sabato 25 febbraio 2017

Quando l'omertà è solo difesa del posto di lavoro. Intervento di Paola Scialpi


Il 13 luglio 2015 moriva d'infarto a quarantanove anni Paola Clemente una bracciante agricola che lavorava alle dipendenze del caporalato pugliese nelle campagne di Andria. Si alzava alle due di notte per raggiungere dopo vari spostamenti il posto di lavoro. Già perchè anche quello era un posto di lavoro difeso con le unghie in un sud che non fornisce speranze ai lavoratori, dimenticandosi della dignità delle persone. Paola guadagnava ventisette euro per dodici ore di lavoro sotto il sole rovente della nostra Puglia. Dopo quasi due anni i responsabili di quella morte sono stati arrestati, e noi tutti speriamo che gli anni che sono stati loro assegnati, siano tutti utilizzati sino alla fine. E' stato detto che nessuno dei compagni di lavoro di Paola voleva parlare.  Se noi accusiamo queste persone di omertà, li offendiamo profondamente. Come fa una madre di famiglia con dei figli a carico, magari il marito disoccupato, a denunciare i responsabili. Vuol dire perdere il posto di lavoro, vuol dire non mangiare. E smettiamola di erigerci a giudici nei confronti di persone che non solo vedono calpestata la loro dignità per questa nuova forma di schiavitù, ma che non vedono nessuna altra prospettiva. Chi parla così si guardi intorno nel nostro sud.  Si parla di dare lavoro, di aiutare le piccole aziende . Ma quando? E' certo più urgente guadagnarsi una poltrona in un partito o in parlamento facendo promesse e promesse.  E sono bravi a trovare gli argomenti che tocchino la pancia di chi ha bisogno. Queste forme di schiavitù deve combatterle chi sta ai vertici e non solo quando ancora una volta muore qualcuno sul lavoro.

giovedì 23 febbraio 2017

Ti abbraccio Bebe Vio. Intervento di Paola Scialpi



Offendere sui social la campionessa para olimpica mondiale di scherma (fioretto) è offendere tutti coloro che hanno una disabilità. Chi si nasconde dietro un social, chi utilizza Facebook per offendere, insultare, proferire volgarità, rappresenta quella schiera più infima di vigliacchi, stupidi, ignoranti di cui tutti noi ci augureremmo la volatilizzazione. Il Codacons ha denunciato l’accaduto e probabilmente i colpevoli verranno fuori … almeno si spera. Il problema è molto ampio perchè gli imbecilli oltre ad offendere una splendida persona come Bebe Vio, che è di esempio a tutti noi per la sua tenacia la voglia di vivere, il suo ottimismo, ci fa riflettere su alcune cose.  Stiamo attenti a quanto possono influenzare questa massa di vigliacchi certe politiche, che in maniera celata e non sempre tanto, creano barriere per le diversità, per le inclusioni culturali e religiose. Una nazione civile si riconosce da come accoglie il diverso. Non basta mettere gli scivoli per le strade, eliminare le barriere architettoniche … finchè assisteremo a fatti come quello che è capitato a Bebe vuol dire che c'è molto da fare. La diversità va accolta in ogni sua forma proprio perchè ognuno porta ricchezza all'altro, indipendentemente dalla disabilità, dal colore della pelle e dalla religione. Finchè saremo costretti a parlare ancora di questo vuol dire che siamo purtroppo lontanti da un vero e civile sentimento di accoglienza.

Ancora una volta un crimine contro una donna. Intervento di Paola Scialpi





Era il 1997 e una bambina fu trovata agonizzante sul ciglio di una strada con chiari segni di violenza e di percosse. Era stato il compagno della madre al quale era affidata, quando la madre era al lavoro. L'uomo abusava ripetutamente della bimba che all'epoca aveva solo sette anni. Il processo fu avviato, ma solo per percosse, lesioni aggravate e l'uomo andò in carcere per soli cinque anni. Poi qualcuno vuole vederci chiaro. Si riapre il processo questa volta per stupro e l'uomo viene condannato a dodici anni. E' il 2007. Al difensore non va bene la sentenza.  Ricorre in appello e il fascicolo viaggia da Alessandria a Torino dove giace nel dimenticatoio per nove anni fino a quando piano piano il tempo scorre inesorabile e tutto va in prescrizione. Il mostro è  di nuovo libero. Quel fascicolo per nove anni è rimasto dimenticato ma comunque erano carte. Molto più grave dimenticarsi di una bambina e poi donna abbandonata  al suo inferno. Non sono solo i femminicidi dei crimini  ma sono dei crimini anche gli errori della giustizia quando  riguardano le donne.  I giudici hanno chiesto scusa ma scusa di cosa? Basta chiedere scusa e dire che ci si vergogna per sanare ferite tanto profonde da non rimarginarsi mai più?  Provo molta rabbia perchè mi sembra a volte che  la coscienza di alcuni uomini sia come qualcosa di liquido, qualcosa che sfugge dalle mani, qualcosa di trasparente, di inconsistente. Un uomo che ha abusato di una bimba, che andrebbe curato perchè malato è libero, in circolazione in mezzo a noi. La giustizia italiana ci ripetono da molto tempo è lenta, i processi sono lunghi. Intanto gli errori si ripetono. La bimba di un tempo, oggi donna si è rifiutata di comparire dinanzi ai giudici, ha detto che vuole solo dimenticare. Doveva dirlo lei, altrimenti ai giudici il concetto non sarebbe arrivato.

Attraverso Siena booktrailer by Elena Casi

mercoledì 22 febbraio 2017

Cayla, la bambola parlante. Intervento di Paola Scialpi



In passato i bambini si divertivano con giochi semplici a volte creati da loro stessi, e ciò faceva crescere la loro fantasia. Giocavano anche in strada, ridevano, si divertivano e se tornavano a casa con un ginocchio sbucciato i grandi dicevano che era "un prodotto tipico dell'infanzia". C'erano gli amici, le prime occhiate alle bambine del quartiere e poi i primi amori raccontati ai coetanei. Certo sono passati tanti anni da quella società con tanti problemi, ma tanta umanità. Oggi dopo pochi anni i ragazzi non ricordano quasi più i compagni di classe, hanno voglia di andare avanti e il passato è passato. E questo è anche giusto se muoversi così velocemente non facesse perdere man mano i valori importanti dell'amicizia. A supportare tutto ciò si aggiungono i produttori di giocattoli che avendo negli occhi solo la prospettiva di guadagno non considerano i grossi rischi  che l'uso di un giocattolo può produrre in chi lo adopera. Da poco è stata immessa nel mercato una bambola di nome Cayla in grado di ascoltare e di rispondere alle domande delle bambine. Una bambola che tramite internet si sostituisce a chiunque sia preposto ad ascoltare ed educare i propri figli. Il danno che si produce con questi oggetti si aggiunge ai danni che l'uso spasmodico della tecnologia sta apportando alla società soprattutto dei più giovani .Siamo, è vero, nel pieno di un'era all'insegna della robotica e ci stiamo dimenticando che l'essere umano va protetto. Egli ha un'anima che se si guasta non si può riparare con una pinza, un cacciavite e dei fili elettrici. Stiamo producendo robot umani che andando avanti così perderanno completamente l'uso della vera comunicazione interpersonale. In Germania è stata vietata la vendita della bambola. Sospettano che potrebbe anche essere usata come spia per entrare nella vita privata delle persone. Basterà questo provvedimento ad  arginare il continuo attacco tecnologico all'animo umano ?

“Rare rondini a primavera (sempre più gabbiani lontani dal mare)” (iQdB Edizioni di Stefano Donno) di Vito Antonio Conte alla Libreria Palmieri di Lecce























“Rare rondini a primavera (sempre più gabbiani lontani dal mare)” (iQdB Edizioni di Stefano Donno) di Vito Antonio Conte sarà presentato il 23 febbraio 2017 ore 18,30 presso la Libreria Palmieri di Lecce in via Salvatore Trinchese 62 da Eliana Forcignanò. Interverrà l’editore Stefano Donno
Poesia quella di Vito Antonio Conte carica di senso, o meglio di quel sentimento vitale che non arretra rispetto a niente e nessuno. I versi sono attraversati come un fiume in piena da sorrisi amari, sberleffi, e un impellente quanto mai sopito bilanciamento del ritmo in ogni parola usata, perché se la si deve dire tutta, è inutile biasciare, balbettare o peggio ancora essere fraintesi. Questa piccola raccolta poetica nonostante tutto (e fortunatamente grazie a tutto quello che esprime) e nonostante l’amarcord che la pervade, è un inno singolare alla vita, forse un invito al viaggio per non farsi sfuggire nulla e godere di tutto, per non avere rimpianti, rimorsi e inutili nodi alla gola!
Questa raccolta di poesie è dunque «un inno singolare alla vita, forse un invito al viaggio per non farsi sfuggire nulla e godere di tutto, per non avere rimpianti, rimorsi e inutili nodi alla gola!». E la vita scorre a pieno regime in questi versi, «attraversati come un fiume in piena da sorrisi amari, sberleffi, e un impellente quanto mai sopito bilanciamento del ritmo in ogni parola usata, perché se la si deve dire tutta, è inutile biasciare, balbettare o peggio ancora essere fraintesi». Lo testimoniano non solo i versi citati in apertura, ma anche quelli presenti nel resto della raccolta. L’autore non gira intorno alla verità, quantomeno alla sua verità, e la espone senza cercare lunghe e inutili elusioni: «che se poi la madre di quel tizio / si fosse data e/o continui a darsi / davvero per soldi / dov’è la colpa? / e soprattutto di chi?». Oppure: «altra cosa è il piacere / e altra ancora il Piacere / (e adesso non rompetemi i coglioni / pensate a salvarvi da voi stessi…)». Ma non c’è spazio, in questa raccolta, soltanto per confessioni o invettive. Emergono, al suo interno, anche versi in cui l’autore si espone in altro modo, riflettendo su sensazioni sfuggenti che colpiscono nonostante la loro apparente quotidianità: «Felicità è incontrare / nella notte un bagliore / evitando la confusione / accecante del giorno / nutrendo attimi d’amore / attimi d’amore / attimi d’infinito amore». Si tratta soltanto apparentemente di un’opposizione rispetto alla chiarezza aperta e finanche smodata dei versi citati poc’anzi. A questo servono le parole: circoscrivere uno stato d’animo nello spazio di un momento. E così, non troppo inaspettatamente, la raccolta si chiude con tre versi sentimentali ma anche lapidari: «T’ho baciata / senza neppure sfiorarti / per godere del tuo sorriso». (Stefano Savella, Puglialibre)

Vito Antonio Conte è nato a San Pietro in Lama e vive a Lecce, siccome gli è toccato e siccome ha scelto. Laureato in giurisprudenza, rispetta il diritto, ma ama giocare di rovescio…

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