mercoledì 8 settembre 2010

La settima stella di Maria Pia Romano (Besa editrice)












Chi appartiene alla non-appartenenza s’innamora del silenzio e delle distanze. E scrive storie di pelle e di mare.

C’è sempre un’altra vita oltre quella che crediamo la nostra. Arrampicata su macerie di città disfatte, in un altrove di luoghi sconosciuti alla mestizia che assedia l’inverno. C’è sempre un’altra stella. È lo stupore il compagno di viaggio degli innocenti che si dispongono al nuovo giorno.

martedì 7 settembre 2010

La ragazza con l'orecchino di perla di Tracy Chevalier (BEAT )




















Delft, Olanda, XVII secolo. La vita scorre tranquilla nella prospera città olandese: ricchi e poveri, cattolici e protestanti, signori e servi, ognuno è al suo posto in un perfetto ordine sociale. Così, quando viene assunta come domestica in casa del celebre pittore Johannes Vermeer, Griet, una bella ragazza di sedici anni, riceve con precisione il suo compito: dovrà accudire con premura i sei figli dell'artista, non urtare la suscettibilità della scaltra suocera e, soprattutto, non irritare la sensuale, irrequieta, moglie del pittore e la sua gelosa domestica privata. Inesorabilmente, però, le cose andranno in modo diverso... Griet e Johannes Vermeer, divideranno complicità e sentimenti, tensione e inganni.

Più importante del mare di Maria Altomare Sardella (Besa editrice, La Vallisa9












La poesia della Sardella […] si muove tra istanze emotive riflessive-esistenziali (l’io, il mondo) e la tensione verso altri stati di verità e di coscienza. Si muove in sostanza fra ‘terrestrità’ e dimensione metafisica/religiosa, che non ha comunque mai il senso dell’adesione a una religione o a una spiritualità determinata”.


Maria Altomare Sardella (Canosa di Puglia, 1958) esordisce in campo letterario pubblicando nel 1986 la raccolta di poesie Lo spirito dagli occhi verdi da cui la compagnia “Il Cortile” di Nova M.se trarrà un recital nel 1994. A Seveso, dal 1995 al 2002, dirige un laboratorio teatrale che produce gli spettacoli. "Più importante del pane" (tratto dall’omonima raccolta di poesie), "Tutti eravamo là sul tema dei diritti dell’infanzia e Donne come noi". Nel 1998 scrive e cura la regia della commedia Indossando il vestito. Nel 2002 scrive e dirige, per Radio Seregno, il dramma Sotto un altro cielo. Nel 2006 i promotori del concorso nazionale “P.G. Semeria” a Sparanise (Caserta) pubblicano, in antologia, alcuni suoi componimenti poetici; l’atto solo Il filo di Re’ Anna viene segnalato al concorso nazionale “Atto Solo” bandito dal Teatro d’Occasione di Bergamo, viene pubblicato dalla Biblioteca Circoscrizionale di Città Alta di Bergamo e, quindi, sul n. 3/2007 della rivista teatrale “Hystrio”. Nel 2007 l’audiovisivo Più importante del pane riceve la Menzione d’onore al “Premio Astrolabio 2006” a Pisa; il dramma Stazione Centrale ottiene il Secondo premio speciale della Giuria al concorso “In punta di penna” a San Miniato di Pisa e viene presentato, durante la premiazione, in forma di mise en espace dalla compagnia “L’Avventura Colorata” di Volterra. Nel 2008, il racconto Tano viene pubblicato sul n. 1 anno I X della rivista siciliana “Il Convivio”; il racconto Lorenza, Menzione di merito al concorso “Parole per crescere 2007” a Torino, viene pubblicato sulla rivista pugliese “La Vallisa” e Il filo di Re’ Anna viene messo in scena dal regista bergamasco Ferruccio Giuliani.

lunedì 6 settembre 2010

Tamara de Lempicka di Gioia Mori (Giunti)
















Tamara de Lempicka è una delle più eclatanti espressioni dell'arte dei ruggenti anni Venti. Artista di grandissime potenzialità e personaggio fuori dagli schemi usuali, Tamara ottenne in breve una fama senza confini. Gli anni Venti e Trenta rappresentano per l'artista il periodo di maggiore creatività, quello in cui le raffinate immagini da lei create divengono immediatamente il segno inconfondibile di un'epoca, rivelatrici di un'adesione totale allo spirito del tempo. A quell'epoca è dedicato questo libro, frutto di un'indagine che si è configurata come un vero e proprio pedinamento di Tamara de Lempicka. E la ricerca ha dato i suoi frutti: notizie inedite, quadri sconosciuti, enigmi svelati. Soprattutto è stata possibile la ricostruzione dei suoi modelli artistici e dei suoi rapporti con pittori e letterati nell'età d'oro fra le due guerre in cui a Parigi si incrociavano Dada e surrealismo, arte astratta e ritorno all'ordine, cubismo e Art Deco. Nel volume sono presenti, oltre quindi ad una vasta e approfondita ricostruzione storico-artistica legata alla vita di Tamara de Lempicka, le tavole di 120 sue opere (splendidamente riprodotte, con una dettagliata descrizione storica e critica), le date delle sue esposizioni (dal 1922 al 1938), una biografia breve e una dettagliata bibliografia.

Orecchini di ciliegia tra i capelli di Maria Teresa Paccione









“Maria Teresa Paccione è poetessa d’aria, di cielo, di azzurro; voglio dire che la raccolta si presenta con una straordinaria ‘leggerezza’ di lessemi, di versi, di immagini, come se l’Autrice affrontasse la vita in punta di piedi (e direi quasi danzando) sempre rivolta all’alto, all’ineffabile, al sogno”.

Maria Teresa Paccione (Maria per la famiglia, dal ben lontano 1957) è entrata definitivamente ed irreversibilmente nel mondo della scuola media, un po’ da Don Chisciotte, un po’ da fata turchina, un po’ da strega dalle urla acute nei duelli quotidiani in aule e corridoi, molto da Alice nel paese delle meraviglie. Insegue foglie al vento, sorrisi e nuvole nel cielo. Non ama parole taglienti e coltelli affilati. Strappa abbracci da chi può, scappa via da occhi indifferenti e da strade rumorose di baldanza. Ama i fumi delle pentole condite di pensieri, gli impasti di focacce lievitate, il colore squillante dei fiori in primavera, i passi saltellanti di bambini tra le urla, gli spazi spalancati al vento e il timido sorriso della luna accesa in cielo. Aborrisce recinzioni di qualsivoglia materiale: legno, pietra, filo spinato agli occhi e al cuore. Ha un marito, un figlio, un giardino, un cane e tante scale ancora, lentamente, da salire.

domenica 5 settembre 2010

Non ti voglio vicino di Barbara Garlaschelli (Frassinelli)



Lena è giovane, bellissima e intelligente e accanto ha un marito che farebbe qualunque cosa pur di renderla felice. Ma lei non sa più dare né ricevere amore fin da quando - aveva nove anni - qualcuno le ha rubato l'innocenza, segnandola per sempre. Un segreto nascosto con cura, sepolto nell'anima, un fantasma di cui però non riesce a liberarsi e che a poco a poco sgretola il suo equilibrio. L'affetto e la dedizione di Lorenzo non bastano, e nemmeno la nascita di Prisca scalfisce la scorza di questa donna gelida, nemica, distante. C'era la guerra all'epoca in cui Lena aveva vissuto sulla propria pelle la follia degli adulti; da allora è trascorso molto tempo, eppure lei continua a combattere un'infinita battaglia dentro se stessa, contro i demoni che l'assediano. La sua bambina la teme e la respinge fino al punto di odiarla, di non volerla vicino, e la tragica scomparsa di Lorenzo accelera il distacco della figlia dalla madre. Un rapporto distruttivo, logorante, che lentamente intacca anche la psiche di Prisca, inducendola a difendersi con una straziante, terribile forma di rifiuto... Ambientata fra il 1939 e i giorni nostri, una storia di infanzia tradita, di sentimenti calpestati, di amori molesti, cui la scrittura limpida e affilata di Barbara Garlaschelli imprime un pathos e una drammaticità crescenti, che catturano il lettore sino al liberatorio finale.

Sono venuta a dirti di Chiara Galassi (Besa editrice, La Vallisa)












Possiamo definire del tutto apparente la semplicità di cui si riveste questa poesia che si conferma nei contenuti e nelle scelte linguistiche: quasi un vezzo da esibire o dietro cui rimanere nascosti.

Nasce da un mondo complesso di esperienze e culture, segnata da una capacità di attenzione estrema agli accadimenti della storia e della vita.

Di Chiara Galassi ascoltiamo la voce ferma che traduce immagini mentre tutto si sospende e scompare, i versi scolpiscono le parole, per sempre vivi, nell’apparente semplicità, nei tratti immediati, nella parola scarna, essenziale, nuda, ma piena del suo significato, capace di penetrare fra le pieghe dell’io, nella musicalità, negli accostamenti sillabici, evocativi di momenti ormai perduti, dove si intuiscono scelte determinate, frutto di un lavoro costante e segreto di profonda ricerca. La loro brevità, l’eco improvvisa del dialetto restano voce inconfondibile per i voli della memoria che rinnova di continuo gli affetti.

Sono venuta a dirti, questo viaggio agl’inferi in attesa di una rivelazione, dove tutto il superfluo è stato eliminato, persino i segni di interpunzione, dove la poesia si fa silenzio nel bianco della pagina, strumento magico che cerca il mistero e oppone alla morte l’amore, la condivisione di esperienze, di destino comune, raccoglie il frutto di un’attenzione costante a immagini, pensieri, ricordi, perduti ma di volta in volta ritrovati, che la poetessa chiede al tempo di mantenere in vita perché continuino ad animare il mondo, fissati nella dimensione unica, patrimonio universale delle regioni recondite e sofferte dell’anima che travalica il tempo.


Chiara Galassi è a Bari da alcuni anni. Ha pubblicato C’è un vento dolce (1999),

L’urlo della bora (2001), Ti porterò dove (2005).

sabato 4 settembre 2010

Metamorfosi d'amore di Gilda Elvira Ferrari (Besa editrice, La Vallisa)













Aerea come piuma di gemma

luce dorata d’aprile

m’appari nel sonno

e mi goccioli quiete serena

col sorriso universo di seta.

E mi struggo perché

avendoti accanto

l’aria tra noi si fa lastra

e pur muta restando sussurro parole

che tu percepisci e sorridi.

Ma abbandonare non posso il mio capo

delle tue carezze assetato

sul tuo grembo celeste.


Gilda Elvira Ferrari, nata a Frascineto (CS), risiede a Bari. Già redattrice della rivista La Vallisa negli anni ’82-’84, ha pubblicato poesie, racconti e la traduzione del Carme arbëresh La Rondinella dell’Anonimo di Chieuti (FG). Nel 1991 il saggio in È Permesso – sperimentazione di scrittura creativa. È presente in varie antologie poetiche tra cui Frammenti di Poesia Post-Moderna. Collabora con varie riviste. Ha pubblicato Nel labirinto (1982) e Graffiti e Il Peplo azzurro dello Jonio (2003).

venerdì 3 settembre 2010

Daniela Pispico su "E' tutto normale" di Luciano Pagano (Lupo editore)














Luciano Pagano tocca con delicatezza un argomento a dir poco "spinoso", e lo fa con colori a volte pastello, a volte con colori dalle tinte acide e violente. Descrive in queste pagine, in una sorta di gigantesco unico atto, l'Amore, quello con la A maiuscola, quello universale, l'affetto, la complicità che sono protagoniste della vita del giovane protagonista del romanzo di Pagano. Un protagonista che ci farà trattenere il respiro sino alla fine, perchè in ogni pagina c'è un colpo di scena. Il romanzo si fa leggere tutto d'un fiato e l'autore ti trascina dentro nella storia facendoti partecipe di ogni singolo pensiero di ogni singolo personaggio, portandoti per le vie del Salento, assaporando odori e colori che impregnano l'anima di chi legge, sino all'ultima pagina dove si sciolgono tutte le tensioni e dove "è tutto normale", dove ogni cosa, apparentemente nel caos riprende il suo posto

Non è un paese per vecchie di Loredana Lipperini (Feltrinelli)





















"I vecchi sono numeri. Numeri che ci fanno paura, come quell'uno su tre che riguarda la percentuale di anziani che abiteranno il nostro paese di qui ai prossimi anni. I vecchi non si vedono: nei piccoli paesi capita ancora di incontrarli al braccio di una badante dalle braccia larghe. Nelle città, qualora si avventurassero fuori di casa, vengono superati in corsa, con una scrollata di spalle e uno sbuffo di insofferenza. I vecchi non esistono: appaiono di rado in televisione, specie se di sesso femminile. O meglio, si vedono a volte quelle rare e preziose donne impossibili da ignorare, come Rita Levi Montalcini o Margherita Hack. Quanto alle altre, a volte si mimetizzano fra ospiti e comparse sotto i cinquantacinque anni (la soglia di apparizione televisiva per le donne) fingendo di esserne coetanee, o accettando di recitare l'antico ruolo della megera. I vecchi non vendono, non piacciono, non hanno appeal: su quotidiani e telegiornali appaiono soltanto quando sono vittime di una truffa o di un colpo di calore. O quando, se donne, osano innamorarsi di un uomo più giovane. Se concepiscono dopo i sessant'anni, sono la vergogna del loro sesso. Dura, comunque, poco: una copertina, un articolo nelle pagine interne la settimana successiva, un trafiletto, e tutto è dimenticato. I vecchi danno fastidio. È sempre stato così: ma adesso, e soprattutto nel nostro paese, avviene qualcosa di diverso. C'è una sola generazione. Quella dei cinquanta-sessantenni." (dall'introduzione)

No(t)te di congedo di Angela Giannelli (Besa editrice, La Vallisa))













Questa è poesia che racchiude la ventura delle venture: esser donna e sperimentare in una sola vita la tragica ambiguità di un inquieto destino, di madre moglie amante, e scoprire che questa, della propria poesia, è quella quarta magica dimensione in cui le altre tre possono sommarsi e invelenire oppure sublimarsi e annegare. Angela Giannelli sublima e annega.

Angela Giannelli è nata a Bari nel 1946. Redattrice della Rivista Quadrimestrale di Letteratura “La Vallisa”, diretta dal prof. Daniele Giancane, collabora attivamente a tutte le attività del Gruppo, in particolar modo ai Lunedì Letterari che si svolgono presso la Libreria Roma, in Bari. Ha pubblicato le raccolte di poesia Profilo di donna (1997), I Fondamenti (1999), Soltanto un sogno, Marilyn (Besa, 2001), Oltre la Nona (2004). Due raccolte antologiche sono state tradotte e pubblicate in Serbia con i titoli, rispettivamente, Dunavske Ruke e Samo jedan san, Marilyn e alcune sue poesie tradotte e pubblicate in tedesco e polacco. Scrive anche racconti, saggi, prefazioni e recensioni. È inserita nell’antologia pubblicata a Belgrado nel 2005 I Resti della Luce, raccolta di poesie degli scrittori che hanno partecipato a tali convegni nell’arco di quarant’anni. Da un viaggio effettuato in Ruanda nel 2004 ha tratto il dossier “E noi facciamo finta che...”, pubblicato nel 2005. Ha tradotto dal serbo e prefato la raccolta di poesie di Zarko Dimic Dove i cigni sognano. È coautrice del testo C’era una volta nel mondo a cura di D. Giancane
(Cacucci, Bari 2007), con un saggio sulla fiaba dell’Africa.

giovedì 2 settembre 2010

oltre l'ultima boa di Loredana Pietrafesa (Besa editrice, La Vallisa)












Oltre l’ultima boa si propone come un passaggio risoluto, pur nella continuità con le prove precedenti, verso una poesia capace di affrontare e approfondire i temi forti, il

rapporto tra uomo e universo delle cose, i codici e il senso dell’esistere. Il ritmo della scrittura, sempre dinamico e coinvolgente, impagina in modo stringente ed essenziale

i contenuti; l’accensione cromatica delle immagini, percorsa e sezionata da un segno denso, espressionistico, più ardito e affermativo che mai, emargina le emozioni generiche, gli estetismi sensitivi, i sentimentalismi d’accatto, le supponenze dell’io.


Loredana Pietrafesa, di origine lucana, vive a Molfetta. È docente di scuola media, pianista e clavicembalista. Collabora con la rivista “La Vallisa”, con recensioni critiche e saggi. Ha pubblicato i volumi di poesia: Cortecce (1989), Argini e fondi (Besa, 1991), All’orlo di un grumo di Cose (1993), Vecni zvuci (1994), Io che sono di luna (1998), Se esiste un cielo (2004). Ha anche pubblicato racconti e il romanzo Al merlo che canta sull’ultima casa di Cleo (2004). È stata tradotta in serbo, albanese, macedone e sloveno e ha partecipato come rappresentante dell’Italia nel 1994 al 31° Meeting Internazionale di Letteratura di Belgrado (Serbia), nel 1995 alla Settimana del libro di Igalo (Montenegro) e nel 2002 al 41° Meeting Internazionale di Poesia di Struga (Macedonia). Molti critici si sono interessati alla sua poesia. È presente in numerose antologie di poeti contemporanei e in riviste specializzate.

mercoledì 1 settembre 2010

De Bello Cibico di Antonio Vacca (Plectica Editrice). Intervento di Alessia e Michela Orlando





















Da pagina 47 di De bello cibico:

Rovisto dentro la mia anoressia psicosociale, urto i fantasmi d’un passato cibico indefinito, sento ovunque il tanfo della produttività ad ogni costo,, vedo coorti di bimbi indottrinati a mangiar bene e subito dopo ne rivedo, a frotte, o magrissimi e già impomatati profeti d’una bellezza sinuosa che fa crudelmente tendenza oppure obesi già come si fossero mangiati il globo in una notte. Mi stupisce questa fase di educazione alimentare (?) che attraversa la popolazione col tramite di lodevoli tentativi volontaristici, embrionali progetti d’istituzione per finire alla summa del messaggio mediatico. Dove il cibo diventa tavola imbandita e assortita, sgargio patinato, luminescenza virtuale. È questa la situazione, Antonio Vacca la fotografa e ce la restituisce quasi in chiave poetica. E da ogni parola trasuda il senso di sconfitta. Dalle stesse parole, però, emerge una luce; indicano una strada; in filigrana ci fanno di nuovo sentire l’odore di pane appena sfornato; di olio extravergine di oliva che non ha fatto neppure in tempo a lasciare le fibre dell’oliva ed è già sul calore del grano ormai trasformato. Ed è nella tua bocca, nella tua anima. È un miracolo forse? È un mago Antonio Vacca? Non possiamo giurarci, ma di certo ha buone intenzioni, ha dentro di se la cultura eno-gastronomica tanto in voga e ci trasferisce sentori antichi. Se anche dicesse demonio o strega, riandremmo al medioevo, che non doveva certo essere epoca fortunata e profumata, ma almeno non si sentiva la puzza dello smog. E torneremmo a sentire i profumi delle minestre e di nuovo quello del pane e di nuovo quello del formaggio e di nuovo quello del rosolio e di nuovo quello delle patate arrostite sotto la cenere… Il sottotitolo, dai potenti sentori angustianti: Cronaca di una sconfitta gastrosofica, si trasforma ben presto in un paravento non capace di fermare totalmente la luce. Sembrerebbe un preludio al dramma, poi, però, funge da trampolino di lancio verso la consapevolezza, e conoscere un problema, sapere che esiste, significa poterlo risolvere. C’è la massificazione dei sapori; c’è il problema della mitizzazione di sapori, contadini o artigianali, che nascondono insidie; c’è il luogo comune che porta alla demonizzazione dei fast food; e c’è De bello cibico che ti apre la mente.

Tèrre d'amoure de banne... di Maria Rosaria Ferarrese







“...questo libro è un atto d’amore a Gravina, alle sue bellezze ed al suo vino, alle fiere, ai mercati, ai contadini umili e gran lavoratori, ai fischietti locali (la cola cola) e al contempo è un atto d’amore per la sua infanzia perduta...”

Maria Rosaria Ferrarese, docente e poeta, è nata e vive a Gravina in Puglia (Ba). È componente il Consiglio Direttivo del Centro Studi di Storia delle Tradizioni Popolari di Basilicata, Puglia e Calabria, ed è componente il Consiglio Direttivo del Movimento Internazionale “Donne e Poesia” di Bari. Fa parte della Redazione della Rivista Letteraria “Rassegna delle Tradizioni Popolari” e cura la ricerca paremiologica. È autrice di raffinati componimenti lirici in dialetto e in lingua, di recite e bozzetti sceneggiati, anche in dialetto, per l’infanzia. Ha partecipato a numerosi concorsi di poesia, classificandosi ai primi posti. È animatrice di gruppi giovanili.

lunedì 30 agosto 2010

Dai gradini del Persephoneion di Marisa Pelle (Besa editrice, La Vallisa)














S’impiglia nel rovo del silenzio il volo

guizza si dibatte nella rete

indi cede all’ala del pensiero

come Zefiro lo mena altrove

su quell’antica faglia

nell’andito segreto

che slarga l’orizzonte

e ricomincia senza fine il viaggio

sul trentottesimo parallelo

dagli antichi gradini

del Persephoneion di Locri Epizephyrii

all’Ellade sovrana

come la Torre di Leandro

l’antico faro di Istanbul

irradia tutto l’Occidente.


Marisa Pelle, calabrese di origine, è nata ad Ardore (R.C.). Ordinaria di Lettere classiche nelle scuole superiori, ha insegnato per un trentennio al Liceo classico “G. La Farina” di Messina. Ha pubblicato le seguenti sillogi di poesie: Fiore di cactus (Messina 1987), Scagliosi silenzi (Messina 1991), Fatamorgana (Messina 1996), Sulla cifra del tempo (Messina 2004), Sul crinale del giorno (Nardò 2008) che hanno riscosso il consenso dei critici e sono risultate finaliste in occasione di varie rassegne letterarie.
Sue poesie, edite e inedite, sono presenti in diverse antologie e in alcune riviste letterarie. È inserita, in particolare, nell’antologia a cura di Carmelo Aliberti Poeti siciliani del secondo Novecento (2003), nella Letteratura italiana - Poesia e narrativa dal secondo Novecento ad oggi a cura di Lia Bronzi - vol. II (Studio critico e testi) (2007-2008) e nell’antologia internazionale Poeti della nuova frontiera “Segnali 2008-2009” a cura di Paolo Borruto.

Lettere selvatiche di Chiara Galassi (Besa editrice, La Vallisa)












In Lettere selvatiche si sfiorano i sentimenti d’amore e sovente si fa ricorso a immagini che riguardano la natura (fiori, giardino, cormorano, tortora), ma pure il sentimento d’amore è vissuto come rammemoramento o comunque con levità, come se appartenesse ad altri. La Poetessa infatti riesce a percorrere il viaggio dentro di sé senza lasciarsi andare alla retorica o a facili miti (religione, utopia, ideologia) e questo viaggio lo compie con straordinaria lucidità: guarda, osserva, si analizza quasi come in un laboratorio, evitando esplosioni passionali e derive emozionali.


Chiara Galassi è a Bari da alcuni anni. Ha pubblicato C’è un vento dolce, Edizioni La Vallisa, Bari, 1999; L’urlo della bora, Besa Editrice, Nardò (LE), 2001; Ti porterò dove, Edizioni Pugliesi, Martina Franca (TA), 2005; Sono venuta a dirti, Besa Editrice, Nardò (LE), 2008.

È presente in molte antologie e collabora a riviste letterarie.

domenica 29 agosto 2010

E nei tarocchi di Giulia Poli Disanto (Besa editrice, La Vallisa)














Giulia Poli Disanto è nata a Mola di Bari nel 1950. Fa parte del Gruppo “Poeti della Vallisa” di cui è redattrice, e del Movimento “Donne e Poesia” di Bari. Nel 2002 da New York le è stato assegnato il Premio giornalistico “L’Idea nel mondo”. Alcune sue poesie sono inserite nelle raccolte Antologia poetica a cura di Silvana Folliero e Poesie d’amore per il terzo millennio
a cura di Lia Bronzi. Sue opere sono tradotte in sloveno. Collabora inoltre con alcune riviste locali di carattere sociale. Dal suo soggiorno in Belgio è nato il libro Appunti di viaggio pubblicato nel 1999 con cui vince il 1° Premio Nazionale di Narrativa della Città di Adelfia. Ha inoltre pubblicato: Nel cuore dello scorpione (2002), una silloge di poesia con cui vince il 1° Premio Nazionale di Poesia “Vittorio Bodini” indetto dalla Vallisa; L’utero di Dio (2004), una silloge di poesia, finalista segnalata al XX Concorso Letterario Giovanni Gronchi 2006 della Città di Pontedera; Cara madre ti faccio sapere… (2005), documenti e testimonianze dei santermani nelle guerre del ’900; La pelle del lupo (2004) romanzo con cui vince, come opera inedita, il 12° Concorso Nazionale per l’infanzia “Giacomo Giulitto” della Città di Bitritto.

Da Caravaggio, al Parmigianino, a Tamara de Lempicka: sì ma …tutti rigorosamente “falsi d’autore” di Marina Andrenucci a Cibus Mazzini




















Cibus Mazzini ha attivato un percorso di promozione culturale ed artistica con l’organizzazione di eventi che spaziano dalla presentazione di libri alle esposizioni di arte. Continua dunque la
sua attività di promozione della cultura, con la rassegna dall’1 al 30 settembre 2010 dal titolo “Da Caravaggio, al Parmigianino, a Tamara de Lempicka: sì ma …tutti rigorosamente falsi d’autore!”. I grandi personaggi che hanno fatto grande il nostro patrimonio artistico mondiale, ora “rivisti” dall’artista salentina Marina Andrenucci . Dice di lei: “L’amore per l’arte nelle sue infinite forme mi ha indotta a perfezionare la pittura nel suo aspetto tecnico attingendo esclusivamente alle mie doti personali. L’ispirazione artistica, decisamente figurativa, la trovo in ogni pensiero, in ogni immagine così da spingermi a creare un filo conduttore tra la mente e la tela al solo scopo di trasmettere quelle emozioni che provo nel riprodurre i grandi Maestri. Le loro scelte, la ricerca dei particolari, ogni piccola sfumatura dell’opera mi trasportano in un contesto, in un’epoca diversa, in una vita non mia dove, osservatrice, posso cogliere motivazioni e passioni in un vagare nel tempo e nel mondo senza alcun limite, senza riserve. Queste emozioni, queste immagini e
la perfezione di ciò che è bello oltre ogni critica sono il mio contributo, un messaggio da condividere e portare a chi si avvicina al mio lavoro.

Le opere “re/interpretate” dall’artista:

Il bacio di Hayez
Ragazzo con canestro di frutta di Caravaggio
Canestro di frutta di Caravaggio
La ragazza con l'orecchino di perla di Vermeer
Particolare della madonna con bambino del Parmigianino
Les amies di Tamara de Lempicka
jeune file à la penè di Tamara de Lempicka
Portrait de madame m. di Tamara de Lempicka
Les deux amies di Tamara de Lempicka
Proserpina di Dante Gabriele Rossetti


Da Caravaggio, al Parmigianino, a Tamara de Lempicka: sì ma …tutti rigorosamente “falsi d’autore”. Rassegna dell'artista Marina Andrenucci. Cibus Mazzini dal 1 al 30 settembre 2010 via Lamarmora 4 – Lecce. Start il 1 settembre h. 19,30.

CIBUS Mazzini
Via Lamarmora, 4 - 73100 Lecce
Tel: +39.0832.289501
Cell: +39.327.6880959

sabato 28 agosto 2010

Umanesimo e Rinascimento in Terra d'Otranto (Besa editrice) di Luana Rizzo












Attraverso il suggestivo percorso storiografico di una forte rivendicazione dell'originalità dell'Umanesimo salentino, caratterizzato dalla sua assimalizione della civiltà greco-bizantina piuttosto che di quella latino-occidentale, il libro propone un distacco della figura di Matteo Tafuri dalle sue dimensioni leggendarie e la sua restituzione al ruolo che storicamente essa giuocò, quello di un pensatore platonico e cristiano, indissolubilmente legato al culto della classicità del pensiero e del mito dell'antica Grecia fatta rinascere, con nuove istanze religiose, dal trionfante platonismo rinascimentale di Marsilio Ficino e celebrata, in particolare, nel sottile, profondissimo fascino misterico degli Inni Orfici.


Luana Rizzo si interessa di temi attinenti all'orfeismo, al pitagorismo e al platonismo del pensiero del Rinascimento, in particolar modo, nella sua componente ficiniana.

È impegnata nell'edizione critica del codice Vaticano Greco 2264 che è testimonianza - pressoché l'unica superstite - dell'impegno speculativo di Matteo Tafuri.

venerdì 27 agosto 2010

"Quiete e Primavera” di Jole Chiara Romano (MEF edizioni)











“Quiete e Primavera” di Jole Chiara Romano (MEF edizioni) per versi raccoglie frasi, poesie, momenti, stati d’animo come momento di dialogo metrico con il proprio Io poetante. Si tratta di un volumetto di 65 pagine ricche di vita, volti, storie molto vissute, in cui i pensieri tentano di superare i dis/equilibri dell'esistenza.

Auguri!

Perchè hai generato
sei splendidi occhi,
per il tuo matrimonio
barbuto e poliglotta
per le tue gambette da monella.
Per l'umiltà con cui ti affacci alla vita
per gli acari di cui, amorevolmente,
ti circondi ...
Buon compleanno

Stregatura di Maria Antonietta Epifani (Besa editrice)














Il soprannaturale, dimensione facilmente abitabile dalla folla dei pezzenti, è il tema di fondo di Stregatura, che ci guida alla scoperta di una società diversa, dominata dal flagello della Povertà e della Malattia. La divinazione, la medicina popolare, gli incantesimi, le preghiere e i filtri d'amore riempiono l'universo magico femminile: si crede nella loro efficacia perché è un aiuto altro nei periodi di crisi esistenziali, ma allo stesso tempo sono lo spazio elettivo del Demonio. Nonostante la "caccia alle streghe" con la quale si è voluto distruggere il pensiero, la libertà, il desiderio e l'appartenenza a se stessi, il soprannaturale sopravvive perché confinato nella dimensione immaginale, universo che non potrà mai essere sottratto all'uomo.

Maria Antonietta Epifani è nata a Ceglie Messapica, dove vive e lavora come docente nelle scuole ad orientamento musicale. Si dedica alla ricerca delle tradizioni e della musica popolare. Ha pubblicato Ematoritmi (1998) e numerosi saggi di antropologia ed etno-musicologia, tra cui L'estasi di un semplice. Note in margine ad una biografia del Settecento su S. Giuseppe da Copertino, in "Idomeneo", 1998 ed Ematoritmi. Morte e rinascita: viaggio all'interno del corpo della tarantata, Convegno Internazionale di Studi, Galatina, 24-25 ottobre, 1998

giovedì 26 agosto 2010

La santeria cubana di Giuliana Muci (Besa editrice)












Sacrifici di piccioni per allontanare il male; infusi di erbe per richiamare il bene; lanci di conchiglie sulla sabbia per predire il futuro. A metà tra animismo e cristianesimo, punto di incrocio di culti antichissimi e magici, la santería, ancora oggi praticata a Cuba, testimonia lo sforzo straordinario che le popolazioni africane – trapiantate a forza sul suolo americano – hanno compiuto pur di conservare una propria identità, proprie credenze e speranze.


Giuliana Muci si occupa di etnobotanica, è autrice di uno studio sulle specie magiche nell'ambito territoriale dei Sibillini. Ha curato il volume La santería. Sincretismo religioso? (Besa,1998).

mercoledì 25 agosto 2010

Nacquero contadini, morirono briganti di Valentino Romano (Capone editore). Intervento di Monica Mazzitelli




















Così umano. Così piccolo, meschino, speranzoso, maleodorante, accaldato o raffreddato, rassegnato, misero, lacero e inumano il mondo che emerge dalle pagine informate di Valentino Romano.
La storia di carta che fruscia non è qui; i generali impettiti, la lista degli armamenti, il computo dei morti e dei vivi, gli accordi a palazzo, i tradimenti regali, le convenzioni, i trattati, le alleanze, le dichiarazioni in parlamento: carta che fruscia senza odore.
Qui invece c’è l’odore della storia, rimasto impigliato nelle pieghe dei suoi protagonisti piccoli, quelli che fino a più di un secolo fa erano contadini abbracciati alla propria terra – quelli che non sono dovuti scappare via in cerca di fortuna oltreoceano – coloro che non lasciano traccia del loro passaggio, di cui non ci sono neanche più le tombe.
La Storia è di queste braccia, mani, piedi macinati dal tempo e riassorbiti nel suolo di cui noi ci nutriamo senza sapere, conoscere. Ma che magari giudichiamo.
“Briganti” li chiamiamo, come oggi chiamiamo altra gente “clandestini”: nomi comodi per allontanare da noi, di uno o cento passi, il desiderio disperato di sopravvivenza, o se possibile di una vita dignitosa, una vita senza troppe paure, a cui ci si possa un pochino aggrappare.
In queste pagine ci sono dolore e leggerezza insieme, crudeltà e amore: c’è umanità e disumanità come antinomia della stessa essenza: quella della realtà fatta di carne, delle sue pulsioni. C’è la sottomissione delle donne, spesso vendute, il sopruso sul povero, la vendetta sul ricco, la furbizia che si ritorce contro chi crede di poter strappare un salvacondotto alla fortuna, non capendo che vale quanto un biglietto perdente della lotteria. Ci sono le guardie e i ladri, al lettore stabilire chi guardi cosa, chi protegga cosa, chi rubi cosa. C’è la giustizia e la Giustizia, al lettore stabilire chi amministri cosa, chi difenda cosa. E c’è tutta l’anima splendente, empatica e affettuosa di uno storico del talento, l’energia e la passione di Valentino Romano, che riesce sempre a andare oltre ai fatti, oltre le infinite ore trascorse nella polvere di un archivio. Lo riesce a guardare come uno scultore contempla il suo blocco di marmo e sa cosa tirarne fuori, come inclinare il suo scalpello per far venire alla luce ciò che va detto, ciò che sarebbe ingiusto obliare. C’è un atto di amorosa restituzione di dignità ai torti della storia in queste pagine, e un render conto della speranza, di tutta quella speranza a volte rabbiosa che ha mosso nel bene e nel male persone che avevano davvero troppo poco da perdere, persino della loro stessa vita. Grazie per questo. (dalla postfazione)

email:info@caponeditore.it

Un popolo in cammino di Patrizia Resta (Besa editrice)












Dalla organizzazione tribale antica alla organizzazione in stato, questo libro ripercorre il complesso senso di appartenenza e identità etnica degli albanesi che emigrano in Italia nel XV secolo e di quelli che raggiungono oggi le spiagge del nostro Adriatico. Dalla struttura feudale a quella in bajrak, dalla multireligiosità all'ateismo, il popolo albanese ha sviluppato fra mille contraddizioni una forte identità etnonazionale basata sulla osservanza alle regole comuni tramandate dai kanun. I temi della cittadinanza e del riconoscimento dei diritti degli emigranti si intrecciano e mettono in luce l'incapacità dell'occidente di comprendere le culture dei "popoli in cammino".


Patrizia Resta (1952) insegna Antropologia Sociale all'Università di Bari. Sul tema dell'identità e delle minoranze etniche ha pubblicato, oltre a numerosi articoli su riviste specializzate, due volumi: Identità a confronto. Un'ipotesi antropologica su norme, valori e modelli di comportamento nell'indagine sulla tarantinità (Taranto, 1990) e Parentela ed identità etnica, consanguineità e scambi matrimoniali in una comunità italo-albanese (Angeli, Milano, 1991).

martedì 24 agosto 2010

Il mio Tango





















In un periodo di crisi globale ho voluto realizzare qualcosa di estremamente bello, ludico e gioioso: “Tango” è il titolo che ho dato alla mia ultima produzione di venti opere dedicate al più sensuale ed elegante dei balli, ovvero il tango argentino. In queste opere non c’è posto per l’essere maschile spesso relegato in secondo piano, proprio mentre risuonano le note della danza e mentre una donna archetipo della leggendaria Eva si serve del tango per sfoderare le sue “armi” migliori in fatto di seduzione. Una gamba tornita che fa capolino tra le balze di una gonna rossa o una scollatura ardita e generosa, la fanno diventare vera e indiscussa protagonista di un percorso di seduzione che rifuggendo da baluardi di fumose rivendicazioni, conquista l’uomo che si lascia morbidamente trascinare nel vortice ritmato della passione. Sono tornata alla leggerezza con i miei colori che da anni mi caratterizzano, il bianco, rosso e nero che sembrano rappresentare perfettamente le atmosfere del tango argentino, regalando dunque prospettive nuove e spesso inconfessabili della natura femminile (Paola Scialpi)

Il Kanun a cura di Patrizia Resta (Besa editrice)













Il Kanun di Lek Dukagjini è la raccolta delle leggi consuetudinarie che per secoli sono state trasmesse oralmente in Albania. Pubblicato nel 1933 sulla base di appunti di padre Costantino Gjeçov, il codice spiega come era organizzata la famiglia albanese, quali erano i legami di parentela riconosciuti, come si divideva la proprietà, come ci si sposava e quando si diventava adulti. Spiega a quale autorità si dava maggior credito, chi aveva titolo a stipulare contratti e le tecniche istituzionali per farli rispettare, specifica tempi e modalità per la vendetta di sangue, racconta in quale considerazione erano tenute le donne e chi era definito uomo d'onore.

lunedì 23 agosto 2010

Il Segreto del gelso bianco di Antonella e Franco Caprio (Besa editrice)


















La terra brunita spaccata dal sole, la fragranza delle scorze degli agrumi che ardono nel braciere, il sapore della frutta appena colta dall’albero, il gracchiare delle prime radio… è la Puglia della prima metà del ‘900: una realtà rurale che rivive concretamente nelle pagine del Segreto del gelso bianco (Besa Editrice, pp. 368, euro 18). Antonella e Franco Caprio, con una prosa lirica e delicata che non disdegna la mimesi di termini e costrutti dialettali, ricostruiscono la propria saga famigliare, limitandosi a modificare solo i nomi di luoghi e persone. Scorrono, così, dinanzi agli occhi del lettore, innumerevoli personaggi di un mondo che fu: la figura arcigna del bisnonno Federico Di Lauro, che emigra in America per cercar fortuna, e forse anche per sottrarsi alle responsabilità di padre e di marito; il nonno Pietro, costretto a diventare adulto prima ancora che

ragazzo, legato alla terra non meno che ai suoi cari; la sua prima moglie Giulia, divorata dalla malattia, e poi Rosa, destinata a colmare quel vuoto; e tanti altri ancora. Gradatamente però, il centro ideale del romanzo diventa Marianna, figlia di Pietro e di Rosa e madre dei due autori, colei che «strappava alla vita i mesi, le settimane, i giorni, le ore e gli attimi, fino a poco tempo prima, perduti in un letto di ammalata». È lei ad aver trasfuso i suoi ricordi, gli aneddoti vissuti e quelli ascoltati in un diario divenuto poi questa pregevole opera letteraria… Merito di Antonella e Franco Caprio è anche quello di aver saputo bilanciare tragicità e ironia, talvolta combinandoli senza stridore, come quando Marianna è sotto i ferri del chirurgo e il padre «sentiva sua moglie parlottare e pur non credendo nella totale efficienza della preghiera, sapeva che Rosa coi santi ci sapeva fare e che aveva una certa influenza su di loro, per cui la lasciò procedere, sperando in bene». (Giovanni Turi – Puglialibre)

Le luminarie di Renata Asquer (Besa editrice)













In un colorito intreccio di realtà storica e invenzione, l’autrice offre in questo romanzo il ritratto non solo di un singolare temperamento di donna, ma anche del Rinascimento, nelle sue complesse e provocanti contraddizioni. Isabella de Capua Gonzaga incarna qui il vero spirito del secolo XVI: la ricerca dell’essenza luminosa dell’uomo e il suo magico legame con ogni cosa di questo mondo. La vivace e affettuosa rievocazione ha però un’impronta di leggerezza che porta il lettore a simpatizzare con i personaggi. La storia, nell’originale struttura narrativa concentrica, si svolge lungo un vasto arco di tempo, e in un altrettanto ampio spazio geografico. Napoli è al centro, ma ci sono anche Mantova, Palermo, Milano e il Salento.

Renata Asquer è cagliaritana d’origine, varesina di nascita, salentina d’adozione. Ha pubblicato due biografie, La triplice anima – vita di Fausta Cialente e La grande torre – vita e morte di Dino Buzzati, una raccolta di racconti, Memorie dal labirinto e il racconto lungo Treni in transito.
Per la maggior parte dell’anno vive e lavora a Otranto.

domenica 22 agosto 2010

Ho sposato un Indù di Maria Grazia Gemelli (Besa editrice)












Per una coincidenza, Sofia riallaccia i rapporti con un’amica, Silvia, che probabilmente è implicata in un giro di contrabbando in cui ha coinvolto con l’inganno il suo partner indiano, Ramesh, commerciante in pietre preziose. Sofia, che sta uscendo da una storia amorosa con un tipo stravagante, Jorge, alla sparizione di Silvia decide di aiutare Ramesh, raggiungendolo in India.

In un disperato inseguimento lungo le città del Rajasthan, fino al deserto, nella speranza che Guendalina, amica di Silvia, sia portatrice di nuove commesse o di buone novelle, i due giovani esplorano i pregiudizi delle reciproche culture, si amano, non si comprendono e tentano di capire se stessi, sovrastati da un’India terribile e ancora bellissima.


Maria Grazia Gemelli vive e lavora a Roma. Sociologa, esperta in psicologia del lavoro e nella conduzione di gruppi di crescita e di formazione, secondo l’approccio della complessità e nella prospettiva dell’integrazione corpo-mente, ha pubblicato i romanzi Nessuna traccia d’uomo (1977), Vuoto a rendere (1982), Astronave terra (1986), Rogaska (1990), Dai fatti alle parole (1993), Iolavoro (1994) e i saggi Donna e lavoro (1989), Il lavoro nella scuola elementare (1989), Lavorare in ospedale (1990), Il senso del futuro, sentimenti politici dei giovani (1994), «Il lavoro nella narrativa italiana» in La metamorfosi del lavoro (1995) a cura del professore Francesco Avallone e «Ridefinizione del sentire politico di destra e di sinistra» in Disaggregazioni e riaggregazioni psicopolitiche a cura del professore Giancarlo Trentin (2004).