venerdì 15 dicembre 2017

A Torino c'è BOW

A Natale noi de I Quaderni del Bardo Edizioni non vogliamo …






















Non vogliamo porti davanti a dubbi amletici di alcun tipo, ma sappiamo che è un fatto: alcuni di noi hanno sviluppato una forte idiosincrasia al Natale e vivono dicembre stringendo i denti e la cinghia, aspettando fiduciosi l’arrivo della Befana (che tutte le Feste si porta via, urrà!), mentre altri ascolterebbero “Jingle bells” sorseggiando dell’ottimo spumante 365 giorni all’anno.
Su http://www.iquadernidelbardoedizioni.it/  troverai  il modo di essere altro, di essere altrove, di  essere oltre! Buona lettura con i nostri libri

Carlo Ludovico Ragghianti e l’arte in Italia tra le due guerre

Dalla Caverna alla Luna | Viaggio dentro la collezione del Centro Pecci ...

mercoledì 13 dicembre 2017

Art For Excellence 2017: l'inaugurazione

Grande successo per l'esposizione di arte contemporanea Magister Artis

Al di qua delle Palpebre di Roberto Shambhu ( I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno) OGGI alla Libreria Gilgamesh di Taranto





















Al di qua delle Palpebre di Roberto Shambhu cronache e prassi di un onironauta ( I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno) sarò presentato alla Libreria Gilgamesh di Taranto in via Guglielmo Oberdan 45, mercoledì 13 dicembre 2017 alle ore 18,30. Presenta l’autore Stefano Delacroix (scrittore).È previsto l’intervento dell’editore Stefano Donno.

Roberto Shambhu oltre il sogno

giovedì 7 dicembre 2017

Esce per i Quaderni del Bardo Edizioni Al di qua delle palpebre. Cronache e prassi di un onironauta di Roberto Shambhu





















"Il sogno lucido, come arte divinatoria, è realmente il ponte tra il terrigeno e il superno? È una pura funzione vitale, una meccanica circadiana o, piuttosto, la visione onnisciente, l'estensione edenica del supercosciente? Roberto Shambhu scaglia arditamente i suoi astragali negli universi del non-tempo, conducendoci in quella dimensione "altra" dell'esistenza, stillandone un metodo, cogliendone una pratica." (Dall'introduzione di Stefano Delacroix)

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Stefano Donno artista salentino partecipante a “REPLAY/Il vizio dell’errore” II Edizione. Collettiva d’arte contemporanea a cura di Benedetta Spagnuolo















Inaugura oggi Giovedì 7 Dicembre alle h.18:00 in Sala Messina (Ex pescheria di Giarre-CT) la II Edizione della Collettiva d’arte contemporanea “REPLAY/Il vizio dell’errore” organizzata da “Artisti Italiani” e a cura di Benedetta Spagnuolo. Anche quest’anno artisti da tutta Italia proporranno al visitatore “flashback della loro vita” riflessi su opere visive e performance, dove in questo caso la cura per uscire dal limite del “ripetersi” è proprio l’atto del “mostrarsi”; il vernissage aprirà con un audio performance dal titolo “E’ umano”. L’architettura gioca anch’essa un ruolo fondamentale nel progetto, dove i moduli ripetuti delle vetrate riprendono la tematica in questione; “Replay” infatti riflette esattamente il concetto di serialità. In un dialogo inevitabilmente collegato alla contemporaneità più attuale, le opere e l’architettura sono opposti e allo stesso tempo coincidenti, come pelle e scheletro, come centro e periferia. La mostra sarà visitabile tutti i giorni fino al 17 Dicembre 2017. “REPLAY” ‹rìiplei› s. ingl. [dal v. (to) replay «giocare, o rappresentare, di nuovo», comp. di re- e (to) play «giocare»] o meglio ancora: “RIPETERE”. Sembra paradossale, a volte perfino assurdo, ma spesso le persone tendono a ripetere comportamenti che le hanno danneggiate e si rimettono in situazioni già sperimentate e pericolose dal punto di vista emotivo e/o fisico; questo accade per molte ragioni e in realtà segue una logica interna perfettamente comprensibile, sebbene in apparenza anomala. Questa tendenza a ripetere lo stesso “errore” si chiama “coazione a ripetere” ovvero la tendenza a ripetere la stessa cosa; la coercizione a compiere ripetutamente le stesse azioni è il principio per cui una persona cerca di superare qualcosa di irrisolto che affonda le radici nel remoto passato, rimettendosi nelle identiche circostanze che provocarono quell’antica difficoltà.
Sigmud Freud parla proprio di questo nel libro “Al di la del principio di piacere” del 1920: "Ciò che rimane privo di spiegazione è sufficiente a legittimare l'ipotesi di una coazione a ripetere, che ci pare più originaria, più elementare, più pulsionale di quel principio di piacere di cui non tiene alcun conto".
Ma perché ripetiamo lo stesso errore? In realtà noi tendiamo a ripetere la stessa “soluzione” e non lo stesso errore. Ognuno di noi, in passato, ha adottato una strategia, una soluzione per uscire da certe difficoltà; questa strategia ha delle conseguenze e tra queste c’è anche il famoso “errore”. Quindi questo comportamento nasce perché ci sembra istintivamente la cosa più ovvia e giusta da fare, esattamente come lo è stato in passato, ma il fatto che lo sia stato in passato non ci costringe a ripeterlo in futuro, anche perché spesso la stessa strategia può provocare più danni che benefici. Allora perché lo facciamo? Semplicemente perché le soluzioni a noi più familiari o le abitudini (anche se sbagliate) ci sembrano le più giuste se non addirittura le uniche. Per uscire da questi continui “Replay” la strada è quella della consapevolezza del riconoscere il meccanismo del quale si è vittime e di essere capaci di “frenarsi” quando questa abitudine si manifesta. Questa collettiva vuole essere un’affermazione dei propri errori e desidera soprattutto offrire spunti per uscire da questo limite, perché mostrarsi significa in questo caso prendere “atto” delle proprie azioni. Replay è il vizio dell’errore, da percorrere, da varcare, da ripetere…. replay….replay….replay…
Artisti: Giuseppe Aicolino / Pinuccia Alì / Elvezia Allari / Lorella Cerquetti / Mirko Colletti / Anna Compagnone / Roberta Conti / Nicoletta Cossa / Jordan Cozzi / Stefano Donno / Ilaria Finetti / Antonio Lucarelli / Serena Semeraro / Giselle Treccarichi / Rosetta Tronconi.


Data: dal 8 al 17 Dicembre 2017
Vernissage: Giovedì 7 Dicembre - H. 18:00 + Performance “E’ Umano” di Marinella Scordo
Location: Sala Messina (Ex pescheria), via Calderai 52, Giarre (CT)
Orari: Tutti i giorni dalle 17:00 alle 20:00
Ingresso libero
In collaborazione con: Comune di Giarre - Assessorato Sport e Turismo
Evento a cura di: Benedetta Spagnuolo
Organizzazione: ARTISTI ITALIANI - arti visive e promozione
Media Partner: Edizioni Lapis, Pls Magazine e Culturame
ARTISTI ITALIANI-arti visive e promozione

Comune di Giarre (CT) - www.comune.giarre.ct.it
+39.095.96.31.11
Edizioni Lapis srl - Segnali di Suoni & Visioni in Sicilia
Culturame - Webzine di arte e cultura contemporanea
www.culturame.it  facebook.com/Culturame.it   instagram.com/Culturame.it

Associazione Thorah e Libreria Palmieri presentano oggi Antonella Lattanzi e il suo nuovo libro “Una storia nera” edito da Mondadori



La libreria Palmieri organizza oggi nei suoi spazi in Via Salvatore Trinchese 62 a Lecce, in collaborazione con l’Associazione Thorah, la presentazione dell’ultimo lavoro della scrittrice Antonella Lattanzi dal titolo “Una storia nera” edito da Mondadori. Introdurrà la serata Grazia Piscopo (Presidente Ass. Thorah). Presenterà l’autrice la Prof.ssa Marcella Rizzo. Interverranno Stefano Donno (editore e vice Presidente Associazione Thorah), e Daniela Palmieri della Libreria Palmieri. Antonella Lattanzi, voce unica nel panorama letterario contemporaneo, costruisce un meccanismo narrativo miracoloso – un giallo, un noir, una storia d'amore – popolato di creature splendidamente ambigue. Roma, 7 agosto 2012. Il giorno dopo la festa di compleanno della figlia minore, Vito Semeraro scompare nel nulla. Vito si è separato da qualche tempo dalla moglie Carla. Ma la piccola Mara il giorno del suo terzo compleanno si sveglia chiedendo del papà. Carla, per farla felice, lo invita a cena. In realtà, anche lei in fondo ha voglia di rivedere Vito. Sono stati insieme per tutta la vita, da quando lei era una bambina, sono stati l'uno per l'altra il grande amore, l'unico, lo saranno per sempre. Vito però era anche un marito geloso, violento, capace di picchiarla per un sorriso al tabaccaio, per un vestito troppo corto. "Può mai davvero finire un amore così? anche così tremendo, anche così triste." A due anni dal divorzio, la famiglia per una sera è di nuovo unita: Vito, Carla, Mara e i due figli più grandi, Nicola e Rosa. I regali, la torta, lo spumante: la festa va sorprendentemente liscia. Ma, nelle ore successive, di Vito si perdono le tracce. Carla e i ragazzi lo cercano disperatamente; e non sono gli unici, perché Vito da anni ha un'altra donna e un'altra quasi figlia, una famiglia clandestina che da sempre relega in secondo piano. Ma ha anche dei colleghi che lo stimano e, soprattutto, una sorella e un padre potenti, giù a Massafra, in Puglia, i cui amici si mobilitano per scoprire la verità a modo loro. Sarà però la polizia a trovarla, una verità. E alla giustizia verrà affidato il compito di accertarla. Ma in questi casi può davvero esistere una sola, chiara, univoca verità? Antonella Lattanzi, voce unica nel panorama letterario contemporaneo, costruisce un meccanismo narrativo miracoloso – un giallo, un noir, una storia d'amore – popolato di creature splendidamente ambigue. Attraverso una macchina linguistica prodigiosa e un ritmo incalzante e cinematografico, percorre in funambolico equilibrio il crinale che separa bene e male, colpa e giustizia, amore e violenza. E rivela, uno dopo l'altro, i segreti che ruotano attorno ai suoi personaggi, fino a far luce su quello che è successo davvero la notte in cui Vito è scomparso.

mercoledì 6 dicembre 2017

Magia e mito. Le origini di Mauro Camassa, Paride Pino, Francesco Conte (I quaderni del Bardo Edizioni)




















"I testi di 'Magia e Mito: le origini', lavoro di ricerca di Mauro Camassa, Paride Pino e Francesco Conte costituiscono il primo volume di una raccolta più ampia di studi condotti negli ambiti di una scienza esoterica che, per organicità e coscienza critica degli autori, attende a tutti i requisiti di affidabilità storica, definendosi quale percorso filosofico, complementare alla raffinata comprensione delle tematiche ivi sviluppate. Accostare la pura definizione di filosofia, quale disciplina attenta a scandire le fasi di un'autonoma modalità del pensare e dell'agire umani, il termine di un'indagine esoterica comporta che, inevitabilmente, venga scandita la detonazione di una conoscenza legittimata sempre per troppo pochi 'eletti', relegando nell'ombra aspetti del divenire dell'uomo e del suo pensiero che, di contro, avrebbero meritato approfondimenti atti a rifuggire dalla nebulosa mistificazione dell'inconoscibile." (Dalla prefazione di Eliana Masulli)

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Ricomincio da Z

Jacq @ Mostra d'arte "Find Me" - da Prato a Venezia

mercoledì 29 novembre 2017

Immagini S-Velate” presso le prestigiose sale di Palazzo della Cancelleria Vaticana




















Verrà inaugurata sabato 2 dicembre alle ore 17:00 la mostra/premio di arte contemporanea “Immagini S-Velate” presso le prestigiose sale di Palazzo della Cancelleria Vaticana – Piazza della Cancelleria 68 - Roma. L’evento è curato da Anna Isopo di Arte Borgo Gallery e Monica Ferrarini di M.F.eventi e gode del patrocinio della Regione Lazio e del Municipio Roma I Centro. In occasione dell’inaugurazione sarà presente la trasmissione televisiva Arte 24. “Il titolo della mostra gioca sulla capacità dell’artista di riuscire a trasformare la quotidianità delle cose, ciò che consideriamo banalmente consuetudine, per restituirci il tutto sotto una veste nuova e differente. L’occhio dell’artista ha il dono di scoprire le cose e di vederle in modo diverso, la sua spiccata sensibilità gli permette di offrire a chi osserva immagini che vengono appunto “s-velate”, spogliate della loro veste usuale e avvolte da nuova luce. L’osservatore non può fare altro che godere di questo e di arricchire il suo animo grazie ad un nuovo punto di vista, ad una nuova angolazione con cui scrutare quello che lo circonda. La mostra vuole dunque evidenziare la straordinaria capacità dell’arte di andare al di là del visibile per approdare ad un universo infinito fatto di mille sfaccettature. Chi osserva non dovrà far altro che lasciarsi guidare per mano da sculture e dipinti in uno straordinario viaggio verso lo spirituale.”


L’organizzazione ringrazia lo sponsor Casale del Giglio

Info:
date e orari: 2/6 dicembre; 10-13; 16-19

martedì 28 novembre 2017

Józef Robakowski performance "Test I" | 14 ottobre 2017 | Centro Pecci

Risky attachments























Like A Little Disaster è orgogliosa di presentare “Risky attachments”, un nuovo progetto collettivo che coinvolge le opere di Andreas Ervik, Lara Joy Evans, Lauren Gault, Thomas Hämén, Jocelyn McGregor, Plasticity, Rustan Söderling, Ittah Yoda.

La mostra sarà inaugurata Sabato 9 Dicembre, 2017 – dalle ore 18 – e proseguirà fino a Domenica 18 Febbraio, 2018.

In occasione della mostra sarà presentata “Risky_Attachements/The_Guidebook”, una pubblicazione analogica e digitale che coinvogerà interventi e contributi da parte di tutti gli artisti presenti nella mostra, L.A.L.D., Christina Gigliotti, Penny Rafferty, Sebastian Rozemberg e Ferdinando Boero.

Dal 10 Dicembre al 18 Febbraio solo su appuntamento.
info@likealittledisaster.com
+393389577276 / +393335282796

FOOTHOLD
Via Cavour, 68
Polignano a Mare, Bari – Italy
www.likealittledisaster.com


OGM / Chikungunya / PFAS / Wannacry / Prione-ESB / Scorie radioattive / Criogenia umana / Agricoltura idroponica / Cucina molecolare / Embrioni congelati / Sistemi aperti / Surriscaldamento globale / Cambiamento climatico / Buco nell'ozono / Migrazioni transglobali / Deforestazioni / Pioggia acida / Dispositivi sensorizzati / Database / Riserve naturali / Sintetizzatori di geni / Internet / Sophia / Glass beach / Renaisance Technologies / Xylella fastidiosa / Chirurgia robotica / Maglia neurale / Oculus rift / Particolato / Detriti spaziali / Psicotropi / Cellule staminali...

Come classificare questi strani oggetti?
Sono prodotti dalla natura o dalla società? Sono problemi morali o scientifici? Sono questioni tecnologiche o politiche?
Questi strani oggetti appartengono alla natura o alla cultura?
Dove possono essere collocati questi ibridi?
Sono umani?
Sono umani perché il prodotto del nostro lavoro?
Sono naturali?
Sono naturali perché non sono il risultato della nostra attività?
Sono locali o globali?


RISKY ATTACHMENTS

La realtà esterna non si presenta più con il volto di una natura indifferente, e noi non abbiamo più a che fare con semplici oggetti naturali, ben definiti e chiusi in se stessi, gli oggetti “calvi” e senza rischio. Oggi abbiamo sempre più a che fare con oggetti “chiomati”, “arruffati”, con “attaccamenti a rischio”, quasi-oggetti, fatti di molteplici connessioni tentacolari mai del tutto chiuse, in grado di mettere in moto delle conseguenze inattese anche a lungo termine, e per questo tanto più imprevedibili e incontrollabili. Oggetti tali da non potersi più dare semplicemente in opposizione al soggetto umano, ma tra i quali l’uomo stesso è coinvolto e con il quale condividono lo stesso destino.
Gli oggetti che ci circondano sono ibridi riottosi ad ogni classificazione, nodi di una rete che lega in una catena ininterrotta fattori molteplici e distanti, e che rischiano di far saltare tutti gli ordinamenti, tutti i programmi, tutti gli effetti. Assistiamo al proliferare di queste chimere che non è più possibile relegare al solo mondo naturale; il loro interagire finisce per mettere in discussione la soggettivazione, l'oggettivazione e l'assoggettamento, la classificazione degli esseri e la gerarchia degli attori e dei valori.
“Una causa infinitesimale comincia a produrre grandi effetti; un attore insignificante diventa centrale; un enorme cataclisma svanisce come per incanto; un prodotto-miracolo ha improvvisamente conseguenze spaventevoli; un essere mostruoso si trasforma in domestico senza alcuno sforzo. Con i quasi-oggetti si è sempre presi in contropiede, talvolta sorpresi dalla rocustezza degli ecosistemi, talaltra dalla loro fragilità”.

- Sputiamo su Hegel.
- Sputiamo anche su Kant!

È stato Kant a consolidare l’ingiustificata divisione tra umani e nonumani, ponendo l’uomo al centro della filosofia e, al tempo stesso, riducendo il resto del mondo a un insieme di oggetti inconoscibili. Le cose in sé diventano inaccessibili mentre, simmetricamente, il soggetto trascendentale si allontana infinitamente dal mondo. Non importa quali variazioni verrano fatte nella storia della filosofia a questo tema, il divario tra uomo e mondo rimarrà sempre privilegiato rispetto a quello tra albero e luna o fuoco e grano.


- Forme pure a priori?

I - PURIFICAZIONE.
Il pensiero contemporaneo continua a sezionare il mondo in due regni completamente opposti. Da un lato abbiamo gli umani e le loro culture, dall’altra parte abbiamo la natura e i nonumani. Da un lato la filogenesi e dall'altro l'ontogenesi. Da un lato il patrimonio genetico, dall'altra le alterazioni tecnologiche.
E invece no, non ci sono due zone mutuamente isolate chiamate “natura” e “cultura”: ci sono solo attanti, e non è possibile separare il reame naturale da quello culturale – non perché siano irrimediabilmente intrecciati, ma piuttosto perché la dicotomia tra natura e cultura è infondata. Non c’è null’altro che una pletora di attanti, nessuno dei quali intrinsecamente naturale o culturale.

“Non esistono idiomi puri, siamo tutti mediatori, traduttori.”

II - MESCOLANZA.
Questi ibridi sono un incubo per qualsiasi tentativo di dividere il mondo in due distretti purificati. Per questo motivo, la posizione modernista li travisa deliberatamente come mescolanza di forme pure.
Ma una tale mescolanza è impossibile se le due forme pure non esistono affatto. Infatti, il nostro mondo non contiene altro che ibridi, anche se la parola «ibrido» è ingannevole con le sue false sfumature di una mescolanza di due ingredienti puri. Se li chiamiamo quasi-oggetti, il lavoro svolto dal “quasi” è quello di rimuovere ogni traccia di purezza iniziale o ideale.

Ci sono soltanto attanti: costruiti attraverso le numerose prove di forza con altri, e tutti resistono parzialmente a qualsiasi tentativo di disassemblarli.


-ATTORI-ATTANTI-TRATTINI-AGENTI-
Seguendo le tracce di un quasi-oggetto, esso ci pare ora cosa, ora racconto, ora legame sociale, senza mai ridursi a un semplice ente. Tutto ciò che conta sono gli attanti e le reti che li collegano.
Gli oggetti sono soggetti, attori sociali che, alla stregua di noi attori sociali umani, compiono azioni, svolgono compiti, in breve inter-agiscono fra di loro e fra loro e noi. Il quasi-oggetto è dapprima nient’altro che un segno, un token, una traccia, che permane, lasciata dallo spostamento di un corpo che prima arriva, produce, compie atti e poi si ritira: è un contatto olistico che resta e persiste come traccia della presenza dell’agire di un corpo.
Rispetto al sistema sociale gli oggetti non “simbolizzano”, non “riflettono”, non “reificano” le relazioni tra soggetti, ma contribuiscono a formarle. Gli oggetti, considerati come agenti, funzionano come mediatori incaricati non tanto di veicolare messaggi, ma di costituire, riscrivere, modificare il senso.
L’intermediario tradizionale non era che un mezzo per un fine, mentre il mediatore è mezzo e fine insieme.
Ciò che troviamo sempre e dovunque sono semplicemente reti di attori. L’attore non è del tutto un oggetto e non è del tutto un soggetto; o piuttosto può comportarsi come entrambi, a seconda di come lo vediamo.

Il quasi-oggetto è una proprietà relazionale che non possiede nessuna sostanzialità; esso è una realtà distinta e contrapposta al soggetto, ma una funzione relazionale che permette di costruire connessioni reali o virtuali tra soggetti immergendoli in una costruzione collettiva e sociale.
Quando il quasi-oggetto crea una comunità, questa comunità diventa reale. Noi uomini passiamo il tempo a trasformare il virtuale in reale.
- Che cosa è una moneta?
- È un quasi-oggetto. Si può trasformare in qualsiasi cosa. È un equivalente generale. Quindi non c’è oggi nulla di più reale della moneta, che all’inizio era un quasi-oggetto.


Quasi-oggetto-quasi-soggetto
Il quasi-oggetto non è né un oggetto né un soggetto, è una relazione.
I quasi-oggetti sono fenomeni rappresentabili solo come interazione fra soggetto osservante e oggetto osservato. Sono metà oggetto e metà soggetto, non potendo essere definiti da nessuna di queste due polarità; essi attraversano e costruiscono i gruppi sociali, mediando e trasformando le identità personali e collettive e le relazioni all’interno dei network, permettendo così di passare dall’ottusità dell’io alla fluidità del noi.
- Ma davvero esiste un “Io”, un “Noi”?
Noi danziamo insieme agli elementi, siamo fatti di miliardi e trilioni di piccoli componenti dotati ciascuno di intelligenza propria, che si tratti di una cellula o di qualcosa di ancora più piccolo. Quindi non esiste in realtà nemmeno un “io” o un “noi”. Ciò che esiste sono solo attaccamenti a rischio, equilibri provvisori e fragili tra cose diverse. E quel “noi” ha una molteplicità in sé e agisce costantemente con tutti gli altri artefici del mondo, animati e inanimati.

Il pronome personale è una spugna, è una palla!

«L’“io” mi appartiene, poi è tuo, poi suo, dell’altro, di ciascuno. È un gettone di presenza indefinitamente scambiato»; «Il “tu” è mio, in seguito lo prendi tu; se l’altro lo coglie, mi rivolgo a lui, ognuno al suo turno».
L’ego non è un punto fisso, una struttura invariante, ma un essere di circolazione. L’unico pronome invariante è il noi, che «appartiene in proprio a tutti ed in comune a ciascuno, designa la rete multicentrata».


- M.E.S.H. -

Il potere politico agisce su di noi ed anche la retorica del testo agisce su di noi, ma allo stesso modo lo fanno i muri di cemento, gli iceberg, campi di tabacco e i serpenti velenosi.

- Cosa finisce?
- Finisce la natura.
- Ciò che comincia è invece la maglia, fatta di attaccamenti a rischio, di entità liquide, viscose, decentrate, graduali e intersoggettive. Ogni ente è definibile solo in relazione (pur non essendo la relazione stessa).

La maglia è l'insieme di tutte le forme di vita, ma anche l’insieme di tutte le forme di vita che sono morte e hanno concimato e modificato la Terra, la sua struttura e la sua storia. Tutto è vita, anche ciò che non sembrerebbe esserlo: il ferro è un sottoprodotto del metabolismo batterico e così anche l’ossigeno. Le montagne possono essere fatte di conchiglie e batteri fossili e la cosa decisiva è che la maglia non ha nessun elemento più importante o essenziale degli altri.