sabato 15 giugno 2019

Pelle accesa (Burning skin): nuova edizione di Maria Caspani (I Quaderni del Bardo Edizioni per Amazon)






























“In questi versi, pubblicati in italiano con a fronte la traduzione in inglese fatta dalla stessa autrice, Caspani riesce a trasmettere al lettore una visione del mondo contemporaneo acuta e mai scontata, affrontando tanti temi di drammatica attualità, grazie anche alla professione di web producer e reporter svolta durante gli anni di soggiorno a Londra, quando si occupava di diritti umani e delle donne”. (Dall’introduzione di Laura Garavaglia)

È tutto questo che infiamma la pelle, che genera nell’autrice una conflittualità irrisolta e permanente, i cui esiti non possono essere definiti né trovare un approdo nell’ambito di questo scarno libretto: mi pare piuttosto un campo aperto, una “Battaglia” (per citare il titolo ancora di un’altra poesia) che deve ancora cominciare, sebbene i pensieri dei contendenti siano “già stanchi” come se l’esito fosse scontato, o non così importante. Il problema non è come finirà, il problema è che sia –ancora- una battaglia. È lo stato d’animo complessivo quello che Maria Caspani vuole trasmetterci e la “pelle accesa” vale probabilmente anche come un segnale d’allarme, un semaforo rosso per indicarci che le cose non vanno come dovrebbero, il rapporto tra noi e le cose e noi e noi stessi non è quello giusto, e forse sarebbe il caso di crearsi uno spazio per fermarsi e pensarci su. Leggere queste poesie non è certamente sufficiente, le parole hanno mancato da tempo la loro missione, tuttavia… (Andrea Tavernati)

Dopo aver conseguito una laurea triennale in filosofia e un master in giornalismo a Milano, si trasferisce a Londra per lavoro. Approda alla Reuters Foundation dove lavora come web producer e reporter occupandosi di diritti umani e delle donne. Nel 2014 si trasferisce a New York lavorando prima come corrispondente dall'ONU per Reuters Foundation e dal 2015 alla Reuters Digital, dove si è occupata di social media e live news durante la campagna presidenziale americana del 2016. Dal 2018 si occupa di sondaggi condotti da Reuters in partnership con l’agenzia Ipsos. “Scrivere ai margini della vita” (I Quaderni del Bardo, 2019) in inglese e italiano, è la sua nuova raccolta di poesie

Photo cover by Stefano Donno

Info link
https://www.amazon.it/Pelle-accesa-Burning-skin-edizione-ebook/dp/B07SQRY3VR/ref=sr_1_5?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=stefano+donno&qid=1560585565&s=digital-text&sr=1-5

Giuseppe Perrone con L’ora del buio (collana Z diretta da Nicola Vacca per I Quaderni del Bardo Edizioi) oggi al Fondo Verri di Lecce





























Il Fondo Verri  presenta l’appuntamento con la presentazione del libro   L’ora del buio di Giuseppe Perrone (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, collana Z diretta da Nicola Vacca) sabato 15 giugno 2019 ore 19,00  presso il Fondo Verri via Santa Maria del Paradiso 8 Lecce. Presenta l’autore lo scrittore Antonio Errico.  Letture a cura degli attori della Compagnia Teatrale Scena Muta di Ivan Raganato Luca Trevisi, Carmen Leo, Ilaria Nestola, Patrizia Guido, Dalila Grandioso, Maria Antonietta Vacca
“Il poeta davanti alla realtà deve avere uno sguardo disincantato. In uno stato di vigilanza, il suo compito è quello di attraversare l’esistenza senza mai chiudere gli occhi e soprattutto raccontando quello che vede Giuseppe Perrone ne  L’ora del buio si fa poeta civile e con le spalle al muro scrive poesie prendendosi cura delle parole per mettere nero su bianco tutta la precarietà di noi esseri umani davanti alla decadenza in cui siamo precipitati. Poesia che guarda in faccia lo sgomento, l’indifferenza di questo lungo e interminabile viaggio al termine della notte che noi come umanità disumana abbiamo scelto di intraprendere da incoscienti senza preoccuparci delle conseguenze che ci porteranno all’estinzione. «L’uomo è il cancro della terra» scrive Emil Cioran. Giuseppe Perrone, come uomo e come poeta, ha preso coscienza di questa pericolosa e irreversibile deriva. Come poeta, che prima di tutto è uomo, scrive nel solco di una consapevolezza. L’ora del buio è il libro di un poeta e di un uomo che ha gli occhi aperti sulle macerie.” (dalla postfazione di Nicola Vacca)
“La collana Z di Nicola Vacca – dichiara l’editore Stefano Donno – continua a presentare lavori editoriali di grande qualità poetica ma soprattutto a far conoscere autori che scandagliano le profondità dell’esistenza in maniera lucida e puntuale senza troppi infingimenti o inutili orpelli. Anche in questo caso con L’Ora del buio di Giuseppe Perrone offre al lettore un desiderio profondo di comunicare l’esistenza e la resistenza nell’esistere che è dialogo pulsante di una comunità letteraria che la nostra casa editrice sta costruendo con forza e tenacia” 

Preludio
Vorrei che fosse preludio
Non so di cosa
Le parole mi dettano incertezza
mi consigliano timore
Vorrei che fosse preludio
Forse l’affrancarsi da un mondo
come prigione
Forse la libertà da un sogno
troppo irreale
Vorrei che fosse preludio
Di una cosa semplice, senza virtù
Eppur vera
Ecco, sì
Preludio di verità
Non ideale d’amore
Di qualcosa per cui morire
Preludio di verità

Giuseppe Perrone è nato a Taranto nel 1959 e svolge l’attività di medico. Nel 2013 pubblica Tra i passi e le strade (Manni editori), il suo libro d’esordio. Nel 2017 esce La carità delle parole (Luoghi interiori).


Info
Sede Legale e Redazione: Via S. Simone 74 - 73107 Sannicola (LE)

Come sognava Jung. Male, miti e pulsione di morte dai testi originali delle Opere di Eliana Forcignanò (Clueb)



























Il presente lavoro propone una rivisitazione della psicologia e del pensiero di Carl Gustav Jung alla luce degli studi più recenti e dell'esame delle Opere in lingua tedesca. Il percorso si snoda attraverso una serie di temi centrali per l'autore, quali l'analisi dei sogni, il problema del Male, il confronto con l'Ombra e, in dialettica con Freud, la pulsione di morte. Benché la psicologia di Jung, come ha ben osservato lo studioso S. Shamdasani, si delinei in maniera autonoma rispetto alla prospettiva freudocentrica, tuttavia chi scrive ha ritenuto opportuno non abbandonare del tutto la comparazione con Freud, ponendo in luce, attraverso una disamina dell'Epistolario per buona parte in lingua originale e attraverso un serrato confronto con la filosofia, analogie e differenze di pensiero, nonché differenti modi di intendere il simbolo fra poiesi e omeostasi.