domenica 17 maggio 2015

LETTERA APERTA A MATTEO RENZI DA PARTE DI UNA DOCENTE CANDIDATA NEL PD PER CONSIGLIO REGIONALE DI PUGLIA



Caro Premier Matteo Renzi.
Questa è una lettera aperta, a te indirizzata, sentita e voluta anche e soprattutto in virtù del fatto che sono  una candidata nella lista  del PD,  in queste elezioni  regionali in Puglia.  Questa è una lettera aperta, a te indirizzata, scritta da un’insegnante, da una mamma e da una donna che da sempre  ha creduto, crede e crederà nel valore della formazione, dell’educazione nella scuola, nei valori pedagogici e culturali che una scuola pubblica sana e motivata può dare ai suoi allievi. Una lettera che scrivo perché nasce dal DNA di tutte quelle sfaccettature che mi appartengono, che appartengono al mio essere così nel mondo. La Buona Scuola per come l’avevi mostrata doveva essere qualcosa di talmente efficace, efficiente, bello e soddisfacente da essere quasi rivoluzionaria. Ed è apprezzabile, lo dico davvero, quanto tu stesso creda in questa rivoluzione, quanto tu voglia  essere per e con la scuola. Sono convinta che tu stesso sappia che la scuola è il motore del futuro del nostro paese, dell’Italia stessa, perché lo sai, lo devi sapere che senza una scuola che funzioni NOI della parola FUTURO, possiamo tranquillamente farne a meno. Un FUTURO per i tanti insegnanti che  hanno scelto un percorso di vita che crede nel valore della scuola. Insegnanti come me, che in questo particolare momento storico andrebbero ascoltati non solo con molta attenzione ma con un autentico desiderio di dialogo. Un FUTURO per i nostri figli, che meritano di costruirsi un domani grazie ad una adeguata formazione messa a disposizione da una scuola didatticamente al passo coi tempi. Una formazione adeguata che significa valore umano aggiunto alla crescita del nostro Paese. La buona Scuola doveva essere un altro genere di lotta, ma sta diventando altro, qualcosa che non appartiene al mondo degli insegnanti, che forse non appartiene nemmeno più al mondo della scuola. La scuola non è un’azienda e i suoi  bilanci non possono essere semplici numeri di un profitto economico. La  scuola  in questi ultimi anni si è appropriata persino di un linguaggio economico  se è vero che il sistema di valutazione dei nostri ragazzi si misura con i “crediti” e i “debiti” e se è vero che  i livelli di produttività delle singole scuole si misurano sulla base delle promozioni complessive a fine scrutinio. Caro Premier Matteo Renzi, la scuola sta vivendo momenti a dir poco incandescenti. Ma sento l’urgenza di dover esprimere alcune considerazioni che nascono proprio dal fatto che in questa situazione ci sono pure io.  Le migliaia  di colleghe che in questi anni ho incontrato, con cui ho condiviso tante battaglie, con le quali ho vissuto anni di precariato,  ora chiedono  a me che ti ho  sostenuto,  di prendere una posizione. Ed hanno ragione. Perché io, prima di essere a servizio della politica, sono una docente come loro, e in tutti questi anni, benché fossi sindaco della mia comunità,  non ho mai abbandonato le classi e i miei alunni ( l’ho fatto  solo in quest’anno scolastico). La velocità nell’approvare questo decreto, si scontra con la pazienza  che occorre nell’educare le nuove generazioni,   “ stordite “ da una società che li considera solo “merci” tra le “merci”. Ma si scontra anche con altri aspetti che riguardano la dignità dei professori ,solo in questa nazione così mortificati e  dei tanti giovani precari  carichi di energie e saperi. La buona scuola deve essere innanzi tutto una scuola giusta. Per questo occorre necessariamente  introdurre sistemi di valutazione oggettivi che possano determinare un sistema di premialità. Ma non penso che si debba creare un clima di caccia alle streghe per verificare se il controllato tenuto a vista dal controllore, sia poi controllato da qualcun altro.  Sarebbe come ricreare nella realtà il Castello di Kafka, e il tutto avrebbe un triste sapore paradossale. La Buona scuola deve immaginare un sistema di reclutamento efficace, ma non può penalizzare alcune classi di concorso che non trovano possibilità di inserimento nemmeno  nell’organico funzionale con docenti che , dopo aver superato uno, due concorsi, partecipato a SSIS, e corsi di aggiornamento vari, si ritroverebbero a dover ricominciare una storia interminabile. Una buona scuola deve sicuramente porsi il problema della mobilità territoriale e della progressione di carriera . Ma le regole non possono essere diverse da quelle che valgono per tutto il settore pubblico . Una buona scuola non è quella che crea scuole di serie A e di serie B , ma è quella che è in grado di allontanare dalla scuola coloro ( e sono una piccola minoranza)  che non hanno  voglia di insegnare o di far appassionare i giovani al sapere. Una buona scuola è quella che riesce ancora e nonostante tutto,  a  formare coscienze critiche, a far crescere veri cittadini in grado di essere condottieri della loro esistenza. “Un bambino e un insegnante, un libro e una penna , possono cambiare il modo. L’istruzione è la sola soluzione” Per questo Malala Yousafzai a 14 anni  ha ottenuto il Premio Nobel. Dai ragazzi, abbiamo sempre da imparare.
Con stima
Ada Fiore - Candidata del PD nelle elezioni del Consiglio regionale

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