venerdì 2 novembre 2012

Intanto il tempo di Mia Lecomte (La Vita Felice). Prefazione di Gabriela Fantato.



“Mia Lecomte da molti anni esplora le azioni di uomini e donne che agiscono nelle zone di confine, cammina intorno alle possibilità che i linguaggi, unendosi, hanno di non far precipitare la realtà in uno sfascio insanabile. La democrazia con cui dà il via a questo nuovo libro non è una parola, non soltanto, ma il salto improvviso verso la conoscenza. In termini di pura energia si tratta di liberare le grammatiche a uso dei bambini, perché questi possano piegare il paesaggio alla loro idea dei colori. Ecco, proprio in mezzo a queste tinte pure e sature si misura l’odore dei pastelli e della carne innamorata in tutti quei gesti che quotidianamente lasciamo andare, mentre Mia trattiene tutto nelle sue parole, quelle che producono calore anche soltanto descrivendo l’a­pertura di una scatola di pomodoro. E dunque si capisce bene come l’universo può essere pulito proprio nei suoi recessi microscopici, e dato che la realtà è una serie di onde e particelle che tutto possiedono meno che una misura, sembra inutile tentare di uscirne. Tanto vale concludere che basti un pomeriggio per togliere la polvere. Nel sistema della poesia non c’è differenza fra piccolo e grande. Un giorno è bastevole perché faccia esistere il giorno successivo, e così via. Fra i mobili dell’Ikea e gli anelli di Saturno che diffe­renza c’è? C’è che una poetessa come Mia è capa­ce di istruire sul sorvolo delle lune di Giove come si trattasse di una partita a biglie. La semplicità della sua materia ha il fascino di una valigia pre­parata con cura, ma senza perdere tempo. Tutte cose adeguate perché la sua poesia lasci perdere la chincaglieria oggi in uso (ma i più ingannevoli sono certi presuntuosi giovinetti), e per smetter­la una buona volta con i travestimenti. […]. Mia riesce a dirci che siamo noi a voler far esistere la poesia (“molto poesia”) a ogni costo, contrastando l’allontanamento delle cose, la loro voglia di svanire. La sua scrittura ci parla di un tentativo (certamente riuscito) quasi figurativo perché si trovi un equilibrio tra voglia di sparire e capacità di restare al mondo, soprattutto degli oggetti. Gli oggetti che spesso ci permettono una consistenza, un sentirsi tridimensionali e pieni di qualcosa in mezzo al caos del tempo e della materia. Ecco, in Intanto il tempo, fuori dalle integrazioni, tutto questo c’è. E funziona. E lavora. (dalla postfazione di Elio Grasso)

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