lunedì 30 agosto 2010

Dai gradini del Persephoneion di Marisa Pelle (Besa editrice, La Vallisa)














S’impiglia nel rovo del silenzio il volo

guizza si dibatte nella rete

indi cede all’ala del pensiero

come Zefiro lo mena altrove

su quell’antica faglia

nell’andito segreto

che slarga l’orizzonte

e ricomincia senza fine il viaggio

sul trentottesimo parallelo

dagli antichi gradini

del Persephoneion di Locri Epizephyrii

all’Ellade sovrana

come la Torre di Leandro

l’antico faro di Istanbul

irradia tutto l’Occidente.


Marisa Pelle, calabrese di origine, è nata ad Ardore (R.C.). Ordinaria di Lettere classiche nelle scuole superiori, ha insegnato per un trentennio al Liceo classico “G. La Farina” di Messina. Ha pubblicato le seguenti sillogi di poesie: Fiore di cactus (Messina 1987), Scagliosi silenzi (Messina 1991), Fatamorgana (Messina 1996), Sulla cifra del tempo (Messina 2004), Sul crinale del giorno (Nardò 2008) che hanno riscosso il consenso dei critici e sono risultate finaliste in occasione di varie rassegne letterarie.
Sue poesie, edite e inedite, sono presenti in diverse antologie e in alcune riviste letterarie. È inserita, in particolare, nell’antologia a cura di Carmelo Aliberti Poeti siciliani del secondo Novecento (2003), nella Letteratura italiana - Poesia e narrativa dal secondo Novecento ad oggi a cura di Lia Bronzi - vol. II (Studio critico e testi) (2007-2008) e nell’antologia internazionale Poeti della nuova frontiera “Segnali 2008-2009” a cura di Paolo Borruto.

Lettere selvatiche di Chiara Galassi (Besa editrice, La Vallisa)












In Lettere selvatiche si sfiorano i sentimenti d’amore e sovente si fa ricorso a immagini che riguardano la natura (fiori, giardino, cormorano, tortora), ma pure il sentimento d’amore è vissuto come rammemoramento o comunque con levità, come se appartenesse ad altri. La Poetessa infatti riesce a percorrere il viaggio dentro di sé senza lasciarsi andare alla retorica o a facili miti (religione, utopia, ideologia) e questo viaggio lo compie con straordinaria lucidità: guarda, osserva, si analizza quasi come in un laboratorio, evitando esplosioni passionali e derive emozionali.


Chiara Galassi è a Bari da alcuni anni. Ha pubblicato C’è un vento dolce, Edizioni La Vallisa, Bari, 1999; L’urlo della bora, Besa Editrice, Nardò (LE), 2001; Ti porterò dove, Edizioni Pugliesi, Martina Franca (TA), 2005; Sono venuta a dirti, Besa Editrice, Nardò (LE), 2008.

È presente in molte antologie e collabora a riviste letterarie.

domenica 29 agosto 2010

E nei tarocchi di Giulia Poli Disanto (Besa editrice, La Vallisa)














Giulia Poli Disanto è nata a Mola di Bari nel 1950. Fa parte del Gruppo “Poeti della Vallisa” di cui è redattrice, e del Movimento “Donne e Poesia” di Bari. Nel 2002 da New York le è stato assegnato il Premio giornalistico “L’Idea nel mondo”. Alcune sue poesie sono inserite nelle raccolte Antologia poetica a cura di Silvana Folliero e Poesie d’amore per il terzo millennio
a cura di Lia Bronzi. Sue opere sono tradotte in sloveno. Collabora inoltre con alcune riviste locali di carattere sociale. Dal suo soggiorno in Belgio è nato il libro Appunti di viaggio pubblicato nel 1999 con cui vince il 1° Premio Nazionale di Narrativa della Città di Adelfia. Ha inoltre pubblicato: Nel cuore dello scorpione (2002), una silloge di poesia con cui vince il 1° Premio Nazionale di Poesia “Vittorio Bodini” indetto dalla Vallisa; L’utero di Dio (2004), una silloge di poesia, finalista segnalata al XX Concorso Letterario Giovanni Gronchi 2006 della Città di Pontedera; Cara madre ti faccio sapere… (2005), documenti e testimonianze dei santermani nelle guerre del ’900; La pelle del lupo (2004) romanzo con cui vince, come opera inedita, il 12° Concorso Nazionale per l’infanzia “Giacomo Giulitto” della Città di Bitritto.

Da Caravaggio, al Parmigianino, a Tamara de Lempicka: sì ma …tutti rigorosamente “falsi d’autore” di Marina Andrenucci a Cibus Mazzini




















Cibus Mazzini ha attivato un percorso di promozione culturale ed artistica con l’organizzazione di eventi che spaziano dalla presentazione di libri alle esposizioni di arte. Continua dunque la
sua attività di promozione della cultura, con la rassegna dall’1 al 30 settembre 2010 dal titolo “Da Caravaggio, al Parmigianino, a Tamara de Lempicka: sì ma …tutti rigorosamente falsi d’autore!”. I grandi personaggi che hanno fatto grande il nostro patrimonio artistico mondiale, ora “rivisti” dall’artista salentina Marina Andrenucci . Dice di lei: “L’amore per l’arte nelle sue infinite forme mi ha indotta a perfezionare la pittura nel suo aspetto tecnico attingendo esclusivamente alle mie doti personali. L’ispirazione artistica, decisamente figurativa, la trovo in ogni pensiero, in ogni immagine così da spingermi a creare un filo conduttore tra la mente e la tela al solo scopo di trasmettere quelle emozioni che provo nel riprodurre i grandi Maestri. Le loro scelte, la ricerca dei particolari, ogni piccola sfumatura dell’opera mi trasportano in un contesto, in un’epoca diversa, in una vita non mia dove, osservatrice, posso cogliere motivazioni e passioni in un vagare nel tempo e nel mondo senza alcun limite, senza riserve. Queste emozioni, queste immagini e
la perfezione di ciò che è bello oltre ogni critica sono il mio contributo, un messaggio da condividere e portare a chi si avvicina al mio lavoro.

Le opere “re/interpretate” dall’artista:

Il bacio di Hayez
Ragazzo con canestro di frutta di Caravaggio
Canestro di frutta di Caravaggio
La ragazza con l'orecchino di perla di Vermeer
Particolare della madonna con bambino del Parmigianino
Les amies di Tamara de Lempicka
jeune file à la penè di Tamara de Lempicka
Portrait de madame m. di Tamara de Lempicka
Les deux amies di Tamara de Lempicka
Proserpina di Dante Gabriele Rossetti


Da Caravaggio, al Parmigianino, a Tamara de Lempicka: sì ma …tutti rigorosamente “falsi d’autore”. Rassegna dell'artista Marina Andrenucci. Cibus Mazzini dal 1 al 30 settembre 2010 via Lamarmora 4 – Lecce. Start il 1 settembre h. 19,30.

CIBUS Mazzini
Via Lamarmora, 4 - 73100 Lecce
Tel: +39.0832.289501
Cell: +39.327.6880959

sabato 28 agosto 2010

Umanesimo e Rinascimento in Terra d'Otranto (Besa editrice) di Luana Rizzo












Attraverso il suggestivo percorso storiografico di una forte rivendicazione dell'originalità dell'Umanesimo salentino, caratterizzato dalla sua assimalizione della civiltà greco-bizantina piuttosto che di quella latino-occidentale, il libro propone un distacco della figura di Matteo Tafuri dalle sue dimensioni leggendarie e la sua restituzione al ruolo che storicamente essa giuocò, quello di un pensatore platonico e cristiano, indissolubilmente legato al culto della classicità del pensiero e del mito dell'antica Grecia fatta rinascere, con nuove istanze religiose, dal trionfante platonismo rinascimentale di Marsilio Ficino e celebrata, in particolare, nel sottile, profondissimo fascino misterico degli Inni Orfici.


Luana Rizzo si interessa di temi attinenti all'orfeismo, al pitagorismo e al platonismo del pensiero del Rinascimento, in particolar modo, nella sua componente ficiniana.

È impegnata nell'edizione critica del codice Vaticano Greco 2264 che è testimonianza - pressoché l'unica superstite - dell'impegno speculativo di Matteo Tafuri.

venerdì 27 agosto 2010

"Quiete e Primavera” di Jole Chiara Romano (MEF edizioni)











“Quiete e Primavera” di Jole Chiara Romano (MEF edizioni) per versi raccoglie frasi, poesie, momenti, stati d’animo come momento di dialogo metrico con il proprio Io poetante. Si tratta di un volumetto di 65 pagine ricche di vita, volti, storie molto vissute, in cui i pensieri tentano di superare i dis/equilibri dell'esistenza.

Auguri!

Perchè hai generato
sei splendidi occhi,
per il tuo matrimonio
barbuto e poliglotta
per le tue gambette da monella.
Per l'umiltà con cui ti affacci alla vita
per gli acari di cui, amorevolmente,
ti circondi ...
Buon compleanno

Stregatura di Maria Antonietta Epifani (Besa editrice)














Il soprannaturale, dimensione facilmente abitabile dalla folla dei pezzenti, è il tema di fondo di Stregatura, che ci guida alla scoperta di una società diversa, dominata dal flagello della Povertà e della Malattia. La divinazione, la medicina popolare, gli incantesimi, le preghiere e i filtri d'amore riempiono l'universo magico femminile: si crede nella loro efficacia perché è un aiuto altro nei periodi di crisi esistenziali, ma allo stesso tempo sono lo spazio elettivo del Demonio. Nonostante la "caccia alle streghe" con la quale si è voluto distruggere il pensiero, la libertà, il desiderio e l'appartenenza a se stessi, il soprannaturale sopravvive perché confinato nella dimensione immaginale, universo che non potrà mai essere sottratto all'uomo.

Maria Antonietta Epifani è nata a Ceglie Messapica, dove vive e lavora come docente nelle scuole ad orientamento musicale. Si dedica alla ricerca delle tradizioni e della musica popolare. Ha pubblicato Ematoritmi (1998) e numerosi saggi di antropologia ed etno-musicologia, tra cui L'estasi di un semplice. Note in margine ad una biografia del Settecento su S. Giuseppe da Copertino, in "Idomeneo", 1998 ed Ematoritmi. Morte e rinascita: viaggio all'interno del corpo della tarantata, Convegno Internazionale di Studi, Galatina, 24-25 ottobre, 1998

giovedì 26 agosto 2010

La santeria cubana di Giuliana Muci (Besa editrice)












Sacrifici di piccioni per allontanare il male; infusi di erbe per richiamare il bene; lanci di conchiglie sulla sabbia per predire il futuro. A metà tra animismo e cristianesimo, punto di incrocio di culti antichissimi e magici, la santería, ancora oggi praticata a Cuba, testimonia lo sforzo straordinario che le popolazioni africane – trapiantate a forza sul suolo americano – hanno compiuto pur di conservare una propria identità, proprie credenze e speranze.


Giuliana Muci si occupa di etnobotanica, è autrice di uno studio sulle specie magiche nell'ambito territoriale dei Sibillini. Ha curato il volume La santería. Sincretismo religioso? (Besa,1998).

mercoledì 25 agosto 2010

Nacquero contadini, morirono briganti di Valentino Romano (Capone editore). Intervento di Monica Mazzitelli




















Così umano. Così piccolo, meschino, speranzoso, maleodorante, accaldato o raffreddato, rassegnato, misero, lacero e inumano il mondo che emerge dalle pagine informate di Valentino Romano.
La storia di carta che fruscia non è qui; i generali impettiti, la lista degli armamenti, il computo dei morti e dei vivi, gli accordi a palazzo, i tradimenti regali, le convenzioni, i trattati, le alleanze, le dichiarazioni in parlamento: carta che fruscia senza odore.
Qui invece c’è l’odore della storia, rimasto impigliato nelle pieghe dei suoi protagonisti piccoli, quelli che fino a più di un secolo fa erano contadini abbracciati alla propria terra – quelli che non sono dovuti scappare via in cerca di fortuna oltreoceano – coloro che non lasciano traccia del loro passaggio, di cui non ci sono neanche più le tombe.
La Storia è di queste braccia, mani, piedi macinati dal tempo e riassorbiti nel suolo di cui noi ci nutriamo senza sapere, conoscere. Ma che magari giudichiamo.
“Briganti” li chiamiamo, come oggi chiamiamo altra gente “clandestini”: nomi comodi per allontanare da noi, di uno o cento passi, il desiderio disperato di sopravvivenza, o se possibile di una vita dignitosa, una vita senza troppe paure, a cui ci si possa un pochino aggrappare.
In queste pagine ci sono dolore e leggerezza insieme, crudeltà e amore: c’è umanità e disumanità come antinomia della stessa essenza: quella della realtà fatta di carne, delle sue pulsioni. C’è la sottomissione delle donne, spesso vendute, il sopruso sul povero, la vendetta sul ricco, la furbizia che si ritorce contro chi crede di poter strappare un salvacondotto alla fortuna, non capendo che vale quanto un biglietto perdente della lotteria. Ci sono le guardie e i ladri, al lettore stabilire chi guardi cosa, chi protegga cosa, chi rubi cosa. C’è la giustizia e la Giustizia, al lettore stabilire chi amministri cosa, chi difenda cosa. E c’è tutta l’anima splendente, empatica e affettuosa di uno storico del talento, l’energia e la passione di Valentino Romano, che riesce sempre a andare oltre ai fatti, oltre le infinite ore trascorse nella polvere di un archivio. Lo riesce a guardare come uno scultore contempla il suo blocco di marmo e sa cosa tirarne fuori, come inclinare il suo scalpello per far venire alla luce ciò che va detto, ciò che sarebbe ingiusto obliare. C’è un atto di amorosa restituzione di dignità ai torti della storia in queste pagine, e un render conto della speranza, di tutta quella speranza a volte rabbiosa che ha mosso nel bene e nel male persone che avevano davvero troppo poco da perdere, persino della loro stessa vita. Grazie per questo. (dalla postfazione)

email:info@caponeditore.it

Un popolo in cammino di Patrizia Resta (Besa editrice)












Dalla organizzazione tribale antica alla organizzazione in stato, questo libro ripercorre il complesso senso di appartenenza e identità etnica degli albanesi che emigrano in Italia nel XV secolo e di quelli che raggiungono oggi le spiagge del nostro Adriatico. Dalla struttura feudale a quella in bajrak, dalla multireligiosità all'ateismo, il popolo albanese ha sviluppato fra mille contraddizioni una forte identità etnonazionale basata sulla osservanza alle regole comuni tramandate dai kanun. I temi della cittadinanza e del riconoscimento dei diritti degli emigranti si intrecciano e mettono in luce l'incapacità dell'occidente di comprendere le culture dei "popoli in cammino".


Patrizia Resta (1952) insegna Antropologia Sociale all'Università di Bari. Sul tema dell'identità e delle minoranze etniche ha pubblicato, oltre a numerosi articoli su riviste specializzate, due volumi: Identità a confronto. Un'ipotesi antropologica su norme, valori e modelli di comportamento nell'indagine sulla tarantinità (Taranto, 1990) e Parentela ed identità etnica, consanguineità e scambi matrimoniali in una comunità italo-albanese (Angeli, Milano, 1991).

martedì 24 agosto 2010

Il mio Tango





















In un periodo di crisi globale ho voluto realizzare qualcosa di estremamente bello, ludico e gioioso: “Tango” è il titolo che ho dato alla mia ultima produzione di venti opere dedicate al più sensuale ed elegante dei balli, ovvero il tango argentino. In queste opere non c’è posto per l’essere maschile spesso relegato in secondo piano, proprio mentre risuonano le note della danza e mentre una donna archetipo della leggendaria Eva si serve del tango per sfoderare le sue “armi” migliori in fatto di seduzione. Una gamba tornita che fa capolino tra le balze di una gonna rossa o una scollatura ardita e generosa, la fanno diventare vera e indiscussa protagonista di un percorso di seduzione che rifuggendo da baluardi di fumose rivendicazioni, conquista l’uomo che si lascia morbidamente trascinare nel vortice ritmato della passione. Sono tornata alla leggerezza con i miei colori che da anni mi caratterizzano, il bianco, rosso e nero che sembrano rappresentare perfettamente le atmosfere del tango argentino, regalando dunque prospettive nuove e spesso inconfessabili della natura femminile (Paola Scialpi)

Il Kanun a cura di Patrizia Resta (Besa editrice)













Il Kanun di Lek Dukagjini è la raccolta delle leggi consuetudinarie che per secoli sono state trasmesse oralmente in Albania. Pubblicato nel 1933 sulla base di appunti di padre Costantino Gjeçov, il codice spiega come era organizzata la famiglia albanese, quali erano i legami di parentela riconosciuti, come si divideva la proprietà, come ci si sposava e quando si diventava adulti. Spiega a quale autorità si dava maggior credito, chi aveva titolo a stipulare contratti e le tecniche istituzionali per farli rispettare, specifica tempi e modalità per la vendetta di sangue, racconta in quale considerazione erano tenute le donne e chi era definito uomo d'onore.

lunedì 23 agosto 2010

Il Segreto del gelso bianco di Antonella e Franco Caprio (Besa editrice)


















La terra brunita spaccata dal sole, la fragranza delle scorze degli agrumi che ardono nel braciere, il sapore della frutta appena colta dall’albero, il gracchiare delle prime radio… è la Puglia della prima metà del ‘900: una realtà rurale che rivive concretamente nelle pagine del Segreto del gelso bianco (Besa Editrice, pp. 368, euro 18). Antonella e Franco Caprio, con una prosa lirica e delicata che non disdegna la mimesi di termini e costrutti dialettali, ricostruiscono la propria saga famigliare, limitandosi a modificare solo i nomi di luoghi e persone. Scorrono, così, dinanzi agli occhi del lettore, innumerevoli personaggi di un mondo che fu: la figura arcigna del bisnonno Federico Di Lauro, che emigra in America per cercar fortuna, e forse anche per sottrarsi alle responsabilità di padre e di marito; il nonno Pietro, costretto a diventare adulto prima ancora che

ragazzo, legato alla terra non meno che ai suoi cari; la sua prima moglie Giulia, divorata dalla malattia, e poi Rosa, destinata a colmare quel vuoto; e tanti altri ancora. Gradatamente però, il centro ideale del romanzo diventa Marianna, figlia di Pietro e di Rosa e madre dei due autori, colei che «strappava alla vita i mesi, le settimane, i giorni, le ore e gli attimi, fino a poco tempo prima, perduti in un letto di ammalata». È lei ad aver trasfuso i suoi ricordi, gli aneddoti vissuti e quelli ascoltati in un diario divenuto poi questa pregevole opera letteraria… Merito di Antonella e Franco Caprio è anche quello di aver saputo bilanciare tragicità e ironia, talvolta combinandoli senza stridore, come quando Marianna è sotto i ferri del chirurgo e il padre «sentiva sua moglie parlottare e pur non credendo nella totale efficienza della preghiera, sapeva che Rosa coi santi ci sapeva fare e che aveva una certa influenza su di loro, per cui la lasciò procedere, sperando in bene». (Giovanni Turi – Puglialibre)

Le luminarie di Renata Asquer (Besa editrice)













In un colorito intreccio di realtà storica e invenzione, l’autrice offre in questo romanzo il ritratto non solo di un singolare temperamento di donna, ma anche del Rinascimento, nelle sue complesse e provocanti contraddizioni. Isabella de Capua Gonzaga incarna qui il vero spirito del secolo XVI: la ricerca dell’essenza luminosa dell’uomo e il suo magico legame con ogni cosa di questo mondo. La vivace e affettuosa rievocazione ha però un’impronta di leggerezza che porta il lettore a simpatizzare con i personaggi. La storia, nell’originale struttura narrativa concentrica, si svolge lungo un vasto arco di tempo, e in un altrettanto ampio spazio geografico. Napoli è al centro, ma ci sono anche Mantova, Palermo, Milano e il Salento.

Renata Asquer è cagliaritana d’origine, varesina di nascita, salentina d’adozione. Ha pubblicato due biografie, La triplice anima – vita di Fausta Cialente e La grande torre – vita e morte di Dino Buzzati, una raccolta di racconti, Memorie dal labirinto e il racconto lungo Treni in transito.
Per la maggior parte dell’anno vive e lavora a Otranto.

domenica 22 agosto 2010

Ho sposato un Indù di Maria Grazia Gemelli (Besa editrice)












Per una coincidenza, Sofia riallaccia i rapporti con un’amica, Silvia, che probabilmente è implicata in un giro di contrabbando in cui ha coinvolto con l’inganno il suo partner indiano, Ramesh, commerciante in pietre preziose. Sofia, che sta uscendo da una storia amorosa con un tipo stravagante, Jorge, alla sparizione di Silvia decide di aiutare Ramesh, raggiungendolo in India.

In un disperato inseguimento lungo le città del Rajasthan, fino al deserto, nella speranza che Guendalina, amica di Silvia, sia portatrice di nuove commesse o di buone novelle, i due giovani esplorano i pregiudizi delle reciproche culture, si amano, non si comprendono e tentano di capire se stessi, sovrastati da un’India terribile e ancora bellissima.


Maria Grazia Gemelli vive e lavora a Roma. Sociologa, esperta in psicologia del lavoro e nella conduzione di gruppi di crescita e di formazione, secondo l’approccio della complessità e nella prospettiva dell’integrazione corpo-mente, ha pubblicato i romanzi Nessuna traccia d’uomo (1977), Vuoto a rendere (1982), Astronave terra (1986), Rogaska (1990), Dai fatti alle parole (1993), Iolavoro (1994) e i saggi Donna e lavoro (1989), Il lavoro nella scuola elementare (1989), Lavorare in ospedale (1990), Il senso del futuro, sentimenti politici dei giovani (1994), «Il lavoro nella narrativa italiana» in La metamorfosi del lavoro (1995) a cura del professore Francesco Avallone e «Ridefinizione del sentire politico di destra e di sinistra» in Disaggregazioni e riaggregazioni psicopolitiche a cura del professore Giancarlo Trentin (2004).

Aravo le mandorle di Franca Cicirelli (Besa editrice)












Aravo le mandorle è una raccolta di racconti di media lunghezza intervallati da brevi «interludi» che rappresentano delle istantanee, scatti fotografici veloci su un particolare, un carattere, un personaggio.

Quello che emerge dalla descrizione di figure e di storie appena abbozzate e solo apparentemente distaccate le une dalle altre è il vivo affresco di un tempo che passa e non passa in un quartiere solare del Sud. L’insieme dei racconti si sgrana come un unico rosario in cui a parlare sono voci passate e presenti, calde, rabbiose, volitive e perse di un sud contraddittorio e aspro.

La scrittura dei racconti, densa di immagini, alcune volte di visioni, parte dagli anni ’40 del secolo scorso, rivelando scenari minori, piccoli rituali, religiosità popolare, giochi di strada, alterchi e dicerie e si inoltra negli anni tra ritornelli di canzoni, aspettative talvolta appagate, senso del comico che è l’altra faccia del tragico.


Franca Cicirelli, nata a Bari, vive a Toritto. Da anni accompagna l’attività di insegnamento alla proposta di laboratori espressivi e sperimentazioni creative. Ha ideato e condotto numerosi laboratori oggetto di mostre e piccole pubblicazioni. Ha scritto e illustrato la fiaba Camilla e il pirata Caravaggio (Edizioni la Meridiana).

sabato 21 agosto 2010

La mummiona e altre storie di Nicoletta Santini (Prospettiva editrice)



















ll libro - Un libro di favole modernissime e dinamiche. Le pagine scorrono con una totale libertà d'invenzione; di tutto può succedere (e succede) alla stramba comitiva che, sfuggita alla routine domestica, e viene invece travolta da situazioni paradossali, come sfuggire da un'enorme mummia appena risvegliatasi, andare a caccia di uno spiritello da chiudere in un vaso, salvarsi dai gatti-zombi, dissuadere uno strano corteggiatore della gatta Panino, per nulla propensa ad una storia d'amore. La narrazione è quasi esclusivamente affidata alle battute dei personaggi, con un dialogo ininterrotto che sembra la sceneggiatura di un cartoon, e li rende simpatici e fortemente caratterizzati. Ognuno si esprime in modo diverso, con un suo intercalare tipico, così che sembra di sentire le voci di questi animali umanizzati e pieni di risorse.


L'AUTRICE - Nicoletta Santini è una pittrice surrealista e dipinge con varie tecniche su diversi supporti per creare una rappresentazione evocative della relazione colore-luce. Partecipa attivamente alla vita artistica nazionale con mostre personali e collettive, ottenendo riscontri critici positivi. I suoi lavori sono presso collezioni private e pubbliche. Altra sua passione è la scrittura che l’ha portata a vincere diversi premi letterari come: “Lorenzo Montano Anterem”. Ha pubblicato con la Prospettiva editrice nella stessa collana anche il romanzo dal titolo “Le avventure della gatta Panino-Panino” – 2002.

Mi chiamo Brian di Laura La Penna (Besa editrice)












"Mi chiamo Brian" è la storia di un ragazzo difficile la cui identità era stata persa per fortuna avversa sin dall’età di quattro anni. L’amore, l’amicizia, il coraggio e la fede in questi valori fanno riemergere quello che c’è in ognuno di noi anche quando il sogno sembra impossibile.

La storia di Brian può essere la storia di ognuno di noi: quando diamo per scontato che ogni cosa che abbiamo ci appartenga di diritto e per sempre…; quando pensiamo di non avere niente, abbiamo ancora tutto da conquistare.


Laura La Penna nasce a Lecce l’ 8 aprile del 1967 da padre pugliese e madre toscana. Ha vissuto in varie città d’Italia sin dall’età di nove anni. Ha frequentato il liceo classico e si è laureata in giurisprudenza. Dall’età di ventisei anni vive a Lecce dove si è sposata. Ha due figli e lavora in banca. Oltre alla famiglia ama leggere, dipingere su ceramica. Una passione per la scrittura (sin da bambina) mai resa esplicita prima.

venerdì 20 agosto 2010

E' tutto normale di Luciano Pagano (Lupo editore)





















Quando incuriosita da un premio letterario vinto da uno scrittore sconosciuto o ai primi esordi, compro quel libro, spesso rimango delusa e mi convinco che forse quei premi sono dati non per meriti, ma per conoscenze. Leggendo "E' tutto normale" di Luciano Pagano (Lupo editore) ho avuto invece la sensazione di trovarmi dinanzi ad un'opera scritta non da un autore giovane (Pagano lo è solo anagraficamente) ma da uno scrittore ormai al suo ennesimo romanzo. Questo capita quando lo scrittore sa fare il suo mestiere, quando sa essere capace di capire come toccare le corde emotive del lettore, come tenerlo legato alla sua opera dalla prima pagina all'ultima. Una storia d'amore su un tema attuale e controverso quello della "adozione" di una vita (prima bambino/poi adolescente/poi giovane)per una coppia omosessuale. Pagano costruisce la storia in modo egregio senza sdolcinerie ma con fermezza e sostiene questo atto d'amore fino a convincere il lettore. Pagano ha avuto la maestria di far muovere chi legge tra le pagine del libro come se la storia appartenesse ad amici conosciuti da sempre e ... finito di leggere il libro si ripensa a quella storia. Bravo Pagano, aspettiamo il prossimo convinti che la letteratura salentina e non solo, con te si arricchisca sempre di più (Paola Scialpi)

Maria Urtica di Maricla Boggio (Besa editrice)












Maria Urtica, sfollata in un paese del Canavese per sfuggire ai bombardamenti, vive dai nonni con la mamma mentre il padre va e viene in bicicletta dalla città dove lavora. In un mondo straziato dalla guerra la realtà le si manifesta come un universo misterioso; il suo aquilone si trasforma in pavone, una trota guizzando dal torrente canta l'impresa dei partigiani che hanno bloccato i tedeschi minando un ponte sulla Dora, le vecchiette nella notte si riuniscono in volo, una collina si dischiude rivelando una casa gentilizia, gli esseri più miseri risplendono di bellezza, il divino si incarna in una decrepita lavandaia, gli angeli custodi si riuniscono in chiesa per discutere dei loro protetti, mentre i partigiani guidati dal leggendario Piero Piero lottano contro il nemico. L'elemento religioso è vissuto dalla gente come difesa dalla morte attraverso la Madonna, gli Angeli, il Pesce della vetrata della chiesa. Momento culminante, la rappresaglia dei tedeschi a seguito di un attacco partigiano, scongiurata dopo faticose trattative a cui prendono parte il parroco, i nobili della Villa e l'intera popolazione. Nel dialetto usato in alcuni momenti le parole acquistano risonanze più forti che in italiano. Alcuni episodi sono veri, come parecchi personaggi, pur trasfigurati dalla mente di Urtica. Quando tutti finalmente festeggiano la liberazione, Maria Urtica - lei sola - vede scorrere nel cielo una processione trionfante, a cui prendono parte figure antiche del paese, i santi patroni e i ragazzi uccisi, insieme a San Giorgio e al Drago divenuto mansueto.


Maricla Boggio è autrice prevalentemente teatrale; tra i suoi testi, fra mito, storia e attualità, Schegge - vite di quartiere; Gardenia - sette giornate e un tramonto; Caracciolo - dramma in commedia; La stagione dei disinganni - Alfieri a Parigi incontra Goldoni e sogna Gobetti; Spax, su pace, guerra e responsabilità personale.

Docente di drammaturgia all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica, si è diplomata in regia con Orazio Costa di cui prosegue il metodo mimico: suo

Il corpo creativo - la parola e il gesto in Orazio Costa. Fra i libri di saggistica e narrativa, Ragazza madre, La monaca portoghese, Storie e luoghi segreti del Piemonte, La Nara - una donna dentro la storia, Il volto dell'altro - aids e immaginario con Luigi M. Lombardi Satriani e Francisco Mele, e Come una ladra a lampo con Giuseppe Bucaro e Luigi M. Lombardi Satriani, Farsi male.

Per Besa dirige la Collana "Passato e presente teatro" in cui sono usciti a sua firma Il volto velato su Teresa di Lisieux e Le Isabelle - dal teatro della Maddalena alla Isabella Andreini, due volumi che documentano il teatro femminista in Italia a cui ha dedicato anni di attività.

giovedì 19 agosto 2010

Parola per parola di Christine Deroin (Besa editrice)













A ottantasei anni Fiorentine si concede una fuga: si ritira in gran segreto in un appartamento non ancora abitato. Attraverso questa “follia” che fa scalpore, Florentine rompe con la monotonia della sua esistenza di vecchia signora, con un modo di vita rurale che non ha saputo evolversi e nel quale vede impietrirsi i nipoti. Nella sua casa vuota Fiorentine vive qualche giorno di assoluta felicità. Di riflessione anche. Rivede il film della sua vita, annota ciò che è cambiato, prova a immaginare il futuro per lei e per i suoi. Soprattutto, Florentine cerca di scrivere. Poiché l’insolita vecchia signora ha sempre amato le parole. Così, parola per parola, sotto la penna di Christine Deroin, si disegna il ritratto di una donna energica e sensibile che, rifiutando di rinchiudersi nella nostalgia, opta con risoluzione per la vita.

Christine Deroin ha 44 anni. Dopo aver seguito corsi di teatro, adatta per le scene I fratelli Karamazov di Dostoïevski e L’herbe rouge di Boris Vian. In seguito, avvia un lavoro di scrittura romanzesco. Si trasferisce nel Centro della Francia dove fonda una compagnia teatrale per sviluppare la creazione e l’animazione in ambiente rurale. Nell’autunno 2002 è tornata a Parigi, ma ogni settimana continua ad occuparsi di laboratori di scrittura e di teatro in provincia. Nel 2003 ha ottenuto con Mot à mot il “Premio Murat. Un romanzo francese per l’Italia”.

mercoledì 18 agosto 2010

Passaggi di stagione di Antonella Ossorio (Besa editrice)












Non ci soffermiamo abbastanza sulla possibilità che la Storia possa anche essere determinata da avvenimenti mancati. Sappiamo che non si fa con i "se", ma è pure innegabile che il corso delle circostanze prenda una piega piuttosto che un'altra in virtù di quanto non è stato e poteva essere. Gli eventi non accaduti hanno un modo segreto di verificarsi, e di condizionarci. Specie quando pensiamo alla vita di un uomo, a ciò che chiamiamo "il suo destino", è molto facile percepire quanto sia segnato da equivoci e da occasioni perdute. I racconti della Ossorio si muovono tutti su questo versante invisibile della Storia.


Antonella Ossorio è nata a Napoli, dove vive e lavora. Autrice e traduttrice di numerosi libri per l'infanzia, ha esplorato altri generi letterari scrivendo per quotidiani e antologie. Tra i suoi lavori Racconti di fine millennio (2000), Il sapore dei corpi e altri racconti (1999), Raccontandosi, dodici sguardi di donne (1997).

Passaggi di stagione è la sua prima raccolta personale.












martedì 17 agosto 2010

Pellegrino di Provenza di Silvana Bedodi (Besa editrice)














Sullo sfondo della Provenza medievale segnata da lotte dinastiche e ondate ereticali, si svolge la vicenda esistenziale di Romieu de Villeneuve, il Romeo di Villanova che il Paradiso di Dante ha consegnato alla fama come esempio di onesto consigliere mandato in rovina dalle calunnie di corte. La condizione di "pellegrino" di Romeo è già segnata in questo nome che il destino gli impone in una misteriosa profezia al momento della nascita. Figlio di nobili decaduti, costantemente irrequieto e sospinto dal desiderio di nuove esperienze e di nuove prove per la propria intelligenza, esce dalla miseria, trova la pace in un monastero per approdare, poi, alla corte del conte Raimondo Berengario, divenendone saggio consigliere. Il suo orgoglio e l'inappagata ricerca del senso dell'esistenza - più che l'invidia dei cortigiani - lo conducono alla scelta di lasciare quel mondo in cui non si riconosce, per tentare ancora la "conoscenza". E ora la strada intrapresa lo porta, ormai avanti negli anni ma non meno lucidamente curioso, a diventare lettore e sostegno del vecchio e cieco Padre Berengario, zio di Raimondo e, per lui, sempre amico comprensivo e sincero. Il protagonista di questo romanzo, frutto consapevole dell'immaginazione sia rispetto all'elegiaco personaggio dantesco che al Romeo della realtà storica, è l'uomo del Medioevo che si distingue dagli altri per vivacità intellettuale e ampi orizzonti e che non trova il senso dell'esistenza né nella fede tradizionale né nell'eresia che nega la vita.

Silvana Bedodi (1956) vive e lavora a Cuneo. Appassionata di studi classici, si diletta a scrivere soprattutto su argomenti storici. Pellegrino di Provenza è il suo primo romanzo.

lunedì 16 agosto 2010

Silenzi di Karla Suarez (Besa editrice)












Una famiglia numerosa e piena di contraddizioni, in cui ognuno tiene nascoste le sue verità più crude. Un alcolizzato, un consumatore di droghe leggere, un aspirante poeta, uno scienziato, ognuno con un suo modo di vedere il mondo, ma ognuno vivendo il mondo nella stessa città. Una città, L'Avana, che si trasforma col passare degli anni e le cui trasformazioni condizionano il destino di tutti i personaggi. Una bambina che diviene donna, che osserva e racconta. Non giudica ma impara dalle persone, le studia e scopre le centinaia di silenzi che si nascondono dietro ad ogni volto. Il primo, intenso romanzo di una autrice che con i suoi racconti si è fatta conoscere e apprezzare in Sudamerica e nel nostro paese.


Karla Suárez è nata a L'Avana nel 1969. È autrice di numerosi racconti premiati in vari concorsi e pubblicati su riviste e antologie in Spagna, Messico, Argentina e Cuba. In Italia suoi racconti sono usciti nelle antologie A labbra nude (Feltrinelli, 1995), La baia delle gocce notturne (Besa, 1996), Rumba senza palme né carezze (Besa, 1996).

domenica 15 agosto 2010

Le foglie morte di Bárbara Jacobs (Besa editrice)














"Le foglie morte, un eccellente esercizio narrativo. Si ha l'impressione, durante la lettura, di ascoltare una partitura corale magistralmente interpretata da voci da camera." Robert Saladrigas, La Vanguardia.

Un narratore collettivo che corrisponde alla voce dei figli ormai adulti evoca la figura del padre, un socialista americano che in gioventù lotta per le sue idee e partecipa come volontario alla guerra civile spagnola e che nell'età adulta vive nel ricordo delle battaglie perse, trasformandosi nel corso degli anni da giovane ciarliero e festaiolo in un uomo taciturno e solitario. L'unica costante della sua vita sarà la passione per la lettura che, se da giovane lo spingeva ad agire, da vecchio gli offre la possibilità di fuggire ogni contatto con il mondo esterno. Con una prosa apparentemente ingenua e deliziosamente fresca e musicale che riesce a commuovere e far sorridere, Bárbara Jacobs ci regala la storia di un idealista deluso, di una famiglia, di una guerra e di molte sconfitte. Un bellissimo omaggio al padre, un toccante dono d'amore filiale ad opera di una grande scrittrice messicana.

Bárbara Jacobs, nata a Città del Messico da madre messicana e padre statunitense di origine libanese, è autrice di diversi libri di saggi e di racconti tradotti in varie lingue. Con Le foglie morte ha vinto il prestigioso premio "Xavier Villarutia".

sabato 14 agosto 2010

Senza bagagli di Elvira Dones (Besa editrice)












Era costretta a sorvegliare attentamente parole e pensieri, ma a parte questo Klea Borova possedeva quasi tutto ciò che poteva desiderare. Un giorno riceve persino il dono più prezioso che il partito (molto raramente) concede: il diritto di andare all’estero, di uscire nel mondo. L’amore spinge Klea a tradire la sua Repubblica Socialista, la sua famiglia, i suoi amici e suo figlio: non tornerà più in Albania. Ma sarà l’inizio di una vita libera, oppure la fine della libertà di sognare?


Elvira Dones è nata a Durazzo, Albania, nel 1960. Dopo gli studi in lettere all’università di Tirana si è occupata di programmi culturali e di cinema per la televisione albanese e per gli studi cinematografici di Tirana. Dal 1988 vive e lavora in Svizzera.

venerdì 13 agosto 2010

Ponolani: fiabe e leggende afro-cubane di Dora Alonso (Besa editrice)













Con il suo stile poetico profondo e tono accusatorio, Dora Alonso narra la dolorosa storia di una schiava africana che, ancora bambina, viene strappata dal suo villaggio di Sama Guenguení, portata a Cuba e venduta al mercato di schiavi di Guantánamo.

I racconti qui presentati furono narrati all’autrice dalla sua “tata” Emilia, nata schiava e figlia della schiava Ponolani, rapita in Africa.


Dora Alonso è la maggiore scrittrice cubana contemporanea. Ha vinto il premio Nazionale della Letteratura Cubana, due Premi Casa de las Americas, un Premio Nazionale del Ministero dell’Educazione e un Premio Nazionale del Teatro.

Giornalista, scrittrice, sceneggiatrice per radio e televisione, predilige i racconti e i romanzi per bambini, dove non mancano mai accenni all’ingiustizia della schiavitù e alla barbarie del razzismo.

giovedì 12 agosto 2010

La badessa di San Giuliano di Marisa Di Bello (Besa editrice)














Questa è una storia d’altri tempi, di un’epoca lontana per usi, costumi, linguaggio. Di luoghi immobili nel loro isolamento. Essa prende spunto da vicende realmente accadute agli inizi del secolo scorso in un convento
del Sud. Attestati da un fitto carteggio tra Curia e convento, i fatti che si svolgono esattamente un secolo fa parlano di disordini, contrasti e malignità varie che determinano la chiusura di quel convento e la secolarizzazione
di molte suore.
Su questa trama di eventi storici si inserisce l’infelice e travolgente storia d’amore di suor Crocifissa, badessa di San Giuliano, e il ricco proprietario terriero Pietro Forzano, come storia emblematica, summa di tante storie di donne, della loro impossibilità di sceglier e liberamente e consapevolmente il proprio destino.

Marisa Di Bello è nata a Pisticci (MT) e vive a Bari. È pubblicista iscritta all’Albo dei Giornalisti di Puglia dal 1983 e ha iniziato a pubblicare dal 1979. Ha collaborato a numerosi periodici tra cui “Cosmopolitan”, “Noi Donne” e da oltre venti anni collabora alla rivista di cultura ed economia “Nelmese” con rubriche e interviste.
Tra le inchieste pubblicate: “Le Ragazze degli Anni Ottanta” per le Edizioni Levante, Bari; “Viaggio nei Pianeti Diversi” sui gruppi di tendenza per “Nelmese”; “Donne Nere” per “Cosmopolitan” sulle mutilazioni sessuali subite
da donne musulmane presenti a Bari; “Isole”, inchiesta radiofonica in 10 puntate trasmessa da Radionorba, sui vari gruppi etnici presenti sul territorio.

mercoledì 11 agosto 2010

Era estate a quel tempo di Nicoletta Verzicco












I colori della Puglia e la città di Lecce con i suoi luoghi impregnati di impronte millenarie fanno da cornice a questa storia che dai giorni nostri risale a un passato intricato. Maria Luisa è protagonista e artefice della ricerca che la porterà a conoscere le sue origini con l’aiuto della sua amica di infanzia ritrovata. Tra il mare azzurro e la terra rossa del Tacco d’Italia le parole scritte si dipanano in un crescendo di mistero, giungendo a un finale che lascia il lettore senza fiato.


Nicoletta Verzicco è nata Milano, è vissuta a Bari, è attualmente ospitata da Rimini. Ha pubblicato la silloge Il sangue dei Papaveri (2007). È presente in Senza fiato a cura di Guido Passini (2008). È attirata dalle immagini e da esse nascono i suoi scritti, come il lavoro nato con la fotografa Lui Tasini pubblicato su “ScrittiInediti” o le suggestioni critiche alle opere di Luca Freschi. Collabora con quotidiani locali e nazionali. Era estate a quel tempo è il suo primo romanzo.

Susanne Wenger di Paola Caboara Luzzatto (Mef, Firenze Atheneum)



















Susanne Wenger, nasce a Graz, in Austria. Muore nel gennaio 2009 a Oshogbo, in Nigeria, dove si era trasferita dal 1949. Susanne Wenger è stata un punto di riferimento nella cultura e nella tradizione religiosa dei culti yoruba. Era Susanne Wenger che innalzava templi alle loro divinità e addirittura era una sacerdotessa in alcuni di quei culti. Nel 2005 l'UNESCO ha riconosciuto la zona delle Sacre Grotte da lei costruite ad Oshogbo come patrimonio mondiale dell'umanità. Il libro “Susanne Wenger, artista e sacerdotessa” (Mef – Firenze Atheneum) rigorosamente con una sezione in italiano ed una in lingua inglese che ho ricevuto dall’autrice/curatrice Paola Caboara Luzzato narra le vicende di questa donna straordinaria.

La Luzzato che ha vissuto in Nigeria per ben dieci anni, ha avuto modo di conoscere la Wenger e dal 1972 ha cominciato la sua avventura di scrittura e redazione di tracciati, sensazioni, mondi che ruotavano attorno a questo personaggio singolarissimo e inquieto. Ora l’approccio metodologico a mio avviso seguito nella stesura dei contenuti di questo lavoro, è certamente da ricollegarsi a quello dell’antropologia culturale, ma senza ombra di dubbio posso asserire che la puntualità e il rigore adottati dall’autrice/curatrice non inficiano la bellezza e l’estrema fluidità con cui si legge il libro. Dunque si parla di una donna, un’artista, una sacerdotessa che incarna esattamente il senso di non appartenenza ad alcuna filosofia, dogma, o credo politico tipico degli artisti e intellettuali cresciuti tra la prima e la seconda guerra mondiale.

La Wenger si affida alla Luzzato in una testimonianza che ha molto di confessione auto/terapeutica, ma con tutta l’anticonvenzionalità di rigide categorie psicanalitiche a noi note soprattutto come tradizione junghiana e freudiana: ovvero questo suo parlare lo fa da donna, femmina, e mistica. Un libro che parla di una necessità atavica della Wenger a stabilire una sua propria identità, a cercarla, attraverso la ritualistica dei culti degli yoruba in un continuo oscillare tra pulsioni inconsce, subconscie e iperuraniche. Un lavoro splendido, che fa luce su un personaggio davvero immenso ancora tutto da scoprire (stefano donno)

martedì 10 agosto 2010

Leggerezze di Monica Dini (Besa editrice)












A ogni pagina di questo libro siamo di fronte a una leggerezza molto particolare, una leggerezza sostenibile perché retta dalla più genuina e ineluttabile materia di vita: personaggi comuni in situazioni limite, sempre vicini a un punto di rottura ma senza la forza per oltrepassarlo, che svelano, in piccoli gesti allo stesso tempo contenuti e disperati, la discreta tragedia della vita quotidiana.

Donne sopraffatte dal lavoro domestico, la cui prigione è la cucina in cui l’anelito femminile alla libertà si confonde con i profumi degli intingoli. Donne che fuggono o danno di testa, che si contano le rughe davanti allo specchio, computano gli anni, si sentono vecchie già a quarant’anni. Uomini che mettono su una tonnellata di sintomi, impongono il dominio coniugale sui figli, si rammaricano che il primogenito non somigli nemmeno un poco a loro.

Ci sono uomini dei quali le donne possono fidarsi, e altri da cui scappare, vite da costruire insieme o fughe improvvise e furibonde. Il gioco è tutto lì e forse non si tratta solo di una storia di pura e semplice sopravvivenza.


Monica Dini vive e lavora a Camaiore, paese della campagna toscana. Ha pubblicato la raccolta di racconti brevi Sulle Corde (2006). Altri suoi racconti sono usciti sulla rivista on-line Sagarana.