sabato 12 marzo 2011

"L'avvocato del Re" di Maria Serena Camboa (Lupo editore). Un'anteprima














"Ciò che più mi diede fastidio fu di dover chiedere scusa alla collega per essermi lasciata scappare termini pesanti come “testimone falso”. Altrimenti mi sarebbero costati il deferimento al Consiglio dell’Ordine. Si viveva su precari equilibri. Quel pomeriggio stesso avrei preparato le note, pensavo, mentre salivo di corsa al piano del Collegio. Avevo studiato tutta la notte perché temevo di dover affrontare una discussione orale. Invece l’udienza di rimessione si risolse nella consueta formalità: «Per l’Avvocato Borghesi la causa può andare in decisione». Tornai giù velocemente per le ultime due udienze: un mero rinvio e una dichiarazione di contumacia. Finalmente anche per quella mattina avevo finito. Presi l’aperitivo al bar del tribunale con alcuni amici, i quali si congratularono per la grinta sfoderata nella disputa sul teste falso. Ringraziai con riserva: sapevo che cinque minuti prima avevano fatto la stessa cosa con la collega di controparte, esprimendole solidarietà. Li conoscevo bene i miei colleghi. Tutti simpatiche persone da cui ben guardarsi.”

Non sono certo intuito ed ambizione a mancare a Martina Borghesi, giovane avvocato del Foro leccese, segnata da una traumatica esperienza che la lega contraddittoriamente al brillante Teodorico Fuortes. Quando la bellissima Cinzia viene ritrovata cadavere nella fangosa campagna salentina, ad essere accusato del delitto è il fidanzato Giacomo, perfetto capro espiatorio. Chiamata ad assisterlo da Fuortes, Martina scopre presto che nulla è come sembra: oscure ingerenze viziano le indagini, mentre un’accesa campagna elettorale suscita inimicizie e sospetti incrociati. L’avvocato viene a conoscenza di scottanti risvolti della vita locale che la guidano verso una verità terribile e devastante. Un legal thriller all’italiana, in cui si intrecciano giochi di potere, introspezioni psicologiche, cinico arrivismo e il sogno del grande amore. Una scrittura brillante, dinamica, animata da una sottile vena ironica. Un “giallo” singolare, dunque che racconta i crimini e misfatti di un Salento tutto da “indagare”!

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