giovedì 22 gennaio 2009

Il punto estremo del suono di Sara Sofia De Giorgi

Cantava arie antiche, minuetti del diciottesimo secolo, ma aveva anche una forte conoscenza della realtà intorno tanto da trattenere mentalmente piccoli segmenti di vita quotidiana per ricordarli nei luoghi e nelle occasioni più improbabili. Stava al pianoforte per ore ed ore, con una lunga vestaglia grigia e delle pantofole sobrie. Sul piano spesso giaceva languida una tazza da tè, che si tratteneva lì anche più giorni o mesi. Accanto allo strumento c’era il suo cane, un pastore maremmano, dai lunghi occhi con forma di fusi che anelavano al padrone e che lo seguivano nelle sue improvvisate estemporanee. Una parete a vetri era esattamente alle spalle del pianoforte. Da lì si poteva guardare il giardino che si risvegliava intontito ogni mattina, mentre il sole infallibile fiammeggiava sul prato. Suonava con una pulizia estrema e con una caparbia impressionante le Partite di Bach, ossessionato dalle sfumature ipercettibili che avrebbero potuto devastare il suono. Vivisezionava ogni nota e la spogliava di vibrazioni incomplete e di echi corrotti. Esplorava così la marginalità del suono, anche nelle particelle infinitesime, inebetito e orecchie tese, pronto alla modificazione istantanea della distorsione. Voleva acchiappare il falso, sterminare le slabbrature, concentrando tutto in melodia conforme, doppia solo a se stessa, iperrafforzata dalla millimetrica affondatura del tasto, incapsulare i vuoti in bombe sonore. Era il suo primo obiettivo: concentrarsi su una linea cristallina, come fosse di vapori sottili e cere pendenti, fragile e formata, minuziosa di sensi, composta da pareti vitree, incastrata tra lumi adamantini in morbida sintonia polare. La melodia veniva fuori come se fosse di materia improducibile, non partorita dalla terra, ma sottilmente chimica, una alchimia di forze impure e imbattibili, come una danza tra luci fredde e sideree. Le mani scorrevano elastiche e versatili, non più di ossa, nessun attrito, nessun incrocio di nervi contrastanti. Le vene erano tanto grosse che avrebbero potuto sembrare un reticolato in sostegno al corpo e il busto era ripiegato sulla tastiera con il volto che a volte sfiorava le mani. Ma nel complesso il portamento era quasi regale, da piccolo lord, da uomo di altri tempi e maniere, e lui quasi ignorava che qualcuno lo potesse guardare, tanto da rasentare il disgusto per eventuali ascoltatori. Ogni tanto si fermava, si alzava, faceva un giro risolutore intorno al piano e riprendeva la melodia certo e sicuro, come se avesse semplicemente interrotto un discorso. Suonava moltissimo e parlava pochissimo, d’altronde quando era piccolo gli avevano diagnosticato una forma leggera di autismo, che spiegava la scarsa vita sociale e le ore intense passate al pianoforte.
La sindrome di Asperger è un disordine pervasivo dello sviluppo imparentato con l'autismo e comunemente considerato una forma di autismo "ad alto funzionamento”. In generale si ritiene che si tratti di un tipo di autismo caratterizzato dalla difficoltà nelle relazioni sociali piuttosto che da un'alterazione della percezione, rappresentazione e classificazione della realtà, come nell'autismo classico.

Più o meno queste parole le aveva sentite ripetere spesso, o meglio continuamente, da dottori, amici, genitori; le aveva anche semplicemente lette sul dizionario, non soffermandosi mai troppo su esse. Spesso pensava a quello che gli aveva detto sua madre tanti anni prima, quando aveva cercato di spiegargli perché lui non poteva uscire molto spesso con i suoi coetanei. Le parole erano state pronunciate chiare e secche: “Den, tu non sai leggere tra le righe”. E lui ci aveva pensato per giorni e giorni, aveva perfino tentato di riprodurre sul pianoforte quelle parole, con la stessa incisività e con la stessa nettezza con cui erano state pronunciate. Ma per Den restava un mistero tutto ciò che navigava intorno a quella rivelazione e non riusciva a tradurre né con la musica né con la testa il significato di essa. Allora dall’adolescenza in poi si era fatto una ragione di quel subbuglio e aveva iniziato ad ignorare qualsiasi riferimento all’argomento.
Un giorno gli proposero di suonare per un nobile in una casa antica nella periferia di Toronto, lontana dal traffico della città e dal turbinio delle strade. Il conte Leopold Berthier era un uomo distinto che amava la musica. Den era entusiasta di andare lì tanto che scelse anche di vestirsi più elegantemente del solito. Il giorno prestabilito per il concerto si recò nella casa di Berthier ed entrò trionfalmente impettito, attirando l’attenzione della piccola folla che lo aspettava. La casa aveva le fattezze di un castello, una tenuta leggermente diroccata ma imponente e severa sullo sfondo di un cielo grigio e nuvoloso, la cui compattezza era interrotta da rami snelli e neri. La porta principale dava accesso immediato alla sala principale, che aveva un altissimo soffitto e al centro un lampadario di cristallo di Boemia che imponeva di essere ammirato prima di ogni altro oggetto. Avanzò lentamente e salutando cortesemente il padrone di casa, uomo dalla barba fosca e dagli occhi appuntiti. Salutò con un cenno distratto il pubblico composto da parenti e amici del nobile e si diresse verso il pianoforte a coda, immenso delfino nero con denti di avorio, apprestandosi a dominarlo. Si concentrò sulla tastiera e sentì la dentiera del delfino venirgli addosso, incitandolo a difendersi attraverso un uso sapiente delle mani. Doveva domare l’animale con il ritmo, pungolando con le mani gli aspri rettangoli neri e bianchi. Ogni volta che si sedeva al piano gli sembrava di dover decifrare un rebus sonoro e di subentrare solo dopo alcuni minuti in un gioco primordiale tra uomo e animale. Aveva la ferma intenzione di stemperare la rigidità della bestia musicale.
Si sedette di fronte allo strumento tra soffi di voci e mormorii di approvazione. Gli sembrava di udire i fruscii delle onde che si increspano e il fischio del vento attraversare violentemente l’aria salmastra. Guardò nuovamente la belva, dopo alzò lo sguardo e vide un orologio a pendolo dorato, con rifiniture violacee e nere. Percepito immediatamente il ticchettio dell’orologio, capì che era un 2/4 e che sul battere il pendolo oscillava esattamente su ognuno dei due lati del vetro. Pensò al tempo binario, a due accenti, al numero due in sé e alla compresenza di un’opposizione nel tempo, a una parte forte e ad una parte debole, e poi di nuovo ad un accento debole e ad un accento forte. Sentì nel suo corpo la suddivisione e la assimilò come se avesse divorato il pendolo. Iniziò a suonare. Pensò al tre, volle procedere per espansione e sovrapposizione ed incastrò sul tempo del pendolo un ¾, una misura ternaria. Anticamente la misura a tre tempi era considerata la misura perfetta per la sua analogia con la Ss. Trinità e veniva rappresentata graficamente con un cerchio, era il tempus perfectum. Lo sapeva bene Den. Continuò suonando un pezzo che si reggeva su una sovrapposizione di un tempo ternario su un tempo binario, consapevole di essere così arrivato al cerchio, a quello stesso cerchio che faceva fisicamente parte del pendolo. Dunque dal cerchio al cerchio, era facile.

In generale, coloro che sono affetti dalla sindrome di Asperger sono attratti dalle attività in cui si possa ritrovare un certo ordine, come le classificazioni, le liste e simili. Quando questi particolari interessi coincidono con un obiettivo materiale e socialmente utile, l'individuo può portare avanti una vita di successo: per esempio, il bambino con l'ossessione per l'architettura navale può crescere e diventare un ingegnere navale. Nello sforzo per soddisfare questi interessi, l'individuo con la sindrome di Asperger spesso manifesta ragionamenti estremamente sofisticati, un'attenzione pressoché ossessiva, una memoria focalizzata sulle immagini visuali e sui dettagli, detta "eidetica".

Den ora suonava, attentissimo al nitore del suono, alle immagini che venivano fuori dall’armonia complessiva, teso a disegnare un pendolo in tutti i suoi dettagli con note appuntite e fini, precise e nette, a riprodurre le rifiniture e a colorarle di nero e di viola. I suoni si agglomeravano e si comprimevano, come poteva avvenire nell’assemblaggio dei pezzi di un oggetto da parte di un artigiano poco distratto o semplicemente come nel mistero degli atomi che formano la materia, senza alcun intervallo rilevante, se non quello determinato dal confine della forma stessa con il nulla, con l’aria. Den sentiva le note risalire dal centro del suo ventre e trovare un baricentro all’altezza dei tasti, dava loro poi un ordine, una sistemazione, un posto nell’universo, non le lasciava mai sfumare irrisolte. Mai le disperdeva come si disperdono gli effluvi primaverili o il fumo grigio d’un comignolo, le tratteneva e le comprimeva nella memoria, non permetteva l’annullamento. Agiva sempre come se avesse voluto ridimensionare a tutti i costi il naturale annullamento di materia gassosa-musicale, trascinando i segmenti sonori in magnifiche e fasulle opere d’arte figurativa. Oggetti, quadri, piante erano le sue riproduzioni preferite. Le note disegnavano con attenzione i dettagli, gli orpelli, l’inessenzialità della materia, quasi a volerne estirpare l’aspetto irriproducibile e autenticare il surplus. Le mani erano voraci e prensili, come di lattice, morbide e flussuose, ma avevano anche una certa risolutezza che non concedeva alcun logorio inutile o sporcizia vana.

Le persone autistiche hanno risposte emotive forti come le persone comuni o forse ancora più forti, sebbene quello che genera una risposta emotiva può non essere sempre la stessa cosa. Quello che manca a loro è un'innata abilità di esprimere i loro stati emotivi con i gesti, il linguaggio corporeo e l'espressione facciale. Molte persone con la sindrome di Asperger si sentono a disagio nel loro distacco involontario dal mondo comune; manca loro la naturale abilità nel capire ciò che non viene detto esplicitamente nelle relazioni sociali e in pari modo essi hanno difficoltà a comunicare con accuratezza il loro proprio stato emotivo.

Den quella sera conobbe una donna. Ella si avvicinò al termine del concerto, quando il pubblico già frusciava di ammirazione e applaudiva estasiato. Fu Lilian a rivolgergli la parola. Bianca ed esile, apparve nella sua immagine carica di luce, pesante di oro in accumulo sul collo. Den pensò che potesse essere trascinata giù al centro della terra dal peso spropositato della collana aurea ancor prima di aprire bocca. Invece il corpo resse e ne uscì una voce graffiante: - Buonasera. La sua musica è sublime. Mi ha ricordato i campi della Bretagna ove ho trascorso la mia infanzia.
Den la guardò per qualche secondo, cercando di focalizzare il volto di un’austerità che copriva ogni possibile smorfia di dolcezza, e le rispose: - Buonasera. La Bretagna è un gran bel posto. Non credo che ci andrò mai. Ma avrebbe un quadro di questi campi? E la donna: - Certo. Ho molti dipinti. Potrei invitarla nella mia casa per mostrarglieli, sarei onorata se le andasse di suonare.
Den accettò sospeso ancora nell’immagine del pendolo, non troppo cosciente di sè e la donna gli diede un appuntamento per il giorno dopo. Aveva avuto una percezione di familiarità, di unione, aveva pensato al volto niveo femminile come ad uno specchio ovale sonoro, privo però di riflesso, con una grande capacità di accogliere la luce e di trattenerla. Aveva udito nella voce della donna il rumore di un vetro che si infrange sul pavimento e adesso echeggiava nella sua testa un filamento musicale che proveniva da cristalli color ambra spinti dal vento, i quali si erano incontrati sotto la testa di un grande lampadario a cascata. Note così alte erano state emesse solo da sua madre e le aveva udite solo da lei. Ora ritrovava lo stridere delle porte antiche di ferro nella donna sconosciuta, come anche il canto della civetta e assieme a questo il fruscio del bosco, alto e sibilante.
Il giorno dopo Lilian lo accolse con un grande sorriso nella sua casa ma lui non disse una parola. Si sedette immediatamente al pianoforte. Aveva in testa la voce della donna e quella della madre. Il pubblico discreto nel numero attendeva la sua esecuzione. L’aria fremeva di vibrazioni embrionali. Den appoggiò un dito su tasto dell’ultima ottava del pianoforte. Ne uscì una flebile nota acuta. Continuò ininterrottamente a toccare il tasto con una pressione moderata, producendo un sottile e sommesso suono intervallato da piccole pause. Questa volta la lotta con il pianoforte era anche la lotta con la donna. Trovò la melodia. Continuò a suonare incalzando sui tasti delle ultime due ottave, disegnando un’impalcatura sottile ed eliminando qualsiasi accenno roboante e cavernoso delle prime ottave. Dall’impalcatura sgorgò una serie di frasi veloci e galoppanti, leggere e fluttuanti. In quel momento sentì l’essenza della donna che lo guardava tra il pubblico estasiata. Un’essenza apparentemente morbida, sinuosa, complessissima, reggentesi su note acute e taglienti come armi, tanto alte quanto grottesche. La musica gli provocava visioni di monti e castelli di vetro in pezzi prodotti per gemmazione, che proliferavano alla velocità della luce per diventare verso l’alto neri e rossi.
Altezza e fragilità. Totali. Pensò che sarebbe bastato sottrarre una nota, una sola nota per far cadere il monte di cristallo. Ebbe un sussulto. Non smise però di suonare. Percepì che era possibile con un solo errore smontare un’opera complessa e continuò fino alla fine, finchè l’altura non si assestò bene nella sua immaginazione. Poi finì. Una valanga di applausi lo coprì. La donna si alzò e si complimentò con lui. Den annuì senza proferire parola e riconobbe in Lilian i tratti della madre. Pensò che fosse proprio sua madre. La guardò a lungo, raccogliendo la naturale austerità del volto come un’offesa. Poi la salutò e andò via, appesantito da una sensazione di irreversibilità. Aveva raggiunto un punto estremo, da cui non si torna facilmente indietro. Si ripromise di non smuoverlo più, di non sollecitare più quella visione. Almeno per qualche tempo.


su concessione dell'autrice

martedì 20 gennaio 2009

Patrizia Valduga interpretata da Mimmo Pelini




« Io sono sempre stata come sono
anche quando non ero come sono
e non saprà nessuno come sono
perché non sono solo come sono »
(Patrizia Valduga, Quartine - Seconda centuria, Einaudi 2001)

Patrizia Valduga è nata a Castelfranco Veneto. Dopo il Liceo scientifico si è iscritta alla facoltà di Medicina che ha frequentato per tre anni. È poi passata alla facoltà di Lettere a Venezia dove ha seguito per quattro anni i corsi di Francesco Orlando ("incontro fondamentale nella mia vita" [1]).

È stata la compagna di Giovanni Raboni per ventitré anni e a lui ha dedicato la postfazione dell'ultima raccolta del poeta scomparso, Ultimi versi, pubblicato dall'editore Garzanti nel 2006. Vive tuttora a Milano. Le sue idee politiche contaminano parte dei suoi scritti.

posted on youtube by tatusc

giovedì 15 gennaio 2009

Donne e U.F.O




E chi dice che di U.F.O se ne occupano solo gli uomini? I nominativi del gentil sesso qui sotto riportati, che si occupano da tempo di scoprire gli arcani e la fenomenologia legata agli extraterrestri, fanno parte sia della rivista diretta da Roberto Pinotti, Notiziario U.F.O, sia del C.U.N. (Centro Ufologico Nazionale)
http://www.cun-italia.net/



Cristina Aldea, Lidia Parentelli, Linda Howe, Maria Sullivan, Liala Graziano (C.U.N. Piemonte), Paola Giallonco, Simona Camiolo, Elisa Maccari (C.U.N Toscana), Cinzia Caiani (C.U.N Liguria),
Raffaella Palanga, Valentina Iacocagni (C.U.N Umbria), Susanna Urbani (C.U.N Lazio), Federica Di Benedetto(C.U.N Abruzzo e Molise); Santa Panduri (C.U.N Calabria), Danila Zappalà (C.U.N Sicilia).

NOTIZIARIO UFO del Centro Ufologico Nazionale dal 1966
Organo ufficiale del CUN periodico mensile
Acacia edizioni
Direttore Responsabile: Roberto PINOTTI

domenica 11 gennaio 2009

Le mie opere e Stefania Carrozzini per "The Portable Show" alla Broadway Gallery di New York





















Dall'1 al 15 dicembre 2008, alcune mie opere sono state esposte alla Broadway Gallery
di New York nell'ambito della rassegna "The Portable Show" curata da Stefania Carrozzini, operazione dell'I AM (International Art Media). Una mostra che ha ottenuto non solo un grande successo di pubblico ma numerosi apprezzamenti della critica d'arte specializzata newyorkese. Vi presento alcune foto (in una viene ritratta la curatrice Stefania Carrozzini)della galleria e di alcune delle mie opere.

Paola Scialpi

giovedì 8 gennaio 2009

Rina Durante. Un ricordo di Mauro Marino

Due libri di recente uscita raccontano di Rina Durante! Ce n'era bisogno!
Che, da quando Rina è scomparsa, poco è accaduto. I soliti tira e molla, i niet e i “che cosa ci guadagno” regolano la vita di un autore dopo la sua morte. Al massimo quello che può capitare è un opera 'in memoria'! Compilation di ricordi e di fraterne nostalgie. Capita per tutti. Ti viene da pensare quando valuti e pensi all'eccesso di tutela che i nostri autori subiscono, una volta scomparsi, loro, che mai si sono tutelati: vitalisti e generosi, anarchici nel loro non appartenere.
Ti viene da pensare! Da fare testamento e decidere prima della dipartita a chi ogni rigo che hai scritto deve andare, che fine deve fare, chi lo dovrà pubblicare! Se no, cala il sipario e amen! Definitivo! Neanche una parola di quelle che hai speso, scritto, pubblicato, ritorna! Che fatica e che dispiacere perdere tanta bellezza!
Pensate all'introvabile “La malapianta”, pubblicato da Rizzoli e vincitore del premio Salento nel 1965 (quando il premio aveva un senso). Un romanzo preziosissimo! Ogni volta che qualcuno me lo chiede in prestito rimango col fiato sospeso: dovrò fidarmi!, se voglio che quella meraviglia abbia altri occhi...
A questo vuoto hanno provato a dare un 'senso' un gruppo di studentesse del Liceo Scientifico Statale “Antonio Vallone” di Galatina con “Rina Durante, la scrittura delle radici” una ricerca collettiva - coordinata dalle professoresse Luce Maria Cudazzo e Francesca Fedele, pubblicata dall'editore Progedit di Bari - e Clelia Ancora che in “Istantanee d'autrice- Rina Durante” (Editrice salentina) traccia un inedito e realistico ritratto a più voci della scrittrice salentina.
Opere nelle corde di Rina, militante di un’idea di cultura partecipata, testimoniale, al servizio della piena valorizzazione delle culture subalterne. Uno sguardo, il suo, volto al narrare, capace di andare all'intimo, formatosi in anni e anni spesi con energia e curiosità. Sempre, fino alla fine!
“Fare il poeta, ma anche lo scrittore, è faticoso, perché è una grande fatica trovare la verità di tutti, ma ancora di più dirla a tutti. In un mondo che rinuncia al proprio volto, che fa di tutto per mistificarsi... Il poeta, oggi, ha questo dovere di deludere, gridando alta la sua verità”, scriveva nel 1980 sul ‘Caffè greco’, il fascicolo unico di letteratura di Antonio Verri, rivolgendosi ai “giovani poeti”. Il suo impegno, la sua conoscenza, la sua ironia, la sua sagacia critica, la sua arguzia intellettuale hanno servito un “movimento” mai sazio di maestri, capace di ascoltare quando trova sapienza ed umiltà.
Ascoltavo pochi giorni fa Emanuele Licci cantare “La quistione meridionale”, una delle canzoni di Rina, e l'emozione m'ha preso. Com'è sottile e calibrata la composizione, ogni parola porta in sé melodia, rabbia, disincanto. O “Luna otrantina”, l'avete mai gustata sino in fondo? Con i colori, i rumori, i silenzi che chiamano all'intensità della Storia? Sensibilità unica e capace, accogliente così tanto da farsi carico dell'intero sentire d'una terra. La sua intensità, il suo sotteso po-etico che appartiene al Mondo.
Qualcuno m'ha detto stamattina che questa terra non ha artisti! Un po' snob, il signore! O cieco, o sordo! Come fare a non accorgersi dello slancio di questa terra nel darsi espressione, interpreti, autori? Meglio non dare risposta e lasciare gli ignavi al loro nulla.
Un terzo lavoro su Rina Durante sappiamo in incubazione, lavorato dalla pazienza certosina e dalla volontà di Pino Sansò, prezioso perchè riporta alla luce novelle e piccoli reportage che Rina pubblicò sulla Gazzetta del Mezzogiorno negli anni sessanta. Finalmente la sua scrittura! Altrettanto potrebbero fare gli amici del Quotidiano di Puglia e del Corriere del Mezzogiorno…

(Il fotogramma è tratto dal film 'Come farò a diventare un mito' di Caterina Gerardi)

fonte www.salentopoesia.blogspot.com

domenica 4 gennaio 2009

MONICA SILVA - LIFE ABOVE ALL





















ARTE FIERA OFF
BOLOGNA, 22 - 26 GENNAIO 2008


LIFE ABOVE ALL
FOTOGRAFIE DI MONICA SILVA da l’Antologia di Spoon River




Le opere di MONICA SILVA selezionate per l’evento di ARTE FIERA OFF costituivano il corpus centrale della mostra Life Above All, liberamente ispirata ai personaggi dell’Antologia di Spoon Rriver del poeta americano Edgar Lee Masters e tenutasi dal 18 settembre al 23 ottobre da MAZZOLENI ARTE – Milano.
Gli scatti di Monica Silva sono caratterizzati dall’uso di colori dal forte impatto emotivo in modo da sottolineare il paesaggio interiore del personaggio ritratto, messo in posa in ambientazioni eloquenti, scarne e al tempo stesso ricche di particolari come in un raffinato gioco di incastro in cui tutto è ugualmente imprescindibile. I personaggi descritti nei testi vengono interpretati con rara sensibilità dalla fotografa che, come sottolinea il titolo della mostra, per comunicare il messaggio che le ha trasmesso l’opera di Masters ha scelto come soggetti non persone anziane ma giovani nel pieno della loro vita: testimonianza dell’imperitura energia vitale.
Life Above All è opera prima da artista dell’autrice, finora nota in Italia e all’estero per i suoi intensi ritratti di volti noti dello spettacolo e della musica, nonché per i reportages pubblicati in note riviste di viaggio. Non che finora il suo lavoro non fosse artistico, semplicemente non era il risultato di un progetto che, come questo, partisse da una sua esigenza personale oltre che artistica: quella di dare un corpo ed un volto – anche psicologico – a quegli spaccati di umanità che hanno popolato l’infanzia di Masters nella provincia america del Mid-West all'inizio del XX secolo.


DATE:
22 – 26 Gennaio 2009. Le fotografie resteranno esposte fino al 9 Febbraio 2009
SEDE:
I Portici Hotel – Via Indipendenza, 69 – Bologna www.iporticihotel.com/
INFORMAZIONI:
Monica Silva info@monicasilva.it www.monicasilva.it
Mazzoleni Arte – Via G. Morone, 6 – Milano
tel +39 02 795026 - valeria@mazzoleni-arte.com


UFFICIO STAMPA

LIFE ABOVE ALL:

ANNA ORSI
STEFANIA SCHINTU
cell. 335 6783927
tel./fax 0289010225
cell. 347 0082416 fax 010383756
anna.orsi@alice.it
anna.orsi@pressart.eu i
nfo@stefaniaschintu.it
www.stefaniaschintu.it

sabato 3 gennaio 2009

Simone De Beauvoir



posted on youtbe by celeris100

« Di me sono state create due immagini. Sono una pazza, una mezza pazza, un'eccentrica. [...] Ho abitudini dissolute; una comunista raccontava, nel '45, che a Rouen da giovane mi aveva vista ballare nuda su delle botti; ho praticato con assiduità tutti i vizi, la mia vita è un continuo carnevale, ecc.
Con i tacchi bassi, i capelli tirati, somiglio ad una patronessa, ad un' istitutrice (nel senso peggiorativo che la destra dà a questa parola), ad un caposquadra dei boy-scout. Passo la mia esistenza fra i libri o a tavolino, tutto cervello. [...] Nulla impedisce di conciliare i due ritratti. [...] L'essenziale è presentarmi come un'anormale. [...]
Il fatto è che sono una scrittrice: una donna scrittrice non è una donna di casa che scrive, ma qualcuno la cui intera esistenza è condizionata dallo scrivere. E' una vita che ne vale un'altra: che ha i suoi motivi, il suo ordine, i suoi fini che si possono giudicare stravaganti solo se di essa non si capisce niente. »

(S. de Beauvoir, La forza delle cose, pag.614)

domenica 28 dicembre 2008

Rita Levi Montalcini



posted on youtube by tritolobagnato

giovedì 25 dicembre 2008

Stefania Scateni e le Finestre sul cortile ... un pò di storia dell'editoria!

Il 2005 è stato un anno ricchissimo da un punto di vista editoriale, di antologie. Si può fare tranquillamente riferimento a volumi, forse più numerosi quelli a carattere poetico rispetto alle pubblicazioni maggiormente incentrate sulla narrativa contemporanea, come quello curato da Maurizio Cucchi e Antonio Riccardi per i tipi di Mondadori dal titolo “Nuovissima Poesia Italiana”, o alla “Nuova Poesia Italiana” a cura di Franco Loi per i tipi di Einaudi, per non parlare delle due antologie (a uscita periodica) che si possono trovare in libreria tra gli scaffali però dedicati alle riviste, come “Best off 2005” a cura di Antonio Pascale per i tipi della Minimum Fax o ancora “Nuovi Argomenti” per i tipi di Mondadori. Naturalmente solo per citare qualche sparuto esempio. Nel maggio 2005, per i tipi di Quiritta (la casa editrice con cui stava per uscire “Con le peggiori intenzioni” di Alessandro Piperno) di Roma, è uscita una singolare raccolta di visioni narrative sull’Italia di oggi, a cui hanno partecipato alcuni tra i nomi più rappresentativi dell’attuale panorama letterario italiano. Come spiega Stefania Scateni, la curatrice del volume, a pag. 11 : “ La “finestra sul cortile” è nata per gioco. Gioco letterario elementare, come un compito di scuola ( “descrivi cosa vedi dalla tua finestra”). Volevo che a rispondere fossero gli scrittori italiani, accusati a più riprese di non essere in grado di raccontare la realtà. Allora mi sono detta: cominciamo da capo, chiediamo loro di descrivere, raccontare qualcosa di semplice, familiare, banale, come il rettangolo di mondo che quotidianamente entra dentro la propria casa da una finestra. E’ nata così una rubrica settimanale che ho pubblicato ogni giovedì su Orizzonti – le pagine culturali dell’Unità che curo dal 2001 – nell’arco di un anno e mezzo. Avevo lasciato agli scrittori la libertà di interpretare la domanda: potevano rispondere in senso letterale o metaforico. Potevano descrivere il loro orizzonte, la loro finestra reale, oppure lasciare libera e aperta la fantasia alla suggestione, l’evocazione, l’introspezione. Come vedrete leggendo questo libro, hanno quasi tutti preso “il tema” alla lettera.” Ma un’ulteriore precisazione d’intenti, circa le linee programmatico-editoriali di un volume come quello di cui ci stiamo occupando in questa sede, viene data a pag. 15, da Giulio Ferroni, che si è occupato dell’introduzione : “ Strumento ed emblema del rapporto tra l’interno e l’esterno, la finestra può avere un valore tutto particolare per gli scrittori, almeno per quelli (e sono inevitabilmente i più numerosi) che passano gran parte del loro tempo scrivendo o leggendo (anche soltanto per le necessarie pause visive) al riquadro della finestra, grande o piccolo che esso sia, spiraglio, abbaino, vetrata, sfiorando le poche tracce, certo ridotte e limitate, del mondo esterno che vi si disegna: mondo parziale, campo visivo fisso, che fa da specchio alle tracce del mondo vasto e illimitato che la scrittura cerca di catturare dentro di sé”.

Le Finestre sul cortile, frammenti d’Italia in 49 racconti,AA.VV., a cura di Stefania Scateni, Roma, Quiritta, 2005, pp.152

rec. di Stefano Donno

fonti www.booksblog.it
www.musicaos.wordpress.com

martedì 23 dicembre 2008

Tina Festa e l'arte in ..The

L'Ass. LOE - Bottega del Commercio Equo
L'Ass. Genius Loci e la Tisaneria "Pietra Viva"
ti invitano a:

L'ARTE IN ThE'
Laboratori di libera espressione creativa... in tisaneria

tenuti da Tina Festa

Lunedì 29 dicembre 2008 16:00/18:00
Venerdì 2 gennaio 2009 16:00/18:00



presso la Tisaneria "Pietra Viva"
Via Fiorentini, 48/50 Sasso Barisano - Matera




Iniziativa a supporto della:
Ass. Loe - Bottega del Commercio Equo, P.zza San Francesco - Matera


Scarabocchiare con poesia: Gli Intrecci Zen

Lo scarabocchio è la traccia lasciata sulla carta con un gesto semplice e
spontaneo e spesso è considerato un lavoro malfatto. Si pensa che
scarabocchiare sia utile soprattutto ai bambini perché lo scarabocchio è la
"traduzione grafica" del loro stato emotivo e che quelli fatti dagli adulti non
siano una vera forma d´arte.
Di recente lo scarabocchio è riconosciuto come un nuovo linguaggio espressivo:
i segni lasciati da un´attività fatta sia da casualità che intenzionalità, e
realizzati con stupore, divertimento e curiosità, aiutano a rilassarsi, ad
esplorare le proprie capacità e costituiscono una nuova modalità espressiva che
aiuta a pensare con creatività, sbloccare la mente e far affiorare nuove idee.
Nello scarabocchio sono compresi la scrittura, il disegno, il gesto e
l'emozione del fare. Tale attività permette anche la meditazione e l´introspezione.
Il laboratorio che si propone ha l´obiettivo di introdurre nuove tecniche che
permetteranno a tutti di creare piccole opere d´arte scarabocchiando e
sorseggiando un thè.

Cosa faremo nelle due giornate dei laboratori:
realizzeremo gli Intrecci Zen (o Zentangle) cioè creeremo degli "scarabocchi"
usando una tecnica molto diffusa all´estero. Gli Intrecci Zen sono una nuova ed
affascinante forma d´arte che, e una volta appresa, può essere continuata e
sperimentata personalmente da ognuno. Le due lezioni offriranno diverse varianti
collegate alla tecnica principale pertanto è possibile frequentare anche uno
solo dei corsi. Durante la lezione sarà offerto un thè del commercio equo a
tutti i partecipanti.

Informazioni

Conduce:*Tina Festa* - www.tinafesta.wordpress.com
Partecipanti: min 12 - max 15

Iscrizioni:

presso LOE - Bottega del Commercio Equo
p.zza San Francesco, 7 - Matera - Tel: 0835333730
NOTE: E' possibile partecipare anche a uno solo degli laboratori

Locandina: http://loebottegadelmondo.pbwiki.com/
http://tinafesta.wordpress.com/

sabato 20 dicembre 2008

Violata di Ersilia Cacace

Fragile sottana di anima e membra di carne
rapita, violata, ferita e annientata
di queste miserie sono il trofeo
e dove fosti
come radice di quercia
soliloquio sordo tra le mie gambe
ora lì giace il tuo seme
come la vita nel sudario.

(poesia dedicata alle donne vittime di stupro in guerra)



Il sito da cui è stata tratta questa poesia di Ersilia Cacace è
http://www.lunadonna.net/cacacepoesie.htm
La foto in questa sede presentata è dell'autrice

mercoledì 17 dicembre 2008

Margherita Macrì, Madeleine


Così avvenne che io mi svegliai e non è già più mattina.
Così avvenne che io mi svegliassi ed era il tempo lento della domenica pomeriggio.
Così accadde che io mi sveglio e la mia stanza si arreda da grande isola pedonale.
E sulle isole pedonali è tutta una vaga lentezza: i dispositivi di puntamento sono i colpevoli delle macchie sui mattoni bianchi.
Quanto acido in questo risveglio. ieri ho battuto la testa su vino viola e oggi i capelli sono impigliati dovunque e per terra e ai piedi del letto.
La notte non è passata bene. Da un po’di giorni, da quando la sera aspettare che un’auto s’accosti fa gelare le cosce e incrinare i polpacci. Nessun sogno fatto bene. Mi sembrava di aprire gli occhi indovinando l’abat-jour accesa . Spegnere. Richiudere. Poi aprire gli occhi sul serio. Luce ancora accesa. Spegnere davvero. Arrancare tra flanella disordine.Infinito vivaio di lumini e tentoni.
Non devo più scordare i collant ai piedi quand’è notte. Mi occorre un po’ di forza di volontà per sfilarlI con il gelo. Immagini il guadagno la mattina? Non avere i piedi stretti indolenziti in un calore esasperato, un poco gonfi e soffocati.
Come puoi tu credermi in vendita? Guardami, parlami ora che sono tutta arruffata, toccami ora che schiaccio sul cuscino il mascara di queste sere rientrata stanca e intirizzita.
Amami adesso che ho fissato i piedi su quest’isola pedonale dove il tuo finestrino abbassato non può arrivare.
Tutto mi preme sui fianchi, mi offende l’immobilità, i passi detonano nelle mie orecchie, e lattine calci cani a digiuno accelerate disgusti occhiate beffarde. Cos’è? Non avete mai guardato come s’attaccano le cosce sotto una stringa acida di lurex verde? Dovreste ricoprire la terra di morbido velluto o un asfalto insonorizzante. Assorbite questa strepitante cavalcata tacco 12 per 80kg, marmocchi frignanti, mamme inasprite, stizzite dalla mia ceretta completa, serrande a metà, vergogna automobili blu, non parlarmi di cinema indipendente.
“quanto ci vuole per ammazzarvi tutti?” Basterebbe ch’io vi guardassi negli occhi, e kalashnikov . Un istante per vedervi morire. Basta veramente poco per vedervi morire, tutti giù, uno dietro l’altro come domino d’avorio e salsa ketchup. Qui si nasce per disperazione. Qui si nasce per maledizione, e si resta a pugni chiusi. Dalla culla alla bara.
E io ora ho bisogno di un kalashnikov, anche solo una baionetta, una pietra pomice, che son nata in malafede, devo uccidervi tutti. Disossarvi poco a poco, come fa la pioggia ai vostri balconi di tufo.
Ora vengo anch’io giù tra le righe dove nasce l’erba, dove gli uomini sono ipnosi, immobili più dei cavalli di bronzo.
È forse questa pesante umidità, questa estenuante avidità, questa arrangiata bellezza. e che ora vorrei una goccia di limone negli occhi che duri abbastanza da farmi scendere le scale. Io. Te . le tue ossa rotte che ti fanno grande ed infelice.
Se scendo giù senza le scarpe è solo perché so che non t’incontrerò, né te né le tue troppe parole di uomo un po’ morto.
Ti dovrei cavare gli occhi quando mi guardi. Chissà cosa vedi che non ti piace. E neanche tu mi piaci poi troppo. O forse si, che ti vorrei un po’ rigare, come la automobili nuove.
E allora adesso lo trovo questo kalashnikov, e vengo giù ad ammazzarvi tutti. Tutti, tanti piccoli colpetti nello stomaco e nei denti. voi. vi ammazzo tutti. Voi che ridete del mio dire amore, voi che mi alzate la gonna così, per diletto, voi che non conoscete la vergogna delle mie ginocchia storte.
Io vengo là che devo farvi paura, paura che le finestre non si aprano più, paura di rimanere per sempre fissi in questa maledetta chiusura al traffico.
Voi siete tutti un po’ morti perché non avete voglia di sparare.
Voi siete tutti un po’ morti perché tenete le scarpe l’estate.
Voi siete tutti un po’ morti perché sto venendo giù a farvi saltare il cuore.
Voi siete crocifissi in un grande magazzino e speriamo che nessuno abbia passato la cera sulle scale.

fonte iconografica da Hi-Foto per la rassegna "Sul Filo dell'ombra"
titolo "Di uggiosa ombra"

Diario di una Maiko di Bendia Miriam

Il libro approderà nei bookshop italiani martedì 3 febbraio 2009, ma in anteprima è stato disponibile durante la settima Fiera della Piccola e Media Editoria (presso lo stand della CASADEI LIBRI EDITORE).

Si tratta di una data significativa nel calendario giapponese!
Il 3 febbraio è il Setsubun: la fine dell’inverno.
Il 4 febbraio è il Risshun: il primo giorno di primavera.
I giapponesi sono soliti festeggiare il Setsubun e il Risshun come se
fossero la celebrazione per la fine dell’anno e di Halloween nello
stesso tempo.
Esistono infiniti riti per prendere commiato dai dodici mesi passati,
allontanando la sfortuna e gli spiriti malvagi: ma uno dei più
divertenti, per loro, è senza dubbio quello di mascherarsi e colorare
le vie di Kyoto.
Tra le diverse parole per designare un fantasma, nella lingua
nipponica, la più rappresentativa è obake. Mettendo da parte il
prefisso onorifico (o-) resta infatti bake: qualcosa che si trasforma
e diventa altro prendendo una forma differente. Questa è la vera
essenza di tali esseri, la mutazione.
Nella notte tra il 3 e il 4 febbraio dunque si festeggia il rito dell’Obake!
Esso contagia inevitabilmente anche il karyūkai (geisha world)!
Le geisha e le maiko, durante la notte del Setsubun, indossano la
propria maschera favorita e intrattengono i clienti, nelle insolite
vesti, all’interno di tutti gli hanamachi.

fonte Loredana Lipperini

martedì 16 dicembre 2008

Sul filo dell'ombra


Cosa c'è di più strano ed inquietante di un’ombra? Le ombre sono i messaggeri delle tenebre, sono fenomeni bizzarri, sono attaccate al corpo ma impossibili da catturare, crescono, diminuiscono scompaiono e ricompaiono e dopo il lungo girovagare nel giorno si ricongiungono alla notte. Lottando con l'ombra e usando immaginazione e creatività personaggi noti ci hanno insegnato a convivere con questa compagna che da sempre nei racconti, nella letteratura e nel mito viene trattata “ingiustamente” con sospetto.
Con l'ombra ci si può giocare, vedere come le forme prendono e assorbono dalla realtà la vitalità luminosa. E sebbene l'ombra sia privazione di luce o scambio/scontro ombra-luce tra oggetti-soggetti, l'ombra diviene abito inscindibile nella vita di ognuno di noi, di ogni attimo nella realtà e fisicità degli oggetti di uso quotidiano sospesi anche nella dimensione di una performance della durata di uno scatto, in uno sguardo, in dei ritratti, da una finestra. E il gioco ti permette di avere delle sfumature nello "sguardo" dell'obiettivo anche vicino, uno scrutare malizioso perché anche la malizia è un gioco. E' una libidine giocosa di vero appetito, volta a vedere quello che c'è sotto, dietro ogni velo, ogni sguardo, sotto un vestito, dietro ad un palco. E queste foto sono sul palco al quale fa da cornice una meravigliosa scenografia: la Realtà... tra luce ed ombra... sul filo dell'ombra!

La presentazione che ho qui riportato è la stessa che ho scritto in occasione della rassegna fotografica realizzata da Hi Foto dal titolo "Sul filo dell'ombra". Le opere presentate per l'occasione, dopo aver girato l'Italia, fanno ora parte dell'Archivio del Centro Italiano per la Fotografia D'Autore

Paola Scialpi

l'opera qui proposta ha per titolo
I cinque momenti della vita

sabato 13 dicembre 2008

Addio Bettie Page

La corta frangetta nera e i lunghi capelli corvini a incorniciare il sorriso simpatico e intrigante della donna dalla pelle di luna e dalle labbra carminio che è stata la prima pin-up della storia, simbolo dell'erotismo fetish senza mai sfiorare la volgarità. Era Bettie Page, all'anagrafe Betty Mae Page, nata a Nashville il 22 aprile del 1923 e scomparsa in un ospedale di Los Angeles, ma per sempre consegnata a quell'immaginario collettivo che ne ha fatto una delle modelle più imitate. Fino alla recente popolarità di chi chiaramente a lei s'ispira come Dita Von Tees, Bernie Dexter o Nina Elisabeth Page che ne riprendono i contrasti cromatici e le pose maliziose.

fonte l'Unione Sarda

venerdì 12 dicembre 2008

Jaqueline Nascimento

FANTASMAS

Passaram-se anos
para eu descobrir
que viver dá medo
que viver fere
Ferem as distâncias
e as impossibilidades
O vento sopra impaciente ao meu rosto
adágios impiedosos
lembrando-me do que não fui.
A chuva dilacera meu corpo
com chagas que não cicatrizam
esconde-me de meu passado
faz do mistério o meu abrigo.
A terra molhada beija meus pés
condenando-me às lamentações
E o que vejo diante de mim
enquanto afundo
senão eu mesma?
Sorrindo enquanto desejo chorar
calando quando desejo gritar
deixando que fantasmas
invadam meu quarto
durante as noites
em que não posso dormir
E agora que caminho selvagem
pelas florestas que habitam meu coração
vejo que os anos me envelheceram
com toda sua indiferença
ensinando-me o que é crueldade
E quando se vai a chuva
volta o sol a queimar
minha face
para cegar-me
diante de meu futuro
não me permitindo enlouquecer
para então reiterar
o quanto sou efêmera
E os prados por onde ando
à procura de mim
envolvem-me os braços
imobilizando minhas esperanças
ser mulher é luta!
dores
lágrimas
ou um conceito obscuro de felicidade
As mentiras em que me perdi
tornam à minha mente
com os anos banais
sempre eles
e me encontro com fotos esparsas
de uma infância ilusória
fotografias que voam em céu relampejante
e que em rasantes ameaçadoras
afligem meu corpo a ser enterrado
E meus dedos sujos
tentam me livrar de meu sepulcro
e o ar que já me falta
ri do meu desespero
aperta minha mordaça
ferindo meus lábios sequiosos
E o que vejo acima de mim
senão eu mesma?
Pisando o chão que me consome
chorando minha própria morte
estendendo-me inutilmente a mão
aceitando o consolo alheio
e a falta de coragem decretada
e a passagem de uma vida
que me deu e me tirou
tudo.
A terra de onde vim
novamente me recebe
sem revelar os seus segredos
sem explicar o que são as lágrimas
que um dia acreditei cristalinas
que um dia chorei
pensando ser recompensada
E agora que vejo a mim mesma
sepultando-me e fingindo dor
digo-me:
procura-te sempre
ainda que nunca te conheças
e dorme
porque o meu fantasma
não mais te atormentará.


Jaqueline Nascimento è nata a Timbó, Santa Catarina, nel sud del Brasile. Si appassiona per la letteratura all’età di 12 anni leggendo qualche romanzo della letteratura brasiliana.
È laureata in Lettere per la “Pontifícia Universidade Católica do Paraná” (PUCPR), dove ha studiato oltre la língua portoghese, l’inglese. Nella sua laurea ha vinto il Premio Marcelino Champagnat, merito accademico per il suo studio durante il corso. Nel 2007 ha ottenuto menzione d’onore nel “18º Concurso de Contos Paulo Leminski”, realizzato per L’Università Estadual do Oeste do Paraná (UNIOESTE), con il racconto “A mulher do Peixeiro”. Attualmente partecipa dell’Oficina di Letteratura a Curitiba con lo studio della teoria. Studia anche l’italiano nel Centro di Cultura Italiana. Scrive poesie e racconti. Tra gli scrittori che le hanno influenzato, sono Clarice Lispector, Machado de Assis, Dostojevski e Florbela Espanca.

giovedì 11 dicembre 2008

Almadressa e Livio Romano

Maria Beatrice Protino

Alias Almadressa

Presenta

“Transizioni: passaggi di sistema”
27 Dicembre – 31 Dicembre 2008, Oria (Br)
Palazzo Martini, p.zza Domenico Albanese

Special Guest :
Livio Romano, scrittore Marsilio ed Einaudi






“Transizioni: passaggi di sistema”
La trasformazione, il passaggio tra diversi linguaggi per un unico scopo: arrivare attraverso le immagini ad un’analisi del sociale che muta la cognizione dell’uomo in una realtà sempre più caotica e sempre meno comprensibile. Le immagini proposte in questa mostra di grafica artistica intendono essere non solo un semplice momento di manifestazione culturale fine a se stessa, ma vogliono rappresentare un momento di profonda riflessione su quanto circonda e agisce il nostro quotidiano. L’utilizzo della computer grafica aumenta l’impatto iconografico, venendo a porre l’attenzione su come i corpi, gli oggetti, le sensazioni si fanno messaggi continui di analisi e riflessioni sui loro stessi mutamenti.
Vivendo in un’epoca in cui la sociologia delle comunicazioni di massa, della pubblicità e dei media in generale impoveriscono qualsiasi dinamica relazionale, dove, come sostiene Noam Chomsky, ciascuno sta davanti al proprio televisore e poco importa di ciò che accade al vicino di casa, l’iconografia in questa sede presentata vuole farsi sintomo di ‘transizioni’ tra diversi linguaggi, culture, generi: per questo il “trans-gender” delle immagini non è meticciamento e dunque mancanza d’identità, ma tutt’altro: è recupero di una prospettiva “trans-culturale” e “multi-culturale”.
In linea con questa visione, la scelta dell’artista di un linguaggio comunicativo che prende da più parti: dal disegno alla pittura, al collage, all’utilizzo della grafica computerizzata sotto il segno di un’intenzione che travalica il desueto modello artistico del pittore che utilizza il pennello sulla tela per far proprio, invece, un dinamismo visivo e comunicativo che utilizzi più codici interpretativi.

domenica 7 dicembre 2008

Alessandra Bianco e le sue Carte Segrete


Carte segrete, l'antologia nasce dalla rassegna teatrale tenutasi a Bari a Luglio 2006. Una mappa coraggiosa dell’erotismo contemporaneo vissuto sulla pelle da 19 autrici, famose ed esordienti, dove solo il corpo e il desiderio dettano le regole. Un prisma, dalle mille sfaccettature, che indaga l’intimità delle donne, quella che sconvolge e appanna i sensi. L’amore, la passione, la trasgressione svelano un alfabeto di desiderio lontano dai pregiudizi, dal gender, dalle latitudini, dall’età.
Come in un seducente striptease Carte Segrete – Entra in scena l’eros intreccia ricordi, dettagli, fantasie del viaggio carnale eppure onirico che si è consumato sul palco del Teatro Duse di Bari durante l’omonima rassegna teatrale che ha visto attori professionisti maschi interpretare la scrittura erotica femminile, con l’innocenza della loro giovane età e il trasporto della lettura scenica. Da questa esperienza inedita e vibrante è nata l’antologia Carte Segrete – Entra in scena l’eros, testimonianza concreta di un vissuto senza veli che si prende la rivincita sul monopolio letterario del sesso forte, e si appropria di una sua identità, a lungo celata. Chi si fermerà ad ascoltare le storie di queste donne, urlate o sussurrate da segrete alcove, scoprirà una sensualità ed una sessualità che indossa ogni volta un abito diverso.
Memoria, assenza, violenza, tenerezza, perversione, sono tutti sostantivi femminili che appartengono all’universo dell’altra metà del cielo, trame di una tela intrisa di quotidianità e di slanci straordinari. Pezzi di un’unica storia con impresso a fuoco il marchio dell’amour fou.

Le autrici: Agata - Godimi…; Ersilia Cacace - Il bacio; Maddalena Capalbi - L’intesa; Cavalla golosa - La vie en rouge; Cristina Contilli - Sei venuta a Torino per restare?; Demily - Fra le coperte; Marianna De Lellis – Distrazioni; Anais De Nerey - Un incontro francese; Eliselle - Blu notte; Euridice - Dopo di te; FFLuna – Non era una notte qualunque; Gabidolores - Pitti Uomo; M. Maddalena Iovene - Carne cruda; Antonella Lattanzi -Il cliente non paga anche in calore; Cristina Leti - Camera oscura; Marina Pasqualini – Taglio; Marina Priorini – Sconosciuti; Rosewood – Dedicato; Tinta - Un amore indecente.

La curatrice Alessandra Bianco è giornalista e scrive dal 2001 per il quotidiano “Barisera”. Collabora per le pagine di cultura e spettacolo di numerose riviste locali e nazionali. Si occupa di editoria e organizzazione di eventi culturali. Esperta di cultura e letteratura erotica, ha curato per Nuove Produzione Spettacolari la rassegna Carte Segrete – Entra in scena l’eros in cui 24 giovani attori hanno interpretato a teatro i racconti erotici di autrici famose ed esordienti.

CARTE SEGRETE - ENTRA IN SCENA L’EROS
(a cura di Alessandra C. Bianco)
Lune Nuove 133
ISBN 88-497-0413-5
Prezzo: euro 10,00
Pagine: 120
fonte: www.fenomenoantologie.splinder.com

sabato 6 dicembre 2008

Loredana Lipperini ... ancora dalla parte delle bambine



Le eroine dei fumetti le invitano a essere belle. Le loro riviste propongono test sentimentali e consigli su come truccarsi. Nei loro libri scolastici, le mamme continuano ad accudire la casa per padri e fratelli. La pubblicità le dipinge come piccole cuoche. Le loro bambole sono sexy e rispecchiano (o inducono) i loro sogni. Questo è il mondo delle nuove bambine. Negli anni settanta, Elena Gianini Belotti raccontò come l'educazione sociale e culturale all'inferiorità femminile si compisse nel giro di pochi anni, dalla nascita all'ingresso nella vita scolastica. Le cose non sono cambiate, anche se le apparenze sembrano andare nella direzione contraria. Ad esempio, libri, film e cartoni propongono, certo, più personaggi femminili di un tempo: ma confinandoli nell'antico stereotipo della fata e della strega. Sembra legittimo chiedersi cosa sia accaduto negli ultimi trent'anni, e come mai coloro che volevano tutto (il sapere, la maternità, l'uguaglianza, la gratificazione) si siano accontentate delle briciole apparentemente più appetitose. E bisogna cominciare con l'interrogarsi sulle bambine: perché è ancora una volta negli anni dell'infanzia che le donne vengono indotte a consegnarsi a una docilità oggi travestita da rampantismo, a una certezza di subordine che persiste, e trova forme nuove persino in territori dove l'identità è fluida come il web.

posted on you tube by Feltrinelli video

venerdì 5 dicembre 2008

Una serata di solidarietà a Leverano















Ricevo e pubblico volentieri da Francesca Quarta di Leverano, una giovane donna impegnata da tempo nel volontariato, questa notizia di un incontro a Leverano in provincia di Lecce


L’Associazione Impegno e Solidarietà e l’Associazione Impegno per Leverano, presentano “Aspettando il Natale … con solidarietà”. L’incontro è previsto per il 6 dicembre 08 alle ore 19,00 presso la sede dell’associazione Impegno e Solidarietà in via S. Angelo 70 a Leverano (Lecce). Enzo Mega e Luca Bartolotti incontrano Salvatore Perfetto autore della raccolta “Arteria Poetica”. A seguito una degustazione di vini novelli a cura di Luigi Sances Presidente dell’Associazione I.L.P. Salento. Coordina Cosimo Massa.

fonte iconografica Moreno Paolini

giovedì 4 dicembre 2008

Luisa Ruggio a Più Libri Più Liberi presenta La nuca



Sabato 6 dicembre 2008 Roma - "Piu' Libri piu' Liberi"

Luisa Ruggio

Presenta

La Nuca (Edizioni Controluce)




Palazzo dei Congressi Eur - Start h.20

Sala Ametista

Intervento di Annamaria Ferramosca



Medioevo. Terra di Hydrunte. Una bellissima adolescente, sospettata di stregoneria perché innamorata delle parole, si traveste da uomo per diventare l'allievo di uno Scriptorium particolare.
Un luogo pieno di libri e inchiostri dove i maestri sono due fratelli. Un alchimista eremita e un arabo che colleziona nuche femminili, alla continua ricerca di quella perfetta per la stesura di un codice fatto di puro erotismo.
Insieme scopriranno la mistica della sensualità. E la forma più spirituale dell'amore.
Dopo le calde atmosfere di Afra, Luisa Ruggio torna a incantare i lettori con una favola gotica sul potere del desiderio. Una storia che è anche un commovente omaggio alla Scrittura, un tributo alla potenza incantatoria della Parola, sull'osmosi tra Filosofia occidentale e Favola orientale e un falso storico sulla vita immaginaria dell'alchimista di Soleto Matteo Tafuri.
Con una prosa poetica che batte un ritmo profondo, La nuca è l'analisi in forma di racconto dell'alchimia segreta che anima tutte le relazioni umane: la fascinazione, qualunque essa sia.
Un magnetismo ingovernabile che da secoli feconda la letteratura.

Luisa Ruggio, giornalista e scrittrice, vive e lavora a Lecce.
Ha scritto saggi sul cinema e la psicanalisi. Il suo romanzo d'esordio, Afra (Besa, 2006), ha vinto tre premi letterari.
È autrice del blog dedicato alla scrittura "Dentro Luisa" (www.luisaruggio.blogs.it). La nuca è il suo secondo romanzo.

mercoledì 3 dicembre 2008

Katia Ippaso, Le voci di Santiago a Più Libri Più Liberi 2008



sabato 6 dicembre, ore 18.00
Palazzo dei Congressi EUR Roma
SALA CORALLO
piazzale Kennedy, 1





presentazione del libro

Le Voci di Santiago
a cura di Katia Ippaso



primo volume del progetto editoriale
dell'ETI Ente Teatrale Italiano




edito da Editoria & Spettacolo

intervengono
l’autrice, Claudia Barattini , Donatella Ferrante
Pietro Raschillà, Attilio Scarpellini

Curata da Katia Ippaso, questa prima opera del progetto editoriale documenta la presenza dell’Italia, in qualità di ospite d’onore, al Festival Santiago a Mil 2008, presenza che ha segnato una svolta innovativa nella cooperazione culturale tra l’Italia e il Cile.

La promozione oltre confine, che vede l’ETI sempre in primo piano, stavolta ha toccato il Sud America ed il libro registra appunto l’esperienza del Festival cileno, al quale l’ETI ha affidato una compagine rappresentativa della scena italiana. Ma non solo. Le voci di Santiago, infatti, allarga lo sguardo sul presente - non solo teatrale - del Cile, raccogliendo preziose testimonianze di intellettuali ed artisti (da Alessandro Baricco a Rodrigo Bazaes, da Romeo Castellucci ad Antonio Skármeta, da Pippo Delbono a Ramón Griffero), operatori culturali ed istituzioni.

www.enteteatrale.it - www.editoriaespettacolo.it - 06.44013260

martedì 2 dicembre 2008

Rossella Bufano presenta la sua Edita

Edita, la mia società, nasce dall’amore per i libri e la cultura in genere e dallo spirito di appartenenza a una terra che come nessun’altra, pur facendosi odiare, ti lega indissolubilmente a sé.
Il Sud è come un terreno incolto, ararlo costa molta, troppa fatica, ma a coltivarlo si prende gusto...

Per certi aspetti mancano talmente tante cose che si può creare di tutto.
In Puglia, infatti, fino a ottobre del 2004 (data di costituzione di Edita) non erano attivi corsi in editoria, io son dovuta andare a Roma per farne uno. I service editoriali che impaginano e correggono libri erano una realtà solida a Bari, ma una chimera nel Salento.
È stata una sfida, ma anche una missione: interagire e contribuire all’evoluzione della cultura e delle opportunità locali.

È stato l’incontro tra due trentenni, io e il mio socio, con tanta voglia di “realizzare”, accomunati dalla sensibilità per i temi sociali e ambientali, a cui si sono uniti altri professionisti validi e animati dallo stesso fuoco per la cultura.

Oggi Edita offre i seguenti servizi: progettazione di prodotti editoriali (libri, calendari, brochure, ecc.), editing, impaginazione e correzione bozze, promozione letteraria, piano comunicazione e ufficio stampa, formazione in campo editoriale (editing, correzione bozze, grafica e impaginazione editoriale di prodotti cartacei e multimediali, traduzione in casa editrice, comunicazione e promozione), realizzazione siti e dvd.

L’azienda organizza anche incontri letterario-culturali e pubblica la rivista on line Ripensandoci (www.ripensandoci.com) per la promozione della lettura e la valorizzazione della storia locale e non. La rivista riunisce un gruppo di giovani intellettuali. La convinzione che motiva la redazione è che la “conoscenza” è alla base della libertà. La conoscenza favorisce il senso di responsabilità e guida verso scelte consapevoli e la riscoperta della cittadinanza attiva.

Edita ha anche realizzato vari prodotti cartacei e multimediali e di promozione aziendale sia per enti che per privati. La sensibilità per i temi sociali e ambientali guida scelte di pratica quotidiana come la raccolta differenziata e l’orientamento della nuova attività di Edita, la pubblicazione di testi di antropologia sociale e terzo settore.

A 14 anni leggevo libri sotto la veranda della mia casa, nella Valle d’Itria, e pensavo che sarebbe stato bello leggere per professione... Oggi a 34 anni è il mio lavoro...

rossella bufano

Per ulteriore informazioni:
www.editando.it
www.ripensandoci.com
http://editaliteraryagency.blogspot.com
http://ripensandoci.wordpress.com
info@editando.it
redazione@editando.it
0832-304445

domenica 30 novembre 2008

In punta di libro …12 mie opere dedicate ad Anna Palmieri per il quarantennale della sua Libreria

Roberto Cotroneo ha dedicato un suo libro a lei, e alla storia della sua libreria voluta fortemente con il marito Edo. Dice Roberto Cotroneo in un’intervista rilasciata a Sandra Petrignani sul numero di Panorama del 7 febbraio 2006: “Edo era un ex calciatore che amava i libri e voleva aprire una libreria. Anna insegnava. Gli diede lezioni private perché lui voleva prendere il diploma liceale. Si conobbero così. Insieme aprirono la libreria Palmieri, nel centro di Lecce. Io lei l'ho conosciuta entrando nel suo negozio. Mi colpì la sua storia, che in città conoscono in molti”.
In occasione dei quaranta anni di attività della Libreria Palmieri,ho voluto dedicare ad Anna Palmieri una piccola grande mostra dal titolo “ In punta di libro ....”, dodici opere grafico – pittoriche che danno corposità al libro come vero protagonista delle nostre vite e delle società che s’impegnano, liberamente ispirate ad opere di autori tra gli altri come Italo Calvino, Alberto Moravia, Dacia Maraini.
La mostra è dedicata a tutti coloro che come Anna Palmieri amano veramente il libro, che sono ancora capaci di emozionarsi dinanzi ad un bel romanzo e comunque dinanzi alla buona scrittura.
Qualcuno ha detto “ la bellezza ci salverà “ e la cultura è il miglior veicolo per la salvezza.
Come avrete potuto notare sino al 15 dicembre 2008 esporrò alcune mie opere all’interno della rassegna “The Portable Show” curata da Stefania Carrozzini alla rinomata galleria d’arte Broadway Gallery di New York (USA).

Mostra grafico- pittorica
6-19 dicembre 2008

Libreria Palmieri
Via Trinchese, 62 - Lecce

mercoledì 26 novembre 2008

Le mie opere alla Broadway Gallery di New York






The Portable Show curated by Stefania Carrozzini at the BROADWAY GALLERY
December 1 to December 15, 2008



PATRONAGE: FONDAZIONE D’ARS OSCAR SIGNORINI ONLUS PRODUCTION AND ORGANIZATION: I AM. (INTERNATIONAL ART MEDIA) Milano – New York City – Beijing


Artists: NATALIA BERSELLI, ALESSANDRA COCCHI, ADRIANA COLLOVATI, MARCELLO DIOTALLEVI, ANNA GHISLENI, LIVE ART, SILVA NIRONE, ANNALISA PICCHIONI, PAOLA SCIALPI, KARL STENGEL

Broadway Gallery is pleased to announce the exhibition The Portable Show curated by Stefania Carrozzini and organized by I AM. (INTERNATIONAL ART MEDIA) from December 1 to December 15, with an opening reception on December 4, 6 p.m.

The exhibition features ten artists from Italy. For the show the curator contributes a text called Art Travels in Time and the Space of Creation. “Art travels and its vectors are physical and mental. It expands on the net; it dematerialises, yet at the same time it does not abandon substance and takes shape in all living forms; it maintains an outer layer, a shape that is perceivable in the real spatial and temporal dimension. Everything is in constant movement, things, ideas, people. They leave traces of energy in space. Time, in the game of creation, unites them in a unique design.”

Digital art has upset the traditional aura of the work of art and its physical immanence and the perceptive categories that we are used to. However, there is still a question to be asked. Why do artists continue to covet the tangible object, matter? Why do they insist on working on canvases, on marble, on paper, on the environment? Why not all take refuge in the virtual? Why not give themselves wholeheartedly to the cause of the immaterial? The temporal dimension that we are immersed in imposes its limits, freedom of movement, too. Should the idea inevitably take shape in matters such as searching for the most suitable body in which to reveal itself to the physical world, so as not to be shipwrecked in this ocean of images one has to manage and equip oneself as best as one can? A bit like in the film Cast Away in which Zemeckis, the main character played by Tom Hanks, a professional forwarding agent, an expert on national and global travel, tries to makes sense of his life and to resist the void that engulfs him. For the shipwrecked Zemeckis, the survival of symbols is more important than the material, more urgent than eating or sleeping, and for this reason he does not build a house; he does not give birth to a second universe that reminds him of his normal life. Nothing of all that. His fetish, his security blanket on the desert island, is a ball on which he has drawn a woman’s face in blood. It is this object that helps him hold on to a will to live. Perhaps destiny and the sense of art is just this: to nourish with symbols the body of the imaginary, establishing an ongoing effective relationship with reality. It is an attempt to heal, a need for redemption from the ontological loneliness within the subject itself, that which is anyway innate.

The technological deluge we are subjected to has not banished our desire to establish a concrete relationship with the object. Rather, it has filled it with even more expectations, symbolic references, whether one refers to an aesthetic or constructive dimension of the works of art. Beyond the means with which we express our need to give voice and substance to the imaginary, there remains the will of the human being to witness the power of thought and that which moves the law of the Universe and the process of creation. The exhibition is composed of 60 artworks, small-sized, mixed media, digital photographs, paintings, and drawings.

lunedì 24 novembre 2008

Maria Viteritti, Al di là del muro. A cura di Francesco Sasso


La purezza dell’invenzione e la verosimiglianza dominano la struttura del romanzo. La trama è congegnata con abilità. La scrittrice gioca le sue carte con maestria, inserendo anche sottili osservazioni sui lati oscuri e impenetrabili della mente umana.

Ambientato in un tempo non molto lontano da noi, Al di là del muro non convoca pseudorealtà né pseudoprofezie, ma percorre la strada di una realtà possibile.

Riporto la nota di copertina:

Tecnologie avanzatissime elaborate dal dottor Leibnitz rendono possibile trasferire la vita da un individuo all’altro; Giorgio, pupillo dell’illustre ricercatore, è quotidianamente all’opera per incontrare i donatori ed organizzare l’appuntamento che spegnerà un’esistenza per risvegliarne un’altra, congelata nell’attesa.
Ma questa routine viene ad un tratto turbata e il cinico “spettatore” della vita e della morte si trasforma in un giovane medico agitato da inquietudini e domande angosciose.
Frammenti di ricordi spezzano la sua freddezza, mentre il pianto notturno proveniente dalla casa accanto lo obbliga ad interrogarsi, lo spinge verso una tentazione d’amore, fino a rivelazioni sconvolgenti.
Una storia scritta magistralmente, capace di coinvolgere il lettore in una vicenda che al sapore dell’oggi mescola terribili ipotesi di domani. [...]

La storia è narrata con equilibrio. L’ordine cronologico della vicenda è continuamente sconvolto da brevi intromissioni di flash-back in cui la voce narrante, che passa dalla prima alla terza persona, lentamente ci svela alcuni brandelli della vita del protagonista che tanta parte hanno nella vicenda. Insomma, il romanzo è portato avanti con equilibrio.

Infine, lo stile è piacevole e limpido. La medietà della lingua è tipica di tanta letteratura di consumo. Buon romanzo d’esordio.

francesco sasso (www.retroguardia2.wordpress.com)

Bio-bibliografia

Maria Viteritti nata a Faenza, dal 2004 è giornalista pubblicista. Nel 2006 ha pubblicato il libro, tratto dalla sua tesi di laurea, La fabbrica dei sogni. L’immaginario infantile nel cinema di Tim Burton - Effatà, Cantalupa, Torino, 2006, vincitore del premio Carver. Nel 2008 i romanzo d’esordio Al di là del muro - Lupo editore, Salento, 2008

[Maria Viteritti, Al di là del muro, Lupo editore, 2008, pag.176, € 13.00]

sabato 22 novembre 2008

mercoledì 19 novembre 2008

Nancy Motta ... il mondo in un click!
























































Nancy Motta nata a Brindisi il 13 aprile, vive a Bologna dal 1983, nel1992 inizia la sua professione di fotografa come free-lance, seguendo la vita dei profughi dell’ex Jugoslavia nei campi di accoglienza dell'Emilia Romagna e la realtà sommersa dei senza fissa dimora, partecipando alla nascita della rivista "Piazza Grande" che segue sino al 1996.
In in questi anni collabora con le redazioni dei quotidiani e settimanali quali: La Repubblica e L'Unità, Panorama, Famiglia Cristiana, L'Espresso. Realizza servizi e per enti pubblici e privati, una collaborazione dal 1996 con la CGIL e la FIOM la porta sempre più a ritrarre il mondo del lavoro.
Dal 1992 iniziano i suoi reportage esteri, dall'area dei Balcani: Albania ex Jugoslavia Montenegro Macedonia e Kossovo, dove si è recata più volte.
nel 1994 è in Iraq dove realizza servizi fotografici su l'embargo e la diversità religiosa vi torna poi nel 2003 per raccontare la caduta del regime di Saddam Hussein, seguono reportage in Siria per documentare la vita dell’etnia Curda nelle comunità clandestine, in Israele Cisgiordania e Gaza con diversi viaggi dal 1999 al 2005, è Ciapas nel 2003 per un lavoro sulle comunità indigene, in Armenia nel 2004, in Togo nel 2005 e in diversi paesi e città europee.

In Italia continua a lavorare come fotografa di cronaca , segue eventi della politica nazionale e su incarico di enti pubblici, privati e organizzazioni nazionali è distribuita dalle agenzie Olimpia e successivamente Emblema .
Nel 2005 lascia l’agenzia e intensifica l’attività su propri progetti, collaborando con organizzazioni non governative, realtà industriali, ed enti locali.
Partecipa alla nascita dell’associazione culturale UFO unione fotografi organizzati, per la diffusione della fotografia attraverso corsi di formazione e organizzazione di mostre fotografiche incontri sulla fotografia

Al suo attivo la pubblicazione di libri fotografici:
Nel 2000 " Otranto Albania Kossovo 1999/1992 un viaggio a ritroso" pubblicato dall'editrice Argo, con il patrocinio dell’UNHCR, il libro racconta momenti di vita dei cittadini di etnia albanese dagli sbarchi a Otranto indietro alle frontiere di Macedonia Montenegro e Albania passando per l'inizio della guerra in Kossovo nel 1998 la crisi albanese nel 1997 sino al 1992
Nel 2002 "Terra" pubblicazione fotografica realizzata per la regione Puglia, edita da Mosaico. Le immagini riguardano la vita degli agricoltori dei pescatori dei pastori una realtà lavorativa difficile ma ricca di saperi e cultura e che rischiano di perdersi con la modernità
Nel 2003 "Iraq la guerra continua" il libro racconta l' Iraq dal 1992 sino al dopo Saddam volume edito per l'Arci di Ravenna
Nel 2005 “Harmattan tutta la complessità dell’africa nel piccolo stato del Togo” editrice Mandragora di Imola
Nel 2006 “ Acqua, una risorsa di vita e di pace” il volume realizzato con il GVC (un ONG di Bologna)e la Comunità Europea per la visibilità dei progetti sull’acqua in Israele e nei Territori Palestinesi
Nel 2006 “ Infanzia senza Diritti Umanità senza Futuro” realizzato per il comune di Anzola per la giornata sui diritti dei minori
Nel 2007 riedizione del voluma “ Infanzia senza Diritti Umanità senza Futuro” per il comune di Minerbio
Nel 2008 “ Brindisi un altro sguardo” realizzato per il Comune di Brindisi in occasione della visita del Papa

martedì 18 novembre 2008

Ogni luogo è buono per leggere
















Il Salento e altre storie
“OGNI LUOGO E’ BUONO PER LEGGERE”


Biblioteca Comunale

Venerdì 21 novembre ore 18,00


nella Casa di Borgo San Nicola con le donne, nel carcere di Caterina Gerardi.
Interventi di Francesca Conte, avvocato penalista, Elisabetta Liguori, scrittrice, Luigi Tarantino, giudice di sorveglianza.


Info:
BIBLIOTECA COMUNALE
via Risorgimento, 19 – Tel. 0833 596235 / 596235
e-mail bibliotecamica@comune.tuglie.le.it
Referente: Franco Sperti
SERVIZIO CIVILE
Tel. 0833 / 596521
e-mail: urp@comune.tuglie.le.it
Referente: Piero Rocca

domenica 16 novembre 2008

Elisabetta Bucciarelli ... più pop di così si muore!
















Il primo racconto di narrativa risale al 1989, si intitola:L'arte è morta, evviva l'arte!, è inserito nell'antologia Crimine pubblicata da Stampa Alternativa, Marcello Baraghini Editore.
Travestimenti di natale, La Repubblica
Topi d'arte, Il Giornale
La Mora, Inchiostro
Quasi come lei, Inchiostro
Erotic Food, 100 cose, Mondadori editore
Forse esisto, Delitti e Misteri
Adesso è già dopo, antologia Cara Famiglia, Keltia editore
Quadri di fogna, antologia Città violenta, Addictions editore
I Miei migliori amici . Cronache dal fantastico mondo dell'arte, Vegetali Ignoti editore.
La gola del Sarchia, antologia Suicidi falliti per motivi ridicoli, Coniglio editore.
Il paradosso dell'arciere, antologia Uccidere per sport, Todaro editore
Happy Hour è il primo romanzo.
Dalla parte del torto è il secondo.
FEMMINA DE LUXE nella collana diretta da Luigi Bernardi, l'ultimo uscito

Voce di Katarina Frostenson

Mostro, mettiti intorno a me, che cos'è che dovrò
sentire. Grande e inspiegabilmente muta, una coperta di
cavalli Occhio, naso, lobo temporale, la guancia
è coperta la mia bocca,
perchè sei dimenticata Un filo viene messo dentro,
un gusto di
minerali, sale Il piede sale per il passaggio stretto,
bianco e ignoto in me, il tratto giunge E l'aria è
forte, e fredda, e nera e alta Adesso bruco
l'erba del mondo

traduzione di Enrico Tiozzo
fonte fotografica www.pressbild.com
da Poesia, Crocetti editore, n. 232

giovedì 13 novembre 2008

Irene Leo intepreta Claudia Ruggeri. Lamento della sposa barocca

Il mio Laboratorio di Ricerca sull'arte contemporanea

A Lecce, in via Caracciolo 19, nei pressi della Chiesa del Carmine, il primo Laboratorio di Ricerca sull'Arte Contemporanea, diretto da me. La sede del laboratorio che contiene un centro documentazione sull'arte contemporanea italiana e internazionale, è a disposizione di quanti vorranno attivare un dialogo sulle diverse latitudini e codici dell'arte contemporanea e promuovere personali spunti di ricerca attraverso la consultazione del materiale disponibile.
Il progetto del Laboratorio di ricerca si muove anche attraverso la richiesta, rivolta alle più prestigiose realtà espositive italiane, di un contributo documentativo di qualsiasi formato e supporto, inerente al personale percorso di ricerca espositivo, che confluirà poi, successivamente nella banca dati del laboratorio stesso. In una terra come Il Salento, ricca di contraddizioni, ma anche generosa da sempre nel promuovere incroci e scambi nella produzione intellettuale e artistica, era forse giunto il momento di pensare un luogo, una piccola Biblioteca di Babele, dove la memoria dell'arte e il pensare l'arte anche come servizio sociale, viene non più a cristallizzarsi solo su pochi personaggi di spicco o folkloristici , che quasi come in un filmato a circuito chiuso vengono riproposti ora su questa rivista da un tal critico ora dati in pasto al pubblico in una data rassegna, ma costruisce senso piuttosto, giorno dopo giorno, nella riflessione, nella consultazione, nel libero confrontarsi di idee e percorsi, un pò forse ricordando i laboratori di discussione organizzati nei primi del '900 da Gurdjieff a Mosca come a Parigi. E questo è il mio mondo.

La foto dell'atrio del mio laboratorio è di Ornella Cucci

martedì 11 novembre 2008

Grafica digitale: la mia diversificazione dell’immagine di Maria Beatrice Protino, in arte Almadressa

“The girl is two girls?”: una donna con quattro braccia e quattro gambe è un’immagine che mi piace definire sintetica perché elaborata mediante computer attraverso una manipolazione digitale. La sua finalità è quella di creare un mini-mondo simbolico; la legittimazione in un suo proprio codice. Si tratta, infatti, di un’immagine-linguaggio, che struttura un proprio universo di simboli utilizzando un procedimento per così dire ‘immateriale’ perché basato su processi logico-matematici astratti quali appunto quelli computerizzati.
Naturalmente, ci muoviamo in un ambiente simbolico che non ha nulla a che fare con l’esperienza perché rappresentazione della mente.
Per fare un esempio pratico, prendo come punto di riferimento la vita dentro il circuito urbano di una metropoli. Se mi limitassi a scattare delle foto o a riprodurre con la matita ciò che vedo, finirei solo per fare una descrizione oggettiva di quell'ambiente. Se, invece, sottopongo quelle foto a degli opportuni effetti grafici digitali dettati dalle mie sensazioni in quel luogo, allora riesco a esprimere la mia interiorità, perché quelle immagini –manipolate- avranno ombre, colori e distorsioni o addirittura saranno riformulare e ricostruite utilizzando un codice che è il mio modo di percepire, del tutto soggettivo.
La rielaborazione di immagini implica, quindi, un processo di trasformazione di un’immagine data per ottenerne una nuova. Spesso detto processo si combina con quello di integrazione, cioè di composizione di una nuova forma, di un nuovo oggetto, utilizzando più immagini date.
Quello che ho utilizzato, allora, non è più, quindi, applicazione legata esclusivamente alle professioni del disegno tecnico o del marketing, i cui effetti possono essere quelli tipici di una cd “creatività di servizio”, di tipo ludico e spettacolare come quella ampiamente utilizzata dalla pubblicità e dal cinema; non più la logica della falsificazione o della duplicazione del reale sotto forma di iper-realtà, alla quale la pubblicità ci ha ormai abituati, ma, finalmente, la creazione di una diversificazione dell’immagine in opposizione all’anonima massificazione mediatica.
Questo ritengo sia il modo nuovo e finalmente radicale per esprimere “la rivoluzione del nostro tempo, prima fra tutte la cibernetica e internet, la cui conseguenza più evidente sul piano sociale sta nel rafforzamento della perversità dei processi di globalizzazione, cioè la diffusione su base planetaria dell’ideologia del capitalismo di mercato e dei principi della democrazia occidentale” (Demetrio Paparoni, L’arte contemporanea e la sua ridefinizione): l’utilizzo degli stessi mezzi che il sistema ha creato per combattere il sistema stesso e fare in modo che l’arte riconquisti un campo d’intervento nuovamente predominante e per lungo tempo perso.

domenica 9 novembre 2008

Amy Lee splendida dama in nero!








Evanescence, rock band americana da Arkansas, è nato per soddisfare Amy Lee e Ben Moody in un campo a metà degli anni'90. Presto un gruppo costituito attorno al due fondatori e hanno registrato un demo che ha attratto radio locali

sabato 8 novembre 2008

Oksana Zabuzhko e il suo Sesso Ucraino

Fosse ancora viva, Simone De Beauvoir, con molta probabilità, parlerebbe di “Sesso Ucraino: Istruzioni per l’uso” (Besa editrice)come della bibbia del femminismo ucraino anni ’90. In realtà il fortunato bestseller di Oksana Zabuzhko – uscito in questi giorni nell’edizione italiana, a distanza di dodici anni dalla sua pubblicazione in patria – non è opera che si presta a facili analisi e a interpretazioni univoche.
Formalmente un romanzo, il libro della scrittrice di Lutsk colpisce sin dalle prime battute per la complessità della prosa. Una prosa immaginifica, dal ritmo nervoso, inviluppata in un magma lavico stratificato, a tratti autoreferenziale, denso di rimandi e citazioni che ricordano “attitudinalmente” le pagine di Virginia Woolf e Ingeborg Bachmann.Il flusso di coscienza che lo pervade, alternando e mescolando piani e sguardi complementari – memoria/presente, Ucraina/Stati Uniti, prosa/poesia – è strumento efficace per fare riemergere - spesso lasciando poco all’immaginazione, talvolta servendosi proprio del potere dell’immaginazione - un io femminile soffocato da anni di sesso sterile ed igienico.
Il ricordo del freddo amplesso nella dacia, memoria che riaffiora dalla gioventù della protagonista (Oksana stessa?) fotografa emblematicamente la sessualità nella defunta Unione Sovietica.Quella che Joseph Roth in “Viaggio in Russia” chiama “unione sessuale non preceduta da alcun corteggiamento, da alcuna seduzione, da alcun rapimento d’anima”.
La portata provocatoria del libro non sta dunque nella descrizione iperrealista di coiti reali o presunti, desiderati o abiurati, quanto nel suo andare a scardinare quella concezione femminile, trait d’union tra zarismo e stalinismo, già stigmatizzata dallo scrittore galiziano nel 1926. “Sesso Ucraino” è in effetti un libro politico. Prende le mosse da Roth, attualizza la lezione di Kundera in chiave femminile e servendosi di un approccio memore dei gender studies statunitensi – l’autrice ha vissuto e lavorato a Pittsburg come lecturer universitaria – approda fino all’Ucraina, alla disperata ricerca di una propria identità, degli anni ’90.
Le profonde modificazioni politico-culturali intervenute nel Paese negli ultimi dieci anni, oggi sempre più proiettato verso l’orbita europea, ma pur sempre afflitto da un’emigrazione endemica, fanno del libro “oltraggioso” della Zabuzhko una lettura ancora più interessante. Un classico, come sottolinea nella interessante postfazione il traduttore italiano Lorenzo Pompeo.

di Massimiliano Di Pasquale

In foto una mia opera "Traccia di donna n.1"
Paola Scialpi

fonte Affari Italiani (canali libero)

mercoledì 5 novembre 2008

sabato 1 novembre 2008

Io al mio Laboratorio di Ricerca sull'arte contemporanea


Voglio condividere con voi una parte del mio "piccolo universo", dove nascono le mie migliori idee

La foto che mi ritrae in action painting è di Ornella Cucci