrebbe avvenire on line per voto unico (tipo sondaggio) su gruppi di testi anonimi, inviati in anonimo dagli autori, che saranno visibili in rete per un congruo periodo di tempo. Prima del voto i lettori sottoscrivono l’ordinazione del libro che verrà poi pubblicato, contenente i testi degli autori che avranno avuto il maggior numero di voti, superando una percentuale minima prestabilita. L’operazione avrà seguito soltanto se si sarà raggiunto un adeguato n.ro di votanti.

3^fase Pubblicazione su carta e distribuzione

L’ operazione è a costo zero per ogni autore ed economicamente vantaggiosa per le case editrici, coperte nei costi dalle sottoscrizioni di acquisto dei lettori votanti.

L’idea può essere copiata, ampliata, ridotta, modificata. Purchè resti la condizione di una selezione realizzata in anonimo con voto pubblico.

venerdì 17 aprile 2009

IL MATRIMONIO TOMBA DELL’AMORE? PERCORSI DI LETTERATURA E DI ARTE DAL XVI AL XXI SECOLO

Il CAFFÉ LETTERARIO MIMOSE, nell’ambito della RASSEGNA ITINERARIO ROSA 2009, ha organizzato per venerdì 24 aprile 2009 presso Nuovo Conservatorio S. Anna di Lecce, un incontro che prevede due momenti: una conversazione e l’inaugurazione di una mostra collettiva.

Il tema è FINCHÈ MORTE NON CI SEPARI: IL MATRIMONIO TOMBA DELL’AMORE?
PERCORSI DI LETTERATURA E DI ARTE DAL XVI AL XXI SECOLO.

Alle ore 18,30 avrà inizio la conversazione. Interverranno:
PAMELA SERAFINO, giornalista e CLELIA COPPOLA, fotografa. Coordina POMPEA VERGARO, giornalista.

Alle ore 20,00 sarà inaugurata la collettiva.
Le artiste saranno presentate da Pompea Vergaro.

Durante la serata, in Duo violino e violoncello, ELISA CARICATO e ANGELICA MOGAVERO si esibiranno con brani di: Ennio Morricone, Georg Philipp Telemann, Johann Sebastian Bach. La mostra rimarrà aperta dal 24 aprile al 3 maggio 2009.
L’evento è curato da Pompea Vergaro.

LA CONVERSAZIONE

“Gli storici sociali riconoscono che quello della coppia coniugale è uno dei temi centrali del XIX secolo, quando per la prima volta si scopre l’idea del sentimento nel matrimonio.
Infatti, questa istituzione universale, fino al 1700 era un contratto fondato su scopi meramente sociali, politici e economici.
L’idea del progetto è nata da un’indagine dalla quale è emersa l’attenzione, la curiosità, la preoccupazione nonché il senso di confusione per una questione che riguarda e coinvolge l’intera società.
La conversazione vuole essere una RIFLESSIONE con l’intento di sdrammatizzare una tematica così importante i cui toni si ritiene non si possano, infine, forzare più di tanto, per cui l’incontro sarà percorso da una vena di sottile ironia, come si evince dal titolo stesso.
Filo conduttore della conversazione sarà uno spumeggiante PERCORSO LETTERARIO(dal ‘500 ai nostri giorni: Manzoni, Tolstoi, Flaubert, Simone De Beauvoir, Mann, Castellaneta, Ibsen) e ARTISTICO (citando quadri famosi come quelli di Lotto, Mantegna, Van Eyck, Van Dyck, Chagall, Botero.

LA COLLETTIVA
Propone nove artiste: ALMADRESSA (alias MARIA BEATRICE PROTINO, ALEMANNO LUCIA, ERRIQUEZ MARIA ANTONIETTA, DEL TINTO MICHELA, LEGNO GABRIELLA, PETARRA MIMMA, SCIURTI ROBERTA, STOMEO GIANNA, VITTI ROSANNA.

Coi loro lavori, traendo ispirazione dal tema, rappresenteranno la cognizione del rapporto coniugale ai nostri giorni, ognuna con la propria tecnica e stile: una delle peculiarità proprie dell’arte contemporanea.
Ci si propone uno scambio di esperienze nell’incontro di differenti personalità: “nove artiste, nove emozioni, nove voli di farfalle che si librano libere nell’aria alla scoperta di se stesse e del mondo”.

mercoledì 15 aprile 2009

Monica Silva a favore della Fondazione Hospice Maria Teresa Chiantore Seràgnoli

L’evento di beneficenza a favore di
Fondazione Hospice Maria Teresa Chiantore Seràgnoli Onlus


Mercoledì 27 Maggio, la Galleria Stefano Forni e l’Associazione Amici dell’Hospice presentano la mostra “Suggestions from Spoon River”, personale della fotografa Monica Silva. Saranno esposte alcuni scatti inediti e altre opere legate al progetto “Life Above All”, ispirato ai personaggi dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Parte del ricavato della vendita delle opere sarà devoluto alla Fondazione Hospice Maria Teresa Chiantore Seràgnoli Onlus. La Fondazione ha come scopo il ricovero e l'assistenza dei malati oncologici in fase avanzata e progressiva, l'applicazione di cure palliative ai pazienti ricoverati al fine di migliorarne la qualità e la dignità della vita, l'erogazione di prestazioni diagnostiche, terapeutiche e di riabilitazione, in accordo o convenzione con l'Azienda sanitaria locale di riferimento, l'attuazione e la promozione della formazione e della ricerca scientifica in campo oncologico e in medicina palliativa.
Per l’occasione è stato ideato un prezioso catalogo contenente le fotografie della mostra e alcune poesie tratte dalla celebre antologia. Il catalogo stampato in tiratura limitata (1000 copie), è stato progettato ai soli fini benefici e i proventi saranno interamente devoluti alla Onlus. La sua acquisizione darà diritto di partecipare ad un’ estrazione effettuata durante la serata di inaugurazione. Il possessore del numero di catalogo sorteggiato, se presente, vincerà un’opera dell’artista di cui sarà protagonista, ritratto in costume come i personaggi di Spoon River.


Il progetto di Monica Silva: “Life Above All”

“L’uso del colore per Monica Silva è essenziale. Sia nel paesaggio che per le figure, l’artista usa la sua notevole creatività per andare alla ricerca dell’energia che le tonalità cromatiche sprigionano, mettendo in evidenza quelle positive usando filtri e oggetti che agiscano come il pennello per un pittore. Queste caratteristiche del suo pensiero fotografico, insieme ad altre, si ritrovano anche in questo complesso progetto dedicato all’Antologia di Spoon River, opera tradotta da Fernanda Pivano e pubblicata per la prima volta in italiano nel 1943 da Einaudi.
[…] Le atmosfere delle fotografie sono al limite della decadenza, come in quelle nature morte definite “vanitas” che nel Seicento venivano infarcite di simboli allusivi alla caducità della vita. Un teschio, uno specchio appannato, un antico libro, oppure un violino silenzioso e uno spartito musicale […]. La fotografa compie così un ribaltamento dell’iconografia classica: attraverso la “licenza fotografica” si consente di trasformare i morti in vivi, in persone vitali, immortali, pronte a ballare, leggere, strimpellare. I volti dei modelli restano mesti, gli sguardi corrucciati, le pose anche, tanto che viene in mente “La Maddalena Penitente” dello stesso Caravaggio. Sono i segnali di un passato non ancora estinto, eppure si percepisce questo sentimento di rinascita in cui tutto è imbevuto, atto di fede della fotografa che crede nel potere rigenerativo della vita anche dopo un trauma esistenziale. I personaggi di Spoon River, essendo morti, non avrebbero più chance di ritornare. Ora invece rinascono giovani e bellissimi, e le ossa sparse per terra non sono lì a rappresentare la sconfitta, non sono trofei collezionati dalla morte, ma piuttosto la rivincita di chi è ancora in questo mondo e ha vinto la morte stessa.”

Barbara Silbe



SEDE: Galleria Stefano Forni – Piazza Cavour, 2 – Bologna
INFORMAZIONI: Galleria Stefano Forni tel. +39 051 225679 – arte@galleriastefanoforni.com


INAUGURAZIONE: Mercoledì 27 maggio 2009 dalle 18.30
DATE: DAL 27 maggio 2009 al .. giugno 2009
ORARI: da martedì – sabato dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30


UFFICIO STAMPA:
FABRIZIO SAVIGNI
Tel. +39 3355214570
fsavigni@gmail.com

PARTNER E SPONSOR DELL’EVENTO:

FONDAZIONE HOSPICE MARIA TERESA CHIANTORE SÉRAGNOLI ONLUS ; BIG TOURS; MINERVA EDIZIONI; LIBRERIE AMBASCIATORI;
CAFFÈ SEGAFREDO; CESARINI SFORZA.

martedì 14 aprile 2009

LUCIA MANCA: L’ARTE E LA MUSICA CONTRO LE DIFFERENTI FORME DI VIOLENZA

E LA MUSICA CONTRO LE DIFFERENTI FORME DI VIOLENZA

Un’ iniziativa ideata da Alessandra De Donatis
in collaborazione con le associazioni “Io Donna” (Brindisi), “Naemi” (Lecce), AWMR – Associazione Donne della Regione Mediterranea, “Soroptimist International”, “ArciLesbica”, “Arcigay”, “Uomini in gioco” (Bari)
con il Patrocinio di: Regione Puglia, Assessorato Pari opportunità e Cultura Provincia di Lecce



L’iniziativa ha come principale obiettivo la sensibilizzazione e l’informazione del pubblico sulle differenti forme di violenza e stimolare la creazione di un coordinamento tra i servizi pubblici e privati – consultori e associazioni - per dare risposte adeguate a tutte le vittime di discriminazioni e di abusi.
Per affrontare in maniera adeguata le differenti tematiche (stalking, violenza sessuale su donne e minori, devianze giovanili e discriminazioni di genere) l’iniziativa si suddividerà in due giornate durante le quali sarà tenuto esposto un telone appositamente realizzato dall’artista Alessandro Passaro che farà tappa nei diversi comuni della Provincia (scelti a campione), e verrà proiettato un video realizzato dall’artista Remo Spada:

Lucia Manca voce
Emanuele Coluccia piano
Andrea Rizzo batteria
Luca Alemanno contrabbasso




Data: giovedì 16 aprile 2009
Ora: 21.00 - 23.30
Luogo: PALAZZO DEI CELESTINI
Città: Lecce, Italy

giovedì 9 aprile 2009

Il peso sottile dell'amore ovvero il primo romanzo di Ersilia Cacace (Enrico Folci editore)



In questi giorni è uscito in libreria per i tipi di Enrico Folci editore il primo romanzo di Ersilia Cacace dal titolo "Il peso sottile dell'amore" ... un giallo che parla d'amore.

Una storia che sembra riemergere dopo anni trascorsi sotto un velo di polvere. un mistero da sciogliere e comprendere. Sospetti da dissipare e dubbi da verificare. Sullo sfondo, forte eppure nascosto, un amore che non ha ancora trovato il coraggio di emergere.

martedì 7 aprile 2009

Da Nancy Motta a Luigia Scardicchio per Civiltà dell’ulivo e della vite / il Salento contemporaneo fotografato


Giovedì 9 aprile alle ore 18, allo Spazio in Via Calvario 77 di Erchie (BR), sarà inaugurata la mostra "Civiltà dell’ulivo e della vite / il Salento contemporaneo fotografato", a cura di Massimo Guastella, nell’ambito delle festività erchiolane dedicate alla patrona Santa Lucia, che quest’anno celebrerà la presenza delle sante reliquie provenienti da Siracusa e il gemellaggio con la città siciliana.

La mostra delle opere di 20 artisti/fotografi è allestita nelle sale di via Calvario 77, da Maddalena De Nuzzo. La scelta curatoriale propone non meri scatti fotografici a carattere documentale o di fotoreportage ma una più articolata contaminazione nella dimensione estetica. Invero non si è scelto, sostiene il prof. Guastella, “celebrare retoricamente i due "motivi", di vite e ulivo, sentinelle perenni del paesaggio salentino, e più in generale del Mediterraneo, ma carpirne la percezione contemporanea, che nello scorrere di una millenaria civiltà, osserva oggi un confronto tra scenari tradizionali e mutazioni ambientali”. Esiti fruibili attraverso la singolarità interpretativa di ventuno fotografi/artisti, che nei caratteri di disomogeneità stilistica ed espressiva per denominatore comune si legano alle origini ovvero al radicamento comune al territorio salentino non privo di relazioni con le dinamiche culturali della globalità.




Tra i fotografi/artisti una certa rilevanza assume la presenza di Pio Tarantini (sua l’immagine logo della mostra), fotografo originario di Torchiarolo da anni trasferitosi a Milano e con un curriculum di ricerca fotografica, espositivo, critico e didattico di certo spessore. Il suo “ritorno” professionale nel Salento rappresenta uno stimolo e un incoraggiamento a sostenere le potenzialità creative del medium fotografico.

Al pari va considerata la partecipazione alla collettiva di Fernando Bevilacqua, riconosciuto esponente di spicco della fotografia salentina, autore di “scatti” assai noti a chi pratica gli ambienti culturali del territorio, che sarà presente con sue opere insieme a quelle del figlio Carlo Elmiro: giusto per indicare una trasversalità non solo generazionale che connota la mostra. In tal senso rilevanti sono le presenze di due accreditati fotoreporter salentini quali Claudio Longo e Massimiliano Spedicato, più noto come “Massimino”, e della fotogiornalista Nancy Motta a cui si affiancano i nomi degli artisti visivi Francesco Bramato, Giuseppe Scarciglia, Francesca Speranza. Partecipano inoltre: Pippo Affinito, Nico Barile, Federica Bruno, Arianna D’Accico, Angelo Locorotondo, Terasia Panagrosso, Alessandro Rodia, Ida Santoro, Luigia Scardicchio, Gabriele Spedicato e Giovanni Membola.

Uno spazio specifico nel percorso espositivo è stato riservato a Carlo Michele Schirinzi, giovane videomaker affermato sul piano nazionale, che presenta Addestramento all’Apocalisse un lavoro sul tema della guerra dove costante è la presenza simbolica di un ulivo.
La mostra, corredata dal catalogo stampato da Locorotondo editore resterà aperta fino al 3 maggio.

Erchie (BR) Spazio via Calvario, 77 dal 9 aprile al 3 maggio 2009
Orari mostra: tutti i giorni feriali 18-21; prefestivi e festivi 10-13, 18-21
Info: tel. 3921040404 - 333 5030680 - fax 0831 767573 - vincenzoconte69@yahoo.it


l'immagine è di Pio Tarantini, Ombra su parete rosa, Salento 2007

venerdì 3 aprile 2009

Laura Tedeschi si racconta ...

Sono nata nel 1968 a Rapallo, cresciuta ad Asiago e poi 16 anni fa trasferita a Vienna,dove curo il mio Atelier.
Il mio avvicinameto all’arte avviene da subito nell’ambiente familiare,grazie a mio padre, maestro impressionista. Da lui apprendo lo spirito dell’artista, le tecniche pittoriche, mi avvicino a grandi maestri, e non meno importante vivo a diretto contatto con il mercato dell’arte. Dedico anni e anni di silenzioso studio al disegno e seguendo il mio carattere sensibile ma solare sono portata fin da subito all’introspezione.
Dopo una „gavetta“ da disegnatrice, mi avvicino timidamente all’impressionismo arrivando all’espressionismo, stile che caratterizza la mia arte attuale.
Ho vissuto sempre a contatto con la natura e anche adesso che abito a Vienna il mio Studio é situato ai piedi del Wienerwald, sulle scie di Klimt e Schiele


Laura Tedeschi
www.lauratedeschiarte.blogspot.com
www.lauratedeschi.com

lunedì 30 marzo 2009

Mariana Ferratto, Inside # 4- Nascondino

MARIANA FERRATTO

INSIDE #4 - Nascondino


The Gallery Apart - Roma - Via della Barchetta, 11


Inaugurazione: 3 aprile 2009 ore 20,00


Il vernissage della mostra è parte integrante del Freaky Friday organizzato in occasione della seconda edizione di ROMA – The Road to Contemporary Art.


Per il quarto appuntamento INSIDE, The Gallery Apart propone nella sua sede di via della Barchetta 11 la videoanimazione Nascondino, ultimo lavoro di Mariana Ferratto che si affianca alla videoinstallazione I pesci rossi crescono in base alla dimensione dell’acquario, contemporaneamente in mostra presso la Fondazione Adriano Olivetti di Roma.

Anche in questo caso si tratta di una prima volta. Così come ne I pesci rossi crescono in base alla dimensione dell’acquario l’artista, finora sempre impegnata nella realizzazione di video che la vedevano attrice protagonista, esordisce nel ruolo di regista lavorando con una troupe e con altri attori, con Nascondino Mariana Ferratto si cimenta per la prima volta con la tecnica della videoanimazione, proponendoci una storia breve ed eterea che al primo impatto produce un cortocircuito tra lo spessore del lavoro di produzione, che comporta centinaia e centinaia di disegni a formare pochi secondi di movimento, e la levità dell’immagine restituita.

Con una resa volutamente primaria e quasi infantile nel tratto, a sottolineare l’essenzialità della materia trattata, Ferratto torna su problematiche tipiche della sua poetica, riconducibili fondamentalmente all’identità di genere e ai rapporti interpersonali, in questo caso alla relazione tra uomo e donna.

Le immagini, nel contempo esplicite e misteriose, coltivano il dubbio e l’ambiguità, nell’intento da una parte di rendere il punto di vista dell’artista e dall’altra di rappresentare per lo spettatore una base di lancio dei propri pensieri e delle proprie visioni. Pochi secondi per affermare l’immagine complessa di relazioni fondate sulla complementarietà, sulla dipendenza, sulla competizione, sulla sopraffazione, sull’amore e sul dolore, poi l’artista lascia il campo ai sogni e agli incubi di ciascuno.

Mike Samaniego ha composto la colonna sonora originale del video, una libera reinterpretazione dell’aria di Papageno de Il flauto magico di Wolfgang Amadeus Mozart.

Inside #4 - Nascondino - Mariana Ferratto

da venerdì 3 aprile 2009 a lunedì 4 maggio 2009
Luogo: The Gallery Apart Via della Barchetta 11 - Roma, Italy

Telefono: 0668809863
E-mail: info@thegalleryapart.it

venerdì 27 marzo 2009

Madre di mare tratto da Pelle a Pelle di Marthia Carrozzo (LietoColle)

Madre di mare, madre di mare, sono.
Bianco lamento che d'acqua si sgrana.
Molo che sporge, che punge, ferisce.

Madre di mare, madre di mare, sono.
Cale svettanti di spuma incrostata.
Pori più attenti, che apro, che apro. Mi apro.


Madre di mare, madre di mare, sono.
Madre di figlio solcato, arruffato.
Mio capriccioso figliolo di sale.

Madre di mare, madre di mare, sono.
Solco io stessa, io scossa, io presa.
Solco riempito da figlio che spinge,
Porto trabocco di ostriche e perle,
Guizzo amaranto che ingrossa e che viene.

Madre di mare, madre di mare, sono.
Landa discinta che aspetta distesa.
Sabbia sottile che scrive la vela.
Che, già lontana, la scorge, la porta.

Madre di mare, madre di mare, sono.
Distesa azzurra di aguzzi turchesi.
Abbaglio azzurro.
Nero fondale di molli sonagli.
Rotta che insegui, che infili. Mi bevi.

Tu, palombaro, che soffi e che scavi.
Chiami alle valve d'orecchi già tesi.
Lecchi ogni lobo, ogni anfratto, ogni bocca,
a rintracciarne le vene pulsanti,
fino a sentirle, sorgive e più inquiete
bussare forte, bussare dal fondo.

Madre di mare
ti tengo, ti reggo, capace,
a rinfrancare ogni fremito d'acqua.

Madre di mare
t'asciugo la sete e le dita,
la madrevite che mischio e ricucio.

E poi riaffioro, t'inondo, più grande,
tu che del mare possiedi l'odore,
se spingi forte, più forte, più ancora,
fino a che il sangue s'è fatto di Dio.

sabato 21 marzo 2009

Alcune mie opere alla Biennale di Taviano e alla Triennale d'Arte Sacra 09


Eccovi le schede degli appuntamenti dove sono presente con le mie opere
Paola Scialpi


Triennale d'Arte Sacra Contemporanea


La Quinta Triennale d'Arte Sacra Contemporanea, a cura di Toti Carpentieri, e si articola in tre sezioni contemporanee: "Sacra", una mostra/omaggio dedicata a Mimmo Paladino; ''Exempla'', la mostra sul tema ''Il Battesimo porta della fede'' con ventidue opere di altrettanti artisti; il Premio ''Paolo VI'' 2009 ad invito su segnalazione di critici e direttori di Musei ed Istituzioni. Catalogo Martano Editore, testi di Toti Carpentieri, Achille Bonito Oliva e Pietro Marino

Triennale d'Arte Sacra Contemporanea
PERIODO dal 14/3/09
al 3/5/09
CITTÀ Lecce
NAZIONE Italia
SEDE Antico Seminario Vescovile
Piazza Duomo 9



Biennale del Mediterraneo

Dal sabato 21 marzo 2009
al sabato 04 aprile 2009


Avila Pedro | Pablo Diaz | Balsebre Vittorio | Barcelò Roberto | Basso Gianluca | Belik Anatoli Nikolaevich | Biwu Luo | Bondarenko Nikolai Nikiforovich | Bostokov | Botamanenko Oleg Ivanovich | Brahim Achir | Bourguet Mario | Valbuena Eduardo Nunez | Camejos Noammes Rosellò | Caputo Tonino | Chiesa Renato | Cobo Catalina | Coni Roberta | Corallo Giovanni | Dall’Olio Luca | D’Amore Tonino | DE Carvalho Andrea | De Lauri Maria Teresa | D’Elena Giuliano | Dell’Anna Giovanni | De Micco Simone, D’Orazio Fausto, Economidau M., Fiore Riccardo, Frassi G., Galeano Raimondo | Guido Rita | Guzman Cristobal Gonzales | Hagyea | Iatruli Lila | Iorizzo Michelino | Khokhlov Feder Ivanovich | Koka Idlir | Kosin Yakovlev M.N. | Kutorskoi Semen | Abramovic | Dekhis Amor | Labrada Alexis Rosellò | Leroy Alain | Lilanga Gorge | Lupattelli Giorgio | Ma Lin | Maggio Bruno | Malinovski Viktor Petrovich | Mantegazza Flaminia | Mirza Mameldzija | Topcic Sandra | Massari Antonio | Meda Pierluigi | Mura Carla | Nadereau Maceo Efrain | Nazareno Aleksandr Grigorevich | Napduk M. | Nesimovic Samir | Osipenko Andrei Ivanovich | Pagliacci Mirko | Panich Igor Vasilevich | Pavlyuk Georgi Nikolaevich | Pelipenko Nina Kornelevna | Petrik Mikhail Petrovich | Piaccione Gianluca | Polo Osvaldo | Pmokmlov Fedor Ivanovic | Rinaldi Oreste | Russo Vito, Sakarov T. | Scialpi Paola | Sciame Marco | Sergi Luigi | Sergi Milena | Sokolov Artur Mikhailovich | Somoza Abel | Soulè Ariel | Specchia Gigi | Spedicato Salvatore | Stanislavski NMikolai Matveevich | Starostin Aleksei Mikhailovich | Malarico Gabriele | Tarasenko Aleksandr Petrovich | Tomasetti Giampaolo | Tondo Rita | Valido Rino | Veggetti Kanum | Luigi Christopher | Vergas Desmanis Gonzales | Vintenko Boris Mikhailovich | Wang Yu | Wei Chen | Zacero Andrjano | Zappino Eugenio | Zaruba Berlyavskaya | Zguro Fani | Cermaria Claudio | Palomino Yasiel | Vostokov | Guo Lian Yie.

La rassegna di arti figurative si svolgerà a Taviano dal 24 marzo al 4 aprile. Più di 150 opere, scultoree e pittoriche, saranno esposte nelle sale di Palazzo Marchesale ed in altri siti culturali comunali. Grazie al coinvolgimento delle ambasciate italiane all’estero e dei consolati, saranno presenti alla biennale diversi paesi europei, del Medio Oriente, dell’Asia e del Centro America, tra cui: Russia, Georgia, Ucraina, Cina, Cuba, Brasile, Messico, Algeria, Bosnia-Erzegovina, Corazia, Albania, Grecia, Germania, Tanzania, Argentina, Australia, ecc... Esporranno artisti internazionali del calibro di Arie Soule, Andriano Zacero, Ponomareko, Vostokov, Panov, Fani Zguro ed altri appartenenti ai vari filoni artistici nazionali e stranieri, quali: il Realismo socialista, l’Impressionismo, l’Avanguardia, l’Astrattismo, ecc… Tra gli italiani: Mirko Pagliacci, Vito Russo, Lupattelli, Tonino Caputo, Talarico, ecc… La direzione artistica della Biennale è affidata al dott. Corrado Calò, direttore del Cen.Int. Italia; supervisore della rassegna è la dott.ssa Reghini, professoressa di antropologia culturale e storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, che ha curato nel ’94 la sezione Bulgaria della Biennale di Venezia. Interverranno alla conferenza stampa di venerdì il Sindaco del Comune di Taviano, dott. Salvatore D’Argento; l’Assessore comunale alla Cultura, dott. Stefano Ria; il direttore artistico della Biennale del Mediterraneo-Città dei Fiori, il dott. Corrado Calò; il preside della facoltà di Scienze della Formazione dell’Università del Salento, prof. Giovanni Invitto; il Consigliere culturale dell’Ambasciata cinese a Roma, dott. Zang Yhand; la critica d’arte cinese Hu Yu Qing, e l’artista-filosofo Giuliano D’Elena. Sarà, inoltre, presente una rappresentanza cinese di artisti e critici d’arte. Organizzatore della rassegna è il Comune di Taviano, con il contributo della Regione Puglia, il patrocinio della Provincia di Lecce e di Confindustria Lecce. La Biennale ha l’obiettivo precipuo di far conoscere, al grande pubblico, artisti salentini, nazionali ed internazionali che operano nel campo figurativo e che sono interpreti delle tensioni coscienziali della nostra epoca. L’esposizione sarà preceduta da seminari e convegni di preparazione sui temi della inter-culturalità, della interreligiosità, della cooperazione e dello sviluppo internazionale, con l’intervento di autorevoli personalità. La rassegna sarà accompagnata dalla realizzazione di un catalogo illustrativo rappresentativo delle principali opere esposte. Seguirà una manifestazione pubblica conclusiva con la partecipazione di alcuni degli autori protagonisti.

Direttore artistico Dott. Corrado Calò

Palazzo Marchesale De Franchis
Citta dei Fiori, Taviano


fonte iconografica Irene Leo

Elena Mutinelli, Sculture

Durante l'apertura ufficiale dello Sportello Comunale
presso la Galleria Auchan di Cesano Boscone saranno esposte tre sculture di

Elena Mutinelli

Domenica 22 marzo 2009 ore 11

Le opere saranno esposte fino al 11 aprile

in collaborazione tra il direttore della Galleria Auchan, Maurizio Martella
e Giorgio Lodetti della Libreria Bocca di Milano



Elena Mutinelli nasce a Milano il 4 luglio 1967.

Dopo aver conseguito il diploma di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera, nel 1989/90 con i docenti A. Cavaliere, Cascella, L. Silvestri, si trasferisce a Pietrasanta per apprendere la tecnica del marmo.

Si stabilisce definitivamente nel 1995 a Milano, collabora con le Gallerie d’Arte: Compagnia del Disegno, Galleria Marieschi, Galleria Gabriele Cappelletti Arte Contemporanea, Galleria Entroterra e la Galleria Franco Senesi Fine Art a Positano (SA).

Le opere di Elena sono state esposte presso il Museo Lo Studiolo di Milano, il Jolly Hotel Madison Towers di New York, e all'Università di Storia dell’Arte di Siena, fanno parte di collezioni private e pubbliche nazionali ed interanazionali.

Nel 2005 Il comune di Reana del Royale (UD) inaugura il monumento in marmo, nella piazza municipale: Vuoto di mani congiunte.

Ad oggi sono numerose le mostre personali e collettive alla quali partecipa in Italia e all'estero.


Giorgio Lodetti

Libreria Bocca dal 1775
www.libreriabocca.com
02.86462321 02.876572

lunedì 16 marzo 2009

PopCo di Scarlett Thomas

Dopo Che fine ha fatto Mr. Y arriva in Italia PopCo per una storia tutta da decifrare
Già nel 2001 Scarlett Thomas era stata definita dall’Indipendent on Sunday “una tra i venti migliori scrittori inglesi”.

All’epoca la giovane autrice, nata nel 1972, aveva al suo attivo solo quattro romanzi e una manciata di racconti. Negli anni successivi sono arrivati Going Out, pubblicato nel 2002, PopCo, del 2004 ma appena edito in Italia, e Che fine ha fatto Mr. Y, del 2006, opera che ha fatto conoscere il suo talento anche da noi.




Quest’ultimo romanzo, incentrato su un elemento classico come può essere un libro maledetto, è costituito da un cocktail quasi irresistibile di avventura e di riflessioni che spaziano dalla filosofia di Derida alla fisica quantistica. A questi elementi si aggiunge, da un certo momento, l’ingresso nella Troposfera, una realtà difficile da definire che consente di entrare nelle menti altrui e di viaggiare nel tempo e nello spazio. E sarà proprio l’ingresso in questa realtà fantastica a costituire la svolta del romanzo, fino a giungere alla sorprendente conclusione.

Protagonista della storia è Ariel Manto, studentessa impegnata nella tesi di dottorato capace di passare da una situazione scabrosa e degradata all’astratto mondo della teoria con estrema disinvoltura senza per questo perdere in credibilità.

Il successo non si è fatto attendere anche nel nostro Paese, con le sue 85.000 copie vendute fra edizione rilegata ed economica.

E a giudicare dalle 20.000 copie vendute in un solo mese sembra proprio che PopCo sia destinato a ripercorrerne le orme.

Proposto in un’affascinante veste grafica, con copertina imbottita e bordo delle pagine dello stesso intenso colore azzurro, indaga nel mondo delle multinazionali attraverso strumenti inconsueti come la crittografia e la matematica. Senza dimenticare che si tratta comunque di un’avventura, e che a volte per risolvere un enigma può essere molto utile avere a disposizione una mappa del tesoro.

Sul sito della casa editrice è possibile visionare il booktrailer.

La quarta di copertina:

Cosa sta succedendo ad Alice Butler, esperta in analisi statistica e seriamente impegnata a combattere dall’interno l´ordine mondiale propugnato dalla cattivissima PopCo., la multinazionale del giocattolo per la quale lavora? Chi si nasconde dietro i messaggi in codice — rigorosamente anonimi — che negli ultimi tempi qualcuno le scrive regolarmente? Si tratta di pericolosi avvertimenti o, dietro queste curiose sequenze alfanumeriche, si cela una voce che viene dal passato? Muovendosi sul filo dell’avventura e della memoria, Alice rifiuta di votarsi al carrierismo e all’ipocrisia che dominano il suo ambiente di lavoro e si tuffa alla scoperta di un segreto che custodisce fin da quando era bambina. Si tratta di un monile molto particolare, un dono del nonno che, in quel gioiello, ha nascosto la mappa di un tesoro speciale. Quando gli avidi manager della PopCo. si rivelano pronti a tutto per accaparrarsi la chiave di un'ipotetica fortuna, ecco che la giovane matematica scopre di non essere sola. Dietro le scrivanie della PopCo., infatti, siedono altri impiegati sovversivi, gli adepti di un gruppo antiglobalizzazione — il NoCo. — schierato dalla parte dei diritti umani contro ogni forma di mercimonio. Inevitabile, tra la PopCo. e il NoCo. si scatena una guerra sotterranea senza esclusione di colpi: un´emozionante girandola di colpi di scena in cui lo stile di Scarlett Thomas regala sorprese in grado di stupire il lettore dalla prima fino all’ultima pagina.


Scarlett Thomas, PopCo (PopCo, 2004), Newton Compton Editori, collana Nuova Narrativa Newton.

Pag. 480, 12,90 €, ISBN 978-88-541-1349-7

fonte http://www.fantasymagazine.it/notizie/9971/il-ritorno-di-scarlett-thomas/

venerdì 13 marzo 2009

La mia personale In punta di Libro per Itinerario Rosa 09


Riporto il comunicato che verrà diffuso prima della mia personale "In Punta di Libro", per Itinerario Rosa 09. Segnalo inoltre due appuntamenti a Lecce, di rilievo con la poetessa Annamaria Ferramosca, che presenta il 2 aprile insieme a Elisabetta Liguori, Bianca Medeccia, Antonio Cavallo, e Carmela cataldo, presso la sala conferenze dell'ex Conservatorio S. Anna il suo Curve di Livello (Marsilio ed.). Invece il 20 marzo sarà la volta di Luisa Ruggio con il suo La Nuca (Controluce edizioni)presso le Officine Cantelmo alle ore 18,00

Paola Scialpi

Roberto Cotroneo ha dedicato un suo libro a lei, e alla storia della sua libreria voluta fortemente con il marito Edo. Dice Roberto Cotroneo in un’intervista rilasciata a Sandra Petrignani sul numero di Panorama del 7 febbraio 2006: “Edo era un ex calciatore che amava i libri e voleva aprire una libreria. Anna insegnava. Gli diede lezioni private perché lui voleva prendere il diploma liceale. Si conobbero così. Insieme aprirono la libreria Palmieri, nel centro di Lecce. Io lei l'ho conosciuta entrando nel suo negozio. Mi colpì la sua storia, che in città conoscono in molti”.
In occasione dei quaranta anni di attività della Libreria Palmieri, l’artista leccese Paola Scialpi dedica ad Anna Palmieri una piccola grande mostra dal titolo “ In punta di libro ....”, dodici opere grafico – pittoriche che danno corposità al libro come vero protagonista delle nostre vite e delle società che s’impegnano, liberamente ispirate ad opere di autori tra gli altri come Calvino, Moravia, Maraini, Einstein, e il salentino Raffaele Gorgoni.
La mostra è dedicata a tutti coloro che come Anna Palmieri amano veramente il libro, che sono ancora capaci di emozionarsi dinanzi ad un bel romanzo e comunque dinanzi alla buona scrittura. La mostra,all'interno del programma Itinerario Rosa 09,sarà possibile visitarla dal 29 marzo al 5 aprile 2009 presso Palazzo Turrisi in via Marco Basseo a Lecce dalle 10,00 alle 13,00 e dalle 16,30 alle 20,30. Inaugurazione il 29 marzo alle 18,00.
Qualcuno ha detto “ la bellezza ci salverà “ e la cultura è il miglior veicolo per la salvezza.

Paola Scialpi – “Ho incominciato a dipingere ancora prima di imparare a scrivere. Ho studiato affinché il disegno e il colore potessero aiutare a risolvere i disagi esistenziali sia nell'infanzia che nell'emarginazione adulta (in particolare nelle carceri). Insegno Arte da trent'anni e amo il mio lavoro. Le mie opere sono state esposte nelle più importanti sedi nazionali e internazionali”