sabato 28 maggio 2011

La centrale di Elisabeth Filhol (Fazi)












Si potrà camminare quanto si vorrà, respirare a pieni polmoni. Non servirà a pulire niente.

Uno dei tanti operai a contratto delle centrali nucleari francesi racconta la sua quotidianità. Il suo rapporto con un lavoro ad altissimo rischio; le ragioni che lo hanno condotto a scegliere una professione in apparenza così diversa dalle altre e invece, come ogni altra, dominata da una pura logica di mercato. Una vita senza fissa dimora, da una centrale all’altra, fino a quando la contaminazione non arriva al livello di guardia, la carne si avvelena ed è necessario sospendere, anche se solo per un po’. “Carne da reattore”: perché questo è Yann, il narratore, e questo sono i suoi compagni, una confraternita di lavoratori nomadi, precari, cresciuti all’ombra della catastrofe di Chernobyl e uniti dalla consapevolezza del pericolo, dalla minaccia dell’irradiazione, della sovraesposizione. Una minaccia che grava su tutti loro. Su tutti noi. Al centro di questo breve, lancinante romanzo che ha scioccato la Francia, si accampa l’impianto nucleare, spaventoso, indifferente Moloch che divora i suoi operai. La centrale, fredda ed enorme, impenetrabile, indistruttilbile: un corpo di cemento grigio nel cui nucleo si nasconde un’energia colossale, contenuta in un confinamento che chiede solo di essere infranto, per mostrarne il valore.

Elisabeth Filhol è nata in Francia, a Mende en Lozère, nel 1965. Dopo aver compiuto studi di gestione d’impresa, è stata dirigente d’azienda. Vive ad Angers, nella regione della Loira. La centrale è il suo primo romanzo ed è stato insignito del Prix Lire 2010 come miglior opera prima, del Prix France Culture/Télérama 2010 e del Prix des Lecteurs de l’Express 2010.

Nessun commento: