domenica 22 agosto 2010

Aravo le mandorle di Franca Cicirelli (Besa editrice)












Aravo le mandorle è una raccolta di racconti di media lunghezza intervallati da brevi «interludi» che rappresentano delle istantanee, scatti fotografici veloci su un particolare, un carattere, un personaggio.

Quello che emerge dalla descrizione di figure e di storie appena abbozzate e solo apparentemente distaccate le une dalle altre è il vivo affresco di un tempo che passa e non passa in un quartiere solare del Sud. L’insieme dei racconti si sgrana come un unico rosario in cui a parlare sono voci passate e presenti, calde, rabbiose, volitive e perse di un sud contraddittorio e aspro.

La scrittura dei racconti, densa di immagini, alcune volte di visioni, parte dagli anni ’40 del secolo scorso, rivelando scenari minori, piccoli rituali, religiosità popolare, giochi di strada, alterchi e dicerie e si inoltra negli anni tra ritornelli di canzoni, aspettative talvolta appagate, senso del comico che è l’altra faccia del tragico.


Franca Cicirelli, nata a Bari, vive a Toritto. Da anni accompagna l’attività di insegnamento alla proposta di laboratori espressivi e sperimentazioni creative. Ha ideato e condotto numerosi laboratori oggetto di mostre e piccole pubblicazioni. Ha scritto e illustrato la fiaba Camilla e il pirata Caravaggio (Edizioni la Meridiana).

sabato 21 agosto 2010

La mummiona e altre storie di Nicoletta Santini (Prospettiva editrice)



















ll libro - Un libro di favole modernissime e dinamiche. Le pagine scorrono con una totale libertà d'invenzione; di tutto può succedere (e succede) alla stramba comitiva che, sfuggita alla routine domestica, e viene invece travolta da situazioni paradossali, come sfuggire da un'enorme mummia appena risvegliatasi, andare a caccia di uno spiritello da chiudere in un vaso, salvarsi dai gatti-zombi, dissuadere uno strano corteggiatore della gatta Panino, per nulla propensa ad una storia d'amore. La narrazione è quasi esclusivamente affidata alle battute dei personaggi, con un dialogo ininterrotto che sembra la sceneggiatura di un cartoon, e li rende simpatici e fortemente caratterizzati. Ognuno si esprime in modo diverso, con un suo intercalare tipico, così che sembra di sentire le voci di questi animali umanizzati e pieni di risorse.


L'AUTRICE - Nicoletta Santini è una pittrice surrealista e dipinge con varie tecniche su diversi supporti per creare una rappresentazione evocative della relazione colore-luce. Partecipa attivamente alla vita artistica nazionale con mostre personali e collettive, ottenendo riscontri critici positivi. I suoi lavori sono presso collezioni private e pubbliche. Altra sua passione è la scrittura che l’ha portata a vincere diversi premi letterari come: “Lorenzo Montano Anterem”. Ha pubblicato con la Prospettiva editrice nella stessa collana anche il romanzo dal titolo “Le avventure della gatta Panino-Panino” – 2002.

Mi chiamo Brian di Laura La Penna (Besa editrice)












"Mi chiamo Brian" è la storia di un ragazzo difficile la cui identità era stata persa per fortuna avversa sin dall’età di quattro anni. L’amore, l’amicizia, il coraggio e la fede in questi valori fanno riemergere quello che c’è in ognuno di noi anche quando il sogno sembra impossibile.

La storia di Brian può essere la storia di ognuno di noi: quando diamo per scontato che ogni cosa che abbiamo ci appartenga di diritto e per sempre…; quando pensiamo di non avere niente, abbiamo ancora tutto da conquistare.


Laura La Penna nasce a Lecce l’ 8 aprile del 1967 da padre pugliese e madre toscana. Ha vissuto in varie città d’Italia sin dall’età di nove anni. Ha frequentato il liceo classico e si è laureata in giurisprudenza. Dall’età di ventisei anni vive a Lecce dove si è sposata. Ha due figli e lavora in banca. Oltre alla famiglia ama leggere, dipingere su ceramica. Una passione per la scrittura (sin da bambina) mai resa esplicita prima.

venerdì 20 agosto 2010

E' tutto normale di Luciano Pagano (Lupo editore)





















Quando incuriosita da un premio letterario vinto da uno scrittore sconosciuto o ai primi esordi, compro quel libro, spesso rimango delusa e mi convinco che forse quei premi sono dati non per meriti, ma per conoscenze. Leggendo "E' tutto normale" di Luciano Pagano (Lupo editore) ho avuto invece la sensazione di trovarmi dinanzi ad un'opera scritta non da un autore giovane (Pagano lo è solo anagraficamente) ma da uno scrittore ormai al suo ennesimo romanzo. Questo capita quando lo scrittore sa fare il suo mestiere, quando sa essere capace di capire come toccare le corde emotive del lettore, come tenerlo legato alla sua opera dalla prima pagina all'ultima. Una storia d'amore su un tema attuale e controverso quello della "adozione" di una vita (prima bambino/poi adolescente/poi giovane)per una coppia omosessuale. Pagano costruisce la storia in modo egregio senza sdolcinerie ma con fermezza e sostiene questo atto d'amore fino a convincere il lettore. Pagano ha avuto la maestria di far muovere chi legge tra le pagine del libro come se la storia appartenesse ad amici conosciuti da sempre e ... finito di leggere il libro si ripensa a quella storia. Bravo Pagano, aspettiamo il prossimo convinti che la letteratura salentina e non solo, con te si arricchisca sempre di più (Paola Scialpi)

Maria Urtica di Maricla Boggio (Besa editrice)












Maria Urtica, sfollata in un paese del Canavese per sfuggire ai bombardamenti, vive dai nonni con la mamma mentre il padre va e viene in bicicletta dalla città dove lavora. In un mondo straziato dalla guerra la realtà le si manifesta come un universo misterioso; il suo aquilone si trasforma in pavone, una trota guizzando dal torrente canta l'impresa dei partigiani che hanno bloccato i tedeschi minando un ponte sulla Dora, le vecchiette nella notte si riuniscono in volo, una collina si dischiude rivelando una casa gentilizia, gli esseri più miseri risplendono di bellezza, il divino si incarna in una decrepita lavandaia, gli angeli custodi si riuniscono in chiesa per discutere dei loro protetti, mentre i partigiani guidati dal leggendario Piero Piero lottano contro il nemico. L'elemento religioso è vissuto dalla gente come difesa dalla morte attraverso la Madonna, gli Angeli, il Pesce della vetrata della chiesa. Momento culminante, la rappresaglia dei tedeschi a seguito di un attacco partigiano, scongiurata dopo faticose trattative a cui prendono parte il parroco, i nobili della Villa e l'intera popolazione. Nel dialetto usato in alcuni momenti le parole acquistano risonanze più forti che in italiano. Alcuni episodi sono veri, come parecchi personaggi, pur trasfigurati dalla mente di Urtica. Quando tutti finalmente festeggiano la liberazione, Maria Urtica - lei sola - vede scorrere nel cielo una processione trionfante, a cui prendono parte figure antiche del paese, i santi patroni e i ragazzi uccisi, insieme a San Giorgio e al Drago divenuto mansueto.


Maricla Boggio è autrice prevalentemente teatrale; tra i suoi testi, fra mito, storia e attualità, Schegge - vite di quartiere; Gardenia - sette giornate e un tramonto; Caracciolo - dramma in commedia; La stagione dei disinganni - Alfieri a Parigi incontra Goldoni e sogna Gobetti; Spax, su pace, guerra e responsabilità personale.

Docente di drammaturgia all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, si è diplomata in regia con Orazio Costa di cui prosegue il metodo mimico: suo

Il corpo creativo - la parola e il gesto in Orazio Costa. Fra i libri di saggistica e narrativa, Ragazza madre, La monaca portoghese, Storie e luoghi segreti del Piemonte, La Nara - una donna dentro la storia, Il volto dell'altro - aids e immaginario con Luigi M. Lombardi Satriani e Francisco Mele, e Come una ladra a lampo con Giuseppe Bucaro e Luigi M. Lombardi Satriani, Farsi male.

Per Besa dirige la Collana "Passato e presente teatro" in cui sono usciti a sua firma Il volto velato su Teresa di Lisieux e Le Isabelle - dal teatro della Maddalena alla Isabella Andreini, due volumi che documentano il teatro femminista in Italia a cui ha dedicato anni di attività.

giovedì 19 agosto 2010

Parola per parola di Christine Deroin (Besa editrice)













A ottantasei anni Fiorentine si concede una fuga: si ritira in gran segreto in un appartamento non ancora abitato. Attraverso questa “follia” che fa scalpore, Florentine rompe con la monotonia della sua esistenza di vecchia signora, con un modo di vita rurale che non ha saputo evolversi e nel quale vede impietrirsi i nipoti. Nella sua casa vuota Fiorentine vive qualche giorno di assoluta felicità. Di riflessione anche. Rivede il film della sua vita, annota ciò che è cambiato, prova a immaginare il futuro per lei e per i suoi. Soprattutto, Florentine cerca di scrivere. Poiché l’insolita vecchia signora ha sempre amato le parole. Così, parola per parola, sotto la penna di Christine Deroin, si disegna il ritratto di una donna energica e sensibile che, rifiutando di rinchiudersi nella nostalgia, opta con risoluzione per la vita.

Christine Deroin ha 44 anni. Dopo aver seguito corsi di teatro, adatta per le scene I fratelli Karamazov di Dostoïevski e L’herbe rouge di Boris Vian. In seguito, avvia un lavoro di scrittura romanzesco. Si trasferisce nel Centro della Francia dove fonda una compagnia teatrale per sviluppare la creazione e l’animazione in ambiente rurale. Nell’autunno 2002 è tornata a Parigi, ma ogni settimana continua ad occuparsi di laboratori di scrittura e di teatro in provincia. Nel 2003 ha ottenuto con Mot à mot il “Premio Murat. Un romanzo francese per l’Italia”.

mercoledì 18 agosto 2010

Passaggi di stagione di Antonella Ossorio (Besa editrice)












Non ci soffermiamo abbastanza sulla possibilità che la Storia possa anche essere determinata da avvenimenti mancati. Sappiamo che non si fa con i "se", ma è pure innegabile che il corso delle circostanze prenda una piega piuttosto che un'altra in virtù di quanto non è stato e poteva essere. Gli eventi non accaduti hanno un modo segreto di verificarsi, e di condizionarci. Specie quando pensiamo alla vita di un uomo, a ciò che chiamiamo "il suo destino", è molto facile percepire quanto sia segnato da equivoci e da occasioni perdute. I racconti della Ossorio si muovono tutti su questo versante invisibile della Storia.


Antonella Ossorio è nata a Napoli, dove vive e lavora. Autrice e traduttrice di numerosi libri per l'infanzia, ha esplorato altri generi letterari scrivendo per quotidiani e antologie. Tra i suoi lavori Racconti di fine millennio (2000), Il sapore dei corpi e altri racconti (1999), Raccontandosi, dodici sguardi di donne (1997).

Passaggi di stagione è la sua prima raccolta personale.












martedì 17 agosto 2010

Pellegrino di Provenza di Silvana Bedodi (Besa editrice)














Sullo sfondo della Provenza medievale segnata da lotte dinastiche e ondate ereticali, si svolge la vicenda esistenziale di Romieu de Villeneuve, il Romeo di Villanova che il Paradiso di Dante ha consegnato alla fama come esempio di onesto consigliere mandato in rovina dalle calunnie di corte. La condizione di "pellegrino" di Romeo è già segnata in questo nome che il destino gli impone in una misteriosa profezia al momento della nascita. Figlio di nobili decaduti, costantemente irrequieto e sospinto dal desiderio di nuove esperienze e di nuove prove per la propria intelligenza, esce dalla miseria, trova la pace in un monastero per approdare, poi, alla corte del conte Raimondo Berengario, divenendone saggio consigliere. Il suo orgoglio e l'inappagata ricerca del senso dell'esistenza - più che l'invidia dei cortigiani - lo conducono alla scelta di lasciare quel mondo in cui non si riconosce, per tentare ancora la "conoscenza". E ora la strada intrapresa lo porta, ormai avanti negli anni ma non meno lucidamente curioso, a diventare lettore e sostegno del vecchio e cieco Padre Berengario, zio di Raimondo e, per lui, sempre amico comprensivo e sincero. Il protagonista di questo romanzo, frutto consapevole dell'immaginazione sia rispetto all'elegiaco personaggio dantesco che al Romeo della realtà storica, è l'uomo del Medioevo che si distingue dagli altri per vivacità intellettuale e ampi orizzonti e che non trova il senso dell'esistenza né nella fede tradizionale né nell'eresia che nega la vita.

Silvana Bedodi (1956) vive e lavora a Cuneo. Appassionata di studi classici, si diletta a scrivere soprattutto su argomenti storici. Pellegrino di Provenza è il suo primo romanzo.

lunedì 16 agosto 2010

Silenzi di Karla Suarez (Besa editrice)












Una famiglia numerosa e piena di contraddizioni, in cui ognuno tiene nascoste le sue verità più crude. Un alcolizzato, un consumatore di droghe leggere, un aspirante poeta, uno scienziato, ognuno con un suo modo di vedere il mondo, ma ognuno vivendo il mondo nella stessa città. Una città, L'Avana, che si trasforma col passare degli anni e le cui trasformazioni condizionano il destino di tutti i personaggi. Una bambina che diviene donna, che osserva e racconta. Non giudica ma impara dalle persone, le studia e scopre le centinaia di silenzi che si nascondono dietro ad ogni volto. Il primo, intenso romanzo di una autrice che con i suoi racconti si è fatta conoscere e apprezzare in Sudamerica e nel nostro paese.


Karla Suárez è nata a L'Avana nel 1969. È autrice di numerosi racconti premiati in vari concorsi e pubblicati su riviste e antologie in Spagna, Messico, Argentina e Cuba. In Italia suoi racconti sono usciti nelle antologie A labbra nude (Feltrinelli, 1995), La baia delle gocce notturne (Besa, 1996), Rumba senza palme né carezze (Besa, 1996).

domenica 15 agosto 2010

Le foglie morte di Bárbara Jacobs (Besa editrice)














"Le foglie morte, un eccellente esercizio narrativo. Si ha l'impressione, durante la lettura, di ascoltare una partitura corale magistralmente interpretata da voci da camera." Robert Saladrigas, La Vanguardia.

Un narratore collettivo che corrisponde alla voce dei figli ormai adulti evoca la figura del padre, un socialista americano che in gioventù lotta per le sue idee e partecipa come volontario alla guerra civile spagnola e che nell'età adulta vive nel ricordo delle battaglie perse, trasformandosi nel corso degli anni da giovane ciarliero e festaiolo in un uomo taciturno e solitario. L'unica costante della sua vita sarà la passione per la lettura che, se da giovane lo spingeva ad agire, da vecchio gli offre la possibilità di fuggire ogni contatto con il mondo esterno. Con una prosa apparentemente ingenua e deliziosamente fresca e musicale che riesce a commuovere e far sorridere, Bárbara Jacobs ci regala la storia di un idealista deluso, di una famiglia, di una guerra e di molte sconfitte. Un bellissimo omaggio al padre, un toccante dono d'amore filiale ad opera di una grande scrittrice messicana.

Bárbara Jacobs, nata a Città del Messico da madre messicana e padre statunitense di origine libanese, è autrice di diversi libri di saggi e di racconti tradotti in varie lingue. Con Le foglie morte ha vinto il prestigioso premio "Xavier Villarutia".

sabato 14 agosto 2010

Senza bagagli di Elvira Dones (Besa editrice)












Era costretta a sorvegliare attentamente parole e pensieri, ma a parte questo Klea Borova possedeva quasi tutto ciò che poteva desiderare. Un giorno riceve persino il dono più prezioso che il partito (molto raramente) concede: il diritto di andare all’estero, di uscire nel mondo. L’amore spinge Klea a tradire la sua Repubblica Socialista, la sua famiglia, i suoi amici e suo figlio: non tornerà più in Albania. Ma sarà l’inizio di una vita libera, oppure la fine della libertà di sognare?


Elvira Dones è nata a Durazzo, Albania, nel 1960. Dopo gli studi in lettere all’università di Tirana si è occupata di programmi culturali e di cinema per la televisione albanese e per gli studi cinematografici di Tirana. Dal 1988 vive e lavora in Svizzera.

venerdì 13 agosto 2010

Ponolani: fiabe e leggende afro-cubane di Dora Alonso (Besa editrice)













Con il suo stile poetico profondo e tono accusatorio, Dora Alonso narra la dolorosa storia di una schiava africana che, ancora bambina, viene strappata dal suo villaggio di Sama Guenguení, portata a Cuba e venduta al mercato di schiavi di Guantánamo.

I racconti qui presentati furono narrati all’autrice dalla sua “tata” Emilia, nata schiava e figlia della schiava Ponolani, rapita in Africa.


Dora Alonso è la maggiore scrittrice cubana contemporanea. Ha vinto il premio Nazionale della Letteratura Cubana, due Premi Casa de las Americas, un Premio Nazionale del Ministero dell’Educazione e un Premio Nazionale del Teatro.

Giornalista, scrittrice, sceneggiatrice per radio e televisione, predilige i racconti e i romanzi per bambini, dove non mancano mai accenni all’ingiustizia della schiavitù e alla barbarie del razzismo.

giovedì 12 agosto 2010

La badessa di San Giuliano di Marisa Di Bello (Besa editrice)














Questa è una storia d’altri tempi, di un’epoca lontana per usi, costumi, linguaggio. Di luoghi immobili nel loro isolamento. Essa prende spunto da vicende realmente accadute agli inizi del secolo scorso in un convento
del Sud. Attestati da un fitto carteggio tra Curia e convento, i fatti che si svolgono esattamente un secolo fa parlano di disordini, contrasti e malignità varie che determinano la chiusura di quel convento e la secolarizzazione
di molte suore.
Su questa trama di eventi storici si inserisce l’infelice e travolgente storia d’amore di suor Crocifissa, badessa di San Giuliano, e il ricco proprietario terriero Pietro Forzano, come storia emblematica, summa di tante storie di donne, della loro impossibilità di sceglier e liberamente e consapevolmente il proprio destino.

Marisa Di Bello è nata a Pisticci (MT) e vive a Bari. È pubblicista iscritta all’Albo dei Giornalisti di Puglia dal 1983 e ha iniziato a pubblicare dal 1979. Ha collaborato a numerosi periodici tra cui “Cosmopolitan”, “Noi Donne” e da oltre venti anni collabora alla rivista di cultura ed economia “Nelmese” con rubriche e interviste.
Tra le inchieste pubblicate: “Le Ragazze degli Anni Ottanta” per le Edizioni Levante, Bari; “Viaggio nei Pianeti Diversi” sui gruppi di tendenza per “Nelmese”; “Donne Nere” per “Cosmopolitan” sulle mutilazioni sessuali subite
da donne musulmane presenti a Bari; “Isole”, inchiesta radiofonica in 10 puntate trasmessa da Radionorba, sui vari gruppi etnici presenti sul territorio.

mercoledì 11 agosto 2010

Era estate a quel tempo di Nicoletta Verzicco












I colori della Puglia e la città di Lecce con i suoi luoghi impregnati di impronte millenarie fanno da cornice a questa storia che dai giorni nostri risale a un passato intricato. Maria Luisa è protagonista e artefice della ricerca che la porterà a conoscere le sue origini con l’aiuto della sua amica di infanzia ritrovata. Tra il mare azzurro e la terra rossa del Tacco d’Italia le parole scritte si dipanano in un crescendo di mistero, giungendo a un finale che lascia il lettore senza fiato.


Nicoletta Verzicco è nata Milano, è vissuta a Bari, è attualmente ospitata da Rimini. Ha pubblicato la silloge Il sangue dei Papaveri (2007). È presente in Senza fiato a cura di Guido Passini (2008). È attirata dalle immagini e da esse nascono i suoi scritti, come il lavoro nato con la fotografa Lui Tasini pubblicato su “ScrittiInediti” o le suggestioni critiche alle opere di Luca Freschi. Collabora con quotidiani locali e nazionali. Era estate a quel tempo è il suo primo romanzo.

Susanne Wenger di Paola Caboara Luzzatto (Mef, Firenze Atheneum)



















Susanne Wenger, nasce a Graz, in Austria. Muore nel gennaio 2009 a Oshogbo, in Nigeria, dove si era trasferita dal 1949. Susanne Wenger è stata un punto di riferimento nella cultura e nella tradizione religiosa dei culti yoruba. Era Susanne Wenger che innalzava templi alle loro divinità e addirittura era una sacerdotessa in alcuni di quei culti. Nel 2005 l'UNESCO ha riconosciuto la zona delle Sacre Grotte da lei costruite ad Oshogbo come patrimonio mondiale dell'umanità. Il libro “Susanne Wenger, artista e sacerdotessa” (Mef – Firenze Atheneum) rigorosamente con una sezione in italiano ed una in lingua inglese che ho ricevuto dall’autrice/curatrice Paola Caboara Luzzato narra le vicende di questa donna straordinaria.

La Luzzato che ha vissuto in Nigeria per ben dieci anni, ha avuto modo di conoscere la Wenger e dal 1972 ha cominciato la sua avventura di scrittura e redazione di tracciati, sensazioni, mondi che ruotavano attorno a questo personaggio singolarissimo e inquieto. Ora l’approccio metodologico a mio avviso seguito nella stesura dei contenuti di questo lavoro, è certamente da ricollegarsi a quello dell’antropologia culturale, ma senza ombra di dubbio posso asserire che la puntualità e il rigore adottati dall’autrice/curatrice non inficiano la bellezza e l’estrema fluidità con cui si legge il libro. Dunque si parla di una donna, un’artista, una sacerdotessa che incarna esattamente il senso di non appartenenza ad alcuna filosofia, dogma, o credo politico tipico degli artisti e intellettuali cresciuti tra la prima e la seconda guerra mondiale.

La Wenger si affida alla Luzzato in una testimonianza che ha molto di confessione auto/terapeutica, ma con tutta l’anticonvenzionalità di rigide categorie psicanalitiche a noi note soprattutto come tradizione junghiana e freudiana: ovvero questo suo parlare lo fa da donna, femmina, e mistica. Un libro che parla di una necessità atavica della Wenger a stabilire una sua propria identità, a cercarla, attraverso la ritualistica dei culti degli yoruba in un continuo oscillare tra pulsioni inconsce, subconscie e iperuraniche. Un lavoro splendido, che fa luce su un personaggio davvero immenso ancora tutto da scoprire (stefano donno)

martedì 10 agosto 2010

Leggerezze di Monica Dini (Besa editrice)












A ogni pagina di questo libro siamo di fronte a una leggerezza molto particolare, una leggerezza sostenibile perché retta dalla più genuina e ineluttabile materia di vita: personaggi comuni in situazioni limite, sempre vicini a un punto di rottura ma senza la forza per oltrepassarlo, che svelano, in piccoli gesti allo stesso tempo contenuti e disperati, la discreta tragedia della vita quotidiana.

Donne sopraffatte dal lavoro domestico, la cui prigione è la cucina in cui l’anelito femminile alla libertà si confonde con i profumi degli intingoli. Donne che fuggono o danno di testa, che si contano le rughe davanti allo specchio, computano gli anni, si sentono vecchie già a quarant’anni. Uomini che mettono su una tonnellata di sintomi, impongono il dominio coniugale sui figli, si rammaricano che il primogenito non somigli nemmeno un poco a loro.

Ci sono uomini dei quali le donne possono fidarsi, e altri da cui scappare, vite da costruire insieme o fughe improvvise e furibonde. Il gioco è tutto lì e forse non si tratta solo di una storia di pura e semplice sopravvivenza.


Monica Dini vive e lavora a Camaiore, paese della campagna toscana. Ha pubblicato la raccolta di racconti brevi Sulle Corde (2006). Altri suoi racconti sono usciti sulla rivista on-line Sagarana.

lunedì 9 agosto 2010

L'uomo alla finestra di Anna Belozorovitch (Besa editrice)














L’uomo alla finestra, un unico corpo lirico, è la metafora inquietante di un essere infelice che nasconde gravose pene nel suo cuore e le cui labbra sono conformate in modo tale che il respiro sia affanno e desolazione. Il narrare poetico della giovane poetessa di origini russe racconta l’incessante desiderio di un’anima di ricucire una vita lacerata dai ricordi, dai non detti, dalle occasioni mancate.
Un canto, quello dell’Uomo alla finestra, in bilico tra l’inferno e le nuvole.

Anna Belozorovitch è nata a Mosca nel 1983, ma è vissuta tra Portogallo e Italia, dove si è stabilita nel 2004. Si occupa di pittura e teatro. Per Besa ha pubblicato la raccolta di poesie Anima bambina (2005).

domenica 8 agosto 2010

Genealogia femminile di Ljiljana Habjanovic Djurovic (Besa editrice)













Attraverso racconti familiari trasmessi nel tempo, rivivono storie di donne straordinariamente sensibili e appassionate, ma costrette dai canoni di una tradizione atavica, che fa dell'onore un valore assoluto e alienante, all'imperativo categorico dell'essere moglie e madre, pena il perdere per sempre se stesse. Sullo sfondo, circa cento anni di vicende montenegrine, dai fasti della corte dei principi Petrovic, dalla dominazione austriaca nel territorio di Cattaro, fino alla Jugoslavia di Tito. Sapientemente caratterizzate dalla prosa vigile di questo romanzo, in mezzo a un mondo di mercanti avventurieri, sacerdoti ortodossi, militari ribelli e aristocratici arbitri della vita altrui, emergono a tutto tondo figure femminili fermate per sempre al momento del disincanto e del precipizio interiore, mentre rimane sotteso il cupo senso dell'ineluttabilità della sofferenza.


Ljiljana Habjanovic Djurovic è nata 1953 a Krusevac in Serbia. Laureata in scienze economiche, ha lavorato in un'agenzia turistica "Putnik" a Belgrado e come giornalista del mensile "Duga" . Dal 1995 si dedica esclusivamente alla scrittura. Il suo primo romanzo, L'uccello pubblico (1989), è stato il primo romanzo erotico femminile in ligua serba; tutti gli altri suoi libri - Anna Maria non mi amava (1991), Iva (1994), Genealogia femminile (1997) e La piuma di pavone (1999) - sono di carattere autobiografico e sono incentrati su storie di donne in Serbia e Montenegro negli ultimi due secoli.

sabato 7 agosto 2010

Certe notti di Alejandra Costamagna (Besa editrice)













Quindici racconti, quindici storie inedite che spaziano dal romantico al noir, quindici bozzetti letterari che confermano ed esaltano, una volta di più, le qualità narrative di una delle scrittrici più capaci della nuova letteratura cilena. Alejandra Costamagna affronta il tema del distacco, della mancanza di comunicazione, del tradimento, che minano – e, qualche volta, addirittura compromettono – le relazioni umane più importanti, quelle tra genitori e figli, tra mariti e mogli, tra fratelli, amanti e fidanzati. Una galleria di personaggi vari che riservano pulsioni imprevedibili, messe a nudo dalla sensibilità introspettiva dell’autrice.
Filo conduttore delle vicende narrate è lo sfondo, costante e discreto, di certe notti cittadine. Il buio della città nasconde e amplifica tensioni e affanni, in taluni casi si limita a sviscerarli, in altri li fa esplodere in tutta la loro crudezza, fino all’epilogo
più tragico, più inaspettato.

Alejandra Costamagna è nata a Santiago del Cile nel 1970. Ha pubblicato il suo primo romanzo, En voz baja, nel 1996, ricevendo l’elogio unanime della critica. Due anni dopo è apparso Ciudadano en retiro (trad. it. Café Royal, Besa editrice, 2001), cui hanno fatto seguito Cansado ya del sol (2002), Últimos fuegos (racconti, 2005), Dile que no estoy (2007).
Suoi racconti sono stati pubblicati in diverse antologie. Come giornalista, ha lavorato ai quotidiani La Nación e El Mercurio e collabora con diverse riviste.

venerdì 6 agosto 2010

Angeli Armati di Diana Chuli (Besa editrice)













Angeli armati narra una storia di tradimenti all’interno di un’unità partigiana ai tempi della resistenza albanese contro l’invasione tedesca. In questo ultimo lavoro dell’autrice albanese c’è un fratello che non esita a fucilare sua sorella perché ha tradito la “causa” innamorandosi, ci sono “compagni” infidi, comandanti meschini che agiscono per salire di grado nell’ascesa al potere, donne gelose e perfide, spie a buon mercato che agiscono nell’oscurità. Ma Angeli armati narra anche, soprattutto, una tragica storia d’amore, quella tra Dorothea e Aleks, rei di avere infranto le regole ferree della lotta armata, di avere attentato all’integrità morale dei partigiani e macchiato l’onore di tutta la resistenza.


Diana Chuli (Tirana 1951), giornalista, ha scritto i romanzi Eëri i largët (La voce lontana), 1981; Rrethi i kujtosës (Il circolo della memoria), 1984; Dreri i trotuarëve (Il cervo dei marciapiedi), 1990; Reguiem, 1991. Per Besa ha pubblicato nel 2002 Scrivere sull'acqua. Da alcuni suoi testi sono state tratte sceneggiature teatrali. Collabora a diverse testate culturali, ha tradotto diverse opere di Jean Paul Sartre, Andre Jide, Simone de Beauvoir ed è stata premiata come “Scrittrice dell’anno 2007” dall’associazione degli editori albanesi.

giovedì 5 agosto 2010

Sesso ucraino: istruzioni per l'uso di Oksana Zabužko (Besa editrice)













La protagonista del romanzo, una giovane donna ucraina, vive chiusa in un mondo a parte fatto da un lato di alienazione e solitudine, dall’altra si muove sul filo di paranoie, tentazioni morbose, relazioni estreme, umiliazioni e mutilazioni di amori alla deriva, che si intrecciano come in un unico organismo di carne, purezza e perversione. Un libro splendido e allucinante.


Oksana Zabužko è nata a Lutsk nel 1960. Oltre ad avere un ruolo di primo piano come scrittrice nel suo paese, è anche una personalità di spicco del movimento democratico ucraino. Come poetessa ha risentito l’influenza di nomi come la Cvetaeva e la Bachmann. Sesso ucraino: istruzioni per l’uso è il suo biglietto da visita nel mondo della letteratura contemporanea mondiale.

mercoledì 4 agosto 2010

Viaggio nel Salento di Maria Brandon Albini (a cura di Sergio Torsello) di Kurumuny edizioni. Prefazione di Eugenio Imbriani




















«La stessa donna che mi recitava nel Salento le strofe dei lamenti funebri in cui sentivo ribattere ad ogni verso il nome di Caronte, mi raccontava due minuti dopo come e perché figlie e nipoti sue emigrino come operaie, nelle valli del Rodano, in Svizzera, dove imparano a difendersi aderendo ai sindacati. E le stesse ragazze che si occupano della cernita del tabacco negli stanzoni dei baroni leccesi, e che spesso fanno sciopero per ottenere aumenti di salario, cantano, per ritmare il loro monotono lavoro, strofe di cinque secoli fa»: sono parole con cui, nelle pagine conclusive di Mezzogiorno vivo (Milano, Ercoli, 1965, opera uscita due anni prima in francese, Midi vivant, Paris, PUF), Maria Brandon Albini affronta un grande tema del meridionalismo, quello della trasformazione sociale e culturale, in particolare delle classi più povere; e lo fa assumendo una posizione critica, articolata, autonoma, una volta che è riuscita a sottrarsi da un lato al fascino dei luoghi e delle persone incontrate nelle regioni del sud italiano che così tanto ama, frequenta, studia, dall’altro a qualche profezia apodittica pronunciata da grandi intellettuali della sinistra italiana, relativa alla morte di quelle pratiche ed espressioni della cultura popolare che qualcuno ancora si ostinava a studiare. Brandon Albini legge invece i segnali di grande vitalità di quelle forme, che, oltretutto, nel dopoguerra hanno permesso un formidabile rinnovamento della produzione colta, dal romanzo alla poesia al cinema, che hanno sfruttato con larghezza temi e linguaggi del mondo popolare, riprendendo, peraltro la lezione di Verga, Pirandello, D’Annunzio. Data di discrimine è il 1945, quando finisce la guerra ed esce Cristo si è fermato a Eboli; il memoriale di Levi descrive un mondo trascurato, colpevolmente dimenticato nell’epoca fascista, e lo pone sotto gli occhi miopi o disattenti dei lettori borghesi e cittadini; esso accende l’attenzione, in Europa e oltreoceano, sulla Basilicata e, per estensione, sull’Italia meridionale, povera, contadina, che si direbbe ancorata a modelli di vita arcaici, addirittura precristiani, immersa in un tempo primitivo, circolare, che non impone cambiamenti. Ebbene, è facile cogliere la deriva mistificatrice di questa concezione: il mito dell’immobilismo, ricavato a torto, afferma l’autrice, dall’opera leviana, presente in molta letteratura successiva e nel neorealismo (penso, per esempio, al commento scritto da Salvatore Quasimodo per il film La taranta di Gianfranco Mingozzi), in generale, configura un discorso fatalista, cieco di fronte alle aspre condizioni sociali ed economiche che hanno rallentato o impedito i processi di trasformazione. Sappiamo bene, infatti, che nel dopoguerra il movimento contadino in Lucania era caldissimo e molto organizzato, così come in altre regioni del Mezzogiorno; conosciamo l’efficacia e i risultati dell’occupazione delle terre, conosciamo la forza d’urto dell’organizzazione delle tabacchine, particolarmente nel Salento. Per apprezzare queste contraddizioni, il potere e l’incombere dei retaggi culturali, la loro forza sottile e pervasiva e nello stesso tempo il faticoso e duro insorgere dei cambiamenti, bisognava mettersi in viaggio, programmare incontri, intavolare dialoghi con le persone del luogo. La conoscenza prodotta in questo modo, come è ovvio, non è solo libresca, e l’approccio critico tiene conto delle situazioni e dei problemi reali, vissuti. Il Viaggio riproposto in queste pagine da Sergio Torsello rappresenta in modo esemplare un approccio del genere, tanto più leggibile in quanto la scrittura ha l’andamento leggero e il piglio quasi occasionale degli appunti, onestissima, ma non ancora costretta nel rigore analitico, frutto di una rimessa in ordine di annotazioni «prese di giorno in giorno, attorno alle quali si sono annodate le mie riflessioni» non definitive: spunti che meritano altre meditazioni, luoghi che meritano dei nuovi viaggi. All’autrice interessa particolarmente la persistenza di modelli culturali arcaici in un contesto estremamente composito, laddove vecchi linguaggi e strane credenze convivono con realizzazioni di una cultura cittadina molto raffinata, le chiese barocche ospitano varianti di culti mal sottomessi alla dottrina cattolica, le leggende incrociano le storie di santi, si canta la morte con toni, gesti e parole profani. C’era un universo sommerso che conveniva esplorare, sorprendentemente ricco, e la Brandon Albini vi si immergeva lasciandosi orientare da guide sapienti e discrete, intellettuali colti, spesso giovani, studiosi della storia e delle consuetudini locali; ma se pietrefitte e lamenti funebri rinviano a un «mondo immemoriale», a «una eredità di tradizione e di civiltà rurale e magica», ecco che a Castrignano dei Greci, in casa della vecchia Concetta, prefica e maga, proprio lì, si apre il capitolo della lotta sociale, si toccano i temi dell’emigrazione e del lavoro: è lei, infatti, la donna con cui ho aperto queste poche pagine, che appare come testimone privilegiata in Midi vivant, dopo aver ricevuto la visita della scrittrice, raccontata nel Viaggio: «Son tutti emigrati in Svizzera, mi dice una delle giovani nuore di Concetta: ci vanno da marzo a novembre, anche le donne, a coltivare i campi, a potare, raccogliere frutta e legumi, a metterli in cassette, e via dicendo. Guadagnano bene, tornano qui alla fine della stagione, ripartono l’anno seguente. Dei loro salari vive la famiglia. E poi portano qui idee nuove: il sindacalismo, le leggi di difesa operaia… Impariamo a vivere». La realtà degli «interessi presenti» si fa più forte dei meccanismi tradizionali, ed è interessante scoprire giovani donne impegnate a fuggire le pratiche più antiche, la mancanza di istruzione, a cercare maggior sicurezza nel lavoro. Brandon Albini, coglie, insomma, l’avvio di una vera e propria rivoluzione, di un cambiamento radicale, di un movimento che subirà una forte accelerazione; le formiche, per citare Tommaso Fiore, non sanno star ferme: esse riescono in imprese che spaventerebbero un popolo di giganti. Alcune leggende parlano della presenza dei giganti nel Salento, ma nessuno di essi è sopravvissuto.

Fanny Owen di Augustina Bessa-Luìs (Besa editrice)













Un giovane rampollo sfaccendato, un gazzettiere e futuro grande romanziere, la figlia di un ufficiale inglese di stanza in Portogallo in un’epoca conturbata di invasioni e guerre civili sono i protagonisti di questa storia. Ma è un triangolo amoroso atipico quello che Fanny Owen racconta, fatto più di parole e fiumi d’inchiostro, amicizie incallite e amori frustrati, passioni che rasentano il morboso.

Misurandosi con un episodio reale della vita dello scrittore Camilo Castelo Branco (1825-1890), Agustina Bessa-Luís, con la sua scrittura aforistica e straordinariamente indelebile, scolpisce alcune delle figure più memorabili di tutta la sua ricchissima produzione narrativa.

Da questo romanzo, il regista Manoel de Oliveira trasse il capolavoro Francisca (1981), segnando l’inizio di una delle più proficue collaborazioni nella storia del rapporto fra cinema e letteratura.


Nata nel 1922 presso Amarante, nella regione del fiume Douro, Agustina Bessa-Luìs si è imposta sin dagli anni ’50 all’attenzione di pubblico e critica con un’incessante attività letteraria, decisamente eccezionale per qualità e alacrità (ben oltre cinquanta titoli fino a oggi). I suoi libri, tradotti in tutto il mondo, le sono valsi, fra l’altro, i prestigiosi premi Unione Latina (1997) e Camões (2004).

martedì 3 agosto 2010

La notte sotto il gelsomino di Maïssa Bey (Besa editrice)













Con una scrittura sciolta e vivace, fornendo soltanto gli elementi indispensabili, l’autrice descrive le sue protagoniste, i loro sentimenti e i loro risentimenti in modo assolutamente magistrale. E pur toccando temi scottanti e attuali, con il suo stile riesce ad accordare frasi taglienti e parole che scorrono come un dolce mormorio, senza mai cadere nella ridondanza. Intrise di pudore e di sobrietà, queste novelle sembrano uscire dal più profondo della memoria: quella di Maïssa Bey, quella della donna algerina, quella dell’Algeria.


Maissa Bey è nata nel 1950 a Ksar-el-Boukhari, nel sud dell’Algeria. È fondatrice e presidente di un’associazione di donne algerine, «Parola e scrittura», in seno alla quale anima laboratori di scrittura e di lettura. È autrice di romanzi, racconti e opere teatrali: Au commencement était la mer (1996), Nouvelles d’Algérie (1998), A contresilence (1999), Cette fille-là (2001), Entendez-vous dans les montagnes (2002), Eclats de silence (1999), La plume et le couteau (2003).

domenica 25 luglio 2010

Password di Caterina gerardi a cura di Paola Lena






"Triestèfotografia", è organizzata dall'Associazione culturale "Juliet", e alla Galleria Comunale d'Arte Arturo Fittke viene proposta una mostra di fotografie della leccese Caterina Gerardi dal titolo "Password" a cura di Paola Lena

[.... Una raccolta fotografica di tombini, un gioco di incastri metallici e figurativi, una sintesi grafica di decine di chiusini provenienti da varie città d'Italia e da alcune città della Germania e della Grecia. [...Tombini dal valore evocativo, passaggi che portano dalla luce all'ombra e viceversa; una "chiave d'accesso" che,se aperta, unisce il visibile con i segreti dell'invisibile, il razionale con l'irrazionale, il consapevole con il rimosso. Immagini di chiusini dal sensoriale grafismo che sembrano richiamare, con imprevista eleganza stilistica, i disegni di preziosi arazzi e di raffinati tessuti stampati in bianco e nero; immagini da "calpestare" e "vestire" su una strada indistinta, fra materia e sogno. Nelle foto di Caterina, dunque, c'è un'inaspettata e sublime armonia, un senso estetico che attrae inevitabilmente; nei suoi tombini ci si può cadere senza farsi male e, con un finale a sorpresa, ridere del suo stesso accattivante sorriso. [Fabiola Faidiga]

fonte iconografica Radio popolare salento