mercoledì 18 agosto 2010

Passaggi di stagione di Antonella Ossorio (Besa editrice)












Non ci soffermiamo abbastanza sulla possibilità che la Storia possa anche essere determinata da avvenimenti mancati. Sappiamo che non si fa con i "se", ma è pure innegabile che il corso delle circostanze prenda una piega piuttosto che un'altra in virtù di quanto non è stato e poteva essere. Gli eventi non accaduti hanno un modo segreto di verificarsi, e di condizionarci. Specie quando pensiamo alla vita di un uomo, a ciò che chiamiamo "il suo destino", è molto facile percepire quanto sia segnato da equivoci e da occasioni perdute. I racconti della Ossorio si muovono tutti su questo versante invisibile della Storia.


Antonella Ossorio è nata a Napoli, dove vive e lavora. Autrice e traduttrice di numerosi libri per l'infanzia, ha esplorato altri generi letterari scrivendo per quotidiani e antologie. Tra i suoi lavori Racconti di fine millennio (2000), Il sapore dei corpi e altri racconti (1999), Raccontandosi, dodici sguardi di donne (1997).

Passaggi di stagione è la sua prima raccolta personale.












martedì 17 agosto 2010

Pellegrino di Provenza di Silvana Bedodi (Besa editrice)














Sullo sfondo della Provenza medievale segnata da lotte dinastiche e ondate ereticali, si svolge la vicenda esistenziale di Romieu de Villeneuve, il Romeo di Villanova che il Paradiso di Dante ha consegnato alla fama come esempio di onesto consigliere mandato in rovina dalle calunnie di corte. La condizione di "pellegrino" di Romeo è già segnata in questo nome che il destino gli impone in una misteriosa profezia al momento della nascita. Figlio di nobili decaduti, costantemente irrequieto e sospinto dal desiderio di nuove esperienze e di nuove prove per la propria intelligenza, esce dalla miseria, trova la pace in un monastero per approdare, poi, alla corte del conte Raimondo Berengario, divenendone saggio consigliere. Il suo orgoglio e l'inappagata ricerca del senso dell'esistenza - più che l'invidia dei cortigiani - lo conducono alla scelta di lasciare quel mondo in cui non si riconosce, per tentare ancora la "conoscenza". E ora la strada intrapresa lo porta, ormai avanti negli anni ma non meno lucidamente curioso, a diventare lettore e sostegno del vecchio e cieco Padre Berengario, zio di Raimondo e, per lui, sempre amico comprensivo e sincero. Il protagonista di questo romanzo, frutto consapevole dell'immaginazione sia rispetto all'elegiaco personaggio dantesco che al Romeo della realtà storica, è l'uomo del Medioevo che si distingue dagli altri per vivacità intellettuale e ampi orizzonti e che non trova il senso dell'esistenza né nella fede tradizionale né nell'eresia che nega la vita.

Silvana Bedodi (1956) vive e lavora a Cuneo. Appassionata di studi classici, si diletta a scrivere soprattutto su argomenti storici. Pellegrino di Provenza è il suo primo romanzo.

lunedì 16 agosto 2010

Silenzi di Karla Suarez (Besa editrice)












Una famiglia numerosa e piena di contraddizioni, in cui ognuno tiene nascoste le sue verità più crude. Un alcolizzato, un consumatore di droghe leggere, un aspirante poeta, uno scienziato, ognuno con un suo modo di vedere il mondo, ma ognuno vivendo il mondo nella stessa città. Una città, L'Avana, che si trasforma col passare degli anni e le cui trasformazioni condizionano il destino di tutti i personaggi. Una bambina che diviene donna, che osserva e racconta. Non giudica ma impara dalle persone, le studia e scopre le centinaia di silenzi che si nascondono dietro ad ogni volto. Il primo, intenso romanzo di una autrice che con i suoi racconti si è fatta conoscere e apprezzare in Sudamerica e nel nostro paese.


Karla Suárez è nata a L'Avana nel 1969. È autrice di numerosi racconti premiati in vari concorsi e pubblicati su riviste e antologie in Spagna, Messico, Argentina e Cuba. In Italia suoi racconti sono usciti nelle antologie A labbra nude (Feltrinelli, 1995), La baia delle gocce notturne (Besa, 1996), Rumba senza palme né carezze (Besa, 1996).

domenica 15 agosto 2010

Le foglie morte di Bárbara Jacobs (Besa editrice)














"Le foglie morte, un eccellente esercizio narrativo. Si ha l'impressione, durante la lettura, di ascoltare una partitura corale magistralmente interpretata da voci da camera." Robert Saladrigas, La Vanguardia.

Un narratore collettivo che corrisponde alla voce dei figli ormai adulti evoca la figura del padre, un socialista americano che in gioventù lotta per le sue idee e partecipa come volontario alla guerra civile spagnola e che nell'età adulta vive nel ricordo delle battaglie perse, trasformandosi nel corso degli anni da giovane ciarliero e festaiolo in un uomo taciturno e solitario. L'unica costante della sua vita sarà la passione per la lettura che, se da giovane lo spingeva ad agire, da vecchio gli offre la possibilità di fuggire ogni contatto con il mondo esterno. Con una prosa apparentemente ingenua e deliziosamente fresca e musicale che riesce a commuovere e far sorridere, Bárbara Jacobs ci regala la storia di un idealista deluso, di una famiglia, di una guerra e di molte sconfitte. Un bellissimo omaggio al padre, un toccante dono d'amore filiale ad opera di una grande scrittrice messicana.

Bárbara Jacobs, nata a Città del Messico da madre messicana e padre statunitense di origine libanese, è autrice di diversi libri di saggi e di racconti tradotti in varie lingue. Con Le foglie morte ha vinto il prestigioso premio "Xavier Villarutia".

sabato 14 agosto 2010

Senza bagagli di Elvira Dones (Besa editrice)












Era costretta a sorvegliare attentamente parole e pensieri, ma a parte questo Klea Borova possedeva quasi tutto ciò che poteva desiderare. Un giorno riceve persino il dono più prezioso che il partito (molto raramente) concede: il diritto di andare all’estero, di uscire nel mondo. L’amore spinge Klea a tradire la sua Repubblica Socialista, la sua famiglia, i suoi amici e suo figlio: non tornerà più in Albania. Ma sarà l’inizio di una vita libera, oppure la fine della libertà di sognare?


Elvira Dones è nata a Durazzo, Albania, nel 1960. Dopo gli studi in lettere all’università di Tirana si è occupata di programmi culturali e di cinema per la televisione albanese e per gli studi cinematografici di Tirana. Dal 1988 vive e lavora in Svizzera.

venerdì 13 agosto 2010

Ponolani: fiabe e leggende afro-cubane di Dora Alonso (Besa editrice)













Con il suo stile poetico profondo e tono accusatorio, Dora Alonso narra la dolorosa storia di una schiava africana che, ancora bambina, viene strappata dal suo villaggio di Sama Guenguení, portata a Cuba e venduta al mercato di schiavi di Guantánamo.

I racconti qui presentati furono narrati all’autrice dalla sua “tata” Emilia, nata schiava e figlia della schiava Ponolani, rapita in Africa.


Dora Alonso è la maggiore scrittrice cubana contemporanea. Ha vinto il premio Nazionale della Letteratura Cubana, due Premi Casa de las Americas, un Premio Nazionale del Ministero dell’Educazione e un Premio Nazionale del Teatro.

Giornalista, scrittrice, sceneggiatrice per radio e televisione, predilige i racconti e i romanzi per bambini, dove non mancano mai accenni all’ingiustizia della schiavitù e alla barbarie del razzismo.

giovedì 12 agosto 2010

La badessa di San Giuliano di Marisa Di Bello (Besa editrice)














Questa è una storia d’altri tempi, di un’epoca lontana per usi, costumi, linguaggio. Di luoghi immobili nel loro isolamento. Essa prende spunto da vicende realmente accadute agli inizi del secolo scorso in un convento
del Sud. Attestati da un fitto carteggio tra Curia e convento, i fatti che si svolgono esattamente un secolo fa parlano di disordini, contrasti e malignità varie che determinano la chiusura di quel convento e la secolarizzazione
di molte suore.
Su questa trama di eventi storici si inserisce l’infelice e travolgente storia d’amore di suor Crocifissa, badessa di San Giuliano, e il ricco proprietario terriero Pietro Forzano, come storia emblematica, summa di tante storie di donne, della loro impossibilità di sceglier e liberamente e consapevolmente il proprio destino.

Marisa Di Bello è nata a Pisticci (MT) e vive a Bari. È pubblicista iscritta all’Albo dei Giornalisti di Puglia dal 1983 e ha iniziato a pubblicare dal 1979. Ha collaborato a numerosi periodici tra cui “Cosmopolitan”, “Noi Donne” e da oltre venti anni collabora alla rivista di cultura ed economia “Nelmese” con rubriche e interviste.
Tra le inchieste pubblicate: “Le Ragazze degli Anni Ottanta” per le Edizioni Levante, Bari; “Viaggio nei Pianeti Diversi” sui gruppi di tendenza per “Nelmese”; “Donne Nere” per “Cosmopolitan” sulle mutilazioni sessuali subite
da donne musulmane presenti a Bari; “Isole”, inchiesta radiofonica in 10 puntate trasmessa da Radionorba, sui vari gruppi etnici presenti sul territorio.

mercoledì 11 agosto 2010

Era estate a quel tempo di Nicoletta Verzicco












I colori della Puglia e la città di Lecce con i suoi luoghi impregnati di impronte millenarie fanno da cornice a questa storia che dai giorni nostri risale a un passato intricato. Maria Luisa è protagonista e artefice della ricerca che la porterà a conoscere le sue origini con l’aiuto della sua amica di infanzia ritrovata. Tra il mare azzurro e la terra rossa del Tacco d’Italia le parole scritte si dipanano in un crescendo di mistero, giungendo a un finale che lascia il lettore senza fiato.


Nicoletta Verzicco è nata Milano, è vissuta a Bari, è attualmente ospitata da Rimini. Ha pubblicato la silloge Il sangue dei Papaveri (2007). È presente in Senza fiato a cura di Guido Passini (2008). È attirata dalle immagini e da esse nascono i suoi scritti, come il lavoro nato con la fotografa Lui Tasini pubblicato su “ScrittiInediti” o le suggestioni critiche alle opere di Luca Freschi. Collabora con quotidiani locali e nazionali. Era estate a quel tempo è il suo primo romanzo.

Susanne Wenger di Paola Caboara Luzzatto (Mef, Firenze Atheneum)



















Susanne Wenger, nasce a Graz, in Austria. Muore nel gennaio 2009 a Oshogbo, in Nigeria, dove si era trasferita dal 1949. Susanne Wenger è stata un punto di riferimento nella cultura e nella tradizione religiosa dei culti yoruba. Era Susanne Wenger che innalzava templi alle loro divinità e addirittura era una sacerdotessa in alcuni di quei culti. Nel 2005 l'UNESCO ha riconosciuto la zona delle Sacre Grotte da lei costruite ad Oshogbo come patrimonio mondiale dell'umanità. Il libro “Susanne Wenger, artista e sacerdotessa” (Mef – Firenze Atheneum) rigorosamente con una sezione in italiano ed una in lingua inglese che ho ricevuto dall’autrice/curatrice Paola Caboara Luzzato narra le vicende di questa donna straordinaria.

La Luzzato che ha vissuto in Nigeria per ben dieci anni, ha avuto modo di conoscere la Wenger e dal 1972 ha cominciato la sua avventura di scrittura e redazione di tracciati, sensazioni, mondi che ruotavano attorno a questo personaggio singolarissimo e inquieto. Ora l’approccio metodologico a mio avviso seguito nella stesura dei contenuti di questo lavoro, è certamente da ricollegarsi a quello dell’antropologia culturale, ma senza ombra di dubbio posso asserire che la puntualità e il rigore adottati dall’autrice/curatrice non inficiano la bellezza e l’estrema fluidità con cui si legge il libro. Dunque si parla di una donna, un’artista, una sacerdotessa che incarna esattamente il senso di non appartenenza ad alcuna filosofia, dogma, o credo politico tipico degli artisti e intellettuali cresciuti tra la prima e la seconda guerra mondiale.

La Wenger si affida alla Luzzato in una testimonianza che ha molto di confessione auto/terapeutica, ma con tutta l’anticonvenzionalità di rigide categorie psicanalitiche a noi note soprattutto come tradizione junghiana e freudiana: ovvero questo suo parlare lo fa da donna, femmina, e mistica. Un libro che parla di una necessità atavica della Wenger a stabilire una sua propria identità, a cercarla, attraverso la ritualistica dei culti degli yoruba in un continuo oscillare tra pulsioni inconsce, subconscie e iperuraniche. Un lavoro splendido, che fa luce su un personaggio davvero immenso ancora tutto da scoprire (stefano donno)

martedì 10 agosto 2010

Leggerezze di Monica Dini (Besa editrice)












A ogni pagina di questo libro siamo di fronte a una leggerezza molto particolare, una leggerezza sostenibile perché retta dalla più genuina e ineluttabile materia di vita: personaggi comuni in situazioni limite, sempre vicini a un punto di rottura ma senza la forza per oltrepassarlo, che svelano, in piccoli gesti allo stesso tempo contenuti e disperati, la discreta tragedia della vita quotidiana.

Donne sopraffatte dal lavoro domestico, la cui prigione è la cucina in cui l’anelito femminile alla libertà si confonde con i profumi degli intingoli. Donne che fuggono o danno di testa, che si contano le rughe davanti allo specchio, computano gli anni, si sentono vecchie già a quarant’anni. Uomini che mettono su una tonnellata di sintomi, impongono il dominio coniugale sui figli, si rammaricano che il primogenito non somigli nemmeno un poco a loro.

Ci sono uomini dei quali le donne possono fidarsi, e altri da cui scappare, vite da costruire insieme o fughe improvvise e furibonde. Il gioco è tutto lì e forse non si tratta solo di una storia di pura e semplice sopravvivenza.


Monica Dini vive e lavora a Camaiore, paese della campagna toscana. Ha pubblicato la raccolta di racconti brevi Sulle Corde (2006). Altri suoi racconti sono usciti sulla rivista on-line Sagarana.

lunedì 9 agosto 2010

L'uomo alla finestra di Anna Belozorovitch (Besa editrice)














L’uomo alla finestra, un unico corpo lirico, è la metafora inquietante di un essere infelice che nasconde gravose pene nel suo cuore e le cui labbra sono conformate in modo tale che il respiro sia affanno e desolazione. Il narrare poetico della giovane poetessa di origini russe racconta l’incessante desiderio di un’anima di ricucire una vita lacerata dai ricordi, dai non detti, dalle occasioni mancate.
Un canto, quello dell’Uomo alla finestra, in bilico tra l’inferno e le nuvole.

Anna Belozorovitch è nata a Mosca nel 1983, ma è vissuta tra Portogallo e Italia, dove si è stabilita nel 2004. Si occupa di pittura e teatro. Per Besa ha pubblicato la raccolta di poesie Anima bambina (2005).

domenica 8 agosto 2010

Genealogia femminile di Ljiljana Habjanovic Djurovic (Besa editrice)













Attraverso racconti familiari trasmessi nel tempo, rivivono storie di donne straordinariamente sensibili e appassionate, ma costrette dai canoni di una tradizione atavica, che fa dell'onore un valore assoluto e alienante, all'imperativo categorico dell'essere moglie e madre, pena il perdere per sempre se stesse. Sullo sfondo, circa cento anni di vicende montenegrine, dai fasti della corte dei principi Petrovic, dalla dominazione austriaca nel territorio di Cattaro, fino alla Jugoslavia di Tito. Sapientemente caratterizzate dalla prosa vigile di questo romanzo, in mezzo a un mondo di mercanti avventurieri, sacerdoti ortodossi, militari ribelli e aristocratici arbitri della vita altrui, emergono a tutto tondo figure femminili fermate per sempre al momento del disincanto e del precipizio interiore, mentre rimane sotteso il cupo senso dell'ineluttabilità della sofferenza.


Ljiljana Habjanovic Djurovic è nata 1953 a Krusevac in Serbia. Laureata in scienze economiche, ha lavorato in un'agenzia turistica "Putnik" a Belgrado e come giornalista del mensile "Duga" . Dal 1995 si dedica esclusivamente alla scrittura. Il suo primo romanzo, L'uccello pubblico (1989), è stato il primo romanzo erotico femminile in ligua serba; tutti gli altri suoi libri - Anna Maria non mi amava (1991), Iva (1994), Genealogia femminile (1997) e La piuma di pavone (1999) - sono di carattere autobiografico e sono incentrati su storie di donne in Serbia e Montenegro negli ultimi due secoli.

sabato 7 agosto 2010

Certe notti di Alejandra Costamagna (Besa editrice)













Quindici racconti, quindici storie inedite che spaziano dal romantico al noir, quindici bozzetti letterari che confermano ed esaltano, una volta di più, le qualità narrative di una delle scrittrici più capaci della nuova letteratura cilena. Alejandra Costamagna affronta il tema del distacco, della mancanza di comunicazione, del tradimento, che minano – e, qualche volta, addirittura compromettono – le relazioni umane più importanti, quelle tra genitori e figli, tra mariti e mogli, tra fratelli, amanti e fidanzati. Una galleria di personaggi vari che riservano pulsioni imprevedibili, messe a nudo dalla sensibilità introspettiva dell’autrice.
Filo conduttore delle vicende narrate è lo sfondo, costante e discreto, di certe notti cittadine. Il buio della città nasconde e amplifica tensioni e affanni, in taluni casi si limita a sviscerarli, in altri li fa esplodere in tutta la loro crudezza, fino all’epilogo
più tragico, più inaspettato.

Alejandra Costamagna è nata a Santiago del Cile nel 1970. Ha pubblicato il suo primo romanzo, En voz baja, nel 1996, ricevendo l’elogio unanime della critica. Due anni dopo è apparso Ciudadano en retiro (trad. it. Café Royal, Besa editrice, 2001), cui hanno fatto seguito Cansado ya del sol (2002), Últimos fuegos (racconti, 2005), Dile que no estoy (2007).
Suoi racconti sono stati pubblicati in diverse antologie. Come giornalista, ha lavorato ai quotidiani La Nación e El Mercurio e collabora con diverse riviste.

venerdì 6 agosto 2010

Angeli Armati di Diana Chuli (Besa editrice)













Angeli armati narra una storia di tradimenti all’interno di un’unità partigiana ai tempi della resistenza albanese contro l’invasione tedesca. In questo ultimo lavoro dell’autrice albanese c’è un fratello che non esita a fucilare sua sorella perché ha tradito la “causa” innamorandosi, ci sono “compagni” infidi, comandanti meschini che agiscono per salire di grado nell’ascesa al potere, donne gelose e perfide, spie a buon mercato che agiscono nell’oscurità. Ma Angeli armati narra anche, soprattutto, una tragica storia d’amore, quella tra Dorothea e Aleks, rei di avere infranto le regole ferree della lotta armata, di avere attentato all’integrità morale dei partigiani e macchiato l’onore di tutta la resistenza.


Diana Chuli (Tirana 1951), giornalista, ha scritto i romanzi Eëri i largët (La voce lontana), 1981; Rrethi i kujtosës (Il circolo della memoria), 1984; Dreri i trotuarëve (Il cervo dei marciapiedi), 1990; Reguiem, 1991. Per Besa ha pubblicato nel 2002 Scrivere sull'acqua. Da alcuni suoi testi sono state tratte sceneggiature teatrali. Collabora a diverse testate culturali, ha tradotto diverse opere di Jean Paul Sartre, Andre Jide, Simone de Beauvoir ed è stata premiata come “Scrittrice dell’anno 2007” dall’associazione degli editori albanesi.

giovedì 5 agosto 2010

Sesso ucraino: istruzioni per l'uso di Oksana Zabužko (Besa editrice)













La protagonista del romanzo, una giovane donna ucraina, vive chiusa in un mondo a parte fatto da un lato di alienazione e solitudine, dall’altra si muove sul filo di paranoie, tentazioni morbose, relazioni estreme, umiliazioni e mutilazioni di amori alla deriva, che si intrecciano come in un unico organismo di carne, purezza e perversione. Un libro splendido e allucinante.


Oksana Zabužko è nata a Lutsk nel 1960. Oltre ad avere un ruolo di primo piano come scrittrice nel suo paese, è anche una personalità di spicco del movimento democratico ucraino. Come poetessa ha risentito l’influenza di nomi come la Cvetaeva e la Bachmann. Sesso ucraino: istruzioni per l’uso è il suo biglietto da visita nel mondo della letteratura contemporanea mondiale.

mercoledì 4 agosto 2010

Viaggio nel Salento di Maria Brandon Albini (a cura di Sergio Torsello) di Kurumuny edizioni. Prefazione di Eugenio Imbriani




















«La stessa donna che mi recitava nel Salento le strofe dei lamenti funebri in cui sentivo ribattere ad ogni verso il nome di Caronte, mi raccontava due minuti dopo come e perché figlie e nipoti sue emigrino come operaie, nelle valli del Rodano, in Svizzera, dove imparano a difendersi aderendo ai sindacati. E le stesse ragazze che si occupano della cernita del tabacco negli stanzoni dei baroni leccesi, e che spesso fanno sciopero per ottenere aumenti di salario, cantano, per ritmare il loro monotono lavoro, strofe di cinque secoli fa»: sono parole con cui, nelle pagine conclusive di Mezzogiorno vivo (Milano, Ercoli, 1965, opera uscita due anni prima in francese, Midi vivant, Paris, PUF), Maria Brandon Albini affronta un grande tema del meridionalismo, quello della trasformazione sociale e culturale, in particolare delle classi più povere; e lo fa assumendo una posizione critica, articolata, autonoma, una volta che è riuscita a sottrarsi da un lato al fascino dei luoghi e delle persone incontrate nelle regioni del sud italiano che così tanto ama, frequenta, studia, dall’altro a qualche profezia apodittica pronunciata da grandi intellettuali della sinistra italiana, relativa alla morte di quelle pratiche ed espressioni della cultura popolare che qualcuno ancora si ostinava a studiare. Brandon Albini legge invece i segnali di grande vitalità di quelle forme, che, oltretutto, nel dopoguerra hanno permesso un formidabile rinnovamento della produzione colta, dal romanzo alla poesia al cinema, che hanno sfruttato con larghezza temi e linguaggi del mondo popolare, riprendendo, peraltro la lezione di Verga, Pirandello, D’Annunzio. Data di discrimine è il 1945, quando finisce la guerra ed esce Cristo si è fermato a Eboli; il memoriale di Levi descrive un mondo trascurato, colpevolmente dimenticato nell’epoca fascista, e lo pone sotto gli occhi miopi o disattenti dei lettori borghesi e cittadini; esso accende l’attenzione, in Europa e oltreoceano, sulla Basilicata e, per estensione, sull’Italia meridionale, povera, contadina, che si direbbe ancorata a modelli di vita arcaici, addirittura precristiani, immersa in un tempo primitivo, circolare, che non impone cambiamenti. Ebbene, è facile cogliere la deriva mistificatrice di questa concezione: il mito dell’immobilismo, ricavato a torto, afferma l’autrice, dall’opera leviana, presente in molta letteratura successiva e nel neorealismo (penso, per esempio, al commento scritto da Salvatore Quasimodo per il film La taranta di Gianfranco Mingozzi), in generale, configura un discorso fatalista, cieco di fronte alle aspre condizioni sociali ed economiche che hanno rallentato o impedito i processi di trasformazione. Sappiamo bene, infatti, che nel dopoguerra il movimento contadino in Lucania era caldissimo e molto organizzato, così come in altre regioni del Mezzogiorno; conosciamo l’efficacia e i risultati dell’occupazione delle terre, conosciamo la forza d’urto dell’organizzazione delle tabacchine, particolarmente nel Salento. Per apprezzare queste contraddizioni, il potere e l’incombere dei retaggi culturali, la loro forza sottile e pervasiva e nello stesso tempo il faticoso e duro insorgere dei cambiamenti, bisognava mettersi in viaggio, programmare incontri, intavolare dialoghi con le persone del luogo. La conoscenza prodotta in questo modo, come è ovvio, non è solo libresca, e l’approccio critico tiene conto delle situazioni e dei problemi reali, vissuti. Il Viaggio riproposto in queste pagine da Sergio Torsello rappresenta in modo esemplare un approccio del genere, tanto più leggibile in quanto la scrittura ha l’andamento leggero e il piglio quasi occasionale degli appunti, onestissima, ma non ancora costretta nel rigore analitico, frutto di una rimessa in ordine di annotazioni «prese di giorno in giorno, attorno alle quali si sono annodate le mie riflessioni» non definitive: spunti che meritano altre meditazioni, luoghi che meritano dei nuovi viaggi. All’autrice interessa particolarmente la persistenza di modelli culturali arcaici in un contesto estremamente composito, laddove vecchi linguaggi e strane credenze convivono con realizzazioni di una cultura cittadina molto raffinata, le chiese barocche ospitano varianti di culti mal sottomessi alla dottrina cattolica, le leggende incrociano le storie di santi, si canta la morte con toni, gesti e parole profani. C’era un universo sommerso che conveniva esplorare, sorprendentemente ricco, e la Brandon Albini vi si immergeva lasciandosi orientare da guide sapienti e discrete, intellettuali colti, spesso giovani, studiosi della storia e delle consuetudini locali; ma se pietrefitte e lamenti funebri rinviano a un «mondo immemoriale», a «una eredità di tradizione e di civiltà rurale e magica», ecco che a Castrignano dei Greci, in casa della vecchia Concetta, prefica e maga, proprio lì, si apre il capitolo della lotta sociale, si toccano i temi dell’emigrazione e del lavoro: è lei, infatti, la donna con cui ho aperto queste poche pagine, che appare come testimone privilegiata in Midi vivant, dopo aver ricevuto la visita della scrittrice, raccontata nel Viaggio: «Son tutti emigrati in Svizzera, mi dice una delle giovani nuore di Concetta: ci vanno da marzo a novembre, anche le donne, a coltivare i campi, a potare, raccogliere frutta e legumi, a metterli in cassette, e via dicendo. Guadagnano bene, tornano qui alla fine della stagione, ripartono l’anno seguente. Dei loro salari vive la famiglia. E poi portano qui idee nuove: il sindacalismo, le leggi di difesa operaia… Impariamo a vivere». La realtà degli «interessi presenti» si fa più forte dei meccanismi tradizionali, ed è interessante scoprire giovani donne impegnate a fuggire le pratiche più antiche, la mancanza di istruzione, a cercare maggior sicurezza nel lavoro. Brandon Albini, coglie, insomma, l’avvio di una vera e propria rivoluzione, di un cambiamento radicale, di un movimento che subirà una forte accelerazione; le formiche, per citare Tommaso Fiore, non sanno star ferme: esse riescono in imprese che spaventerebbero un popolo di giganti. Alcune leggende parlano della presenza dei giganti nel Salento, ma nessuno di essi è sopravvissuto.

Fanny Owen di Augustina Bessa-Luìs (Besa editrice)













Un giovane rampollo sfaccendato, un gazzettiere e futuro grande romanziere, la figlia di un ufficiale inglese di stanza in Portogallo in un’epoca conturbata di invasioni e guerre civili sono i protagonisti di questa storia. Ma è un triangolo amoroso atipico quello che Fanny Owen racconta, fatto più di parole e fiumi d’inchiostro, amicizie incallite e amori frustrati, passioni che rasentano il morboso.

Misurandosi con un episodio reale della vita dello scrittore Camilo Castelo Branco (1825-1890), Agustina Bessa-Luís, con la sua scrittura aforistica e straordinariamente indelebile, scolpisce alcune delle figure più memorabili di tutta la sua ricchissima produzione narrativa.

Da questo romanzo, il regista Manoel de Oliveira trasse il capolavoro Francisca (1981), segnando l’inizio di una delle più proficue collaborazioni nella storia del rapporto fra cinema e letteratura.


Nata nel 1922 presso Amarante, nella regione del fiume Douro, Agustina Bessa-Luìs si è imposta sin dagli anni ’50 all’attenzione di pubblico e critica con un’incessante attività letteraria, decisamente eccezionale per qualità e alacrità (ben oltre cinquanta titoli fino a oggi). I suoi libri, tradotti in tutto il mondo, le sono valsi, fra l’altro, i prestigiosi premi Unione Latina (1997) e Camões (2004).

martedì 3 agosto 2010

La notte sotto il gelsomino di Maïssa Bey (Besa editrice)













Con una scrittura sciolta e vivace, fornendo soltanto gli elementi indispensabili, l’autrice descrive le sue protagoniste, i loro sentimenti e i loro risentimenti in modo assolutamente magistrale. E pur toccando temi scottanti e attuali, con il suo stile riesce ad accordare frasi taglienti e parole che scorrono come un dolce mormorio, senza mai cadere nella ridondanza. Intrise di pudore e di sobrietà, queste novelle sembrano uscire dal più profondo della memoria: quella di Maïssa Bey, quella della donna algerina, quella dell’Algeria.


Maissa Bey è nata nel 1950 a Ksar-el-Boukhari, nel sud dell’Algeria. È fondatrice e presidente di un’associazione di donne algerine, «Parola e scrittura», in seno alla quale anima laboratori di scrittura e di lettura. È autrice di romanzi, racconti e opere teatrali: Au commencement était la mer (1996), Nouvelles d’Algérie (1998), A contresilence (1999), Cette fille-là (2001), Entendez-vous dans les montagnes (2002), Eclats de silence (1999), La plume et le couteau (2003).

domenica 25 luglio 2010

Password di Caterina gerardi a cura di Paola Lena






"Triestèfotografia", è organizzata dall'Associazione culturale "Juliet", e alla Galleria Comunale d'Arte Arturo Fittke viene proposta una mostra di fotografie della leccese Caterina Gerardi dal titolo "Password" a cura di Paola Lena

[.... Una raccolta fotografica di tombini, un gioco di incastri metallici e figurativi, una sintesi grafica di decine di chiusini provenienti da varie città d'Italia e da alcune città della Germania e della Grecia. [...Tombini dal valore evocativo, passaggi che portano dalla luce all'ombra e viceversa; una "chiave d'accesso" che,se aperta, unisce il visibile con i segreti dell'invisibile, il razionale con l'irrazionale, il consapevole con il rimosso. Immagini di chiusini dal sensoriale grafismo che sembrano richiamare, con imprevista eleganza stilistica, i disegni di preziosi arazzi e di raffinati tessuti stampati in bianco e nero; immagini da "calpestare" e "vestire" su una strada indistinta, fra materia e sogno. Nelle foto di Caterina, dunque, c'è un'inaspettata e sublime armonia, un senso estetico che attrae inevitabilmente; nei suoi tombini ci si può cadere senza farsi male e, con un finale a sorpresa, ridere del suo stesso accattivante sorriso. [Fabiola Faidiga]

fonte iconografica Radio popolare salento

mercoledì 14 luglio 2010

Favoleggiando di Tiziana Blanco da Cibus Mazzini di Lecce










Sarà inaugurata il 14 luglio alle 19.30 da Cibus Mazzini a Lecce, “Favoleggiando”, la personale di grafica e pittura di Tiziana Blanco (fino al 30 luglio). Presenterà l’artista Paola Scialpi. Tiziana Blanco, leccese, ha collaborato come grafica e illustratrice con diverse case editrici e testate giornalistiche nazionali e internazionali. La favola è il suo terreno di azione artistica. La sua carriera in continua evoluzione ha un percorso di ricerca coloristica. Dalle tecniche grafiche su materiali cartacei si arriva all’incontro con il mondo dell’illustrazione, del racconto semplice attraverso l’uso dei colori acrilici uniti alla preparazione della tela con materiali naturali come la sabbia, la segatura, collage e tutto ciò che può creare spessore. Materiali che sono attaccati alla tela ma che nello stesso istante si affacciano al mondo esterno. Storie e momenti vissuti in paesi diversi con l’attenta lettura delle vie in un armonico racconto coloristico. Una tela rugosa che rappresenta l’ io forte in contrapposizione con il morbido e cremoso colore che è l’ io interiore. In una parola “Favola”. E la personale di pittura e grafica della salentina Tiziana Blanco parla di questo, un unico filo conduttore che va da Fedro ad Alexander Neckam e sino ai nostri giorni. “Nel percorso delle conoscenze artistiche – dice Tiziana Blanco – ho sviluppato un forte interesse ad approfondire tecniche pittoriche unite a materiale di riciclo sposando­le con armonia. Nei diversi corsi di aggiornamento ho assorbito le diverse tecniche svi­luppando un mio stile pittorico che mi permette di esprimere attraverso colori e forme le mie emozioni”

mercoledì 9 giugno 2010

Cibus – Rassegna “Il gusto per la cultura è…mondiale!” Via Lamarmora 4 (angolo P.zza Mazzini) – Lecce













Dal 12 giugno 2010 all’11 luglio 2010

Non ci sono se o ma: il calcio in Italia non è altro che la storia del nostro popolo di santi, navigatori e poeti, forse un gigantesco romanzo popolare, che anche gli scrittori di oggi da Gianrico Carofiglio, a Gian Paolo Serino, sino a Dario Voltolini e Cosimo Argentina solo per citarne alcuni, hanno cominciato a nutrire della propria scrittura e delle proprie emozioni. Ultima pubblicazione ad esempio nel variegato mondo della letteratura, è l’atteso “Ho parato un rigore a Pelè” edito da Giulio Perrone editore, un’antologia di tredici racconti di diverse generazioni di uomini di lettere che parlano da tifosi, da giornalisti del mondo mondiale del pallone. Ed ecco che alla vigilia dei mondiali in Sud Africa, a Lecce, gli amanti del calcio e della letteratura, dell’arte e della poesia, si incontreranno per tifare calcio e cultura, in diversi appuntamenti ispirati a specifiche sfide calcistiche e aree geografico-culturali diverse. Il programma è ricco di sapori, colori, riflessi che vengono da diverse parti del mondo. Non resta un’ultima cosa da aggiungere: il gusto per la cultura è … mondiale!

Il programma della rassegna.

12 Giugno, Sabato, Ore 19.30

Massimiliano Manieri, presenta “IL PROFETA ED IL SUPEREROE” (LENNON vs ELVIS)

“Se trovassi un bianco che canta con l’anima di un nero diventerei miliardario”
(Sam Phillips, parlando di Elvis)

“Immagina che non esistano le nazioni non è difficile, niente per cui uccidere
o morire ..e nessuna religione”
(Imagine – Lennon)

“Due stili, due icone incrociate incarnano la sintesi e l’antitesi del rock”

Ore 20.30 – Rustenburg, Inghilterra – Usa

14 Giugno, Lunedì

Ore 19.30, IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE: dall’America Latina e oltre
Incontro con Carlo Mileti

Ore 20.30 – Capetown, Italia – Paraguay

20 Giugno, Domenica
Giornata Italo-Brasiliana

Ore 16.00 – Nelspruit, Italia – Nuova Zelanda

Ore 18.30 – Adriana Maria Leaci, “Buone da sposare” (Il Filo Editore)

Ore 20.30 – Johannesburg JSC, Brasile – Costa d’Avorio

23 Giugno Mercoledì, BIERFEST, ore 19.30

festa/presentazione dei volumi

“Senza storie”, “Corpo Mistico”, “È tutto normale” (Besa Editrice); (LAB Giulio Perrone); (Lupo Editore) con Luisa Ruggio, Stefano Donno, Luciano Pagano, Dario Congedo

Ore 20.30, Johannesburg JSC, Ghana – Germania

30 Giugno Mer / 11 Luglio Domenica

Paola Scialpi presenta Antologica: opere 1970/2010

Inaugurazione – Mercoledì 30 Giugno – Ore 20.00

Schede

Massimiliano Manieri presenta

“IL PROFETA ED IL SUPEREROE”

(LENNON vs ELVIS)

Due stili, due icone incrociate e terribilmente differenti, incarnano ancora oggi la sintesi e l’antitesi del rock. Due modi di vivere opposti, due corazze costruite in officine ben distanti, due lingue agli antipodi. Eppure…. Lennon adorava Elvis, Elvis digrignava i denti sentendo nominare Lennon. Un gioco ad incastro potrebbe riunirli, se solo cominciassimo ad osservarli, sotto una luce più obliqua

Non li metteremo uno nell’ombra dell’altro, li faremo scontrare…metallurgicamente. Ma occorrerà spalancare liberamente le orecchie, richiesta inusuale, di questi tempi…

IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE: dall’America Latina e oltre

Carlo Mileti, è Presidente della Coop. Soc. Commercio Equo e solidale Sud Sud Lecce, ed inoltre si occupa dell’area istituzionale e sociale dell’Associazione Nazionale delle Botteghe del mondo. Carlo Mileti è un esperto del folklore, della cultura e delle problematiche socio-economiche di tutti quei paesi dell’america Latina in via di sviluppo, e per l’occasione ci illustrerà quello che oggi sono quelle aree del mondo di cui si occupa sotto più punti di vista. Inoltre egli è esperto di Commercio equo e solidale (un approccio alternativo al commercio convenzionale il cui scopo è promuovere giustizia sociale ed economica e sviluppo sostenibile attraverso il commercio, la formazione, la cultura, l’azione politica) e darà l’opportunità a quanti presenzieranno all’appuntamento di degustare un prodotto tipico dell’America Latina

Adriana Maria Leaci – Buone da sposare (Il Filo Edizioni)
Giovanna, Haidé, Gloria, Marina, Vita, Luisetta, Mariolina, Margherita: otto donne e otto storie di vite vissute pienamente al femminile. Otto caratteri forti nelle difficoltà, otto modi diversi di affrontare la vita, anche quando non va tutto per il verso giusto. Questo libro è il sentito omaggio al genere femminile di Adriana Maria Leaci, lontana dal femminismo radicale e teorico, ma profondamente convinta della centralità della donna nella nostra società. Eppure descrive protagoniste di altri tempi, tutte educate a vivere all’ombra del capofamiglia, a servirlo, a volte a idolatrarlo, altre volte a covare un desiderio di ribellione nei suoi confronti. Sono donne Buone da sposare, pensate come testimonianza forte, che, anche da sole, hanno spalle larghe per portare il peso dei problemi quotidiani e braccia calde per consolare nelle sofferenze. E sullo sfondo un Brasile, terra natale dell’autrice, di cui non si possono non sentire gli odori e ammirare i colori che escono prepotentemente da queste pagine.

Adriana Maria Leaci è nata il 29 agosto del 1959 in Brasile, da genitori italiani. A venticinque anni ha lasciato il Paese ed è venuta a vivere in Italia, dove si è sposata e vive tuttora. Lavora come impiegata nella Pubblica Amministrazione. Nel 2006 ha pubblicato Con gli occhi di mio padre, Luca Pensa Editore.

Luisa Ruggio – Senza storie (Besa Editrice)
La vanità senile di un’attrice mancata, il dialogo di un bambino col suo amico immaginario, una viaggiatrice che ha perso la memoria, un bar che ogni notte si materializza come una nave che attracca in un porto per accogliere gli inconsolabili degli appuntamenti mancati, l’amore fatale di una maestrina di scuola e l’educazione sentimentale degli allievi di prima elementare. Sono solo alcuni dei personaggi che fanno capolino in Senza storie.
La parodia del ricordo, il prisma della narrazione. Una raccolta di racconti brevi sul tema del contrasto tra mondo immaginario e mondo reale, gli slittamenti della memoria e i ritratti rapidi di personaggi che hanno troppa vita da confessare e tornano sulla pagina scritta sotto forma di apparizioni.
Dopo il passo intenso dei romanzi (Afra, La nuca) che hanno marcato il carattere di una scrittura illuminata, Luisa Ruggio apre al lettore un corridoio di storie che confluiscono nella fatale sintonia tra il reale e il narrato.
L’algebra emotiva, ironica e disperata, di pagine in cui si intravede l’occulta armonia delle vite sbagliate.

Luisa Ruggio, giornalista e scrittrice, vive e lavora a Lecce. Ha scritto saggi sul cinema e la psicanalisi. Il suo romanzo d’esordio, Afra (Besa, 2006), ha vinto tre premi letterari. È autrice del blog dedicato alla scrittura “Dentro Luisa” (www.luisaruggio.blogs.it). Nel 2008 ha pubblicato il secondo romanzo, La nuca (Edizioni Controluce).

Stefano Donno – Corpo mistico (LAB Perrone)
“Corpo mistico. Un epistolario esoterico” racconta la storia sconvolgente di Padre Karl Von Liebenfels e di suo fratello Jorg, entrambi vissuti nella Germania di Hitler durante la seconda guerra mondiale. Il primo sacerdote in preda a dubbi circa la sua vocazione e il suo ruolo nel mondo, il secondo un membro delle SS. La vicenda si intreccia ai terribili retroscena del nazismo magico, grazie al quale la componente esoterica, inaspettata, entra rapidamente nella vita dei due fratelli, aprendo possibilità di sviluppo inaudito per tutto il genere umano. Le rivelazioni si susseguiranno una dopo l’altra nella lettura di questo romanzo che intreccia la realtà e la fiction storica, basandosi su documenti realmente esistenti e riportando fedelmente passi tratti dall’epistolario dell’uno e dal diario dell’altro fratello.

Stefano Donno, critico letterario e scrittore, classe 1975, lavora a Lecce. Ha pubblicato diversi titoli di poesia e narrativa. Gli ultimi in ordine di tempo, “L’altro Novecento – giovane letteratura salentina dal 1992 al 2004”, ricognizione sulla recente produzione letteraria in Salento; Ieratico Poietico (Nardò, 2008), Dermica per versi (Lietocolle, 2009) e Mendica Historia, tre raccolte di poesia. “Corpo Mistico” sancisce il suo ritorno, dopo diversi anni, alla narrativa.

Luciano Pagano – È tutto normale (Lupo editore)
“È tutto normale”, affronta il tema dell’omogenitorialità, i protagonisti Carlo e Ludovico, sono i padri che hanno cresciuto insieme il loro figlio Marco e che in una giornata molto importante, attendono il suo ritorno a casa da Roman. La vicenda si svolge in poche ore, la storia raccontata abbraccia un arco temporale che va dai primi anni ottanta a oggi, ripercorrendo quindi la nascita, la crescita e l’educazione del figlio da parte dei due padri in diverse fasi, fino alla maturità. È come se l’intero bagaglio di una vita si condensasse, rovesciandosi nell’interiorità dei personaggi e presentando loro il conto in un momento di bilancio. Si tratta infatti di realizzare l’avvenuto ingresso di Marco nell’età adulta, di verificare (da parte dei suoi padri) il “come” e il “chi” egli sia; da parte del giovane, si tratta di “manifestarsi”, ossia di uscire dall’atteggiamento mimetico in cui è vissuto troppo a lungo – proteggendosi dietro una fantasia da un lato (favorito dalla distanza) e dall’altro continuando ad attingere ad una dimensione familiare cui è profondamente legato – col rischio di dover pagare un prezzo troppo alto.

Luciano Pagano nato a Novara nel 1975, vive e lavora a Lecce. Scrittore e critico letterario ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, intitolato “Re Kappa” (Besa) nel 2007. Nel 2008 è stato uno dei vincitori del premio Subway Letteratura, nello stesso tempo è arrivato terzo, sempre con un racconto, al premio Creative Commons in Noir, indetto da Stampa Alternativa. Collabora con il quotidiano “il Paese Nuovo”.

Paola Scialpi, Antologica 1970/2010
Pittrice, artista, attiva dagli inizi degli anni ’70 ha collezionato più di cinquanta tra mostre e eventi unici. CIBUS Mazzini ha l’onore di ospitare la prima ‘antologica’ della sua carriera. Paola Scialpi ha esposto le sue tele in tutta Italia e nel Mondo, di recente inaugurando una produzione di borse d’autrice e altri capi e accessori firmati a tiratura limitata. Hanno scritto di lei “Per chi conosce l’artista non sfugge all’occhio osservatore che Paola Scialpi osa rinnovarsi, volta per volta, sorprendendo e avanzando verso un pubblico che rimane spesso senza parole, sbalordito. Detto dalla pittrice, l’arte è la sua vita, per cui ogni aspetto che la colpisca, sia nel quotidiano semplice, nel vissuto odierno, sia tra gli eventi che coinvolgono le coscienze umane, nei telegiornali o nel racconto di una persona conosciuta, lì nel profondo delle sue emozioni, dove lei basa la propria vita, è proprio in quell’angolo del suo intimo che nasce l’espressione massima della sua pittura. Come un vulcano che non può trattenere tutto il calore contenuto nel cuore della terra, è così che in Paola Scialpi esplode il potere di esprimersi attraverso i pennelli. E lo fa con la stessa naturalezza con cui beve un bicchiere d’acqua o calca i passi sulla strada. Dopo un periodo di ricerca e di evoluzione, dove ha scovato in fondo a se stessa l’ennesima strada artistica (percorso), ricominciando dal colore (il rosso) e dal non colore (il nero) con le loro varie tonalità, aggiungendo a poco a poco anche il colore della pelle” (A.M.Leaci)

martedì 1 giugno 2010

A Lecce Francesca Leone ci parla del Cibus












Quando è che nasce il suo amore per la cuc
ina e quando si trasforma in una vera e propria passione?

Come tutte le "mamme sessantottine", anche la mia ha fatto di me una donna indipendente e soprattutto in grado di seguire una casa nel concetto più ampio di famiglia. "... anche se poi non farai la casalinga - mi diceva - è bene essere pronte e capaci di gestire tutte le situazioni". Così aiutare mamma nel preparare un menù ed allestire la tavola per una cena informale o una ricorrenza, mi hanno fatto apprezzare da prima la buona tavola e poi il piacere di ricevere. Il tutto poi mi è tornato molto utile, nel periodo universitario, trascorso lì dove nessuno apprezzava una buona frisa per cena o il gusto del pasticciotto! È il mio carattere conviviale (sempre pronta a sfruttare un evento per stare assieme agli amici) che mi ha fatto continuare a cucinare per passione, condividere con gli altri le proprie creazioni, il frutto concreto ed immediato di qualcosa che tu stessa hai ideato! I complimenti e l'apprezzamento di quello che riesci a fare è facilmente intuibile quando i piatti si svuotano in fretta...

Cibus Mazzini, che dirige e cura con suo marito, è un 'avventura che ha una sua storia. Ce la vuole raccontare un po'?

Tutta? Lunga e tediosa..... forse! Nasce come sempre tutto da mia madre. Nel 1998 mio padre, imprenditore nella Gdo, ha avuto l'occasione di rilevare una piccola salumeria in piazza Mazzini a Lecce (Marazia) con l'obiettivo di regalare al capoluogo salentino un locale di degustazione e non solo d'acquisto per prodotti scelti e selezionati, oltre alla gastronomia d'asporto, punto di forza ormai da decenni della realtà che oggi è curata dalle mie sorelle in Piazzetta Partigiani. Allestito cun cura nei più piccoli dettagli grazie al girovagare per botteghe artigiane in cerca di complementi d'arredo e specifici "strumenti del mestiere", questo negozio si è trasformato più e più volte per rispondere ad esigenze commerciali pìù concrete, perdendo forse un pò quello spirito che lo ha visto nascere. L'ho sempre considerato l'eredità di mia madre e condividendo con lei quelle passioni e la voglia di lavorare con piacere ed in armonia, ho riportato la salumeria di quartiere prima ad un piccolo angolo di degustazione "mordi e fuggi", ora ad un accogliente e più eclettico luogo dove la convivialità si sposa con la cultura del mangiare bene del nutrirsi con gusto.

Quali sono i suoi piatti forti?

Paradossalmente quello che apprezzano di più i miei ospiti sono ortaggi e verdure di stagione, ma oggi elaboro dei primi piatti senza nome, con degli ingredienti che aggiungo in base alla mia creatività al momento di condire ed ultimare un sugo ed una pasta che solo in quel momento vedo farmi l'occhiolino dalla dispensa.

È vero che utilizza ingredienti che vanno bene anche per i celiaci? Come mai una scelta di questo tipo?

Ho un'amica celiaca, e da buona padrona di casa tutti devono gustare ed apprezzare un mio invito. Ha seguito il corso promosso dall'AIC e con l'aiuto del mio tutor ho notato come sia semplice realizzare menù per celiaci. Ho eliminato i problemi all'origine usando solo farine e pane grattato senza glutine, certo la mia pizza non è per celiaci, ma un buon sugo può condire tutti i tipi di pasta!

Unirete alla filosofia della cultura per il gusto anche quella per il gusto della cultura?

La mia bimba ha 4 anni e quest'impegno non ci permette di passare molto tempo insieme. Ad esempio un laboratorio per ragazzi, che sia artistico, musicale o semplicemente educativo mi dà la possibilità di insegnarle molto ed al contempo di stare insieme a lei. La lettura di un libro, l'ascolto di un brano musicale, la convivialità e lo scambio di opinioni ci aiutano a crescere nel confronto tra menti, idee e culture diverse. A tavola si parla, ci si incontra, ci si innamora....il cibo non è solo sostentamento, è passione, incontro, cultura ed i figli si formano soprattutto in questo. È una scuola semplice, informale e divertente ed io e mio marito abbiamo una figlia da crescere nel corpo e nello spirito, così è più semplice.

Intervista a Francesca Leone di "CIBUS Mazzini"
(Via Lamarmora 4, angolo P.zza Mazzini, Lecce, 0832-289501).