domenica 28 dicembre 2008

Rita Levi Montalcini



posted on youtube by tritolobagnato

giovedì 25 dicembre 2008

Stefania Scateni e le Finestre sul cortile ... un pò di storia dell'editoria!

Il 2005 è stato un anno ricchissimo da un punto di vista editoriale, di antologie. Si può fare tranquillamente riferimento a volumi, forse più numerosi quelli a carattere poetico rispetto alle pubblicazioni maggiormente incentrate sulla narrativa contemporanea, come quello curato da Maurizio Cucchi e Antonio Riccardi per i tipi di Mondadori dal titolo “Nuovissima Poesia Italiana”, o alla “Nuova Poesia Italiana” a cura di Franco Loi per i tipi di Einaudi, per non parlare delle due antologie (a uscita periodica) che si possono trovare in libreria tra gli scaffali però dedicati alle riviste, come “Best off 2005” a cura di Antonio Pascale per i tipi della Minimum Fax o ancora “Nuovi Argomenti” per i tipi di Mondadori. Naturalmente solo per citare qualche sparuto esempio. Nel maggio 2005, per i tipi di Quiritta (la casa editrice con cui stava per uscire “Con le peggiori intenzioni” di Alessandro Piperno) di Roma, è uscita una singolare raccolta di visioni narrative sull’Italia di oggi, a cui hanno partecipato alcuni tra i nomi più rappresentativi dell’attuale panorama letterario italiano. Come spiega Stefania Scateni, la curatrice del volume, a pag. 11 : “ La “finestra sul cortile” è nata per gioco. Gioco letterario elementare, come un compito di scuola ( “descrivi cosa vedi dalla tua finestra”). Volevo che a rispondere fossero gli scrittori italiani, accusati a più riprese di non essere in grado di raccontare la realtà. Allora mi sono detta: cominciamo da capo, chiediamo loro di descrivere, raccontare qualcosa di semplice, familiare, banale, come il rettangolo di mondo che quotidianamente entra dentro la propria casa da una finestra. E’ nata così una rubrica settimanale che ho pubblicato ogni giovedì su Orizzonti – le pagine culturali dell’Unità che curo dal 2001 – nell’arco di un anno e mezzo. Avevo lasciato agli scrittori la libertà di interpretare la domanda: potevano rispondere in senso letterale o metaforico. Potevano descrivere il loro orizzonte, la loro finestra reale, oppure lasciare libera e aperta la fantasia alla suggestione, l’evocazione, l’introspezione. Come vedrete leggendo questo libro, hanno quasi tutti preso “il tema” alla lettera.” Ma un’ulteriore precisazione d’intenti, circa le linee programmatico-editoriali di un volume come quello di cui ci stiamo occupando in questa sede, viene data a pag. 15, da Giulio Ferroni, che si è occupato dell’introduzione : “ Strumento ed emblema del rapporto tra l’interno e l’esterno, la finestra può avere un valore tutto particolare per gli scrittori, almeno per quelli (e sono inevitabilmente i più numerosi) che passano gran parte del loro tempo scrivendo o leggendo (anche soltanto per le necessarie pause visive) al riquadro della finestra, grande o piccolo che esso sia, spiraglio, abbaino, vetrata, sfiorando le poche tracce, certo ridotte e limitate, del mondo esterno che vi si disegna: mondo parziale, campo visivo fisso, che fa da specchio alle tracce del mondo vasto e illimitato che la scrittura cerca di catturare dentro di sé”.

Le Finestre sul cortile, frammenti d’Italia in 49 racconti,AA.VV., a cura di Stefania Scateni, Roma, Quiritta, 2005, pp.152

rec. di Stefano Donno

fonti www.booksblog.it
www.musicaos.wordpress.com

martedì 23 dicembre 2008

Tina Festa e l'arte in ..The

L'Ass. LOE - Bottega del Commercio Equo
L'Ass. Genius Loci e la Tisaneria "Pietra Viva"
ti invitano a:

L'ARTE IN ThE'
Laboratori di libera espressione creativa... in tisaneria

tenuti da Tina Festa

Lunedì 29 dicembre 2008 16:00/18:00
Venerdì 2 gennaio 2009 16:00/18:00



presso la Tisaneria "Pietra Viva"
Via Fiorentini, 48/50 Sasso Barisano - Matera




Iniziativa a supporto della:
Ass. Loe - Bottega del Commercio Equo, P.zza San Francesco - Matera


Scarabocchiare con poesia: Gli Intrecci Zen

Lo scarabocchio è la traccia lasciata sulla carta con un gesto semplice e
spontaneo e spesso è considerato un lavoro malfatto. Si pensa che
scarabocchiare sia utile soprattutto ai bambini perché lo scarabocchio è la
"traduzione grafica" del loro stato emotivo e che quelli fatti dagli adulti non
siano una vera forma d´arte.
Di recente lo scarabocchio è riconosciuto come un nuovo linguaggio espressivo:
i segni lasciati da un´attività fatta sia da casualità che intenzionalità, e
realizzati con stupore, divertimento e curiosità, aiutano a rilassarsi, ad
esplorare le proprie capacità e costituiscono una nuova modalità espressiva che
aiuta a pensare con creatività, sbloccare la mente e far affiorare nuove idee.
Nello scarabocchio sono compresi la scrittura, il disegno, il gesto e
l'emozione del fare. Tale attività permette anche la meditazione e l´introspezione.
Il laboratorio che si propone ha l´obiettivo di introdurre nuove tecniche che
permetteranno a tutti di creare piccole opere d´arte scarabocchiando e
sorseggiando un thè.

Cosa faremo nelle due giornate dei laboratori:
realizzeremo gli Intrecci Zen (o Zentangle) cioè creeremo degli "scarabocchi"
usando una tecnica molto diffusa all´estero. Gli Intrecci Zen sono una nuova ed
affascinante forma d´arte che, e una volta appresa, può essere continuata e
sperimentata personalmente da ognuno. Le due lezioni offriranno diverse varianti
collegate alla tecnica principale pertanto è possibile frequentare anche uno
solo dei corsi. Durante la lezione sarà offerto un thè del commercio equo a
tutti i partecipanti.

Informazioni

Conduce:*Tina Festa* - www.tinafesta.wordpress.com
Partecipanti: min 12 - max 15

Iscrizioni:

presso LOE - Bottega del Commercio Equo
p.zza San Francesco, 7 - Matera - Tel: 0835333730
NOTE: E' possibile partecipare anche a uno solo degli laboratori

Locandina: http://loebottegadelmondo.pbwiki.com/
http://tinafesta.wordpress.com/

sabato 20 dicembre 2008

Violata di Ersilia Cacace

Fragile sottana di anima e membra di carne
rapita, violata, ferita e annientata
di queste miserie sono il trofeo
e dove fosti
come radice di quercia
soliloquio sordo tra le mie gambe
ora lì giace il tuo seme
come la vita nel sudario.

(poesia dedicata alle donne vittime di stupro in guerra)



Il sito da cui è stata tratta questa poesia di Ersilia Cacace è
http://www.lunadonna.net/cacacepoesie.htm
La foto in questa sede presentata è dell'autrice

mercoledì 17 dicembre 2008

Margherita Macrì, Madeleine


Così avvenne che io mi svegliai e non è già più mattina.
Così avvenne che io mi svegliassi ed era il tempo lento della domenica pomeriggio.
Così accadde che io mi sveglio e la mia stanza si arreda da grande isola pedonale.
E sulle isole pedonali è tutta una vaga lentezza: i dispositivi di puntamento sono i colpevoli delle macchie sui mattoni bianchi.
Quanto acido in questo risveglio. ieri ho battuto la testa su vino viola e oggi i capelli sono impigliati dovunque e per terra e ai piedi del letto.
La notte non è passata bene. Da un po’di giorni, da quando la sera aspettare che un’auto s’accosti fa gelare le cosce e incrinare i polpacci. Nessun sogno fatto bene. Mi sembrava di aprire gli occhi indovinando l’abat-jour accesa . Spegnere. Richiudere. Poi aprire gli occhi sul serio. Luce ancora accesa. Spegnere davvero. Arrancare tra flanella disordine.Infinito vivaio di lumini e tentoni.
Non devo più scordare i collant ai piedi quand’è notte. Mi occorre un po’ di forza di volontà per sfilarlI con il gelo. Immagini il guadagno la mattina? Non avere i piedi stretti indolenziti in un calore esasperato, un poco gonfi e soffocati.
Come puoi tu credermi in vendita? Guardami, parlami ora che sono tutta arruffata, toccami ora che schiaccio sul cuscino il mascara di queste sere rientrata stanca e intirizzita.
Amami adesso che ho fissato i piedi su quest’isola pedonale dove il tuo finestrino abbassato non può arrivare.
Tutto mi preme sui fianchi, mi offende l’immobilità, i passi detonano nelle mie orecchie, e lattine calci cani a digiuno accelerate disgusti occhiate beffarde. Cos’è? Non avete mai guardato come s’attaccano le cosce sotto una stringa acida di lurex verde? Dovreste ricoprire la terra di morbido velluto o un asfalto insonorizzante. Assorbite questa strepitante cavalcata tacco 12 per 80kg, marmocchi frignanti, mamme inasprite, stizzite dalla mia ceretta completa, serrande a metà, vergogna automobili blu, non parlarmi di cinema indipendente.
“quanto ci vuole per ammazzarvi tutti?” Basterebbe ch’io vi guardassi negli occhi, e kalashnikov . Un istante per vedervi morire. Basta veramente poco per vedervi morire, tutti giù, uno dietro l’altro come domino d’avorio e salsa ketchup. Qui si nasce per disperazione. Qui si nasce per maledizione, e si resta a pugni chiusi. Dalla culla alla bara.
E io ora ho bisogno di un kalashnikov, anche solo una baionetta, una pietra pomice, che son nata in malafede, devo uccidervi tutti. Disossarvi poco a poco, come fa la pioggia ai vostri balconi di tufo.
Ora vengo anch’io giù tra le righe dove nasce l’erba, dove gli uomini sono ipnosi, immobili più dei cavalli di bronzo.
È forse questa pesante umidità, questa estenuante avidità, questa arrangiata bellezza. e che ora vorrei una goccia di limone negli occhi che duri abbastanza da farmi scendere le scale. Io. Te . le tue ossa rotte che ti fanno grande ed infelice.
Se scendo giù senza le scarpe è solo perché so che non t’incontrerò, né te né le tue troppe parole di uomo un po’ morto.
Ti dovrei cavare gli occhi quando mi guardi. Chissà cosa vedi che non ti piace. E neanche tu mi piaci poi troppo. O forse si, che ti vorrei un po’ rigare, come la automobili nuove.
E allora adesso lo trovo questo kalashnikov, e vengo giù ad ammazzarvi tutti. Tutti, tanti piccoli colpetti nello stomaco e nei denti. voi. vi ammazzo tutti. Voi che ridete del mio dire amore, voi che mi alzate la gonna così, per diletto, voi che non conoscete la vergogna delle mie ginocchia storte.
Io vengo là che devo farvi paura, paura che le finestre non si aprano più, paura di rimanere per sempre fissi in questa maledetta chiusura al traffico.
Voi siete tutti un po’ morti perché non avete voglia di sparare.
Voi siete tutti un po’ morti perché tenete le scarpe l’estate.
Voi siete tutti un po’ morti perché sto venendo giù a farvi saltare il cuore.
Voi siete crocifissi in un grande magazzino e speriamo che nessuno abbia passato la cera sulle scale.

fonte iconografica da Hi-Foto per la rassegna "Sul Filo dell'ombra"
titolo "Di uggiosa ombra"

Diario di una Maiko di Bendia Miriam

Il libro approderà nei bookshop italiani martedì 3 febbraio 2009, ma in anteprima è stato disponibile durante la settima Fiera della Piccola e Media Editoria (presso lo stand della CASADEI LIBRI EDITORE).

Si tratta di una data significativa nel calendario giapponese!
Il 3 febbraio è il Setsubun: la fine dell’inverno.
Il 4 febbraio è il Risshun: il primo giorno di primavera.
I giapponesi sono soliti festeggiare il Setsubun e il Risshun come se
fossero la celebrazione per la fine dell’anno e di Halloween nello
stesso tempo.
Esistono infiniti riti per prendere commiato dai dodici mesi passati,
allontanando la sfortuna e gli spiriti malvagi: ma uno dei più
divertenti, per loro, è senza dubbio quello di mascherarsi e colorare
le vie di Kyoto.
Tra le diverse parole per designare un fantasma, nella lingua
nipponica, la più rappresentativa è obake. Mettendo da parte il
prefisso onorifico (o-) resta infatti bake: qualcosa che si trasforma
e diventa altro prendendo una forma differente. Questa è la vera
essenza di tali esseri, la mutazione.
Nella notte tra il 3 e il 4 febbraio dunque si festeggia il rito dell’Obake!
Esso contagia inevitabilmente anche il karyūkai (geisha world)!
Le geisha e le maiko, durante la notte del Setsubun, indossano la
propria maschera favorita e intrattengono i clienti, nelle insolite
vesti, all’interno di tutti gli hanamachi.

fonte Loredana Lipperini

martedì 16 dicembre 2008

Sul filo dell'ombra


Cosa c'è di più strano ed inquietante di un’ombra? Le ombre sono i messaggeri delle tenebre, sono fenomeni bizzarri, sono attaccate al corpo ma impossibili da catturare, crescono, diminuiscono scompaiono e ricompaiono e dopo il lungo girovagare nel giorno si ricongiungono alla notte. Lottando con l'ombra e usando immaginazione e creatività personaggi noti ci hanno insegnato a convivere con questa compagna che da sempre nei racconti, nella letteratura e nel mito viene trattata “ingiustamente” con sospetto.
Con l'ombra ci si può giocare, vedere come le forme prendono e assorbono dalla realtà la vitalità luminosa. E sebbene l'ombra sia privazione di luce o scambio/scontro ombra-luce tra oggetti-soggetti, l'ombra diviene abito inscindibile nella vita di ognuno di noi, di ogni attimo nella realtà e fisicità degli oggetti di uso quotidiano sospesi anche nella dimensione di una performance della durata di uno scatto, in uno sguardo, in dei ritratti, da una finestra. E il gioco ti permette di avere delle sfumature nello "sguardo" dell'obiettivo anche vicino, uno scrutare malizioso perché anche la malizia è un gioco. E' una libidine giocosa di vero appetito, volta a vedere quello che c'è sotto, dietro ogni velo, ogni sguardo, sotto un vestito, dietro ad un palco. E queste foto sono sul palco al quale fa da cornice una meravigliosa scenografia: la Realtà... tra luce ed ombra... sul filo dell'ombra!

La presentazione che ho qui riportato è la stessa che ho scritto in occasione della rassegna fotografica realizzata da Hi Foto dal titolo "Sul filo dell'ombra". Le opere presentate per l'occasione, dopo aver girato l'Italia, fanno ora parte dell'Archivio del Centro Italiano per la Fotografia D'Autore

Paola Scialpi

l'opera qui proposta ha per titolo
I cinque momenti della vita

sabato 13 dicembre 2008

Addio Bettie Page

La corta frangetta nera e i lunghi capelli corvini a incorniciare il sorriso simpatico e intrigante della donna dalla pelle di luna e dalle labbra carminio che è stata la prima pin-up della storia, simbolo dell'erotismo fetish senza mai sfiorare la volgarità. Era Bettie Page, all'anagrafe Betty Mae Page, nata a Nashville il 22 aprile del 1923 e scomparsa in un ospedale di Los Angeles, ma per sempre consegnata a quell'immaginario collettivo che ne ha fatto una delle modelle più imitate. Fino alla recente popolarità di chi chiaramente a lei s'ispira come Dita Von Tees, Bernie Dexter o Nina Elisabeth Page che ne riprendono i contrasti cromatici e le pose maliziose.

fonte l'Unione Sarda

venerdì 12 dicembre 2008

Jaqueline Nascimento

FANTASMAS

Passaram-se anos
para eu descobrir
que viver dá medo
que viver fere
Ferem as distâncias
e as impossibilidades
O vento sopra impaciente ao meu rosto
adágios impiedosos
lembrando-me do que não fui.
A chuva dilacera meu corpo
com chagas que não cicatrizam
esconde-me de meu passado
faz do mistério o meu abrigo.
A terra molhada beija meus pés
condenando-me às lamentações
E o que vejo diante de mim
enquanto afundo
senão eu mesma?
Sorrindo enquanto desejo chorar
calando quando desejo gritar
deixando que fantasmas
invadam meu quarto
durante as noites
em que não posso dormir
E agora que caminho selvagem
pelas florestas que habitam meu coração
vejo que os anos me envelheceram
com toda sua indiferença
ensinando-me o que é crueldade
E quando se vai a chuva
volta o sol a queimar
minha face
para cegar-me
diante de meu futuro
não me permitindo enlouquecer
para então reiterar
o quanto sou efêmera
E os prados por onde ando
à procura de mim
envolvem-me os braços
imobilizando minhas esperanças
ser mulher é luta!
dores
lágrimas
ou um conceito obscuro de felicidade
As mentiras em que me perdi
tornam à minha mente
com os anos banais
sempre eles
e me encontro com fotos esparsas
de uma infância ilusória
fotografias que voam em céu relampejante
e que em rasantes ameaçadoras
afligem meu corpo a ser enterrado
E meus dedos sujos
tentam me livrar de meu sepulcro
e o ar que já me falta
ri do meu desespero
aperta minha mordaça
ferindo meus lábios sequiosos
E o que vejo acima de mim
senão eu mesma?
Pisando o chão que me consome
chorando minha própria morte
estendendo-me inutilmente a mão
aceitando o consolo alheio
e a falta de coragem decretada
e a passagem de uma vida
que me deu e me tirou
tudo.
A terra de onde vim
novamente me recebe
sem revelar os seus segredos
sem explicar o que são as lágrimas
que um dia acreditei cristalinas
que um dia chorei
pensando ser recompensada
E agora que vejo a mim mesma
sepultando-me e fingindo dor
digo-me:
procura-te sempre
ainda que nunca te conheças
e dorme
porque o meu fantasma
não mais te atormentará.


Jaqueline Nascimento è nata a Timbó, Santa Catarina, nel sud del Brasile. Si appassiona per la letteratura all’età di 12 anni leggendo qualche romanzo della letteratura brasiliana.
È laureata in Lettere per la “Pontifícia Universidade Católica do Paraná” (PUCPR), dove ha studiato oltre la língua portoghese, l’inglese. Nella sua laurea ha vinto il Premio Marcelino Champagnat, merito accademico per il suo studio durante il corso. Nel 2007 ha ottenuto menzione d’onore nel “18º Concurso de Contos Paulo Leminski”, realizzato per L’Università Estadual do Oeste do Paraná (UNIOESTE), con il racconto “A mulher do Peixeiro”. Attualmente partecipa dell’Oficina di Letteratura a Curitiba con lo studio della teoria. Studia anche l’italiano nel Centro di Cultura Italiana. Scrive poesie e racconti. Tra gli scrittori che le hanno influenzato, sono Clarice Lispector, Machado de Assis, Dostojevski e Florbela Espanca.

giovedì 11 dicembre 2008

Almadressa e Livio Romano

Maria Beatrice Protino

Alias Almadressa

Presenta

“Transizioni: passaggi di sistema”
27 Dicembre – 31 Dicembre 2008, Oria (Br)
Palazzo Martini, p.zza Domenico Albanese

Special Guest :
Livio Romano, scrittore Marsilio ed Einaudi






“Transizioni: passaggi di sistema”
La trasformazione, il passaggio tra diversi linguaggi per un unico scopo: arrivare attraverso le immagini ad un’analisi del sociale che muta la cognizione dell’uomo in una realtà sempre più caotica e sempre meno comprensibile. Le immagini proposte in questa mostra di grafica artistica intendono essere non solo un semplice momento di manifestazione culturale fine a se stessa, ma vogliono rappresentare un momento di profonda riflessione su quanto circonda e agisce il nostro quotidiano. L’utilizzo della computer grafica aumenta l’impatto iconografico, venendo a porre l’attenzione su come i corpi, gli oggetti, le sensazioni si fanno messaggi continui di analisi e riflessioni sui loro stessi mutamenti.
Vivendo in un’epoca in cui la sociologia delle comunicazioni di massa, della pubblicità e dei media in generale impoveriscono qualsiasi dinamica relazionale, dove, come sostiene Noam Chomsky, ciascuno sta davanti al proprio televisore e poco importa di ciò che accade al vicino di casa, l’iconografia in questa sede presentata vuole farsi sintomo di ‘transizioni’ tra diversi linguaggi, culture, generi: per questo il “trans-gender” delle immagini non è meticciamento e dunque mancanza d’identità, ma tutt’altro: è recupero di una prospettiva “trans-culturale” e “multi-culturale”.
In linea con questa visione, la scelta dell’artista di un linguaggio comunicativo che prende da più parti: dal disegno alla pittura, al collage, all’utilizzo della grafica computerizzata sotto il segno di un’intenzione che travalica il desueto modello artistico del pittore che utilizza il pennello sulla tela per far proprio, invece, un dinamismo visivo e comunicativo che utilizzi più codici interpretativi.

domenica 7 dicembre 2008

Alessandra Bianco e le sue Carte Segrete


Carte segrete, l'antologia nasce dalla rassegna teatrale tenutasi a Bari a Luglio 2006. Una mappa coraggiosa dell’erotismo contemporaneo vissuto sulla pelle da 19 autrici, famose ed esordienti, dove solo il corpo e il desiderio dettano le regole. Un prisma, dalle mille sfaccettature, che indaga l’intimità delle donne, quella che sconvolge e appanna i sensi. L’amore, la passione, la trasgressione svelano un alfabeto di desiderio lontano dai pregiudizi, dal gender, dalle latitudini, dall’età.
Come in un seducente striptease Carte Segrete – Entra in scena l’eros intreccia ricordi, dettagli, fantasie del viaggio carnale eppure onirico che si è consumato sul palco del Teatro Duse di Bari durante l’omonima rassegna teatrale che ha visto attori professionisti maschi interpretare la scrittura erotica femminile, con l’innocenza della loro giovane età e il trasporto della lettura scenica. Da questa esperienza inedita e vibrante è nata l’antologia Carte Segrete – Entra in scena l’eros, testimonianza concreta di un vissuto senza veli che si prende la rivincita sul monopolio letterario del sesso forte, e si appropria di una sua identità, a lungo celata. Chi si fermerà ad ascoltare le storie di queste donne, urlate o sussurrate da segrete alcove, scoprirà una sensualità ed una sessualità che indossa ogni volta un abito diverso.
Memoria, assenza, violenza, tenerezza, perversione, sono tutti sostantivi femminili che appartengono all’universo dell’altra metà del cielo, trame di una tela intrisa di quotidianità e di slanci straordinari. Pezzi di un’unica storia con impresso a fuoco il marchio dell’amour fou.

Le autrici: Agata - Godimi…; Ersilia Cacace - Il bacio; Maddalena Capalbi - L’intesa; Cavalla golosa - La vie en rouge; Cristina Contilli - Sei venuta a Torino per restare?; Demily - Fra le coperte; Marianna De Lellis – Distrazioni; Anais De Nerey - Un incontro francese; Eliselle - Blu notte; Euridice - Dopo di te; FFLuna – Non era una notte qualunque; Gabidolores - Pitti Uomo; M. Maddalena Iovene - Carne cruda; Antonella Lattanzi -Il cliente non paga anche in calore; Cristina Leti - Camera oscura; Marina Pasqualini – Taglio; Marina Priorini – Sconosciuti; Rosewood – Dedicato; Tinta - Un amore indecente.

La curatrice Alessandra Bianco è giornalista e scrive dal 2001 per il quotidiano “Barisera”. Collabora per le pagine di cultura e spettacolo di numerose riviste locali e nazionali. Si occupa di editoria e organizzazione di eventi culturali. Esperta di cultura e letteratura erotica, ha curato per Nuove Produzione Spettacolari la rassegna Carte Segrete – Entra in scena l’eros in cui 24 giovani attori hanno interpretato a teatro i racconti erotici di autrici famose ed esordienti.

CARTE SEGRETE - ENTRA IN SCENA L’EROS
(a cura di Alessandra C. Bianco)
Lune Nuove 133
ISBN 88-497-0413-5
Prezzo: euro 10,00
Pagine: 120
fonte: www.fenomenoantologie.splinder.com

sabato 6 dicembre 2008

Loredana Lipperini ... ancora dalla parte delle bambine



Le eroine dei fumetti le invitano a essere belle. Le loro riviste propongono test sentimentali e consigli su come truccarsi. Nei loro libri scolastici, le mamme continuano ad accudire la casa per padri e fratelli. La pubblicità le dipinge come piccole cuoche. Le loro bambole sono sexy e rispecchiano (o inducono) i loro sogni. Questo è il mondo delle nuove bambine. Negli anni settanta, Elena Gianini Belotti raccontò come l'educazione sociale e culturale all'inferiorità femminile si compisse nel giro di pochi anni, dalla nascita all'ingresso nella vita scolastica. Le cose non sono cambiate, anche se le apparenze sembrano andare nella direzione contraria. Ad esempio, libri, film e cartoni propongono, certo, più personaggi femminili di un tempo: ma confinandoli nell'antico stereotipo della fata e della strega. Sembra legittimo chiedersi cosa sia accaduto negli ultimi trent'anni, e come mai coloro che volevano tutto (il sapere, la maternità, l'uguaglianza, la gratificazione) si siano accontentate delle briciole apparentemente più appetitose. E bisogna cominciare con l'interrogarsi sulle bambine: perché è ancora una volta negli anni dell'infanzia che le donne vengono indotte a consegnarsi a una docilità oggi travestita da rampantismo, a una certezza di subordine che persiste, e trova forme nuove persino in territori dove l'identità è fluida come il web.

posted on you tube by Feltrinelli video

venerdì 5 dicembre 2008

Una serata di solidarietà a Leverano















Ricevo e pubblico volentieri da Francesca Quarta di Leverano, una giovane donna impegnata da tempo nel volontariato, questa notizia di un incontro a Leverano in provincia di Lecce


L’Associazione Impegno e Solidarietà e l’Associazione Impegno per Leverano, presentano “Aspettando il Natale … con solidarietà”. L’incontro è previsto per il 6 dicembre 08 alle ore 19,00 presso la sede dell’associazione Impegno e Solidarietà in via S. Angelo 70 a Leverano (Lecce). Enzo Mega e Luca Bartolotti incontrano Salvatore Perfetto autore della raccolta “Arteria Poetica”. A seguito una degustazione di vini novelli a cura di Luigi Sances Presidente dell’Associazione I.L.P. Salento. Coordina Cosimo Massa.

fonte iconografica Moreno Paolini

giovedì 4 dicembre 2008

Luisa Ruggio a Più Libri Più Liberi presenta La nuca



Sabato 6 dicembre 2008 Roma - "Piu' Libri piu' Liberi"

Luisa Ruggio

Presenta

La Nuca (Edizioni Controluce)




Palazzo dei Congressi Eur - Start h.20

Sala Ametista

Intervento di Annamaria Ferramosca



Medioevo. Terra di Hydrunte. Una bellissima adolescente, sospettata di stregoneria perché innamorata delle parole, si traveste da uomo per diventare l'allievo di uno Scriptorium particolare.
Un luogo pieno di libri e inchiostri dove i maestri sono due fratelli. Un alchimista eremita e un arabo che colleziona nuche femminili, alla continua ricerca di quella perfetta per la stesura di un codice fatto di puro erotismo.
Insieme scopriranno la mistica della sensualità. E la forma più spirituale dell'amore.
Dopo le calde atmosfere di Afra, Luisa Ruggio torna a incantare i lettori con una favola gotica sul potere del desiderio. Una storia che è anche un commovente omaggio alla Scrittura, un tributo alla potenza incantatoria della Parola, sull'osmosi tra Filosofia occidentale e Favola orientale e un falso storico sulla vita immaginaria dell'alchimista di Soleto Matteo Tafuri.
Con una prosa poetica che batte un ritmo profondo, La nuca è l'analisi in forma di racconto dell'alchimia segreta che anima tutte le relazioni umane: la fascinazione, qualunque essa sia.
Un magnetismo ingovernabile che da secoli feconda la letteratura.

Luisa Ruggio, giornalista e scrittrice, vive e lavora a Lecce.
Ha scritto saggi sul cinema e la psicanalisi. Il suo romanzo d'esordio, Afra (Besa, 2006), ha vinto tre premi letterari.
È autrice del blog dedicato alla scrittura "Dentro Luisa" (www.luisaruggio.blogs.it). La nuca è il suo secondo romanzo.

mercoledì 3 dicembre 2008

Katia Ippaso, Le voci di Santiago a Più Libri Più Liberi 2008



sabato 6 dicembre, ore 18.00
Palazzo dei Congressi EUR Roma
SALA CORALLO
piazzale Kennedy, 1





presentazione del libro

Le Voci di Santiago
a cura di Katia Ippaso



primo volume del progetto editoriale
dell'ETI Ente Teatrale Italiano




edito da Editoria & Spettacolo

intervengono
l’autrice, Claudia Barattini , Donatella Ferrante
Pietro Raschillà, Attilio Scarpellini

Curata da Katia Ippaso, questa prima opera del progetto editoriale documenta la presenza dell’Italia, in qualità di ospite d’onore, al Festival Santiago a Mil 2008, presenza che ha segnato una svolta innovativa nella cooperazione culturale tra l’Italia e il Cile.

La promozione oltre confine, che vede l’ETI sempre in primo piano, stavolta ha toccato il Sud America ed il libro registra appunto l’esperienza del Festival cileno, al quale l’ETI ha affidato una compagine rappresentativa della scena italiana. Ma non solo. Le voci di Santiago, infatti, allarga lo sguardo sul presente - non solo teatrale - del Cile, raccogliendo preziose testimonianze di intellettuali ed artisti (da Alessandro Baricco a Rodrigo Bazaes, da Romeo Castellucci ad Antonio Skármeta, da Pippo Delbono a Ramón Griffero), operatori culturali ed istituzioni.

www.enteteatrale.it - www.editoriaespettacolo.it - 06.44013260

martedì 2 dicembre 2008

Rossella Bufano presenta la sua Edita

Edita, la mia società, nasce dall’amore per i libri e la cultura in genere e dallo spirito di appartenenza a una terra che come nessun’altra, pur facendosi odiare, ti lega indissolubilmente a sé.
Il Sud è come un terreno incolto, ararlo costa molta, troppa fatica, ma a coltivarlo si prende gusto...

Per certi aspetti mancano talmente tante cose che si può creare di tutto.
In Puglia, infatti, fino a ottobre del 2004 (data di costituzione di Edita) non erano attivi corsi in editoria, io son dovuta andare a Roma per farne uno. I service editoriali che impaginano e correggono libri erano una realtà solida a Bari, ma una chimera nel Salento.
È stata una sfida, ma anche una missione: interagire e contribuire all’evoluzione della cultura e delle opportunità locali.

È stato l’incontro tra due trentenni, io e il mio socio, con tanta voglia di “realizzare”, accomunati dalla sensibilità per i temi sociali e ambientali, a cui si sono uniti altri professionisti validi e animati dallo stesso fuoco per la cultura.

Oggi Edita offre i seguenti servizi: progettazione di prodotti editoriali (libri, calendari, brochure, ecc.), editing, impaginazione e correzione bozze, promozione letteraria, piano comunicazione e ufficio stampa, formazione in campo editoriale (editing, correzione bozze, grafica e impaginazione editoriale di prodotti cartacei e multimediali, traduzione in casa editrice, comunicazione e promozione), realizzazione siti e dvd.

L’azienda organizza anche incontri letterario-culturali e pubblica la rivista on line Ripensandoci (www.ripensandoci.com) per la promozione della lettura e la valorizzazione della storia locale e non. La rivista riunisce un gruppo di giovani intellettuali. La convinzione che motiva la redazione è che la “conoscenza” è alla base della libertà. La conoscenza favorisce il senso di responsabilità e guida verso scelte consapevoli e la riscoperta della cittadinanza attiva.

Edita ha anche realizzato vari prodotti cartacei e multimediali e di promozione aziendale sia per enti che per privati. La sensibilità per i temi sociali e ambientali guida scelte di pratica quotidiana come la raccolta differenziata e l’orientamento della nuova attività di Edita, la pubblicazione di testi di antropologia sociale e terzo settore.

A 14 anni leggevo libri sotto la veranda della mia casa, nella Valle d’Itria, e pensavo che sarebbe stato bello leggere per professione... Oggi a 34 anni è il mio lavoro...

rossella bufano

Per ulteriore informazioni:
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domenica 30 novembre 2008

In punta di libro …12 mie opere dedicate ad Anna Palmieri per il quarantennale della sua Libreria

Roberto Cotroneo ha dedicato un suo libro a lei, e alla storia della sua libreria voluta fortemente con il marito Edo. Dice Roberto Cotroneo in un’intervista rilasciata a Sandra Petrignani sul numero di Panorama del 7 febbraio 2006: “Edo era un ex calciatore che amava i libri e voleva aprire una libreria. Anna insegnava. Gli diede lezioni private perché lui voleva prendere il diploma liceale. Si conobbero così. Insieme aprirono la libreria Palmieri, nel centro di Lecce. Io lei l'ho conosciuta entrando nel suo negozio. Mi colpì la sua storia, che in città conoscono in molti”.
In occasione dei quaranta anni di attività della Libreria Palmieri,ho voluto dedicare ad Anna Palmieri una piccola grande mostra dal titolo “ In punta di libro ....”, dodici opere grafico – pittoriche che danno corposità al libro come vero protagonista delle nostre vite e delle società che s’impegnano, liberamente ispirate ad opere di autori tra gli altri come Italo Calvino, Alberto Moravia, Dacia Maraini.
La mostra è dedicata a tutti coloro che come Anna Palmieri amano veramente il libro, che sono ancora capaci di emozionarsi dinanzi ad un bel romanzo e comunque dinanzi alla buona scrittura.
Qualcuno ha detto “ la bellezza ci salverà “ e la cultura è il miglior veicolo per la salvezza.
Come avrete potuto notare sino al 15 dicembre 2008 esporrò alcune mie opere all’interno della rassegna “The Portable Show” curata da Stefania Carrozzini alla rinomata galleria d’arte Broadway Gallery di New York (USA).

Mostra grafico- pittorica
6-19 dicembre 2008

Libreria Palmieri
Via Trinchese, 62 - Lecce

mercoledì 26 novembre 2008

Le mie opere alla Broadway Gallery di New York






The Portable Show curated by Stefania Carrozzini at the BROADWAY GALLERY
December 1 to December 15, 2008



PATRONAGE: FONDAZIONE D’ARS OSCAR SIGNORINI ONLUS PRODUCTION AND ORGANIZATION: I AM. (INTERNATIONAL ART MEDIA) Milano – New York City – Beijing


Artists: NATALIA BERSELLI, ALESSANDRA COCCHI, ADRIANA COLLOVATI, MARCELLO DIOTALLEVI, ANNA GHISLENI, LIVE ART, SILVA NIRONE, ANNALISA PICCHIONI, PAOLA SCIALPI, KARL STENGEL

Broadway Gallery is pleased to announce the exhibition The Portable Show curated by Stefania Carrozzini and organized by I AM. (INTERNATIONAL ART MEDIA) from December 1 to December 15, with an opening reception on December 4, 6 p.m.

The exhibition features ten artists from Italy. For the show the curator contributes a text called Art Travels in Time and the Space of Creation. “Art travels and its vectors are physical and mental. It expands on the net; it dematerialises, yet at the same time it does not abandon substance and takes shape in all living forms; it maintains an outer layer, a shape that is perceivable in the real spatial and temporal dimension. Everything is in constant movement, things, ideas, people. They leave traces of energy in space. Time, in the game of creation, unites them in a unique design.”

Digital art has upset the traditional aura of the work of art and its physical immanence and the perceptive categories that we are used to. However, there is still a question to be asked. Why do artists continue to covet the tangible object, matter? Why do they insist on working on canvases, on marble, on paper, on the environment? Why not all take refuge in the virtual? Why not give themselves wholeheartedly to the cause of the immaterial? The temporal dimension that we are immersed in imposes its limits, freedom of movement, too. Should the idea inevitably take shape in matters such as searching for the most suitable body in which to reveal itself to the physical world, so as not to be shipwrecked in this ocean of images one has to manage and equip oneself as best as one can? A bit like in the film Cast Away in which Zemeckis, the main character played by Tom Hanks, a professional forwarding agent, an expert on national and global travel, tries to makes sense of his life and to resist the void that engulfs him. For the shipwrecked Zemeckis, the survival of symbols is more important than the material, more urgent than eating or sleeping, and for this reason he does not build a house; he does not give birth to a second universe that reminds him of his normal life. Nothing of all that. His fetish, his security blanket on the desert island, is a ball on which he has drawn a woman’s face in blood. It is this object that helps him hold on to a will to live. Perhaps destiny and the sense of art is just this: to nourish with symbols the body of the imaginary, establishing an ongoing effective relationship with reality. It is an attempt to heal, a need for redemption from the ontological loneliness within the subject itself, that which is anyway innate.

The technological deluge we are subjected to has not banished our desire to establish a concrete relationship with the object. Rather, it has filled it with even more expectations, symbolic references, whether one refers to an aesthetic or constructive dimension of the works of art. Beyond the means with which we express our need to give voice and substance to the imaginary, there remains the will of the human being to witness the power of thought and that which moves the law of the Universe and the process of creation. The exhibition is composed of 60 artworks, small-sized, mixed media, digital photographs, paintings, and drawings.

lunedì 24 novembre 2008

Maria Viteritti, Al di là del muro. A cura di Francesco Sasso


La purezza dell’invenzione e la verosimiglianza dominano la struttura del romanzo. La trama è congegnata con abilità. La scrittrice gioca le sue carte con maestria, inserendo anche sottili osservazioni sui lati oscuri e impenetrabili della mente umana.

Ambientato in un tempo non molto lontano da noi, Al di là del muro non convoca pseudorealtà né pseudoprofezie, ma percorre la strada di una realtà possibile.

Riporto la nota di copertina:

Tecnologie avanzatissime elaborate dal dottor Leibnitz rendono possibile trasferire la vita da un individuo all’altro; Giorgio, pupillo dell’illustre ricercatore, è quotidianamente all’opera per incontrare i donatori ed organizzare l’appuntamento che spegnerà un’esistenza per risvegliarne un’altra, congelata nell’attesa.
Ma questa routine viene ad un tratto turbata e il cinico “spettatore” della vita e della morte si trasforma in un giovane medico agitato da inquietudini e domande angosciose.
Frammenti di ricordi spezzano la sua freddezza, mentre il pianto notturno proveniente dalla casa accanto lo obbliga ad interrogarsi, lo spinge verso una tentazione d’amore, fino a rivelazioni sconvolgenti.
Una storia scritta magistralmente, capace di coinvolgere il lettore in una vicenda che al sapore dell’oggi mescola terribili ipotesi di domani. [...]

La storia è narrata con equilibrio. L’ordine cronologico della vicenda è continuamente sconvolto da brevi intromissioni di flash-back in cui la voce narrante, che passa dalla prima alla terza persona, lentamente ci svela alcuni brandelli della vita del protagonista che tanta parte hanno nella vicenda. Insomma, il romanzo è portato avanti con equilibrio.

Infine, lo stile è piacevole e limpido. La medietà della lingua è tipica di tanta letteratura di consumo. Buon romanzo d’esordio.

francesco sasso (www.retroguardia2.wordpress.com)

Bio-bibliografia

Maria Viteritti nata a Faenza, dal 2004 è giornalista pubblicista. Nel 2006 ha pubblicato il libro, tratto dalla sua tesi di laurea, La fabbrica dei sogni. L’immaginario infantile nel cinema di Tim Burton - Effatà, Cantalupa, Torino, 2006, vincitore del premio Carver. Nel 2008 i romanzo d’esordio Al di là del muro - Lupo editore, Salento, 2008

[Maria Viteritti, Al di là del muro, Lupo editore, 2008, pag.176, € 13.00]

mercoledì 19 novembre 2008

Nancy Motta ... il mondo in un click!
























































Nancy Motta nata a Brindisi il 13 aprile, vive a Bologna dal 1983, nel1992 inizia la sua professione di fotografa come free-lance, seguendo la vita dei profughi dell’ex Jugoslavia nei campi di accoglienza dell'Emilia Romagna e la realtà sommersa dei senza fissa dimora, partecipando alla nascita della rivista "Piazza Grande" che segue sino al 1996.
In in questi anni collabora con le redazioni dei quotidiani e settimanali quali: La Repubblica e L'Unità, Panorama, Famiglia Cristiana, L'Espresso. Realizza servizi e per enti pubblici e privati, una collaborazione dal 1996 con la CGIL e la FIOM la porta sempre più a ritrarre il mondo del lavoro.
Dal 1992 iniziano i suoi reportage esteri, dall'area dei Balcani: Albania ex Jugoslavia Montenegro Macedonia e Kossovo, dove si è recata più volte.
nel 1994 è in Iraq dove realizza servizi fotografici su l'embargo e la diversità religiosa vi torna poi nel 2003 per raccontare la caduta del regime di Saddam Hussein, seguono reportage in Siria per documentare la vita dell’etnia Curda nelle comunità clandestine, in Israele Cisgiordania e Gaza con diversi viaggi dal 1999 al 2005, è Ciapas nel 2003 per un lavoro sulle comunità indigene, in Armenia nel 2004, in Togo nel 2005 e in diversi paesi e città europee.

In Italia continua a lavorare come fotografa di cronaca , segue eventi della politica nazionale e su incarico di enti pubblici, privati e organizzazioni nazionali è distribuita dalle agenzie Olimpia e successivamente Emblema .
Nel 2005 lascia l’agenzia e intensifica l’attività su propri progetti, collaborando con organizzazioni non governative, realtà industriali, ed enti locali.
Partecipa alla nascita dell’associazione culturale UFO unione fotografi organizzati, per la diffusione della fotografia attraverso corsi di formazione e organizzazione di mostre fotografiche incontri sulla fotografia

Al suo attivo la pubblicazione di libri fotografici:
Nel 2000 " Otranto Albania Kossovo 1999/1992 un viaggio a ritroso" pubblicato dall'editrice Argo, con il patrocinio dell’UNHCR, il libro racconta momenti di vita dei cittadini di etnia albanese dagli sbarchi a Otranto indietro alle frontiere di Macedonia Montenegro e Albania passando per l'inizio della guerra in Kossovo nel 1998 la crisi albanese nel 1997 sino al 1992
Nel 2002 "Terra" pubblicazione fotografica realizzata per la regione Puglia, edita da Mosaico. Le immagini riguardano la vita degli agricoltori dei pescatori dei pastori una realtà lavorativa difficile ma ricca di saperi e cultura e che rischiano di perdersi con la modernità
Nel 2003 "Iraq la guerra continua" il libro racconta l' Iraq dal 1992 sino al dopo Saddam volume edito per l'Arci di Ravenna
Nel 2005 “Harmattan tutta la complessità dell’africa nel piccolo stato del Togo” editrice Mandragora di Imola
Nel 2006 “ Acqua, una risorsa di vita e di pace” il volume realizzato con il GVC (un ONG di Bologna)e la Comunità Europea per la visibilità dei progetti sull’acqua in Israele e nei Territori Palestinesi
Nel 2006 “ Infanzia senza Diritti Umanità senza Futuro” realizzato per il comune di Anzola per la giornata sui diritti dei minori
Nel 2007 riedizione del voluma “ Infanzia senza Diritti Umanità senza Futuro” per il comune di Minerbio
Nel 2008 “ Brindisi un altro sguardo” realizzato per il Comune di Brindisi in occasione della visita del Papa

martedì 18 novembre 2008

Ogni luogo è buono per leggere
















Il Salento e altre storie
“OGNI LUOGO E’ BUONO PER LEGGERE”


Biblioteca Comunale

Venerdì 21 novembre ore 18,00


nella Casa di Borgo San Nicola con le donne, nel carcere di Caterina Gerardi.
Interventi di Francesca Conte, avvocato penalista, Elisabetta Liguori, scrittrice, Luigi Tarantino, giudice di sorveglianza.


Info:
BIBLIOTECA COMUNALE
via Risorgimento, 19 – Tel. 0833 596235 / 596235
e-mail bibliotecamica@comune.tuglie.le.it
Referente: Franco Sperti
SERVIZIO CIVILE
Tel. 0833 / 596521
e-mail: urp@comune.tuglie.le.it
Referente: Piero Rocca

domenica 16 novembre 2008

Elisabetta Bucciarelli ... più pop di così si muore!
















Il primo racconto di narrativa risale al 1989, si intitola:L'arte è morta, evviva l'arte!, è inserito nell'antologia Crimine pubblicata da Stampa Alternativa, Marcello Baraghini Editore.
Travestimenti di natale, La Repubblica
Topi d'arte, Il Giornale
La Mora, Inchiostro
Quasi come lei, Inchiostro
Erotic Food, 100 cose, Mondadori editore
Forse esisto, Delitti e Misteri
Adesso è già dopo, antologia Cara Famiglia, Keltia editore
Quadri di fogna, antologia Città violenta, Addictions editore
I Miei migliori amici . Cronache dal fantastico mondo dell'arte, Vegetali Ignoti editore.
La gola del Sarchia, antologia Suicidi falliti per motivi ridicoli, Coniglio editore.
Il paradosso dell'arciere, antologia Uccidere per sport, Todaro editore
Happy Hour è il primo romanzo.
Dalla parte del torto è il secondo.
FEMMINA DE LUXE nella collana diretta da Luigi Bernardi, l'ultimo uscito

Voce di Katarina Frostenson

Mostro, mettiti intorno a me, che cos'è che dovrò
sentire. Grande e inspiegabilmente muta, una coperta di
cavalli Occhio, naso, lobo temporale, la guancia
è coperta la mia bocca,
perchè sei dimenticata Un filo viene messo dentro,
un gusto di
minerali, sale Il piede sale per il passaggio stretto,
bianco e ignoto in me, il tratto giunge E l'aria è
forte, e fredda, e nera e alta Adesso bruco
l'erba del mondo

traduzione di Enrico Tiozzo
fonte fotografica www.pressbild.com
da Poesia, Crocetti editore, n. 232

giovedì 13 novembre 2008

Irene Leo intepreta Claudia Ruggeri. Lamento della sposa barocca

Il mio Laboratorio di Ricerca sull'arte contemporanea

A Lecce, in via Caracciolo 19, nei pressi della Chiesa del Carmine, il primo Laboratorio di Ricerca sull'Arte Contemporanea, diretto da me. La sede del laboratorio che contiene un centro documentazione sull'arte contemporanea italiana e internazionale, è a disposizione di quanti vorranno attivare un dialogo sulle diverse latitudini e codici dell'arte contemporanea e promuovere personali spunti di ricerca attraverso la consultazione del materiale disponibile.
Il progetto del Laboratorio di ricerca si muove anche attraverso la richiesta, rivolta alle più prestigiose realtà espositive italiane, di un contributo documentativo di qualsiasi formato e supporto, inerente al personale percorso di ricerca espositivo, che confluirà poi, successivamente nella banca dati del laboratorio stesso. In una terra come Il Salento, ricca di contraddizioni, ma anche generosa da sempre nel promuovere incroci e scambi nella produzione intellettuale e artistica, era forse giunto il momento di pensare un luogo, una piccola Biblioteca di Babele, dove la memoria dell'arte e il pensare l'arte anche come servizio sociale, viene non più a cristallizzarsi solo su pochi personaggi di spicco o folkloristici , che quasi come in un filmato a circuito chiuso vengono riproposti ora su questa rivista da un tal critico ora dati in pasto al pubblico in una data rassegna, ma costruisce senso piuttosto, giorno dopo giorno, nella riflessione, nella consultazione, nel libero confrontarsi di idee e percorsi, un pò forse ricordando i laboratori di discussione organizzati nei primi del '900 da Gurdjieff a Mosca come a Parigi. E questo è il mio mondo.

La foto dell'atrio del mio laboratorio è di Ornella Cucci

martedì 11 novembre 2008

Grafica digitale: la mia diversificazione dell’immagine di Maria Beatrice Protino, in arte Almadressa

“The girl is two girls?”: una donna con quattro braccia e quattro gambe è un’immagine che mi piace definire sintetica perché elaborata mediante computer attraverso una manipolazione digitale. La sua finalità è quella di creare un mini-mondo simbolico; la legittimazione in un suo proprio codice. Si tratta, infatti, di un’immagine-linguaggio, che struttura un proprio universo di simboli utilizzando un procedimento per così dire ‘immateriale’ perché basato su processi logico-matematici astratti quali appunto quelli computerizzati.
Naturalmente, ci muoviamo in un ambiente simbolico che non ha nulla a che fare con l’esperienza perché rappresentazione della mente.
Per fare un esempio pratico, prendo come punto di riferimento la vita dentro il circuito urbano di una metropoli. Se mi limitassi a scattare delle foto o a riprodurre con la matita ciò che vedo, finirei solo per fare una descrizione oggettiva di quell'ambiente. Se, invece, sottopongo quelle foto a degli opportuni effetti grafici digitali dettati dalle mie sensazioni in quel luogo, allora riesco a esprimere la mia interiorità, perché quelle immagini –manipolate- avranno ombre, colori e distorsioni o addirittura saranno riformulare e ricostruite utilizzando un codice che è il mio modo di percepire, del tutto soggettivo.
La rielaborazione di immagini implica, quindi, un processo di trasformazione di un’immagine data per ottenerne una nuova. Spesso detto processo si combina con quello di integrazione, cioè di composizione di una nuova forma, di un nuovo oggetto, utilizzando più immagini date.
Quello che ho utilizzato, allora, non è più, quindi, applicazione legata esclusivamente alle professioni del disegno tecnico o del marketing, i cui effetti possono essere quelli tipici di una cd “creatività di servizio”, di tipo ludico e spettacolare come quella ampiamente utilizzata dalla pubblicità e dal cinema; non più la logica della falsificazione o della duplicazione del reale sotto forma di iper-realtà, alla quale la pubblicità ci ha ormai abituati, ma, finalmente, la creazione di una diversificazione dell’immagine in opposizione all’anonima massificazione mediatica.
Questo ritengo sia il modo nuovo e finalmente radicale per esprimere “la rivoluzione del nostro tempo, prima fra tutte la cibernetica e internet, la cui conseguenza più evidente sul piano sociale sta nel rafforzamento della perversità dei processi di globalizzazione, cioè la diffusione su base planetaria dell’ideologia del capitalismo di mercato e dei principi della democrazia occidentale” (Demetrio Paparoni, L’arte contemporanea e la sua ridefinizione): l’utilizzo degli stessi mezzi che il sistema ha creato per combattere il sistema stesso e fare in modo che l’arte riconquisti un campo d’intervento nuovamente predominante e per lungo tempo perso.

domenica 9 novembre 2008

Amy Lee splendida dama in nero!








Evanescence, rock band americana da Arkansas, è nato per soddisfare Amy Lee e Ben Moody in un campo a metà degli anni'90. Presto un gruppo costituito attorno al due fondatori e hanno registrato un demo che ha attratto radio locali

sabato 8 novembre 2008

Oksana Zabuzhko e il suo Sesso Ucraino

Fosse ancora viva, Simone De Beauvoir, con molta probabilità, parlerebbe di “Sesso Ucraino: Istruzioni per l’uso” (Besa editrice)come della bibbia del femminismo ucraino anni ’90. In realtà il fortunato bestseller di Oksana Zabuzhko – uscito in questi giorni nell’edizione italiana, a distanza di dodici anni dalla sua pubblicazione in patria – non è opera che si presta a facili analisi e a interpretazioni univoche.
Formalmente un romanzo, il libro della scrittrice di Lutsk colpisce sin dalle prime battute per la complessità della prosa. Una prosa immaginifica, dal ritmo nervoso, inviluppata in un magma lavico stratificato, a tratti autoreferenziale, denso di rimandi e citazioni che ricordano “attitudinalmente” le pagine di Virginia Woolf e Ingeborg Bachmann.Il flusso di coscienza che lo pervade, alternando e mescolando piani e sguardi complementari – memoria/presente, Ucraina/Stati Uniti, prosa/poesia – è strumento efficace per fare riemergere - spesso lasciando poco all’immaginazione, talvolta servendosi proprio del potere dell’immaginazione - un io femminile soffocato da anni di sesso sterile ed igienico.
Il ricordo del freddo amplesso nella dacia, memoria che riaffiora dalla gioventù della protagonista (Oksana stessa?) fotografa emblematicamente la sessualità nella defunta Unione Sovietica.Quella che Joseph Roth in “Viaggio in Russia” chiama “unione sessuale non preceduta da alcun corteggiamento, da alcuna seduzione, da alcun rapimento d’anima”.
La portata provocatoria del libro non sta dunque nella descrizione iperrealista di coiti reali o presunti, desiderati o abiurati, quanto nel suo andare a scardinare quella concezione femminile, trait d’union tra zarismo e stalinismo, già stigmatizzata dallo scrittore galiziano nel 1926. “Sesso Ucraino” è in effetti un libro politico. Prende le mosse da Roth, attualizza la lezione di Kundera in chiave femminile e servendosi di un approccio memore dei gender studies statunitensi – l’autrice ha vissuto e lavorato a Pittsburg come lecturer universitaria – approda fino all’Ucraina, alla disperata ricerca di una propria identità, degli anni ’90.
Le profonde modificazioni politico-culturali intervenute nel Paese negli ultimi dieci anni, oggi sempre più proiettato verso l’orbita europea, ma pur sempre afflitto da un’emigrazione endemica, fanno del libro “oltraggioso” della Zabuzhko una lettura ancora più interessante. Un classico, come sottolinea nella interessante postfazione il traduttore italiano Lorenzo Pompeo.

di Massimiliano Di Pasquale

In foto una mia opera "Traccia di donna n.1"
Paola Scialpi

fonte Affari Italiani (canali libero)

mercoledì 5 novembre 2008

sabato 1 novembre 2008

Io al mio Laboratorio di Ricerca sull'arte contemporanea


Voglio condividere con voi una parte del mio "piccolo universo", dove nascono le mie migliori idee

La foto che mi ritrae in action painting è di Ornella Cucci

venerdì 31 ottobre 2008

Anna Luisa Spagna e la sua India


PAOLO PACCIOLLA ANNA LUISA SPAGNA

LA GIOIA E IL POTERE (Besa editrice)

Lecce - 31 ottobre 2008 alle ore 19,00
presso il Convento dei Teatini.

Interverranno l'on. Adriana Poli Bortone e il prof. Roberto Perinù.



Un percorso storico nella musica e nella danza dell’organismo sociale indiano: la musica vedica della casta sacerdotale, che sottolineava e dava forza ai vari momenti dei riti sacrificali; le esecuzioni orchestrali e le danze nelle splendide corti dell’India – da quelle antiche, buddiste o indù, a quelle musulmane e poi inglesi – dove musica e danza erano affidate alle donne ma erano praticate anche dai re e dai guerrieri; musica e danza nei templi medioevali e moderni, i palazzi degli dei attorno ai quali ruotava la vita delle città; la scena cittadina, con le processioni sacre e regali e le varie forme di intrattenimento. Ma anche un’analisi delle idee estetiche che le arti dello spettacolo dovevano esprimere e veicolare: le ragioni e le finalità delle arti, il rapporto con le cosmogonie e l’analogia con i culti e le pratiche spirituali. E, ancora, il rapporto delle arti con le forme naturali, in particolare quelle della vita vegetale. Inoltre, un’esposizione degli elementi grammaticali fondamentali e delle principali forme musicali e coreutiche. Una ricerca sulla musica e la danza che restituisce a queste arti la centralità che avevano nel pensiero e nella società dell’India di tutte le epoche.



ANNA LUISA SPAGNA inizia la ricerca sulla danza classica indiana (Odissi e Chhau di Seraikella) nel 1995. Suoi scritti sono apparsi sulle riviste “Melissi” e “In Corso d’Opera”. Con il nome Racconti del Corpo sviluppa una ricerca fra danza e pedagogia legata al tema del femminino.
È coreografa e danzatrice negli spettacoli di Sutra - Arti Performative, presentati in diverse rassegne e festival in Italia e all’estero.

PAOLO PACCIOLLA inizia la ricerca sulla musica classica indiana (Dhrupad Pakhawaj) nel 1995. Ha pubblicato la monografia Il pensare musicale indiano (Besa, 2005). Suoi scritti sono apparsi sulle riviste “Melissi”, “In Corso d’Opera” e negli Atti del XI, XII e XIII Convegno Nazionale di Studi Sanscriti, tenutisi a Milano (2002), Parma (2004), Roma (2006).
Compone ed esegue le musiche per gli spettacoli di Sutra - Arti Performative, presentati in diverse rassegne e festival in Italia e all’estero.

giovedì 30 ottobre 2008

martedì 28 ottobre 2008

Diana Lary e La Repubblica Cinese






Diana Lary
La Repubblica Cinese
Cina: il gigante orientale che fa paura al mondo



Nel Ventunesimo secolo, la Cina sta emergendo da decenni di guerra e rivoluzioni per entrare in una nuova era. Ma il passato ossessiona ancora il presente. Gli ideali della Repubblica Cinese, fondata quasi un secolo fa dopo 2.000 anni di dominazione imperiale, ancora oggi sono le basi della Cina moderna tesa verso l’apertura e la modernizzazione. Attraverso una vivida descrizione dell’era della Repubblica, Diana Lary ne traccia la storia dalle origini, nel 1912, alla caduta di Nanchino, dall’era dei signori della guerra alla guerra civile con l’Armata di liberazione popolare terminata in sconfitta nel 1949. Il libro, arricchito da biografie di personaggi illustri, proverbi cinesi, storie d’amore, poesie e numerose illustrazioni, è la lettura ideale per capire finalmente un Paese ricco di fascino, ma assurto alle cronache internazionali di oggi per le sue numerose contraddizioni e zone d’ombra.

Traduzione di Daniela Ingrosso.


Diana Lary è docente di storia al Centro di Ricerca Cinese della University of British Columbia.

domenica 26 ottobre 2008

In memoria di Oriana Fallaci



posted on youtube by cittadeimorti

giovedì 23 ottobre 2008

Dora Albanese - La ragazza sordomuta

Edith allunga la piccola mano verso il cappotto di uno di quei due signori; il suo corpo si sposta e tira - con un leggero sforzo, quasi impercettibile, tanto che non trattiene nulla tra le mani, nessun lembo di stoffa, nessun bordo di certezza.
- Prendetemi con voi, non vi darò fastidio, sono qui, proprio dietro i vostri corpi, tenuta al caldo dalle vostre ombre tanto cercate, non lasciatemi di nuovo al sole, non spostate il passo di un solo centimetro, avvolgetemi, non girate l’angolo senza prima voltarvi, accorgetevi di me, vi prego, sono a un passo da voi -.
Le ombre dei due signori si dividono, aprendosi come si apre un sipario, lasciando di nuovo Edith al centro del palcoscenico, sotto il sole della grande vetrata dell’orfanotrofio.
La piccola resta ferma con le mani nelle tasche del grembiulino di stoffa a fiori, fatto su misura da suor Diletta - quella che le offrì un abbraccio per coprirla dal freddo dell’abbandono.
Piega la testa rosso rubino verso la spalla destra, mentre il sole sembra non voler tramontare mai dai suoi capelli; piuttosto succhiare, succhiarne tutto il colore, come per trarne energia - mentre i raggi, che le cingono il capo, appaiono come un’aureola infiammata.
Edith s’inginocchia e prega, unisce le mani, puntandole verso il cielo, alza il volto bagnato dal sole - ha sul viso i lineamenti di una giovane madonna, forse la madonna dei boschi, quella madre che, almeno una volta nella vita, ogni uomo ha provato a immaginare.
Due gocce le scivolano pastose dagli occhi, percorrendo la curva del naso, e fermandosi proprio sotto le mascelle.
Ha gli occhi scuri; e il naso, che le cade dritto, si unisce in una punta ottocentesca, che fa appena ombra sui contorni delle labbra superiori, rendendo quasi invisibile il piccolo porro cresciutole proprio là, al centro delle labbra.
Ora una ruga si impone - come fosse una cicatrice - e le divide la fronte a metà.
È triste, di una tristezza che ha trovato nido nella sua cassa toracica, nel suo ventre, in ogni vertebra, come un elemento in più, da non poter mai più eliminare.
Erano già cinque anni che era chiusa in quell’orfanotrofio, cinque anni che aveva smesso di parlare e di sentire.
Sua madre era una cantante, e raccontava sempre a Edith che, se avesse avuto una figlia, l’avrebbe chiamata come il suo idolo, Edith Piaf, e che l’avrebbe fatta diplomare al conservatorio, le avrebbe fatto suonare il pianoforte, le avrebbe messo a disposizione ogni mezzo per poter divenire una cantante affermata; suo padre, invece, era un insegnante di latino, contrario ai discorsi di sua moglie, che destabilizzavano la fanciulla, portandola in un mondo incantato, troppo lontano dalla quotidianità.
Edith, dunque, era in mezzo a due sogni: quelli paterni, che la vedevano dietro una scrivania, ad insegnare latino; e quelli materni, che la vedevano cantare nei migliori locali parigini. Di certo la sua estrazione borghese non l’avrebbe fatta morire di fame, nel caso questi sogni non si fossero avverati, e la piccola ne era consapevole, perciò annuiva senza fatica.
Sua madre - Caterina, italiana d’origine - era una donna giovane, bella, di una bellezza panica, rossa nei capelli e scura negli occhi, longilinea e accattivante nella voce; aveva sposato il suo insegnante di latino per sfida e per capriccio, pentendosene subito dopo - erano troppi gli anni che li dividevano, e troppe le diversità caratteriali.
Suo marito le impedì da subito di andare a cantare nei locali; non era bene che la moglie di un professore di liceo si esponesse in luoghi frequentati da gente così.
È proprio in uno di questi locali - frequentati di nascosto - che conobbe Giorgio, un chitarrista italiano. Non passò una settimana da quell’incontro che i due si innamorarono e decisero di lasciare la Francia e tornare in Italia.
Caterina, dunque, lasciò da parte tutti gli altri sogni, visto che il suo - quello di poter cantare in giro per il mondo, e di poter ritornare nella sua Italia - si stava appena avverando.
Cinque anni addietro abbandonò Edith davanti alla chiesa di Rue de la Fenac - la piccola allora aveva sei anni, ed era già troppo grande per dimenticare il tradimento materno.
Così svanì sua madre, percorrendo un viale alberato d’autunno - memoria senza più lineamenti, perché a rimanere è solo l’essenza. Ci vuole poco tempo per perdere la memoria di un ricordo.
Ad accoglierla fu proprio una monaca, suor Diletta, che poi le fece da balia all’interno dell’orfanotrofio.
Tutti sapevano che Edith era una bambina sordomuta, e tutti, specie i bambini, la evitavano, intimoriti da quell’ambiguità.
Indossava sempre la solita maglia nera con pallini bianchi, scarpette da ginnastica maciullate alle punte, e pantaloni neri corti alle caviglie, di una taglia in meno.
Le famiglie che frequentavano l’orfanotrofio - per scegliere quale giovane orfano prendere con sé - quando incontravano Edith restavano un po’ attoniti; la guardavano, le sorridevano, le dicevano parole dolci, giusto per sentirsi dei benefattori, per conquistare la sua benevolenza.
Gli esseri così incompleti sembra nascondano dei misteri, come fossero sacerdoti o angeli del Purgatorio - e l’uomo teme il silenzio sfingeo, e vorrebbe essere benedetto da questo mutismo contemplativo.
Edith allora li seguiva, con gli occhi e con i piedi; li seguiva e certe volte si aggrappava ai loro cappotti, tirando, come unico gesto di approvazione, ma poi tutti andavano via, spaventati, verso bambini dai colori meno vivaci, con la carnagione limpida e gli occhi del cielo.
Utilizzava la notte, Edith, per sciogliere la lingua dai crampi. Andava in bagno, tappava con una pallina di carta igienica il buco della serratura, e cantava sottovoce le canzoni della sua infanzia, quelle di Edith Piaf, che piacevano tanto a sua madre. E proprio in quei momenti pensava a lei, e a quei sogni rimasti incastrati in un cassetto, a quel padre che non l’aveva mai cercata, e che forse si era rifatto una famiglia. Tutta la rabbia di colpo esplodeva, riempiendole il viso di macchie rosse, annebbiandole la vista, facendola tremare.
Suor Diletta le dava sempre dei tranquillanti prima di andare a dormire - gliel’aveva prescritti la neurologa dell’istituto -.
Nessuna suora sapeva parlarle; solo suor Diletta sapeva farlo, con certi movimenti veloci e sincopati delle mani, con smorfie labiali, e con sorrisi. Alcune monache provavano ad offrirle balocchi, altre si limitavano ad accarezzarle i capelli, ma nessuno era riuscito ad entrare nel suo segreto, a nessuno mai era venuto il sospetto.
Nessuno si preoccupava d’interrompere certi discorsi, quando passava Edith.
Una di quelle notti si sentì morsa dal nervosismo; la lingua le faceva male più del solito, i crampi erano intensi e duravano molto, le orecchie le fischiavano. Aveva appena gettato i tranquillanti nel water, dato la buonanotte alla suora amica, messo la vestaglia, atteso sotto le lenzuola che il sonno arrivasse, ma i dolori erano acuti, le labbra le tremavano, la palpebra destra le pulsava, era in preda a un terrore panico, e non sapeva cosa fare, aveva appena rifiutato di prendere i tranquillanti - quelle pillole la indebolivano, le facevano girare la testa -.
Iniziò a credere di essere diventata pazza, di non avere più nessuna possibilità di salvezza, nessuna via d’uscita dal suo segreto, del quale era diventata prigioniera.
Un segreto che somigliava sempre più a una condanna.
Aprì la finestra della stanza. Vide la brina sugli alberi e sulle foglie, e anche le strade, ricoperte da uno strato sottile di giaccio, brillavano sotto i fanali delle macchine, che improvvisamente rallentavano.
Quella era proprio una di quelle notti fredde e buie quando la luna sembra non arrivi a illuminare tutta la terra. Edith decise di fare un giro nell’istituto, e magari fermarsi a recitare di fronte alla statua di Sant’Anna un atto di dolore, ma una voce, che somigliava a un lamento - sembrava fosse un fantasma che veniva a punire la sua anima menzognera - iniziò a farsi sentire, a penetrare nella mente di Edith.
La fanciulla fu pervasa da un tremore che la bloccò di spalle al muro. Persa e rassegnata, iniziò a pregare a voce bassa; pregava, chiedendo perdono per quelle menzogne, per aver mentito a tutti, anche a suor Diletta - per averle negato ogni parola di ricompensa. E mentre pregava, il lamento si faceva sempre più acuto.
Si accorse, respirando ansiosamente nel silenzio, di una porta socchiusa - era da quella porta che fuoriuscivano i lamenti. Lamenti che nessuno avrebbe mai raccolto, vista la collocazione del ripostiglio. Si affacciò e vide. Dunque nessun fantasma si stava lamentando, ma un bambino, fatto di pelle e di ossa. Un bambino che chiedeva alla suora, che era nella stanza con lui, di lasciarlo in pace, di smetterla di molestarlo. Un bambino di dodici anni - un ragazzo, ormai - che da chissà quanti anni subiva in silenzio le molestie sessuali di quella monaca perversa, che lo costringeva ogni notte a fare l’uomo.
Edith, già molto provata, tirò un respiro, bloccandolo negli addominali, si piegò sulle ginocchia, slacciò i lacci e ne prese uno in mano, diede un calcio alla porta, e gridò, gridò con tutta la forza che aveva in corpo:
“Basta, basta, basta…”.
La suora si voltò; era spaventata da quella figura diabolica, da quel segreto svelato; cercò allora di aggredirla, di soffocare le grida improvvise della bambina. Invece il ragazzo, rannicchiato in un angolo, rivestiva le sue nudità ferite. Edith afferrò la suora dai capelli, la strattonò a terra, e le strinse il laccio in gola, finendola così - finendola tra le urla del ragazzo, e quelle della Madre Superiora che, però, accorse troppo tardi.
Qualcuno gridò al miracolo, quella notte: la sordomuta aveva gridato, la sordomuta aveva sentito.

fonte www.musicaos.wordpress.com
fonte iconografica www.mayraglouis.wordpress.com

martedì 21 ottobre 2008

Alanis Morisette - Underneath



posted on you tube by alaniscom

lunedì 20 ottobre 2008

Mariella Mehr












Mettimi tra i centri,
come fossi una di loro
ancora incolume, non fuoco sulfureo
nient’altro che un istante sconosciuto.

Liberami dalla fame di memoria
spediscimi lontano senza messaggi
una volta almeno per la durata di una fitta al cuore
come la storia del fiore di nessuno.

Appoggia bene il tuo piede,
lungo le mie linee della vita
la pietra lucida ti serba rancore.

Le mie mani, una treccia di fiato,
non sanno niente dell’affidabilità
di radici con un domicilio,
derubate di ogni terra
conducono una vita d’aria.

Provvista di speciali garanzie,
che nessuno capisce, non
la mia ombra, non il mio
cuore, oggetto ritrovato,
così mi consegno, ancora goffa
a piedi migranti.

fonte iconografica Rainews 24
fonte www.vertigine.wordpress.com

domenica 19 ottobre 2008

Immaginaria 08


La fabbrica dei gesti
riparte con
"IMMAGInARIA"
Laboratorio Coreografico/Teatrale
condotto da

Silvia Lodi e Stefania Mariano

Lezione Prova
Venerdì 31 ottobre 2008


Formazione e ricerca dove scoprire, apprendere, creare, lavorare sulla danza ed il teatro attraverso il training fisico e gli elementi fondamentali della dinamica, peso e respirazione. E ancora: l'improvvisazione personale e di gruppo, la composizione, il lavoro con il testo, gli elementi di base della danza contemporanea e l'uso della voce.

Il laboratorio è rivolto a danzatori, attori e musicisti provvisti di esperienza, e a chiunque abbia la curiosità e l'interesse a scoprire e risvegliare le proprie capacità sensoriali, espressive e creative. L'obiettivo del lavoro è espandere e coltivare la propria capacità di comunicazione con gli altri e con lo spazio. Il laboratorio intende, attraverso gli strumenti pratici e teorici, sviluppare una coscienza corporea con l'intento di far dialogare i due linguaggi: teatro e danza. Inoltre, si vuole approfondire il piacere della ricerca, concedendosi il giusto tempo per analizzare e scavare, svelando un percorso che va sempre più in profondità.

Sono previsti percorsi di studio per due livelli: principianti - avanzati. Il laboratorio si concluderà a giugno 2009, presentando al pubblico un primo studio sul lavoro svolto.

La lezione PROVA è fissata per venerdì 31 ottobre 2008, dalle 18.00 alle 20.00, con l'obbligo di prenotazione.

Max 12 partecipanti.
Non si può effettuare più di una lezione prova gratuita.
La frequenza è bisettimanale.

Per prenotarsi: chiamare il n. 347.5424126
fabbricadeigesti@gmail.com

Le donne della settimana n.4



Questa settimana le donne segnalate sono quelle della redazione di IO Donna del Corriere della Sera. Un impegno tutto al femminile per il glamour, il pop, la cultura.
Continuate così!!!

Paola Scialpi



Fiorenza Vallino
Bruna Rossi
Federica Plazzotta
Manuela Campari
Maria Grazia Ligato
Elena Marco
Maria Laura Giovagnini
Maria Grazia Borriello
Gloria Ghisi
Simona Gioia
Paola Piacenza
Cristina Lacava
Nicoletta Pennati
Anna Maria Speroni
Marina Terragni
Elda Urban
Emanuela Zuccalà
Renata Ferri
Eleonora Crugnola
Antonia Miori
Silvia Meneguzzo
Marina Malavasi
Alessandra Corvasce
Vanessa Caputo
Floriana Colangelo
Chiara Levi
Mila Malavasi
Francesca Merlo
Eva Orbetegli
Annalisa Milella
Alessandra Bottino
Leah Cosgriff
Imma Vaccaro
Stefania Maroni
Cristina Milanesi
Federica Levi
Susanna Legrenzi
Lia Ferrari
Antonella Caldirola
Claudia Fiori
Amabilia Nichetti
Barbara Tasso
Giulietta Pierri
Cinzia Locatelli
Giada Franchi
Valentina Avon
Benedetta Bagni
Annamaria Bernardini De Pace
Margherita Biscaretti Di Ruffia
Pia Bonanni
Raffaella Cagnazzo
Laura Caldarola
Paola Calvetti
Gabriella Canevari
Galluccio
Virginia De’ Flor
Rachele Enriquez
Giusi Ferrè
Margherita Fronte
Milena Gabanelli
Giovanna Greco
Emilia Grossi
Julie Kosossey
Serena La Rosa
Daria Manzini
Mariateresa Montaruli
Maria Laura Rodotà
Daria Scolamacchia
Guia Soncini
Paola Trombetta
Silvia Vegetti Finzi
Monica Vignale
Michela Vecchiato
Luciana Savarese
Maria Francesca Sereni
Rossana Braga



fonte iconografica www.centroartivisivepescheria.it
opera di Cristiano Pintaldi

sabato 18 ottobre 2008

Barbara Lanati vista da Ilide Carmignani ...ancora sulla traduzione



Traduttori trasparenti dentro il labirinto del testo

Da Emily Dickinson a Angela Carter, un percorso di riflessione critica che si porge come una sorta di autobiografia culturale nel libro dell'americanista Barbara Lanati «Pareti di cristallo», da poco uscito per Besa

Ilide Carmignani

Scriveva nei primi anni Quaranta l'insigne linguista Benvenuto Terracini, costretto dalle leggi razziali a un esilio argentino, che il traduttore deve trovare la ragione espressiva della propria fatica non annullando la propria personalità - cosa manifestamente impossibile - ma rendendola trasparente, riducendola «a una parete di cristallo che lascia vedere senza deformazioni ciò che sta dall'altra parte»: un testo, una lingua, una cultura irrimediabilmente diversa. Soltanto in questo modo riuscirà a evitare che le sue simpatie, i suoi interessi spirituali, lo attraggano con decisione verso il suo autore, facendogli correre il rischio di non essere capito, o all'inverso, solo così saprà vincere un «troppo vivo sentimento di fratellanza verso i lettori», peccando d'infedeltà nei confronti dell'originale.
Da allora gli studiosi hanno dimostrato non solo quanto sia problematica questa ideale trasparenza, ma anche come esista un gran numero di fattori, che vanno ben oltre la «personalità» del traduttore, in grado di influire sulle strategie di mediazione - siano queste source oriented o target oriented, come diremmo oggi - a partire dal tipo di rapporto esistente fra le due culture coinvolte, dal genere di testo e dalla funzione che esso avrà all'interno del sistema socioculturale in cui è destinato a collocarsi, dal prestigio dello scrittore, dalla natura del committente e, non ultimo, dal lettore cui ci si rivolge.
Insomma, molta acqua è passata sotto i ponti della traduttologia, ma l'immagine della parete di cristallo continua ancora oggi a esercitare un grande fascino, tanto da dare il titolo al raffinato volumetto sulla traduzione letteraria, di recente edito da Besa, in cui Barbara Lanati raccoglie quattro saggi dedicati a Gertrude Stein, Henry James, Angela Carter e Emily Dickinson, scrittori da lei acutamente indagati e amorevolmente restituiti in italiano nel corso degli anni (Pareti di cristallo, prefazione di Gianni Vattimo, Besa 2007, pp.151, euro 13).
Studiosa e docente di letteratura anglomericana, Barbara Lanati rivela di essere giunta un po' per caso alla traduzione letteraria, affascinata sui banchi del liceo dal rigore delle lingue classiche e poi sedotta, giovane ricercatrice appena rientrata dagli Stati Uniti, dalla stessa Emily Dickinson che Beniamino Placido le aveva proposto di tradurre per Savelli. Da allora si sono susseguiti svariati autori sulla sua scrivania di fine interprete - W.Carlos Williams, la poesia americana degli anni Ottanta, Ferlinghetti, Amy Lowell, Edgar Allan Poe - in un «lungo (e periglioso) viaggio» che ha affiancato quello dell'insegnamento e della critica, ma sempre e solo nella felice sinergia di un rapporto elettivo: tranne rarissime eccezioni, dichiara Barbara Lanati, la sua etica professionale la spinge a tradurre solo scrittori che lei stessa ha suggerito o sui quali ha lavorato a lungo.
Il volume, naturalmente, non vuol essere affatto un manuale, né fornire indicazioni pratiche, ma ci offre preziosi esempi di quel cammino verso l'opera, di quel lavoro di ricontestualizzazione letteraria e analisi testuale, che è premessa essenziale all'esercizio della riscrittura, il tutto all'interno di un percorso di riflessione critica che si porge quasi come una sorta di autobiografia intellettuale.
«Pochi giri di parole» sintetizza Barbara Lanati, «il traduttore serio deve sempre essere anche "critico"; deve entrare cioè nei labirinti verbali e filosofici di un testo, armato di coraggio, di umiltà e passione nel senso letterale del termine». Ed è così, per esempio, che per tradurre Angela Carter, la studiosa decide di inseguirne lo sguardo: visita la Brown University, dove la scrittrice ha lavorato, percorre le strade dove lei è andata a spasso, legge quello che la Carter ha letto, trova infine anche il modo di incontrarla, con l'obiettivo di intrecciare con l'autrice un dialogo che non sia soltanto implicito nella pagina tradotta.
Il rigore con cui Barbara Lanati accosta un testo da trasporre si rispecchia nelle sue attente analisi di traduzioni altrui, in particolare nel contributo sulle due versioni italiane del Ritratto di signora di Henry James. «Ogni traduttore - si sa - è responsabile delle proprie scelte, ma soprattutto dei propri errori» scrive, e molti traduttori tremeranno, consapevoli non solo di quanto sia facile commettere errori ma anche di come, agli occhi altrui, sia spesso impossibile distinguerli dalle scelte, specie se lo sguardo si chiude nell'orizzonte dell'originale.
Come afferma Gianni Vattimo nella sua prefazione, il testo da tradurre non è mai solo «un oggetto che sta di fronte al traduttore in una sua immobile e cristallina verità. È sempre un appello che chiede di essere ascoltato - certo in ciò che è e vuole essere; ma sempre anche da orecchie storicamente determinate», le orecchie di questo o quel traduttore, lettore privilegiato che fa della sua lettura l'oggetto della lettura altrui, pur sapendo che come ogni altra forma di interpretazione, compresa la critica letteraria, la traduzione non potrà mai esaurire l'originale. Forse, come scriveva Henry James, «the whole of anything is never told».

Da Il manifesto del 08 Gennaio 2008

giovedì 16 ottobre 2008

Sabine Spielrein vista da Stefania Erroi

Affetta da violente manifestazioni isteriche con tendenze anoressiche suicidali, la giovane Sabina Spielrein ha personificato il primo caso clinico trattato e curato dal dottor Jung con il metodo freudiano. Metodo che sostituiva ai sistemi costrittivi – quali docce fredde, camicie di forza e catene ai letti – la terapia della parola, della libera associazione di idee e dello scambio emozionale.

Oltre che paziente, Sabina diventa amante (tra i due scoppia anche la passione e l'amore, ma Jung è sposato) e allieva del dottor Jung e, a sua volta, psicanalista.

Estremamente convinta dell’importanza di insegnare la libertà di pensiero e l’educazione sessuale anche ai bambini più piccoli, fonda a Mosca il primo laboratorio di Solidarietà Internazionale noto come Asilo Bianco (cosiddetto per il colore con il quale erano dipinti i suoi interni), con la ferma intenzione di sperimentare “un’altra educazione” per creare “altri” bambini.
Con le sue stesse parole: «Pare sia la prima volta che una psicoanalista viene messa a dirigere un asilo infantile. Ciò che vorrei dimostrare è che se si insegna la libertà ad un bambino fin dall'inizio, forse diventerà un uomo veramente libero... ci metterò tutta la mia passione».
Sarà poi la storia con la morte di Lenin, la dittatura di Stalin e l’arrivo delle truppe naziste a deciderne il destino: verrà infatti uccisa nel 1942, a soli 57 anni, presso la sinagoga di Rostov insieme alla sua bambina.

Tratto da «Lei vede l’amore dappertutto vero?» «È la forza che genera il mondo»


(special tank to Edita e Ripensandoci)

martedì 14 ottobre 2008

Ilide Carmignani e i suoi autori invisibili

Il volume edito da Besa editrice raccoglie una serie di interviste sulla traduzione letteraria a scrittori, studiosi, editori, ma soprattutto a quella fascia di professionisti che danno voce italiana ai più importanti autori internazionali, da García Márquez a Naipaul, da Pennac a McEwan, da Coetzee a Ghosh. Il taglio, dallo stile fresco e immediato, raccontando il particolare mestiere del traduttore letterario, racconta anche la storia dei libri che leggiamo, di come sono nati e cambiati nel lungo viaggio dallo scrittore al loro autore “in seconda”, da altre culture alla nostra. Non mancano inoltre gli aneddoti sugli scrittori tradotti e le storie di vita vissuta in casa editrice.



ILIDE CARMIGNANI ha tradotto, per le maggiori case editrici italiane, autori come Borges, Cernuda, García Márquez. Nel 2000 ha vinto il I premio di Traduzione Letteraria dell’Istituto Cervantes. È consulente per la traduzione letteraria della Fiera del Libro di Torino.





posted on You tube by Studio 83
Intervista a Stefano Donno